Musica: il futuro attraverso la nebbia

Le discussioni sul futuro della musica in genere trattano della “guerra” tra pirati e industria discografica. Ma il fenomeno della pirateria è solo il più vistoso di molti fenomeni che partono dal basso e che possono rivoltare come un calzino i modi di fare, vendere e pubblicizzare la musica.

Come in tutti i fenomeni relativi alla convergenza dei media digitali, sono in atto due trend:

  1. Decentralizzazione, cioè il processo che sposta il potere contrattuale dal centro della “rete” alle estremità (nel caso della musica, si sposta dalle case discografiche agli artisti e ai consumatori);
  2. Commoditization, cioè il processo che rende un prodotto una “commodity”, e rende difficile ottenere per essa ritorni elevati

Nel caso della musica di solito si pensa al brano musicale come ad un prodotto, ed è difficile pensare ad un brano musicale come ad una commodity. Ma forse questo è il modo sbagliato di pensare all’industria della musica. E forse sta finalmente tornando ad essere sbagliato pensare alla produzione della musica come ad una industria.

Proviamo a ribaltare il modo di pensare: gli artisti “creano” la musica, le case discografiche offrono loro un servizio di supporto nella produzione, di marketing e di distribuzione. E per il disturbo si prendono una gigantesca fetta della torta. Questi servizi possono tranquillamente essere de-centralizzati, e alcuni possono anche essere “commoditizzati”.

Cominciamo con la distribuzione. Per quanto riguarda quella su Internet, è sicuramente diventata una commodity: è difficile fare concorrenza alle reti peer-to-peer, che scaricano quasi interamente sugli utenti i costi di distribuzione. Non è più necessario possedere grosse fabbriche per lo stampaggio di CD, magazzini per lo stoccaggio, camion per il trasporto e avere accordi commerciali con negozi in tutto il mondo.

La produzione di musica richiede maggiori competenze rispetto alla distribuzione. E anche mezzi maggiori. Ma anche qui, i costi sono scesi di un paio di ordini di grandezza rispetto a 10-15 anni fa (poche migliaia di euro contro centinaia di migliaia di euro). Rimane il problema dell’accesso a producers, ingegneri del suono ed altre figure di elevata professionalità. Ma nulla costringe persone con queste competenze a lavorare per le industrie discografiche anzichè indipendentemente. Qui non c’è nessuna commoditization. C’è semplicemente un crollo alle barriere d’ingresso. E si sa cosa questo fenomeno può implicare per quanto riguarda i margini di profitto di una industria.

Resta il processo di marketing. Decentralizzazione ? Commoditization ? Parole aliene, parlando di marketing. Tuttavia, è possibile che in futuro il marketing avrà minore importanza soprattutto se si affermeranno sistemi di filtraggio collaborativi (primo fra tutti quello di Amazon: chi ha comprato questo album ha comprato anche …). Ma anche sistemi più decentralizzati, dal broadcatching alle playlist collaborative di Webjay, un servizio web per la costruzione di playlist online, il cui creatore Lucas Gonze, ha reso disponibile il database delle playlist, a fini di ricerca sul filtraggio collaborativo.

Un altro esempio è BigChampagne, un azienda di ricerche di mercato che raccoglie dati sui brani più scambiati sulle reti peer-to-peer e compila classifiche che vengono poi utilizzate dall’industria discografica per stabilire come distribuire al meglio le risorse pubblicitarie e quanto spingere sui passaggi radio. Una classifica molto interessante è quella dei brani più scambiati tra quelli che hanno pochi passaggi in radio (BubblingUp report), che mostra i brani che vengono più scambiati grazie al passaparola tra gli utenti delle reti p2p.

Piccoli barlumi di questo futuro si cominciano ad intravedere su siti come eTree.org o LegalTorrents. Entrambi rendono disponibili brani musicali legalmente scaricabili. eTree è un archivio di registrazioni di concerti compressi in formato Shorten (senza perdite di qualità). Entrambi gestiscono lo scaricamento tramite BitTorrent e pubblicano l’elenco dei file in formato RSS, gli elementi necessari per il BroadCatching. Usando client come Azureus, con il suo plugin RSS, gli utenti gestire in automatico lo scaricamento dei file che interessano, impostando le proprie preferenze (parole chiave, canali RSS, ecc.) . Visto l’interesse attuale per il Broadcatching, è probabile che molti aggregatori e lettori RSS della futura generazione permetteranno una stretta integrazione con BitTorrent, permettendo all’ecosistema di filtraggio collaborativo di fare un notevole passo avanti.

Della pirateria come strumento di marketing

MrReset parla delle lamentele di Bill Gates riguardo alla pirateria del software microsoft.

A proposito, cita una famosa frase di Bill Gates, ma non per intero. L’originale era:

“Nonostante si vendano milioni di PC in Cina, nessuno compra il software. Un giorno però lo compreranno. Finché lo ruberanno, vogliamo che rubino il nostro. Si abitueranno ad usarlo, e un giorno riusciremo a farglielo comprare” (Fortune, The Bill & Warren Show, 20 Luglio 1998)

Il punto critico è: si abitueranno ad usarlo. Sapranno usare solo il software Microsoft. E scriveranno i loro documenti in Word. E le presentazioni in Powerpoint. E li invieranno ad altri per e-mail. E questi altri dovranno avere software Microsoft. E’ per questo che da anni Microsoft realizza versioni in cinese del proprio software nonostante tassi di pirateria che superano il 90%. E un giorno il governo Cinese, per rispettare gli obblighi assunti con i trattati internazionali (WTO, ecc.), comincerà a far rispettare il diritto d’autore.

Ma il discorso della pirateria come Marketing non funziona sempre. I casi in cui si sospetta sia stato usato sono:

  1. Pay-TV: tollerare la pirateria nei primi anni, finchè non ci sono numeri sufficienti a sostenere il mercato
  2. Console videogiochi: tollerare la pirateria finchè non sono state sbaragliate le console concorrenti (vedere la Playstation Sony e il crackdown su chi produce chip per leggere dischi masterizzati, che è avvenuto solo dopo la raggiunta dominanza del mercato)
  3. Microsoft sui mercati emergenti

Il fattore comune sono le forti economie di rete: più sono quelli che hanno la Playstation, pià saranno gli sviluppatori di software interessati alla Playstation, più saranno i titoli disponibili, più sarà attraente la Playstation per chi non ha ancora deciso quale console comprare. Più sono gli acquirenti di software Microsoft, maggiore sarà l’incentivo a scegliere Microsoft per chi deve comprare nuovi programmi applicativi: nessun problema di compatibilità, più facile trovare chi sappia usarli, più facile trovare risorse educative, ecc.

Un altro fattore importante è il lock-in: se uso software Microsoft e voglio cambiare, dovrò imparare ad usare dei nuovi programmi ed essere sicuro che questi siano compatibili con tutti i file che avevo creato in precedenza e con tutti i file che i miei corrispondenti con software Microsoft mi invieranno in futuro.

In conclusione: è vero, permettere la pirateria può essere uno strumento di marketing efficace, in alcune situazioni.

Ma queste situazioni non si presentano spesso nel caso dei contenuti per entertainment: Sky può tollerare un pò di pirateria per far diffondere i set-top box, ma non sarà mai felice se i film per cui ha acquisito i diritti sono disponibili online. Scaricare brani mp3 da una rete p2p non è positivo per le case discografiche. Infatti, anche se l’artista piace, non si crea lock-in nel pubblico, più spesso vengono scaricati altri brani, che potrebbe essere utile per l’artista emergente che vuole attrarre più fan ai concerti. Allo stesso modo, scaricare un film da una rete p2p non è positivo per chi produce e vende quel film, ma potrebbe essere positivo per chi mette pubblicità o fa product placement in quel film.

Se la pirateria svolge anche una funzione di marketing, è doppiamente anatema per l’industria dell’entertainment, che ha costruito il proprio business sul controllo dei canali di distribuzione e di quelli di marketing.

L’uso delle reti p2p come strumenti di marketing e di distribuzione richiede prima l’affermarsi di nuovi modelli economici dell’industria dell’entertainment: ad esempio, le licenze obbligatorie. I sogni, purtroppo …

EFF a caccia di brevetti

La Electronic Frontier Foundation ha annunciato la lista dei 10 brevetti che ha intenzione di far dichiarare invalidi o quantomeno di far ridefinire.

Un paio di settimane fa, la EFF aveva chiesto al pubblico di segnalare brevetti ritenuti illeggittimi (in quanto coprivano “invenzioni” non innovative o già largamente in uso) o pericolosi, perchè usati per limitare la libertà di espressione in rete. Tra le duecento segnalazioni ne sono state selezionate 10 che la EFF chiederà all’ufficio brevetti americano di invalidare, o di ridefinire per limitarne il campo di applicabilità.

Tra questi 10 brevetti, i primi in ordine di importanza per la EFF sono:

  1. Quello di Acacia Technologies sulla “trasmissione digitale di contenuti via Internet, cavo, satellite ed altri mezzi”. Inutile commentare sulla perniciosità di questo brevetto, …
  2. Quello di Clear Channel sulla tecnologia Instant Live, che copre la tecnologia usata per produrre CD istantanei di concerti live. Un chiosco o un furgoncino con un masterizzatore …
  3. Quello di Acceris Communication su Voice Over IP
  4. Un brevetto sui sistemi per giocare online e per creare classifiche in real-time dei giocatori
  5. Quello di Ideaflood sui sotto-domini personalizzati (io.dominio.com, tu.dominio.com, ecc. ecc.), che potrebbe essere usato contro moltissime compagnie di hosting

La EFF addesso comincerà un processo di raccolta dei dati per dimostrare all’ufficio brevetti che concedere questi 10 brevetti è stato un errore, in particolare dimostrando l’esistenza di prior-art (ovvero implementazioni precedenti delle stesse tecnologie).

Sono curioso di vedere come verrà organizzata la raccolta di questi dati da parte della EFF.

Ancora Wiki e libri

Parlando ancora di WikiLibri, eccone un altro paio:

  • Free Culture, il libro di Larry Lessig, pubblicato da Penguin, ma rilasciato sotto una licenza Creative Commons: già sono stati creati diversi remix e alcune traduzioni. Se qualcuno vuole cimentarsi, posso metterlo su un Wiki (previa verifica della situazione dei diritti in Italia!);
  • Smart genes, un romanzo di fantascienza open source, scritto collaborativamente da Rick Heller e molti altri.
  • Neal Stephenson ha un Wiki per correzioni, approfondimenti e annotazioni sulla sua trilogia barocca.

Immagino che un giorno molti autori avranno un Wiki, dove i lettori potranno commentare, annotare e approfondire i temi.

Ricerca sui weblog

Da Many-to-Many, pensieri sullo stato della ricerca accademica sui weblog, e relativi desiderata.

Liz Lawley esprime la sua insoddisfazione sullo stato attuale della ricerca sui weblog e propone alcuni temi da approfondire. La lamentela è principalmente relativa alla prospettiva che viene usata nella ricerca accademica mainstream sui blogger: il blogger come “estraneo”, la “blogosfera” come altrove. Questo approccio, secondo Lawley, porterebbe ad assimilare tutti i weblog, e a fare di tutti i blogger un fascio. Non ci sarebbe un reale tentativo, come nei migliori studi antropologici, di “vivere la vita dei blogger”.

Lawley propone cinque possibili approcci allo studio dei weblog:

  1. Studio della forma di comunicazione, con approcci sia descrittivi che di definizione, per creare un vocabolario condiviso con cui parlare del tema. Non è sufficiente definire la forma del weblog (articoli in ordine cronologico inverso o cose del genere). E’ necessario classificare i weblog, non solo se personali o lavorativi, per divertimento, per guadagno, ma anche se partecipativi (partecipazione della audience con commenti, partecipazione nella blogosfera con i trackback), se scritti con voce personale o in maniera impersonale, ecc. ecc;
  2. Studio delle connessioni tra weblog, tra autori di weblog e tra cluster di weblog. Come sono connesse le comunità di interessi create dai link tra weblog, come si confrontano e si diffondono le idee all’interno di questi ecosistemi.
  3. Studio delle forme di comunicazione che emergono all’interno di cluster omogenei di weblog (es. diari personali di adolescenti, weblog di docenti universitari di un dato campo);
  4. Studio dei contenuti e degli stili e delle forme di comunicazione che nascono dalla natura dell’ecosistema dei weblog. Ancora una volta, il medium è il messaggio, e sarà interessante vedere se qui si riproporrà un problema tipico del mondo high tech: il rifiuto di utilizzare gli strumenti analitici che gli studiosi del passato hanno reso disponibile, credendo che la novità della tecnologia renda obsolete le lezioni del passato … ;
  5. Studio dell’uso dei weblog in specifici contesti organizzativi: weblog come supporto all’insegnamento, weblog come knowledge management tool (k-logs), weblog per il project management (p-logs), ecc.

I temi sono tanti e interessanti, ma tralasciano un pò temi su cui il dibattito è già vivace, tipo come i weblog stanno cambiando il giornalismo (non se i weblogs sono giornalismo …), e altri temi che lo sono in fase più embrionale ma di grande interesse. Ad esempio, come syndication e aggregatori cambiano l’ecosistema dei weblog (di nuovo, cambia il medium, cambia il messaggio), le forme che prende l’aggregazione di rich-media alla forma testuale dei weblog (foto, video, broadcatching …), come i weblog si integrano con altri strumenti (Wiki, ecc.).

Broadcatching

Broadcatching è il nome che è stato dato all’incrocio tra alcune delle tecnologie più interessanti e in maggior crescita del momento:

  • Content syndication (RSS)
  • BitTorrent
  • Digital Video Recorders

RSS (Really Simple Syndication) è una tecnologia che permette di rivoluzionare la maniera in cui si trovano e leggono le notizie: non è più necessario fare il giro delle sette chiese partendo dai propri bookmark per scoprire chi ha pubblicato qualcosa di nuovo. E’ sufficiente dire al proprio lettore RSS di controllare i “feed RSS” resi disponibili da tutti i weblog e da sempre più siti di News. La lettura di weblog tramite un aggregatore come Bloglines o SharpReader permette di ridurre significativamente il tempo dedicato, o di leggere un numero di weblog significativamente maggiore.

BitTorrent è un programma che permette la creazione di reti peer-to-peer ad-hoc per la distribuzione di file di grosse dimensioni. BitTorrent non fornisce funzioni di ricerca, non permette di visualizzare i file scaricati. Svolge solamente in maniera egregia la funzione di scaricare velocemente e di permettere a chi distribuisce il file di consumare relativamente poca banda di trasmissione.

Facendo leva su una combinazione di RSS e BitTorrent, entrambe già popolari e in rapida crescita, è possibile mettere in funzione un network di distribuzione di programmi video a costo bassissimo.

Le funzioni di ricerca e di classificazione del materiale e della sua potenziale popolarità possono essere svolte attraverso un nutrito stuolo di motori di ricerca già sviluppati per il mondo dei blog (Technorati, Blogdex, Feedster, ecc.).

Con alcune piccole modifiche agli aggregatori e ai programmi compatibili con BitTorrent, è anche possibile “abbonarsi” a canali RSS tematici di interesse, e lasciare che i file vengano scaricati automaticamente quando sono disponibili.

La combinazione di queste due tecnologie e dei media player connessi in rete (wireless o cablata), come il Gateway Connected DVD Player, permette di costruire stazioni TV personali, oppure distribuire corto e lungo-metraggi con costi quasi zero, sia per la pubblicità che per la distribuzione, oppure di rendere la pirateria peer-to-peer ancora più semplice e quasi automatica …

Tutti sviluppi interessanti, per una tecnologia creata in poche settimane da alcuni hobbyisti, e che appare molto più interessante di qualsiasi forma di Video On Demand o di film in streaming.

I problemi dei weblog gratis

Il 13 giugno Dave Winer aveva annunciato che, dopo quattro anni, non sarebbe più risuscito ad ospitare gratuitamente i 3.000 weblog presenti su Weblogs.com, e che avrebbe terminato il servizio. Wired News fa una buona sintesi di cosa è accaduto in seguito.

Mentre una gigantesca flame-war imperversava tra i blog, Rogers Cadenhead ha comprato un PC da 500$, ha installato una copia del software Manila (lo stesso presente su Weblogs.com) e ha lavorato con Winer per migrare i weblog su un nuovo servizio, Buzzword.com. Questo servizio non sarà gratis, ma chi vorrà, potrà esportare i contenuti del proprio blog e Cadenhead conserverà un backup dei blog rimasti orfani e abbandonati.

A parte poche eccezioni, i weblog presenti su Weblogs.com erano letti da poche persone. Ironicamente per Winer, creatore di RSS, molta parte del traffico era generata da aggregatori RSS scritti male che continuavano a scaricare le feed RSS anche dove non c’erano aggiornamenti.

Una delle lezioni di questo evento, insieme ai problemi relativi ai termini di licenza di Movable Type 3.0, è quanto sia importante avere controllo sul software e sui contenuti del proprio Weblog. Qualsiasi sia la soluzione scelta (per me WordPress autogestito), la cosa fondamentale è avere la possibilità di esportare i contenuti del weblog verso un altra piattaforma e/o un altra soluzione di hosting.

WikiLibri

Comincia a crescere il numero dei Wiki utilizzati da autori di libri per raccogliere contributi e suggerimenti. In alcuni casi il testo è su wiki per intero, in altri casi il testo è fuori dal Wiki, e i lettori possono usare un Wiki o la sezione commenti di un weblog per commentare.

Alcuni esempi citati da Ross Mayfield:

Altri esempi si trovano (o possono essere aggiunti!) su questa pagina.

DRM: Cosa protegge realmente

Ernest Miller, come al solito mette il dito nella piaga: DRM è un villaggio Potemkin, quei falsi villaggi che si suppone Potemkin avvesse costruito sulle rive del Dniepr per impressionare la Zarina Caterina.

DRM ha due funzioni:

  1. rallentare la diffusione delle copie pirata, funzione in cui tutti gli schemi finora provati hanno dato risultati disastrosi
  2. mantenere un controllo ferreo sui mezzi di distribuzione legittimi dei contenuti, funzione in cui anche lo schema più pedestre dà risultati “ammirevoli”, grazie alle gruccie come DMCA e EUCD offerte dai legislatori di tutto il mondo

Ovviamente, l’interesse degli artisti è soddisfatto molto più dalla prima funzione che dalla seconda, mentre l’interesse dei distributori è concentrato sulla seconda funzione. Infatti, più sono i canali di distribuzione disponibili, e più questi canali sono accessibili da una moltitudine di attori, maggiore sarà la concorrenza tra distributori per offrire servizi agli artisti.

Viceversa, se pochi distributori hanno un controllo ferreo (e sanzionato dalla legge!) sui canali di distribuzione, la concorrenza sarà minore, e sarà corrispondentemente più facile che si creino collusioni tra di essi per controllare il mercato, appropriandosi di conseguenza di una maggiore quota dei profitti.

DRM come tassa sull’innovazione

Ernest Miller fa alcune osservazioni molto interessanti su torte, tasse regressive, DRM e Microsoft:

  1. Microsoft potrebbe beneficiare delle tecnologie DRM perchè renderebbero ancora più forte il lock-in dell’utenza, rendendo più difficile e/o lenta la penetrazione del software open-source nei PC degli utenti comuni: se è impossibile accedere alla propria collezione di film o musica con software open source, la migrazione degli utenti diventa ovviamente più difficile. La scelta di Microsoft sarà probabilmente quella di avere una fetta più grande di una torta resa più piccola dalle tecnologie DRM piuttosto che viceversa …
  2. DRM è una tassa nascosta sull’innovazione: trasferisce valore dalle tasche degli utenti e da quelle dei produttori di tecnologie a quelle dei detentori dei diritti d’autore. La cosa peggiore è che questa tassa è sanzionata dallo stato tramite le leggi anti-circonvenzione, e che è una tassa regressiva: pesa di più sulle piccole aziende da cui potrebbero uscire le idee più interessanti, ma che potrebbero essere mandate in rovina da una denuncia per aggiramento delle protezioni …

Bagliori di speranza nel Copyfight

Finalmente i giganti della tecnologia sembrano cominciare a liberarsi dal curioso asservimento che avevano nei confronti dell’industria dell’entertainment sui temi del DRM e dell’anti-circonvenzione, e ad appoggiare una riforma del DMCA Statunitense.

Ed Felten commenta giustamente che l’intera industria dell’high tech, così come la comunità degli utenti di Internet in genere, beneficerebbe di restrizioni a normative eccessivamente restrittive, come il DMCA e l’EUCD in Europa, che ostacolano soprattutto lo sviluppo di tecnologie legali.

Speriamo che anche in Europa cominci a muoversi qualcosa in questo senso, e che si inverta il trend a favore degli oltranzisti del diritto d’autore.

Glog: blog + google come post-it

Brad DeLong riflette sul fatto che spesso è più facile trovare quello che cerca su Internet piuttosto che sul proprio hard disk.

DeLong, infatti, usa il proprio weblog come una collezione di post-it: i post sono scritti non solo per farli leggere ad altri, ma anche per essere facilmente ritrovati. Documenti e presentazioni vengono messi sul weblog non solo per permettere ad altri di scaricarli, ma anche per poter ritrovare facilmente quello che si era scritto qualche anno fa.

Questo metodo funziona particolarmente bene per DeLong, perchè ha migliaia di lettori, e molti di questi sono a loro volta blogger. In questo modo, DeLong, non ha bisogno di fornire esplicitamente meta-dati per la ricerca dei file (ovvero dati che descrivano i contenuti del file o del post in questione). Ci pensano gli altri a fornire i meta-dati a Google, grazie al testo che mettono all’interno dei link al materiale di DeLong (o vicino ai link).

In questo modo, DeLong ha più vantaggi:

  1. usa tutti i computer di Google per cercare all’interno del testo del proprio sito
  2. aggiunge una ricerca contestuale con parole chiave ai file salvati sul sito (Google usa il testo di un link come indicazione dei contenuti del file linkato)
  3. può esplorare i link all’indietro (trackback, ecc.), per vedere quali documenti o collegamenti vengono associati ai suoi dai lettori

Ovviamente, non tutti i blogger hanno una quantità di lettori attivi come DeLong, e non tutti i documenti possono essere resi pubblici. Per i documenti “privati” sarà interessante vedere se sarà possibile usare GMail nella stessa maniera.

Questo post di DeLong è stato il punto di partenza per una discussione: Abiola Lapite ha risposto chiarificando il processo di creazione distribuita dei meta-dati, DeLong ha continuato classificando i tipi di ricerca che si possono effettuare, e come questo metodo aiuti o meno nella ricerca (risposta: non sempre!). Lapite ha risposto ancora, aggiungendo che la quello della creazione di meta-dati affidabili è un problema molto complicato e che molto raramente le persone hanno la disciplina mentale (o il tempo!) di crearli. Sistemi automatizzati o distribuiti creano meta-dati mediamente più affidabili, ma bisogna essere disposti ad esporre i contenuti dei propri documenti, e che un numero sufficiente di lettori sia interessato a questi documenti!

A proposito di meta, l’aspetto più interessante di questo discorso è che si è passati dall’uso di blog+Google come motore di ricerca, all’uso di Blog+Google+Trackback come motore di generazione di informazioni su come effettuare ricerche.

Questo modo di usare blog+Google può essere utile per una persona, ma diventa ancora più utile se usato per un gruppo che deve collaborare, tramite un Wiki o diversi Weblog: il problema di aggregare un numero sufficiente di persone che lavorino al materiale è meno pressante, mentre è più pressante il problema di classificare in maniera comprensibile a tutti il materiale condiviso.

Why Wikilab ?

Cos’è questo blog ? I milioni che c’erano non bastavano ? Volevo mettere un sottotitolo, Open Source Social Software, ma è limitante.

L’argomento sarà un pò di tutto ciò che è attinente alle due parti dell’ipotetico sottotitolo, sia il software Open Source, che il Social Software. In particolare, mi interessano le piattaforme di publishing personale (Weblog!) e le piattaforme di collaborazione in rete (Wiki!) e gli applicativi web e le possibili combinazioni tra questi.

Formati Aperti

La Commissione Europea ha pubblicato le conclusioni raggiunte dal gruppo di lavoro sullo scambio di documenti. Il gruppo di lavoro incoraggia l’adozione di formati di documento aperti per facilitare la comunicazione tra amministrazioni pubbliche, imprese e cittadini. I formati esaminati sono principalmente quelli basati su XML di Office 2003 e di OpenOffice.

Jon Udell raccoglie alcuni link importanti e fa notare quanto siano importanti questi temi, in quanto formati aperti basati su XML sono la base su cui verranno costruiti ambienti di collaborazione in rete più sofisticati di quelli attuali (ad esempio, Wiki per lavorare a più mani su documenti complessi, non più su semplice testo con markup).

Oltre alle conclusioni, e alle raccomandazioni del gruppo di lavoro, è disponibile anche un rapporto , il Valoris Report, che analizza in profondità i formati aperti per lo scambio di documenti e il mercato relativo.

Microsoft e la guerra delle API

Joel Spolsky ha pubblicato un eccezionale articolo che chiarifica alla perfezione i pensieri e le sensazioni che ho riguardo al futuro dello sviluppo del software. Gmail, Wiki, le piattaforme per Weblog, e tanto altro software, sono parte del trend verso applicazioni che possano essere usate da qualsiasi terminale, in qualsiasi posto del mondo.

Spolsky conclude: “La nuova interfaccia di programmazione per le applicazioni è HTML, e i vincitori in questo nuovo mercato saranno coloro che sanno far cantare HTML”.