Ho scelto WordPress perchè era l’unica piattaforma “semplice” per pubblicare weblog con diffusione di massa.
Alla montante insoddisfazione che viene a chiunque provi a guardare dentro il codice (chiedete a Ludovico!), si aggiunge ora un passo-falso preoccupante da parte di WordPress.org.
Su WordPress.org sono comparse in febbraio 168.000 pagine disegnate per guadagnare con Adwords di Google su termini molto costosi (come quelli che hanno a che fare con il diabete, le cause sull’amianto e i debiti personali): quello che viene chiamato “search engine spam”.
Andy Baio di Waxy.org approfondisce la questione della pubblicità nascosta di WP.
I link sulla homepage di WordPress.org sono nascosti ai visitatori grazie al posizionamento negativo CSS (fuori dalla finestra visibile), ma sono visibili ai motori di ricerca, un comportamento (cloaking) che Google condanna esplicitamente.
Trovo che questo sia un uso molto discutibile da parte di WordPress.org dell’elevato pagerank (8) che deriva dal link che è presente di default su tutte le pagine di tutti i blog WordPress. Per protesta ho tolto il link nella barra laterale e messo rel=”nofollow” su quello in fondo alla pagina.
Quello che mi colpisce negativamente è la scarsa trasparenza: la pubblicità è nascosta, il tema è saltato fuori in un forum su wordpress.org, ma è stato inizialmente soppresso da un moderatore. Non è così che dovrebbero comportarsi i responsabili di un progetto Open Source, in cui la fiducia della comunità nel lavoro degli sviluppatori è fondamentale.
Personalmente non la trovo una cosa così grave. Una mancanza di stile caso mai. D’altronde immagino che mantenere un sito come wordpress.org costi parecchio ed evidentemente le donazioni non sono molte.
E’ un equivoco comune quello di associare l’openness del codice ad altri tipi di aperture e questo è anche il tipo di motivo per cui molti ritengono più esatto parlare di software libero. Questo almeno dal punto di vista di un approccio FLOSS: il software stesso e la licenza che lo accompagna sono portatrici e garanzia di una libertà non intaccabile. Le intenzioni per le quali il programmatore ha scritto il programma, o i diversi possibili scopi per cui potrà essere usato contano poco.
Certo poi chi ne usuifrisce o collabora può avere riserve di altra natura sulla condotta del programmatore, ma non vanno appunto confuse con l’openness. In questo caso il sito che ospita il progetto se ho ben capito è di proprietà degli sviluppatori e ci possono fare ciò che credono: una volta messo a disposizione il codice sono finiti i loro ‘obblighi’. Chiaro è che un project leader che mena per il naso una comunità prima o poi la paga e di solito nella forma di un fork del progetto. Il software libero lo consente, e questo è il bello e allo stesso tempo l’essenziale.
Se poi devo dare un giudizio: a) capisco la perplessità di vedere in atto comportamenti simili a quelli che il programma dovrebbe prevenire b) quella di aver tradito o fregato gli utenti sfruttando surrettiziamente l’alto rank è davvero una cavolata c) quelli che veramente potrebbero risentisi sono quelli di Google, comunque non vedo che c’entrino gli utenti.
ciao
Antonio, in tutta sincerità, molti (io compreso) lasciano i link a WordPress sul proprio blog per fare “evangelismo” del progetto.
Non mi piace affatto l’idea di usare il “google-juice” così guadagnato per inquinare ulteriormente i risultati dei motori di ricerca, soprattutto su termini delicati, come quelli che hanno a che fare con le bancarotte personali, il diabete e le malattie relative all’amianto.
Soprattutto, dopo aver sentito dire agli sviluppatori che era indispensabile rendere obbligatorio rel=”nofollow” nei commenti per impedire il search engine spam …
Ora mi è più chiaro il punto. grazie
Fermo restando che, di qualunque cosa si tratti (mancanza di stile, scarsa trasparenza, comportamento scorretto,…), questa sia innegabile, attendo una replica dai diretti interessati, nella speranza che venga fatta maggior chiarezza.
Per la chiarezza, temo che bisogni aspettare che Matt Mullenweg torni dalla sua vacanza in Italia (Firenze e Venezia). In un post oggi ha promesso chiarimenti.
Matt ha fornito come promesso tutti i chiarimenti del caso sul suo blog. Mi sembra che l’unico risultato di questo attacco di isteria collettiva sia stato quello di rovinare la prima vacanza all’estero di un ragazzo di vent’anni che da un paio di anni si sta facendo un notevole mazzo per creare un sofware molto bello che tutti possono usare senza spendere una lira.
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