Virgin Digital

Anche Virgin comincia a vendere musica online.

Al contrario di Apple, il modello è quello dell’abbonamento. Per 7,99$ si può scaricare ed ascoltare tutta la musica che si vuole (selezione di 1.000.000+ di brani). La musica si può ascoltare solo fino a quando si continua a pagare l’abbonamento.

Presto verrà offerto un servizio premium che permetterà di trasferire la musica su lettori portatili.

[via Digital Music Weblog]

Pass-along

Pass-along è il negozio di musica online di eBay.

Il prezzo dei brani è il solito: 0,99$

Restrizioni DRM simili a quelle di iTunes: un brano si può trasferire fino a 10 volte su CD, la musica si può ascoltare su 5 diversi computer e trasferire un numero di volte illimitato su tre diversi lettori portatili.

La novità sono le raccomandazioni: si possono inviare spezzoni di brani ai propri amici. Se i brani vengono poi acquistati, si ricevono punti che si possono utilizzare per acquistare altri brani. Si possono anche creare “negozi personali” e ricevere il 10% del prezzo dei brani venduti (sempre in buoni pass-along da redimere acquistando altra musica).

Wonkette, NYT e registrazione

Volevo scrivere qualcosa sulla storia di copertina che il New York Times Magazine ha dedicato a Wonkette, la migliore blogger sul gossip di Washington.

La voglia mi è passata completamente quando il NYT ha confermato in pieno quello che riporta oggi Cesare: forse i siti dei giornali mettono la registrazione obbligatoria perchè vogliono dimostrare che la rete non funziona (ancora?!?). Adesso anche Bugmenot non funziona più con il New York Times.

Per quanto può valere: per capire seriamente l’impatto dei blog sulla stampa e sulle campagne elettorali negli Stati Uniti, leggette PressThink. Per tenersi informati sulla politica negli Stati Uniti, meglio Kevin Drum, Josh Marshall, Bradford De Long (sinistra) o Instapundit, Daniel Drezner e The Volokh Conspiracy (destra). Se volete gossip salace sulla politica americana, allora Wonkette. Nessuno di questi vi chiederà data di nascita, indirizzo fisico e e-mail o reddito familiare.

Condivisione software di mouse e tastiera con Synergy

Synergy è un programma Open Source che permette di condividere mouse e tasteria tra più computer. Gira su Windows (da 95 in poi), Linux (basta che giri X-Windows) e Macintosh (da OS X 10.2 in poi),

Basta muovere il mouse da uno schermo all’altro per cambiare il focus di input. Synergy permette anche di copiare e incollare tra i vari computer collegati.

Installazione e configurazione sono relativamente semplici. E’ necessario far girare il server sul computer la cui tastiera e mouse si vogliono condividere e il client su tutti gli altri computer. La parte più complicata è quella dell’assegnazione di nomi agli schermi, soprattutto nel caso di IP dinamici. Comunque le istruzioni sono chiare.

[Via Weblog Tools Collection]

Un martedì al World Economic Forum

David Weinberger racconta il suo martedì al World Economic Forum di NY, a parlare alle più importanti persone del mondo dei media. Ne esce molto pessimista.

Gli ho scritto per chiedere il permesso di tradurre il suo intervento, e mi ha risposto facendomi notare con garbo la licenza Creative Commons in fondo al suo blog. La licenza è non-commercial, attribution, share alike, quindi questo post segue la stessa licenza (e penso, in futuro, tutto il blog …). Seguono le parti salienti del post di Weinberger.

L’incontro:

Per prima cosa, queste persone si stanno dimenando. Stanno annegando. Cercano disperatamente di trovare un modo che permetta alle loro organizzazioni di continuare ad aggiungere valore. Sono in uno stato di negazione ma, mi è sembrato, che lo sappiano che non c’è quasi nulla che il mercato voglia da loro. Per esempio, a un certo punto qualcuno ha detto, “Il contenuto è Re” (content is king). Ho risposto che a giudicare dal contenuto che stanno producendo, è il marketing ad essere re; è lì che sta il loro vero valore. Per di più, ho detto, su Internet è la connettività ad essere re. Ma poi loro vogliono sapere come possono monetizzare la connettività. Non c’è nulla di sbagliato nel farlo, basta capire come monetizzarla può ucciderla. Il caso più convincente che ho sentito di valore reale è che solo Hollywood può permettersi di produrre film blockbuster. Ma oltre a questo… ?

Secondo, non capiscono quello di cui stiamo parlando. Non posso dire di aver fatto alcun passo avanti. Per loro Internet è un sistema di trasporto per distribuire bit di loro proprietà. La mancanza di DRM è un buco che riempiranno. Non hanno alcun dubbio che sistemi DRM forti siano dietro l’angolo e che questa sia una buona cosa. (Cory potrebbe dir loro qualcosa)

Terzo, credono che stanno rispondendo al mercato. Non capiscono che il mercato li ha abbandonati. Pensano che il file-sharing sia una aberrazione. In una qualche maniera non pensata, penso che loro credano davvero che le leggi che sostengono siano desiderate dal mercato. Tengono in vita questo pensiero non dicendolo mai ad alta voce.

Quarto, vinceranno. Controllano il Congresso, e nè il Congresso nè il cartello dell’intrattenimento vedono alcuna ragione per cercare un compromesso. Il loro modo di pensare [Lakoffian frame ?] gli dice che stanno impedendo un furto, fine della storia. Quindi finiranno per uccidere la rete, e non se ne accorgono neppure. Il peggiore degli incubi di Larry Lessig si sta avverando, almeno negli Stati Uniti. Certo, ci saranno dei trucchi sofisticati e dei buchi analogici e dei tizi in vicoli scuri con una saldatrice che toglieranno le restrizioni hardware, così che tua figlia possa includere uno spezzone di un film nel suo compito per gli studi sociali. Ma questo è esattamente ciò che significa perdere.
Sono depresso ? Ci puoi scommettere. Ma poi penso: Questo è il motivo per cui il Signore ha messo il Canada proprio qui a Nord.

Queste sono persone intelligenti, e mi è piaciuto parlare con loro. Erano disposti ad ascoltare. Alcuni, in realtà, erano anche più o meno d’accordo. Ma stanno cavalcando bestie agonizzanti, e Internet sarà solo una macchia appiccicosa sotto i loro giganteschi zoccoli.

Siamo spacciati.

Il discorso:

Alla fine ho fatto un discorso un pò diverso da quello che pensavo di fare inizialmente.
Ho detto che c’era un divario gigantesco tra il modo in cui questo gruppo pensa alla rete e il modo in cui i loro clienti ci pensano. (si, mi sono auto-nominato Rappresentante della Rete. Se non vi piace, fate pure una elezione per sostituirmi). Non diamo lo stesso significato a termini di base come comunità, contenuto, “consumatore” e qualcos’altro.

Poi ho descritto il principio End-to-End e come abbia permesso alla rete di dar vita ad un incredibile mercato dell’innovazione. Armeggiare con il centro della rete e le conseguenze inattese possono essere disastrose. Ad esempio, se tutti i pacchetti di dati avessero contenuto bit che identificano l’utente in maniera forte, la rete non sarebbe diventata altro che una libreria di ricerca (No, non sono sicuro che sia vero. Gli effetti emergenti sono troppo difficili da prevedere. Era solo un esempio, e almeno alcune persone hanno annuito. Per me basta).

Ho detto che capisco che la rete a loro sembra un mezzo attraverso cui passa contenuto, parte del quale la gente non paga. Ma (gli ho detto) i loro consumatori non stanno “consumando” contenuto. Non consumiamo niente. Ascoltiamo la musica, vediamo filmati video, parliamo con i nostri amici. Chiamare queste attività contenuto vuol dire perdere di vista il perchè interessano ai consumatori del Grande Contenuto.

Il Grande Contenuto, ho detto, è speciale. E’ pubblicato. Ciò significa che è dato al pubblico perchè ce ne appropriamo, lo facciamo nostro. Lo canticchiamo, lo citiamo, creiamo barzellete con esso come battuta finale, lo sbagliamo anche. Lo facciamo perchè ci interessa ed è così che i lavori della creatività hanno successo. Diventano nostri, in un certo senso.

Inoltre, la cultura avanza grazie al fatto che abbiamo abbastanza spazio di manovra per costruire sopra lavori già pubblicati ed incorporarli in altri lavori. Dall’inno nazionale, alla maggior parte dei film a cartoni animati di Disney, è questo ciò che facciamo.
Quindi, abbiamo bisogno dello spazio di manovra, sia perpoter continuare come una cultura, e – più importante dal loro punto di vista – per poter estrarre valore da ciò la gente del Grande Contenuto produce. E’ la nostra capacità di assorbire e riutilizzare che dà valore al loro prodotto.

Ho finito dicendo, forse con troppa forza, “Sono qui per sostenere l’uso di questa straordinaria connettività globale per permettere la fioritura della cultura che Internet sembra essere nata per rendere possibile … e voi chiamate me barbaro?”. Penso di averli soltanto alienati.

Sbattendo la testa sul muro

Il nuovo presidente dell’IFPI (ass. int. dei discografici) in sintesi grazie al fantastico resoconto della sua conferenza stampa di The Register:

  1. Combatterà duramente per estendere il copyright sulle incisioni in Europa (50 anni, attualmente)
  2. Combatterà duramente contro i pirati. Denunce anche in Europa.
  3. Gli artisti non si devono lamentare se ricevono così poche royalties rispetto alle case discografiche, visto che i successi sono dovuti alle spese di marketing (E il valore artistico delle canzoni, viene ingenuamente da chiedersi ?)
  4. Le case discografiche spendono più in ricerca e sviluppo delle aziende dell’alta tecnologia, a causa di tutte le spese di marketing necessarie per creare un successo (Marketing ? Marketing come ricerca & sviluppo ?!?)
  5. “La qualità delle canzoni che si acquistano da Internet ? Per 79 pence vi trovate un opera d’arte che è come un Picasso”
  6. “Anche su Internet c’è bisogno delle case discografiche perchè nessuna banda indipendente ha avuto successo grazie ad Internet. Le bande strillano nel vuoto su Internet”

Patch per IE: solo se hai XP

Microsoft ha confermato che d’ora in poi le patch per Internet Explorer saranno disponibili solo per chi ha Windows XP SP2. Gli altri 200 milioni di clienti Microsoft saranno un pò meno affezionati, dovendo fare una scelta tra browser insicuro e pagare per l’aggiornamento del sistema operativo.

La scelta di Microsoft sembra quella di monetizzare l’insicurezza del proprio browser per spingere gli aggiornamenti a XP. Questa scelta potrebbe rivelarsi controproducente: gli utenti potrebbero semplicemente scegliere un browser migliore:
Get Firefox!

[via Slashdot]

Brevetti software:

Un rapporto di Pricewaterhousecoopers sulla strategia Europea nell’ICT (Information & Communications Technology) realizzato in occasione della presidenza Olandese dell’Unione Europea mette in evidenza il pericolo rappresentato dai brevetti software per l’industria ICT Europea:

Ci sono particolari minacce all’industria ICT Europea, come l’attuale discussione sui brevetti sul sofware. Il regime mite di protezione intellettuale in passato ha portato ad una industria del software competitiva con basse barriere all’entrata. I brevetti sul sofware, che servono a proteggere le invenzioni di natura non tecnica, potrebbero uccidere il rapido tasso di innovazione.

Il rapporto è positivo perchè è una voce fuori dal coro: PWC non fa parte dei soliti sospetti che criticano aspramente l’adozione dei brevetti software in europa.

[via Slashdot]

Aggiornamento traduzione di WordPress

Aggiornata la traduzione in Italiano di WordPress e aggiunte istruzioni per l’installazione.

Se si usa WP in Italiano e si visualizza il mini-calendario, c’è un baco nel modo in cui vengono trattate le abbreviazioni nei nomi dei giorni. Chi vuole può scaricare la patch da applicare al file wp-includes/template-functions-general.php nell’installazione di WordPress.

Ora bisognerà mettersi a lavorare sulla traduzione della versione 1.3, in modo che sia pronta quando la nuova versione uscirà.

Popolarità delle reti P2P

Secondo le statistiche di Slyck.com, Kazaa e eDonkey/eMule sono più o meno alla pari come numero di utenti connessi contemporaneamente, con Kazaa in lenta discesa e eDonkey in lenta salita. L’assalto legale delle majors negli Stati Uniti e la fama di essere farcito di spyware, oltre a funzionalità inferiori, rendono Kazaa meno appetibile delle alternative.

Secondo Slyck, Per la musica i network scelti dai più sono il sempreverde WinMX, SoulSeek e Ares Galaxy.

Per i film, i favoriti sono invece eDonkey/eMule e BitTorrent, con una buona dose di Direct Connect.

Non si conoscono numeri globali di utenza per BitTorrent, ma è sicuramente il sistema più dinamico in questo momento:

File sharing anonimo vietato in California

Il governatore della California, per restituire qualcosa all’industria cinematografica che tanto gli ha dato, ha appena firmato una legge che rende illegale la condivisione anonima di film o musica: è obbligatorio rendere noto il proprio indirizzo di posta elettronica.

Questa legge è stata preceduta settimana scorsa da un ordine esecutivo che vietava l’uso di programmi di file-sharing da parte di impiegati statali.

Nulla a che fare con la produzione legislativa, ma ho notato il fantastico il quiz sul sito di Schwarzenegger: “In cento anni come pensate che sarà ricordato Arnold ?”. Le opzioni sono: una star di film d’azione, un culturista, un uomo d’affari, un politico, un eroe.

Dichiarazione di Ginevra

La Dichiarazione di Ginevra del Consumer Project on Technology è un tentativo di intervento dalla parte del consumatore nel dibattito sul futuro della WIPO (Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale).

Come dice Copyfight, il dibattito verte sulla continuazione o meno della WIPO nel suo ruolo di protezione della proprietà intellettuale fine a se stessa (“massimalismo IP”), oppure, come richiesto da molti paesi in via di sviluppo, sulla adozione da parte della WIPO di un ruolo di mediazione, con un approccio alla proprietà intellettuale che rifletta anche nozioni come “bilanciamento”, “innovazione” e “accesso”.

Traduzione del preambolo:

L’umanità affronta una crisi globale nel controllo della conoscenza, della tecnologia e della cultura. La crisi è evidente in molti modi

  • Senza accesso a medicine essenziali, milioni di persone soffrono e muoiono;
  • Un ineguaglianza moralmente ripugnante nell’accesso all’educazione, alla conoscenza e alla tecnologia minaccia lo sviluppo e la coesione sociale;
  • Pratiche anticompetitive nell’economia della conoscenza impongono costi enormi sui consumatori e rallentano l’innovazione;
  • Autori, artisti e inventori affrontano barriere sempre più alte nell’innovazione “migliorativa”;
  • La concentrazione di proprietà e controllo della conoscenza, della tecnologia, delle risorse biologiche e della cultura nuociono allo sviluppo, alla diversità e alle istituzioni democratiche;
  • Misure tecnologiche progettate per far rispettare i diritti sulla proprietà intellettuale negli ambienti digitali minacciano eccezioni chiave nelle leggi sul diritto d’autore per persone disabili, librerie, educatori, autori e consumatori e insidiano privacy e libertà;
  • Meccanismi chiave per compensare la persone e comunità creative sono ingiusti sia verso le persone creative che i consumatori
  • Interessi privati si appropriano indebitamente di beni sociali e pubblici, e mettono un lucchetto sul pubblico dominio

La dichiarazione fa una domanda importantissima sul futuro della WIPO e sul ruolo che essa avrà nel facilitare o impedire le più promettenti innovazioni nella tecnologia e nella cultura:

L’umanità è a un bivio – un bivio nel nostro codice morale e una prova della nostra abilità di adattarci e crescere. Saremo capaci di valutare, imparare e di guadagnare dalle migliori di queste nuove idee o opportunità, oppure risponderemeo ai richiami di soppressione di tutto questo a favore di politiche intellettualmente deboli, ideologicamente rigide e a volte brutalmente ingiuste ed inefficienti ?

La dichiarazione conclude così:

Alle delegazioni dei paesi membri e al segretariato della WIPO è stato chiesto di scegliere un futuro. Vogliamo un cambio di direzione, nuove priorità e risultati migliori per l’umanità. Non possiamo aspettare un altra generazione. Bisogna cogliere l’attimo e mouverci in avanti.

Scrivere a geneva_declaration@cptech.org per firmare. Lista di firmatari.

Sony: finalmente MP3 ?

Sony finalmente (forse!) comincerà a supportare il formato MP3 sui propri lettori di musica digitale.

Attualmente per ascoltare file MP3 sui lettori Sony bisogna prima convertire il file nel formato Atrac proprietario di Sony.

Probabilmente il fatto che Sony non compare neanche tra le prime cinque aziende che producono lettori MP3 è un fattore nella decisione, che purtroppo per ora riguarda solo i lettori basati su memorie flash (non quelli basati su hard disk), ed è solo un annuncio in linea di principio (nessun prodotto concreto, ancora). Sony sta anche studiando come aggiungere il supporto MP3 anche ai lettori esistenti.

L’articolo di News.com fa il classico paragone tra i tempi del Walkman e la situazione attuale di Sony come attore marginale nel mercato dei lettori musicali, dimenticandosi i pesanti fardelli che impediscono a Sony Electronics di essere quella di un tempo.

[via Gizmodo]