La piramide della pirateria

Interessante articolo sulla piramide della pirateria su Wired di Gennaio.

L’autore naviga tra topsites e dumps, insider e corrieri, e cerca di spiegare come mai la visione classica della pirateria via Internet sia piuttosto distorta, e i rimedi tentati siano inefficaci.

La gerarchia della piramide della pirateria di cui parla l’autore è articolata su una infrastruttura tecnologica e sociale gerarchica.

L’organizzazione sociale è basata su una derivazione della classica etica Hacker. Si partecipa più per gratificazione personale che per il profitto (che raramente è una motivazione). La regola di massima è “più contribuisci, più avrai accesso”.

All’apice della piramide stanno i “topsites”, ben nascosti dietro multipli strati di sicurezza, con accessi strettamente controllati (solo IP fidati possono connettersi) e password che cambiano ogni giorno. Si ottiene accesso ad un topsite solo contribuendo materiale veramente “nuovo”: gli mp3 da un album non ancora in commercio, uno screener da un DVD non ancora rilasciato, una copia di qualità nettamente superiore rispetto a quelle finora disponibili. Il massimo dei “crediti” in questa scena sociale si ottiene, ovviamente, quando un gruppo di “releaser” contribuisce materiale molto atteso in ampio anticipo sulla commercializzazione. Ad esempio, come è successo di recente, “How to dismantle an atomic bomb degli U2″, oppure meno di recente, il rilascio di una copia di lavorazione di “The Hulk” prima ancora del suo arrivo nei cinema, o ancora il codice sorgente del gioco “Half Life 2″. Tipicamente il materiale proviene da qualcuno che lavora nell’industria dell’entertainment e desidera avere accesso ai server più esclusivi (la figura dello “insider”). Da qui il materiale passa per il packager (impacchettatore), che codifica il file, riducendone le dimensioni in maniera da farlo stare in un numero accettabile di CD.

Quando un nuovo file fa la sua comparsa su un topsite, comincia la corsa alla distribuzione. Anche qui la principale ricompensa sono i crediti: più si carica, più si può scaricare (3 kilobyte di download ogni kilobyte di upload). Dai topsites i file vengono copiati sui “dumps”, server più lenti, un pò meno esclusivi e di ampia capacità. I dump costituiscono l’ossatura di un sistema di distribuzione, nel quale i “corrieri” prendono un singolo file, e in poche ore lo rendono disponibile in migliaia o decine di migliaia di copie. Lo step finale di questa catena di distribuzione sono le reti peer-to-peer.

Bittorrent è particolare in questo ecosistema, perchè permette di saltare diversi passi di questa catena di seeding: è sufficiente comunicare ampiamente la posizione del tracker.

Due cose sono particolarmente sorprendenti di questo ecosistema underground della pirateria:

  1. Quanto il sistema sia “robusto” rispetto ai tentativi di attacco ed infiltrazione da parte di forze dell’ordine e industria dell’entertainment. Si continuano a chiudere server e ad arrestare partecipanti, ma il sistema di distribuzione subisce al più dei momentanei rallentamenti, poi torna ad essere un motore di pirateria brutalmente efficace. La metafora dell’Idra è piuttosto appropriata. Si taglia una testa, ne spuntano altre due;
  2. Quanto poco il denaro sia coinvolto. Accettare soldi da bootlegger commerciali, che siano asiatici o dell’est europeo, è considerato un faux-pas. Sono invece abbastanza tipiche le donazioni. Spesso pirati non più attivi donano equipaggiamento (hard disk, camcorder professionali, ecc.) per continuare ad avere accesso anche quando non contribuiscono più materiale. L’importante è permettere ad altri di continuare il “lavoro”.

La descrizione che l’articolo di Wired fa di questo underground della pirateria è rivelatrice di quanto l’attuale lotta alla pirateria sia combattuta o con incompetenza, o sotto false pretese. Centinaia (o migliaia) di persone dedicano gran parte delle loro giornate a distribuire materiale pirata, senza trarre profitto a parte l’accesso ad altro materiale pirata.

Quando si colpiscono le reti peer-to-peer, nessuna parte del sistema underground descritto ne viene colpito. A parte, forse, alcuni membri della parte più bassa della gerarchia, i corrieri che condividono sulle reti p2p, che sono i partecipanti più facilmente sostituibili. I sistemi DRM, poi, sono tipicamente irrilevanti in questo schema distributivo: spesso non vengono neanche incontrati, al più devono essere sconfitti una volta sola. Servono solo a mantenere onesti gli utenti che già sono onesti e poco competitivo un mercato che già è poco competitivo.

One thought on “La piramide della pirateria

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