Anche l’industria cinematografica si appresta a seguire la strada delle denunce come quella discografica. Per ora si parla degli Stati Uniti, dove il precedente presidente della MPAA, Jack Valenti, aveva l’acume politico di opporsi alle richieste degli associati di passare alle denunce.
Il nuovo presidente, Dan Glickman, non ha di questi problemi:
Glickman ha detto che è necessario un “approccio olistico” per combattere la pirateria, che includa uno sforzo educativo, denunce e procedimenti giudiziari. “C’è bisogno sia del bastone che della carota”, ha detto. “Non puoi avere l’uno senza avere l’altro”.
Queste parole rendono piuttosto imbarazzante il fatto che la MPAA abbia dimenticato a casa la carota, come osserva Ernest Miller.
Dove sono servizi online per l’acquisto di film facili e economici e facili da usare ? Perchè i servizi online hanno pochi film e sistemi DRM per le protezioni dei contenuti che li condannano ad una meritata oscurità ? Dove un iTunes per i film ? L’industria cinematografica ha avuto 4 anni di preavviso rispetto a quella musicale per affrontare la pirateria. Estrarre il bastone adesso sarà controproducente quanto lo è stato per l’industria musicale dal punto di vista delle PR. Forse ancora di più, visto che l’industria del cinema non è in stato di crisi come lo è stata per anni quella della musica.
Le 6.000 denunce finora fatte dalla RIAA per i grandi uploader di musica hanno avuto scarsissimo effetto sui volumi degli scambi. Nello scambio di film, la distinzione tra uploader e downloader è ancora più effimera: si usano molto di più sistemi come BitTorrent e eMule, che fanno di tutti i downloader anche uploader.
Fortunatamente, il ministro della giustizia John Ashcroft, pare in procinto di dare le dimissioni, e si spera, di portare con sè la bizzarra idea che la pirateria sia un problema alla pari di droga, prostituzione e (quasi), terrorismo.
Forse un giorno qualcuno capirà che per ridurre la pirateria è anche necessario rendere più attraente l’alternativa legale. E’ inutile inventarsi schemi barocchi del tipo “noleggio online”, con film visibile solo su un PC e con autodistruzione dopo tre giorni, per poi stupirsi se nessuno li usa e molti preferiscono l’alternativa pirata.
Nella vendita di musica online, l’acquisto è molto più popolare dello streaming. E’ necessario che i film si possano acquistare online a prezzi decenti. Acquistare vuol dire che l’acquirente paga e si tiene qualcosa. Lo può vedere sui display di sua scelta, e quando cambia PC / lettore, se lo può portare dietro. Altrimenti non c’è da stupirsi se molti si rivologono alle reti pirata, dove i contenuti oltre ad essere gratuiti sono anche utilizzabili in maniera flessibile.
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