Da Punto Informatico. la notizia della costituzione della Commissione Italiana per il DRM da parte del Ministero per l’Innovazione.
Gli obiettivi sono duplici:
- Creare un sistema di Digital Rights Management e di inquadramento legale che protegga gli interessi di produttori e consumatori
- Definire standard di interoperabilità in collaborazione con organismi internazionali
Sono sinceramente in difficoltà nel vedere l’utilità di questo sforzo da parte del ministero.
Da una parte, continuo a credere che i sistemi DRM non funzionino, oltre ad essere dannosi. Inoltre, per poter funzionare necessitano di segretezza, mentre per poter inter-operare richiedono almeno un minimo di apertura.
Dall’altra parte, credo che gli interessi di produttori e consumatori siano in naturale conflitto (come è giusto che sia), e sia quindi difficile proteggere gli interessi di entrambi, soprattutto andando a cercare un “inquadramento legale” per i sistemi DRM. Se il comunicato del Ministero parlasse di trovare “un giusto compromesso” tra gli interessi di produttori e consumatori, sarei più tranquillo.
Ancora sull’inquadramento legale, penso che non sia compito dello Stato fare da gruccia a tecnologie che non funzionano. La duplicazione abusiva di opere dell’ingegno è un reato, come lo è l’accesso abusivo al segnale della Pay-TV. Ma i sistemi di protezione non funzionano bene. Lo Stato non è in grado di perseguire chi commette il reato, quindi si decide di “garantire per legge” il funzionamento dei sistemi DRM e dei decoder della Pay-TV. Ma per farlo non basta un decreto. Allora si passa a rendere illegale non solo l’uso di sistemi per sconfiggere le protezioni, ma anche la creazione e il possesso di questi sistemi. Poi si passa a rendere illegale anche solo la spiegazione di come si possano aggirare le protezioni. Infine, diventa illegale fare riferimento a dove si possano trovare spiegazioni su come aggirare le protezioni. Questa è la strada per l’oscurantismo digitale.
Per fare un esempio, con una mano si scrive una direttiva sul mercato automobilistico che consente di usare officine alternative per fare i tagliandi alla propria auto, per permettere agli automobilisti di spendere di meno. Con l’altra mano si scrivono leggi che permettono alle case automobilistiche di erigere barriere digitali nell’elettronica delle auto, barriere che sono inaccessibili per legge, e che riporteranno la situazione dov’era prima. La stessa cosa sta avvenendo per le cartucce d’inchiostro per le stampanti, per le batterie e i ricambi dei telefonini.
Hai bisogno di proteggere un tuo prodotto o servizio dalla competizione ? Costruisci una bella barriera digitale intorno ad esso, e denuncia chiunque provi a far breccia dentro di essa.
La necessità di proteggere per legge i sistemi DRM parte da una istanza legittima (sviluppare un mercato per i contenuti digitali), ma la sua implementazione lascia troppi spazi aperti all’abuso e alla creazione di comportamenti monopolistici protetti per legge.