Internet e ubiquità

Riflessioni su cosa è necessario per avere successo su Web 2.0 di Jeremy Zawodny. Ne riporto larga parte.

Zawodny comincia con la constatazione che il grandissimo successo di Microsoft è dovuto in gran parte alla determinazione con cui Bill Gates ha inseguito la sua originale visione di “un PC con software Microsoft in ogni casa e su ogni scrivania“. In molti mercati la visione di Bill Gates si è quasi realizzata.

Il software Microsoft è diventato quasi ubiquo nella piattaforma informatica degli anni ‘80 e ‘90, e il controllo della piattaforma ha portato vantaggi economici enormi a Microsoft.

Ma ora il “gioco” è cambiato. Il PC non è più la sola piattaforma, si è aggiunta la piattaforma Internet, che cambia due cose molto importanti:

  1. E’ possibile raggiungere tutti gli utenti collegati a Internet senza sforzi particolari e senza dover costruire infrastrutture di comunicazione o reti distributive.
  2. Il raggio d’azione delle applicazioni e dei servizi web è ampio quanto lo desideriamo (sempre tra gli utenti della rete).

Rispetto agli anni ‘80 e ‘90 le differenze sono fondamentali. Non è più necessario essere presente in ogni negozio e fare accordi con ogni produttore di PC per essere ubiqui. L’essere in rete rende potenzialmente ubiqui. La difficoltà grossa sta nel diventare effettivamente ubiqui, di fronte ad una concorrenza agguerrita e ad una vasta gamma di terminali da raggiungere (PC, cellulari, console per videogiochi e altro ancora).

La ricetta suggerita da Zawodny è semplice (e assieme difficile da eseguire):

  1. Fai qualcosa di utile e fallo veramente bene;
  2. Dai il controllo all’utente, permettendogli di avere accesso ai servizi e ai suoi dati senza restrizioni;
  3. Condividi la ricchezza con i tuoi utenti.

Zawodny sostiene che è molto difficile per le aziende già affermate mettere pratica questa ricetta. E’ molto più probabile che una start-up abbia il coraggio (e la vision) per farlo. Il primo punto della ricetta è abbastanza ovvio (ma forse il più difficile da eseguire).

Il secondo punto si riferisce a web services e syndication dei contenuti (RSS/Atom), che permettono agli utenti del servizio di accedere rispettivamente a contenuti e funzionalità del servizio in maniera programmatica. Chiunque abbia le risorse o le competenze necessarie per sviluppare servizi a valore aggiunto potrà farlo, e questi espanderanno il raggio di azione del servizio originale.

I due esempi di questo approccio citati da Zawodny sono Amazon.com e Flickr. I web services di Amazon permettono di sviluppare nuove offerte commerciali o negozi online sulle funzionalità e sui dati di Amazon, estendendo a basso costo il raggio d’azione di Amazon e aumentando il suo fatturato. Flickr offre feed RSS/Atom che permettono la syndication di quasi tutte le viste sul sito (per utente, per etichetta, per data …), oltre ad una interfaccia di programmazione che permette di sviluppare programmi o servizi che interagiscano con Flickr (ad esempio programmi per caricare, scaricare ed organizzare le foto, o script che permettono di realizzare il proprio photolog appoggiandosi a Flickr).

Nel terzo punto, la condivisione della ricchezza con gli utenti, Zawodny si riferisce a funzioni tipo i programmi per affiliati di Amazon (quando un affiliato invia un cliente ad Amazon, riceve una ricompensa), al fatto che eBay guadagna permettendo ai suoi utenti di guadagnare, a AdSense di Google.

Infine, legato a questi tre punti, è il tema del contenuto generato dagli utenti. I migliori servizi di rete, e quelli che richiedono meno investimenti, sono quelli che offrono ai propri utenti modi facili per pubblicare e gestire i propri contenuti (sempre eBay, Flickr, Amazon, Blogger):

Tanto più le azioni dell’utente possono avere effetto sul servizio,tanto più è probabile che gli utenti si facciano coinvolgere e ritornino. Questa è la personalizzazione portata ad un livello superiore.

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