Australia e Stati Uniti hanno firmato un trattato per il libero scambio.
In teoria una buona notizia per Americani e Australiani.
Sicuramente una cattiva notizia per gli australiani è l’inserimento nel trattato di clausole che costringono i paesi aderenti ad adottare misure anti-circonvenzione analoghe al DMCA americano.
Da quando è nata una maggior coscienza dei problemi legati all’estensione indiscriminata dei diritti e dei vincoli legati alla proprietà intellettuale, l’azione lobbystica si è in gran parte spostata a livello internazionale, cercando di evitare qualsiasi dibattito nelle sedi legislative.
Mosse come queste ingessano il processo legislativo nazionale. Per di più, in paesi come l’Italia i trattati internazionali non possono essere soggetti a referendum.
Senza parlare poi dell’estensione del copyright: prima si estende in America per adeguarsi all’Europa. Ora si chiede di estenderla in Europa (sulle incisioni sonore) per adeguarsi agli Stati Uniti.
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