Più protezione per le incisioni musicali ?

Un articolo del Financial Times di oggi (si può trovare qui, richiede abbonamento) parla delle anziane star della musica che presto chiederanno all’Unione Europea maggiore protezione per i propri lavori e i propri portafogli.

Si avvicina il momento in cui, dopo 50 anni, comincerà a scadere il copyright delle prime registrazioni di artisti come i Beatles, i Rolling Stones, Johnny Halliday e molti altri. Nell’Unione Europea, infatti, le registrazioni sonore sono protette per 50 anni, mentre le composizioni musicali, i film o i libri sono protetti per 70 anni.

E’ comprensibile che cantanti e gruppi rock, e l’industria discografica, chiedano una proroga dei diritti per garantirsi una pensione non meno dorata della loro giovinezza. Sono meno comprensibili i motivi per cui gli dovrebbe essere concessa. All’epoca in cui sono state effettuate queste incisioni, la legge garantiva loro una protezione più breve (intorno ai 20 anni, se non sbaglio), quindi hanno già beneficiato di un notevole prolungamento (+150%!).

Un giorno bisognerà decidere una volta per tutte se il diritto d’autore debba essere una proprietà naturale e quindi infinita nel tempo, o debba essere qualcosa che esiste per bilanciare interessi privati ed interessi pubblici e stimolare alla creazione di nuove opere che un giorno (lontano) finiranno nel pubblico dominio.

Io credo nella seconda accezione. Che essa funzioni è dimostrato dal fatto che la maggior protezione non venga neanche chiesta per stimolare la creazione di nuove opere: i brani in questione sono stati registrati quasi cinquant’anni fa. Viene chiesta semplicemente per poter spremere ancora un pò la vita utile di alcune vecchie incisioni. E si parla degli artisti più famosi dell’epoca, non di artisti in genere.

Non importa il fatto che, dopo cinquant’anni, qualcuno potrebbe finalmente prendere vecchie incisioni ormai fuori catalogo e ripubblicarle, riscoprire i nastri di vecchi concerti ormai dimenticati e renderli disponibili su Internet. Non importa il fatto che una estensione del genere sottrarrebbe altre opere al pubblico dominio (quelle incise da più di 50 ma meno di 70 anni, ad esempio). Non importa il fatto che questi artisti non abbiano certo bisogno di una robusta dose di beneficenza. Non importa il fatto che la maggior parte della musica oggi incisa e pubblicizzata con grandi spese sarà dimenticata tra 10, non dico tra 50 anni.

Comunque, per buona misura, la Commissione Europea ha acconsentito a rivedere la direttiva su termini di protezione del 1993, e il Parlamento Europeo esaminerà questo autunno eventuali cambi che verranno proposti.

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