Ipotizzate di essere una grossa compagnia telefonica, ancora memore dei bei tempi del monopolio (no, non parliamo di una società Italiana). Da qualche anno, le entrate relative al traffico vocale su rete fissa sono in uno stato di emorragia cronica.
Le ragioni per l’emoraggia sono molte, ma adesso se n’è aggiunta una che vi dà particolarmente fastidio: la telefonia via Internet (VoIP). Grazie a VoIP, certa gente telefona gratis tutto il tempo che gli pare, in tutto il mondo (e.g. Skype). Cosa fare ? Perchè non rendere difficile il traffico VoIP, bloccando la porta 5060 UDP utilizzata da molte applicazioni VoIP ?
Il blocco del traffico sulla porta 5060 è quello che un blogger sostiene l’ex monopolista in questione stia facendo sulla propria offerta residenziale broadband, immagino per aiutare i propri utenti a capire quanto è superiore la propria offerta telefonica tradizionale.
Ci sono molte ragioni per cui questa mossa, se vera, è una cattiva idea:
- Viola il principio end-to-end, che sta alla base del funzionamento di Internet, e che dice che ovunque possibile, l’operazione dei protocolli dovrebbe essere demandata alle estremità del sistema, e non implementata nella rete (rete “stupida”, terminali intelligenti, il contrario della rete telefonica). Il principio end-to-end è ciò che rende Internet uno strumento prezioso e consente a chiunque voglia di implementare nuovi servizi di rete. E’ comprensibile che questo principio venga mal digerito da chi è stato svezzato mungendo la rete telefonica, dove i terminali erano “stupidi”, e il controllo sul traffico era totale. Ma ogni tentativo di rendere più difficili funzioni che gli utenti trovano preziose ha due risultati.
- Il primo effetto è che il traffico relativo a quelle funzioni cambia e diventa più difficile da distinguere rispetto al traffico ritenuto “legittimo” dall’operatore di rete (un esempio è quello che succede con le reti peer-to-peer).
- Il secondo effetto è che gli utenti tendono a migrare verso lidi più accoglienti, scegliendo operatori broadband che non impongano limitazioni arbitrarie ai servizi. E i primi a migrare sono i clienti più preziosi, quelli che generano tanto traffico telefonico e che hanno quindi bisogno in futuro di offerte broadband di qualità per rimpiazzarlo con telefonia VoIP.
La singola cosa più importante per un operatore ex-monopolista è lo sfruttare la propria posizione dominante, la capillarità della propria rete e il proprio rapporto commerciale con gli utenti per diventare l’operatore broadband di riferimento. E questo non lo si fa ostacolando la concorrenza e peggiorando di proposito i propri servizi. Così facendo si ottiene solo di rimandare (di poco) l’inevitabile, e di peggiorarne le conseguenze, avendo perso clienti e non avendo sfruttato tutte le occasioni possibili per rimpiazzare il business che langue con un business vitale.
Update: fortunatamente la notizia si è rivelata non esatta. Il problema era un router diffettoso, non una scelta del gestore.
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