Archive for October, 2004

Il grido d’aiuto del televisore

Uno studente in Oregon si è trovato polizia e soccorso aereo alla porta perchè il suo televisore ultrapiatto emetteva il segnale di emergenza internazionale. Il segnale, sui 121,5MHz, è stato captato dai satelliti dell’US Air Force, trasmesso ad una base area in Virginia, che ha fatto scattare la ricerca.

Di solito questi segnali vengono emessi da barche o aerei in difficoltà. Le squadre di soccorso hanno ingiunto al padrone del televisore di tenerlo spento per evitare una grossa multa per procurato allarme.

Un difetto di fabbricazione o il televisore era diventato senziente e si lamentava per la qualità dei programmi ? Comunque, Toshiba ha promesso una sostituzione gratuita.

[via Slashdot]

Più download che audience

Jon Stewart ha fatto una fantastica apparizione su Crossfire in cui dice molte cose sullo stato del giornalismo politico in televisione che vanno doppiamente bene per la situazione Italiana.

La cosa che rende straordinaria questa trasmissione è che forse si tratta della prima volta che la audience via Internet (in streaming su iFilm + vari download diretti + bittorrent) di una trasmissione televisiva “importante” supera quella televisiva originale.

[Via Future of Television]

NeoOffice/J

NeoOffice/J è la versione di OpenOffice con interfaccia nativa Mac. Anche in Italiano [via Tim Bray].

Hasselblad H1D

Una bella fotocamera digitale: Hasselblad H1D. Niente Compact Flash, ma un hard disk da 40GB, perchè a piena risoluzione ci vogliono 132 MB per ogni foto (22 megapixel, 48 bit per la codifica colore).

Flaming Lips

Il nome è strano, l’ascolto è molto piacevole: sul sito dei Flaming Lips si può ascoltare per intero il loro ultimo album, Yoshimi Battles the Pink Robots (del 2002).

GMail firmate

Quando WordPress manda l’avviso “commento ricevuto”, lo invia mettendo come mittente l’indirizzo fornito da chi ha scritto il commento.

Ieri ho ricevuto commento, e sono stato avvisato da GMail:

Warning: This message may not be from whom it claims to be. Beware of following any links in it or of providing the sender with any personal information. Learn more

Il motivo dell’avviso è che WordPress fingeva di scrivere da un indirizzo GMail, ma GMail ha cominciato a “firmare” tutte le mail in uscita con il sistema DomainKeys di Yahoo! (che, tra l’altro, Yahoo! ancora non usa).

Purtroppo, perchè il sistema possa cominciare ad essere efficace contro spam e e-mail truffaldine, dovrà essere adottato dalla stragrande maggioranza dei mail transport agent. Ci vorrà un pò di tempo.

Chi di lobby ferisce

Cosa succede quando il più famoso roditore del mondo si avvicina a quell’età in cui scade il diritto d’autore ? E’ semplice, con una abile azione di lobby, si chiede (e si ottiene) un prolungamento del termine.

E cosa succede quando l’azione di Lobby è pure fatta male ? Succede che lavori in precedenza già finiti nel pubblico dominio tornano ad essere protetti dal diritto d’autore (vedere Eldred vs Reno).

E prima o poi, una azienda come Disney, che tanto ha attinto al pubblico dominio senza nulla restituire, si trova a dover medicare il piede ferito dalla propria zappa.

Prima gli eredi impoveriti dell’autore di “The lion sleeps tonight” fanno causa per ottenere le royalties che loro spettano.

Adesso è la fondazione caritatevole che gestisce un ospedale per bambini malati a fare causa. Peter Barrie, l’autore di Peter Pan, aveva donato all’ospedale di Great Ormond Street tutte le royalties future relative a Peter Pan. Ora l’ospedale sostiene che la legge di estensione del copyright ottenuta da Disney nel 1998 ha esteso la protezione sui libri di Peter Pan fino al 2023 negli Stati Uniti, quindi chiede che vengano pagate le royalties relative ad una sequel pubblicata da una succursale di Walt Disney. Ovviamente Disney sostiene che la legge ottenuta per proteggere Topolino non vale per i libri di Peter Pan.

Prima una accusa di non voler dare le royalties agli eredi di un musicista che vivono in una bidonville. Poi una accusa di non volerle dare ad un ospedale per bambini.

Se la pirateria è prendere opere dell’ingegno senza ricompensare gli autori (o i loro eredi), questa cos’è ?

[via Boing Boing]

Nomi inadatti

Un interessante nuovo programma per creare disegni stile fumetto. Unico problema, il nome: purtroppo gli autori l’hanno chiamato Inkulator 9000. In Italiano si tradurrebbe “Inchiostratore” ….

Google IM ?

Dopo GBrowser, cominciano le speculazioni su un possibile Google Instant Messenger.

Tre mesi fa Google ha comprato Picasa, un azienda che produce un programma per organizzare e condividere le proprie foto digitali. Ma insieme a Picasa, Google ha acquisito Hello, un sistema di instant messaging ottimizzato per condividere ed inviare foto. In particolare, Hello Bloggerbot permette di pubblicare foto sul proprio weblog Blogger (sempre di Google!) in maniera semplicissima.

Infine, qualche indizio dal recentissimo Google Desktop Search (maggiori info: Richard Smith, un esperto di sicurezza, ha analizzato GDS e ha trovato il supporto per un nuovo protocollo chiamato google_im:// codificato in esso. Google sostiene che quello trovato da Smith è soltanto il componente che GDS usa per catturare i dati provenienti da AOL Instant Messenger, e non indica affatto un futuro Google Instant Messenger.

[da Ars Technica e Inside Google]

Blog e influenza

Terzo post di David Sifry sullo “Stato della blogosfera”. Il tema è l’influenza relativa dei big media e dei blog.

Sifry usa come metrica di influenza per un sito il numero di fonti diverse che contengono link ad esso. Nel mondo delle notizie online, in cima Sifry mette il NY Times (con circa 18.000 inbound sources) ed altri come CNN e BBC. Ma Slashdot e Boing Boing seguono abbastanza da vicino, e sono bene accompagnati nell’olimpo dei blog con più di 1.000 inbound sources.

Sifry osserva anche che molti dei circa 8.000 blog che hanno dalle 100 alle mille 1.000 inbound sources sono tra i più interessanti blog di approfondimento e/o specialistici.

Mmmh, un obbiettivo a cui puntare: almeno 100 inbound sources su Technorati!

Anche Tiscali sotto i 30

Meraviglie dello Shared Access: Anche Tiscali offre una ADSL per 29,95€ al mese. Ed è da 2 megabit/secondo, anzichè i 1280 kilobit/secondo dell’ADSL di Wind.

Domande: Ma perchè la pagina informativa sull’ADSL di Tiscali è così opaca ? Devo mettere il numero di telefono per poter accedere a pagine successive, non mi dice dettagli. Seleziono la 2 megabit e mi ritrovo la 640 kilobit ? E qual’è la velocità di upload delle varie offerte (2, 6, 12 mbps).

Per le velocità superiori, la stampa parla di 69,95€ per la 6 megabit e 99,95€ per la 12 megabit, ma il sito di Tiscali dice che sono offerte valide per attivazioni entro l’8/11. Poi i prezzi salgono (rispettivamente a 99,95 e 149,95€). Un pò altini, ancora. Il Giappone è ancora lontano, non solo geograficamente: l’ADSL da 12 megabit di Yahoo! BB costa circa 20€ al mese.

Modifiche Urbani, Cap. XXVIII

Da Punto Informatico: le modifiche alla legge Urbani sono ancora ferme in commissione. Ovviamente, ci sono un sacco di problemi non collegati alle modifiche che bloccherebbero tutto.

L’8 settembre Stanca aveva promesso che ci sarebbero voluti 2 mesi. Aspettiamo con decrescente fiducia che vengano rimediati i peggiori errori della legge (pene di reclusione per il file-sharing, il bollino per le opere diffuse in rete e le gabelle SIAE).

Google Desktop, inquietante e interessante

Google arriva sul desktop.

Come tutte le cose che fa Google, GDS è efficace e un pò inquietante.

Una volta installata, l’applicazione fa una scansione totale dei dischi, poi si mette in background e tiene sotto monitoraggio continuo e indicizza il contenuto testuale di:

  • File di testo, documenti Word, Powerpoint ed Excel
  • Email gestita da Outlook, e Outlook Express
  • Conversazioni su AOL Instant Messenger
  • Browsing fatto tramite Internet Explorer

Ogni volta che queste applicazioni fanno qualcosa di interessante, Google Desktop aggiorna i suoi indici (su O’Reilly Network un esame più approfondito).

Le applicazioni e i formati supportati sono molto limitati. Il supporto per altre applicazioni e altri tipi di comunicazione dovrebbe arrivare in futuro (Mozilla, Firefox e Thunderbird? ICQ ? Openoffice ?). E, come osserva Dave Winer, Google dovrebbe fornire una interfaccia di programmazione in maniera che si possano scrivere plug-in che permettano a GDS di indicizzare tipi di file a lui sconosciuti.

La privacy policy e la privacy faq cercano di essere rassicuranti: niente comunicazioni con l’esterno sui dati delle ricerche, anche se vengono comunicati a Google alcuni dati “non personali” e ogni istanza di GDS possiede un numero identificativo unico. Molto meno rassicurante è il fatto che una corte federale degli Stati Uniti ha sentenziato di recente che le privacy policy valgono solo i bit che le compongono, perchè non sono vincolanti legalmente.

Per ora Google Desktop Search è in beta e funziona solo su Windows XP o Windows 2000 da SP3 in su.

Ulteriori informazioni e blog che menzionano GDS.

Podcasting e Windows Media

Guida di Engadget alla ricezione dei podcast su apparecchi Windows Media. La ricezione automatica non è più solo per gli iPod.

Voto elettronico e insicurezza

Edward Felten continua a riferire informazioni preziose sullo scandalo delle macchine per il voto elettronico negli Stati Uniti.

Dopo il problema delle falle trovate nel codice sorgente e quello del tabulatore centrale dei voti che permetteva di creare un nuovo insieme di risultati elettorali con pochi comandi, l’ultima riguarda l’architettura insicura del protocollo di autorizzazione al voto.

Quando un elettore entra nel seggio, firma i registri e gli viene data una smartcard abilitata. Poi entra nella cabina, inserisce la smartcard e vota. A questo punto la smartcard viene disabilitata e l’elettore la restituisce.

Il problema sta nella comunicazione tra smartcard e macchina elettorale:

  • macchina -> smartcard: “la mia password è xxxxxxxx” [8 byte]
  • smartcard -> macchina: “Okay”
  • macchina -> smartcard: “Sei una smartcard valida ?”
  • smartcard -> macchina: “Certo!”
  • macchina -> smartcard: “Per favore, disattivati”
  • smartcard -> macchina: “Va bene”

Per chi non si è ancora messo le mani nei capelli, immaginiamoci l’equivalente “analogico”:

  • scrutatore -> elettore: “sono lo scrutatore #xxxxxx”
  • elettore -> scrutatore: “Okay”
  • scrutatore -> elettore: “Hai il diritto di voto?”
  • elettore -> scrutatore: “Certo!”
  • scrutatore -> elettore: “Per favore, non votare più”
  • elettore -> scrutatore: “Va bene”

Il problema del protocollo è che è molto facile crearsi una smartcard che dice tutto quello che gli si vuol far dire, con un kit da poche decine di dollari. Il terminale non chiede alla smartcard di provare la sua validità (mostrare la carta di identità, nell’equivalente analogico), le chiede solo se è valida. Un elettore (o uno scrutatore) con una smartcard programmata per non disabilitarsi su richiesta del terminale può votare più di una volta.

Errori come questo dimostrano l’importanza di avere sempre una prova cartacea dei voti (legittimi!) che sono stati inseriti nel terminale, e soprattutto, di avere sistemi elettorali il cui codice sorgente sia ispezionabile: macchine con il sistema visto sopra sono state già utilizzate, e se il codice sorgente non fosse stato svelato “per errore”, nessuno avrebbe pubblicizzato queste falle.

Restituiti i server di Indymedia

I server di Indymedia sono stati restituiti. Rackspace (la compagnia di hosting) è ancora sotto ingiunzione di non parlare dell’ordine di sequestro.

Mettere le cose in prospettiva.

Apple ha annunciato i risultati del quarto trimestre del 2004 (anno contabile, non solare): 2 milioni di iPod venduti in tre mesi, con un fatturato di 537 milioni di dollari (268$ l’uno).

In tutto l’anno Apple ha venduto oltre 4.400.000 iPod. L’anno scorso ne aveva venduti 939.000. Applicando gli stessi prezzi per unità, fanno quasi 930 milioni di dollari di crescita.

Nell’arco dell’anno passato l’IFPI ha lamentato una perdita di fatturato per le industrie discografiche di circa 200 milioni di dollari. A livello mondiale.

Spiegatemi di nuovo perchè bisognerebbe azzoppare nuove tecnologie come l’iPod, che generano davvero crescita economica, per proteggere i modelli di business delle case discografiche.

Spiegatemi di nuovo come mai bisognerebbe (di fatto) bloccare lo sviluppo di Internet a larga banda per fermare il file Sharing, quando nel 2003 l’industria della connettività Internet in Italia ha fatturato 1,9 miliardi di € e cresce, mentre l’industria musicale Italiana ha fatturato 314 milioni di € (dati AGCom).

Il problema vero della musica è come pagare i musicisti e stimolarli a produrre, non come pagare il grande circo che ruota loro intorno. Il primo è un problema di cui è giusto che ci preoccupiamo tutti. Il secondo è un problema di cui dovrebbero preoccuparsi solo le persone coinvolte, non la collettività, e non a scapito di nuove tecnologie che generano davvero grande crescita economica.

MP3 del terzo dibattito presidenziale

Su Torrentocracy trovate il torrent per scaricare l’MP3 dell’audio del terzo dibattito presidenziale USA.

Testo, immagini, link e pagerank

Due notizie mi fanno pensare stamattina alle strategie editoriali in rete del Gruppo RCS.

Prima: Pandemia segnala un bell’editoriale di denuncia della non-promozione della cultura in Italia sul sito BUR. Questa ha un link, anche se editoriale.php non mi sa di permalink: probabilmente tra una settimana o un mese editoriale.php avrà un altro contenuto. Se si trattasse di un sito normale, non sarebbe un problema: l’editoriale fa della brevità della denuncia un punto di forza, si potrebbe citare in toto. Invece no! In una casa editoriale si vivono e si respirano testi, ma sul sito ci sono solo immagini: l’editoriale è testo contenuto in una immagine. Anche la homepage di BUR contiene solo testo dentro immagini. Niente copia e incolla. Niente indicizzazione da parte dei motori di ricerca.

Seconda: Il Corriere pubblica in prima pagina la notiza quasi incredibile che forse da Gennaio non si pagherà più il notaio per vendere auto e moto. E, se soppravvivrà al Parlamento, ci potrebbe essere anche l’abolizione delle tariffe minime degli ordini professionali. Sembrano i primi timidi passi per recuperare la competitività perduta. Il Corriere, come BUR, sembra ben deciso a non usare tutte le armi disponibili per combattere la perdita di rilevanza in rete: non trovo sul sito del Corriere un solo link da poter usare a sostegno di questo post. Un pò di pagerank perduto per il Corriere.

Forse l’incestuosa proliferazione dei link nei weblog ne ingigantisce a dismisura la rilevanza nei motori di ricerca. Ma le attività Internet dei media tradizionali vengono sminuite dalla chiusura che dimostrano ai link (uscenti ed entranti!) e all’indicizzazione.

Monsanto e il grano brevettato

L’ufficio europeo dei brevetti ha revocato un brevetto di Monsanto su una varietà di grano geneticamente modificato, dopo che Greenpeace ha dimostrato che quella varietà era stata prodotta da agricoltori Indiani tramite selezione e non dai laboratori Monsanto. Oops [Via Boing Boing].