Archive for January, 2005

MPAA e Isohunt

Isohunt è un motore di ricerca per Bittorrent, che funziona piuttosto bene. Già un paio di settimane fa Antonio mi segnalava che avevano già ricevuto una lettera “cease & desist” (invito a cessare e desistere) dalla MPAA (l’associazione delle imprese cinematografiche americane).

Fortunatamente il gestore di Isohunt ci tiene informati riguardo alla sua corrispondenza con i legali della MPAA. Nell’ultimo update c’è la sua risposta alla più recente lettera minatoria, in cui sembra cavarsela molto meglio con la comprensione della legge e di come funziona la rete rispetto alla sua controparte legale.

Quello che mi stupisce è che la MPAA non usa Isohunt per trovare torrents che violino il copyright dei suoi associati, e per rintracciare chi davvero ospita i torrents e i tracker. No, la MPAA vuole che il gestore di Isohunt analizzi uno per uno i torrents trovati dal suo spider per decidere se sono legali o meno.

Non ci sono dubbi che buona parte del materiale indicizzato da Isohunt non sia autorizzato dai detentori del diritto d’autore, e che grazie ad Isohunt avvengano molte violazioni di questo diritto.

Ciò non toglie che una rete che opera secondo i metodi che la MPAA vuole imporre al gestore di Isohunt è una rete inutile.

Trovo ridicola la pretesa della MPAA che Isohunt smetta di inserire tra i risultati di ricerca materiali appartenenti ai suoi associati, quando non è neanche disposta a fornire un elenco di quali siano questi materiali, e le prove che questi materiali appartengano davvero ai suoi associati.

La MPAA vuole che gli operatori dei motori di ricerca facciano il lavoro sporco al posto suo. Troppo comodo. Gli unici che realmente violano i diritti degli associati della MPAA sono coloro che ospitano i tracker, e coloro che caricano e scaricano il materiale. Non gli operatori di directory. Non gli operatori di motori di ricerca.

Prime impressioni eXeem

Ho avuto modo di giocare un pò con eXeem Lite scoperta ieri. Le velocità di trasferimento sono decenti, buona la funzionalità dell’elenco delle novità. Fa molto piacere che la funzione dei commenti e del rating sia utilizzata, grazie anche alla semplicità del lasciare commenti e dire se il file è OK o meno (una volta completato il download). Dovrebbe aiutare a scremare fakes e materiale insicuro.

Scarsa la quantità di materiale che si trova cercando, ma è comprensibile considerando che finora ci sono poche decine di migliaia di utenti. Con la beta ufficiale (attesa a giorni, tenere sotto controllo Suprnova) si vedrà come la rete tollererà la crescita del numero di utenti, ma il materiale disponibile potrà solo crescere.

Arriva eXeem Lite

E’ disponibile eXeem Lite, una versione modificata della beta 0.18 di eXeem, che rimuove il modulo per la pubblicità e la necessità di un numero seriale.

Gli sviluppatori della versione Lite hanno intenzione di rilasciarne una nuova versione entro 24 ore dall’arrivo della versione definitiva di eXeem.

[Da p2pweblog, via Luca]

Elvis di nuovo al numero 1

Curioso il fatto che Elvis sia tornato al numero 1 delle classifiche in Gran Bretagna. La ragione ?

La casa discografica sta piano-piano ripubblicando in “edizione limitata” facendo un blitz pubblicitario per venderne il più possibile, prima della scadenza dei 50 anni di protezione del copyright sulle incisioni.

Auguri a chi compra “edizioni limitate” di brani che presto saranno nel pubblico dominio.

[Via The Importance Of]

link rel=nofollow

Molta discussione in rete su una piccola questione tecnica.

Google ha annunciato che aggiungendo ad un link l’attributo rel="nofollow", il link in questione non sarà considerato nel calcolo del pagerank. L’idea è che rel="nofollow" venga utilizzato nei contesti tipo commenti nei weblog, dove gli spammer cercano di sfruttare il pagerank del blog per meglio posizionare i propri siti web nei motori di ricerca.

Ad essere sincero, non mi piace molto l’idea. Alcuni motivi:

  • Basta che pochi non lo usino, perchè gli spammer continuino a provarci, tenendo alti costi di hosting e delle contromisure. Sta succedendo adesso con il referrer spam. Si è già visto che non basta ridurre l’incentivo per eliminare lo spam sia via posta che via blog;
  • Se usato in maniera indiscriminata, punisce i link “interessanti” nei commenti. Se sono già in grado di distinguere tra spam e commenti legittimi, lo spam va eliminato, non “castrato”;
  • Se deve essere usato, come suggerisce Scoble, per poter linkare ad aziende/persone che non ci piacciono senza aumentarne il pagerank, costa fatica. Preferirei che Google e gli altri motori di ricerca accomodassero la “pigrizia” dei blogger, e fossero in grado di distinguere quando dico “adoro x” rispetto a “x fa schifo”, e comportarsi di conseguenza.

Finanze dei provider italiani

Visto che Mantellini lamentava l’altro giorno la mancanza di interpretazioni serie in Italia sugli affari delle società tecnologiche italiane, proviamo a sfruttare chi all’estero queste cose le fa bene.

Ad esempio, EuroTelcoblog di James Enck.

Un post di oggi fa alcune considerazioni interessanti su Tiscali e Fastweb. Premessa: triple play è l’offerta congiunta di telefonia, voce e video.

Su Tiscali:

Oggi fervore di attività in rete sulle speculazioni che a Tiscali potrebbero mancare circa 50-100 milioni di € per finanziare i propri investimenti (ricordiamoci che ha aspirazioni triple play nei suoi maggiori mercati) dopo che (presumibilmente) rimborserà i 250 milioni di € di debito in scadenza a Luglio. Questo suggerisce che all’azienda serviranno: 1) Altre vendite di rami d’azienda; 2) un cambio di strategia; 3) Un aumento di capitale; oppure 4) Un acquirente.

Su Fastweb

Fastweb ieri ha sganciato una bomba sul mercato, annunciando un aumento di capitale di 800 milioni di € per finanziare il suo cambio di strategia, che ora è focalizzato sulla commercializzazione di linee ADSL “single-play” su un mercato più esteso da migrare verso il Triple Play in futuro. Ci si aspetta che l’impatto di breve termine sia un aumento significativo del fatturato (40% di crescita annua nei prossimi due anni, anzichè il 24% del vecchio piano), una lieve compressione dei margini e quasi un raddoppio degli spese per investimenti nei prossimi due anni. Tutto questo punta ad un aumento del fatturato (20% più del precedente piano) e dell’EBITDA [utili prima degli interessi, tasse e ammortamenti] nel lungo termine. La proposta è addolcita dal fatto che i dividendi previsti con il nuovo piano sono 1,5 miliardi di € entro il 2010 contro 1,0 miliardi di € in precedenza.

Dopo aver seguito in maniera disciplinata una strategia triple play per 4 anni, Fastweb ora cambia marcia e sembra che vada per l’espansione a tutti i costi, che potrebbe anche essere la risposta giusta, ma gli investitori sarebbero giustificati nel pensare che tutto questo suoni molto simile alla formula familiare dei tempi della bolla (1999-2000).

James termina con la considerazione che la mossa ha senso se i prezzi della larga banda rimangono stabili e se non compaiono nuove tecnologie che fanno saltare il collo di bottiglia sul local-loop.

E qual’è la novità a cui FW risponde con il suo annuncio ? La partenza dello shared access anche in Italia. Per mettere a fuoco il problema, lo shared access ha fatto saltare in aria il mercato in Francia: quasi raddoppiata la penetrazione di ADSL, Free offre a 30€ più di quello che FW offre a 60€.

In Italia succederà la stessa cosa, magari più lentamente. Se davvero arrivano le ADSL a 4 Mbps per 30€/mese, è grigia, per Fastweb.

Per quanto riguarda le nuove tecnologie, forse WiMax promette troppo, ma non è escluso che arrivi e sparigli anch’essa le carte.

L’unica cosa che potrebbe salvare FW ? Wind che non trova un acquirente e Tiscali che non trova altri fondi.

Apple, Microsoft e giocosità

Hugh Mac Leod ha una interessante osservazione sulle differenze tra Apple e Microsoft. Cito in full:

Quindi, prima ho chiesto a Robert Scoble di Microosft quale sia la loro prossima grande idea.
Robert replica dicendo che la risposta è “Vendere quello che abbiamo”.
Robert, quella non è una “grande idea”. Si può definire a malapena una “idea”.
Un paio di mesi fa ho definito liberamente la “Creatività” come “quel posto dove lavoro e divertimento diventano la stessa cosa”.
A Microsoft manca una certa giocosità. Al loro grande rivale, Apple, non manca [certo, Apple ha altri problemi ecc.].
Apple chiama il suo nuovo OS “Tiger”. Microsoft chiama il suo nuovo OS “Microsoft Windows XP Media Center Edition 2005″.
Cielo, neanche so cos’p e già mi sta annoiando.
Apple ha “Newton”. MS ha “Microsoft Windows Tablet PC Edition”.
Eccoli, mi stanno annoiando di nuovo.
Apple ha l’iPod. Microsoft ha l’iRiver H320 Digital Music Player.
Noioso noioso noioso noioso noioso….

Chiaramente, Microsoft ha altri vantaggi rispetto a Microsoft, ma le osservazioni mi sembrano azzeccate.

Region coding per cartucce d’inchiostro

Un sicuro segno che un mercato sta diventando non competitivo, o che si basi su fattori che non sono solo qualità e prezzo ? Quando si introducono barriere artificiali al commercio.

Il DVD è l’esempio principe, con il suo tentativo di rendere (quasi) impossibile l’utilizzo di dischi destinati ad una regione del mondo diversa da quella da cui proviene il lettore, in maniera da preservare il sistema delle “finestre” di rilascio in diverse zone del mondo, e poter meglio fare discriminazione sui prezzi (estrarre di più dai consumatori dei paesi ricchi).

Anche sui beni di marca tipo i capi d’abbigliamento, c’è sempre stato il tentativo di impedire il mercato “grigio”, cioè l’acquisto diretto da parte dei commercianti in paesi esteri per poi rivendere a prezzi più bassi rispetto a quelli “ufficiali”.

Adesso il region coding arriva per le cartucce d’inchiostro per le stampanti a getto. I produttori non sono più soddisfatti di ostacolare in tutte le maniere il refill delle cartucce, ma tentano di impedire l’uso di cartucce acquistate in paesi diversi da quello dove si è acquistata la stampante. Ovviamente, di fronte a forte differenze di prezzo tra un paese e l’altro, i produttori negano che il region coding serva a guadagnarci di più.

Immagino che sia la solità misura per “proteggere il consumatore” alleggerendogli il portafoglio, in maniera che non rischi di farsi del male, con tutti quei soldi.

Benvenuti al nuovo approccio alla libertà di commercio: libertà di vendere in tutti i paesi, ma non libertà di acquistare in tutti i paesi.

Hit Song Science

Vi ricordate come mai le case discografiche trattengono una grossa fetta dei profitti provenienti dalla vendita di musica ?

Quel denaro sarebbe giustificato dai costi di produzione degli album, dai costi di talent scouting, dai rischi finanziari che esse sosterrebbero per lanciare nuovi artisti e nuovi album.

Di fronte al calo dei costi causato dalla digitalizzazione di produzione e distribuzione, resta il dubbio che la crescita della quota dei ricavi che le case discografiche trattengono sia giustificata da altri fattori. Ma il numero di nuovi album cala. Sarà aumentato il rischio ? O avrà qualcosa a che fare con un oligopolio sempre più ristretto ?

La risposta: per minimizzare il rischio, molte case discografiche decidono se e quanto investire in un brano usando un programma chiamato Hit Song Science della spagnola Polyphonic Human Media Interface, che determina le probabilità di successo di un brano confrontandone le caratteristiche musicali (melodia, armonia, ritmo, ecc.) con 3,5 milioni di canzoni degli ultimi 30 presenti nel database, in base al successo che hanno avuto.

Il costo per far giudicare un CD a Hit Song Science ? Solo 4.000€.

Al lettore l’arduo compito di determinare quanto spazio rimanga per la fantasia e l’innovazione in questo approccio. Lo slogan potrebbe essere:

Vi guidiamo verso il futuro della musica con gli occhi incollati allo specchietto retrovisore.

[Via Plasticbag]

Compenso SIAE e inviti a piratare

Network Games riporta le dichiarazioni di Mauro Masi (direttore del dipartimento Editoria di Palazzo Chigi) alla radio, dove dice che sul

supporto vergine si paga un “compenso generale” perche’ poi si possa scaricare”

E allora come mai scaricare ad uso personale non è legale, anzi, lo si vuol far diventare perseguibile penalmente ?

Please, un minimo di buonsenso. O si paga un compenso e poi quello che si fa è lecito, o non si paga nulla sui supporti vergini, e sarà compito delle forze dell’ordine o delle parti lese fare affrontare le conseguenze del reato a chi lo commette.

Picasa 2

Nuova versione per il software di gestione delle immagini di Google: Picasa 2 è disponbile al pubblico. Solo inglese. Solo windows. Fattori redimenti: è gratis e fortunatamente non è una beta pubblica. Sono abbastanza stufo di beta pubbliche eterne. O di pre-annunci di beta pubbliche.

Google e la fibra scura

Google è alla ricerca di un “Negoziatore Strategico con esperienza nell’identificazione, selezione e negoziazione di contratti per fibra scura sia in ambito metropolitano che sulla lunga distanza, per la costruzione di un backbone di rete globale”.

Per fibra scura si intendono quei tratti di fibra ottica che sono stati posati ma ancora non in uso.

Potrebbe essere semplcemente una mossa per approfittare del mercato depresso della connettività in fibra e risparmiare sulla connettività da e tra i propri datacenter. Potrebbe essere qualcosa di più.

Una Margherita per i discografici

Già la storia della legge Urbani e delle sue non-modifiche avrebbe dovuto far sospettare a tutti che la lobby dei forcaioli anti-copia non stesse solo nel centro-destra.

Il sospetto è confermato dalla proposta di legge presente sul sito dell’onorevole Franceschini della Margherita: riduzione dell’IVA per i dischi e galera per chi copia, con la solita maschera dell’equivoco dello scopo, tra “trarne profitto” (più restrittivo, presente nella proposta di legge”) e scopo di lucro, che colpirebbe solo chi vende copie non autorizzate, presente solo nella spiegazione della legge.

Altri hanno commentato, con maggiore tempestività e maggior dettaglio.

Trovo incoraggiante notare, come osserva Stefano, la discussione che si è sviluppata, sia sul blog di Franceschini che su altri blog. Incoraggiante perchè finalmente si comincia a comunicare a chi le porta avanti quanto siano sgradite queste proposte di legge.

Gli aspetti discutibili sono molti. Mi chiedo cosa renda i CD musicali più meritevoli di una riduzione IVA rispetto ad altri prodotti culturali (DVD ? videogiochi ? pay-tv ?). E perchè non si parla dei brani acquistati online ? Non sono il futuro della musica ? E perchè poter scaricare fiscalmente gli acquisti fino a 250€ ?

E infine il tormentone della galera per i pirati. E’ inutile cercare di procacciarsi la benevolenza della lobby dei discografici con la proposta di pene carcerarie che probabilmente non verranno mai applicate. Quante volte è necessario osservare quanto sia sproporzionata l’idea di mandare in galera centinaia di condivisori in rete, se non si fa prima neanche un tentativo di far funzionare lo strumento molto più ragionevole delle sanzioni amministrative ?

Una legge che crea un nuovo reato e dispone come pena la galera serve solo a instillare (ancora) maggior disprezzo della legge, se non viene applicata. E, visto lo stato della giustizia Italiana, è facile immaginare quanti pochi condivisori in rete sarebbero vittima di una ingiustizia del genere.

I guadagni di Apple a fine 2004

Oggi non sarà un altro Apple day come ieri, però una notizia è abbastanza importante: Apple ha annunciato i risultati dello scorso trimestre (terminato il 25/12). Oltre 4,5 milioni di iPod venduti (sestuplicate le vendite in un anno).

Gli AppleOttimisti saranno felici di sapere che in un anno le vendite sono quasi raddoppiate (3,49 miliardi di dollari nel trimestre) e che gli utili sono stati di 295 milioni di dollari in un solo trimestre, e vedranno questi soldi come le risorse con cui Steve Jobs potrà dominare la multimedialità e rilanciare Apple alla grande anche nei computer.

Gli ApplePessimisti interpreteranno i soldi accumulati da Apple come un qualcosa che permetterà di prolungare un pò l’agonia ma non cambia l’inevitabilità della sconfitta da parte dei soliti noti.

I realisti vedranno un segnale incoraggiante, saranno felici del fatto che la continuata salute di Apple sul mercato musicale costringerà Microsoft ed altri a fare maggiori sforzi e migliorare i propri prodotti e servizi.

iTunes è in utile (appena), ma i dirigenti di Apple hanno affermato che sono disposti a tagliare i prezzi ed andare in perdita, se necessario, pur di continuare a crescere: “Vendere musica ci aiuta a vendere iPod, che ci aiuterà a vendere computer”.

Strani compagni di letto

Per una volta tanto le compagnie che offrono prodotti per le reti p2p e le case discografiche sono dalla stessa parte: contro AltNet, che cerca royalties per il suo brevetto che copre “un modo di identificare i file sulle reti p2pusando un hash”. Per favore!!!

Fairplay, correttezza e forza

Michele fa alcune acute osservazioni sul più importante non-evento del MacWorld: Apple non darà (ancora) in licenza il sistema FairPlay che sta dietro ad iTunes Music Store.

Devo ammettere che sono allergico all’approccio estremamente proprietario di Steve Jobs e Apple. Non dare nulla in licenza, tenere per se le tecnologie e essere ammiraglio in una pozzanghera piuttosto che capitano in un oceano.

Detto questo, in questo momento i fatti danno ragione ad Apple. Steve Jobs ha dichiarato che considererà la concessione di FairPlay in licenza quando la quota di mercato di iTunes / iPod scenderà sotto il 50%.

Attualmente Apple domina il mercato online della musica (70% la quota di iTMS). Gli spazi per la competizione sul prezzo sono spaventosament ristretti a causa dell’esosità delle royalty rispetto al prezzo finale.

La dominanza del mercato dei lettori MP3 è imbarazzante per gli altri produttori. Se gli altri si avvicinassero, Apple abbasserebbe i prezzi. Per ora la mind-share e il cool-factor dell’iPod è tale da consentire un grosso margine sul prezzo: Apple non riesce a star dietro alla domanda.

Microsoft avrà anche concesso in licenza WMA a chiunque lo voglia. Ma sono sicuro se Apple desse in licenza FairPlay, nelle aziende che avessero firmato accordi esclusivi il boia avrebbe molto da lavorare per sfoltire i ranghi dei manager incompetenti. Tutti farebbero la fila.

Conclusione: Jobs dovrebbe fare errori molto più grossi di quelli commessi negli anni ‘80-’90 per giocarsi la leadership attuale. Adesso sembra più saggio e il suo “reality distortion field” sembra rafforzato (probabilmente le mie considerazioni ne sono affette!). Basti vedere come sono stati accolti i nuovi prodotti. Un grosso successo di Mac Mini relativo a Windows Media Center lo confermerebbe.

Mac Mini e iPod Shuffle in Italia

Continua la simpatica abitudine di considerare un cambio €/$ alla pari. Almeno adesso l’IVA è compresa.

Tra i prodotti presentati al Mac World, il Mac Mini costerà 499€ (1,24 GHz, 40 GB) e 599€ (1,42 GHz, 80 GB). Stima di spedizione, 29/1/2005.

L’iPod Shuffle costerà 99€ (512 MB) e 149€ (1 GB), compreso l’odioso compenso per la copia privata. 3,46€ per il piccolo, 6,91 per il grande di donazione alla SIAE. Tempo di spedizione stimato in due settimane.

Windows Media, DRM e Crackers

Comincia ad essere dimostrato empiricamente quanto gli esperti di sicurezza predicano da tempo:

  1. E’ impossibile far funzionare le tecnologie DRM come impedimento assoluto alla copia non autorizzata. Su questo ci sono tutte le prove empiriche che si desiderano;
  2. La sicurezza anti-copia è incompatibile con la sicurezza e la privacy degli utenti costretti ad utilizzare le tecnologie DRM. Questo è dimostrato dall’inserimento di spyware nei file Windows Media da parte di Overpeer, emulato ora da schiere di cracker.

Macworld Keynote

Gli annunci del discorso di Steve Jobs al Mac World:

  • iPod Shuffle (”Enjoy uncertainty”, goditi l’incertezza), il lettore flash MP3 è grande come un pacchetto di gomme da masticare, senza schermo, leggerissimo. In commercio da subito, a 99$ la versione da 512 MB, 149$ per quella da 1 GB;
  • Mac Mini è l’iMac senza monitor nè tastiera nè mouse. Dimensioni 15cmx15cmx6,2cm, peso 1,5 kg, soliti ingressi e uscite (USB 2, Firewire, VGA/DVI, audio, Ethernet, modem),il prezzo è quello di cui si parlava fin dall’inizio, 499$, compreso Mac OS X e iLife per un G4 1,25 GHz, 256 MB RAM, 40 GB HD, Radeon 9200. Niente iHome, quindi, che si dimostrato un fake completo);
  • Novità varie su Tiger (prox versione di Mac OS X);
  • Novità varie per iLife (software multimediale personale, GarageBand con supporto per 8 tracce audio, iPhoto con supporto video e iMovie con supporto per video ad alta definizione);
  • iWork è la rinnovata la suite di produttività personale, che comprende Keynote 2 (presentazioni) e Pages, il nuovo word processor. Costo 79$.

Update: aggiunti link e foto del retro del Mac Mini.

iPod Shuffle:
iPod Shuffle

Mac Mini:
Mac Mini

Mac Mini ports:
Mac Mini ports
[Via Slashdot, Gizmodo]

Ciphire mail

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