Interessanti sviluppi sulle leggi anti-p2p in Francia. In marzo, il giudice Dominique Barella, presidente del maggiore sindacato dei magistrati francesi, aveva scritto un editoriale per Liberation in cui aveva osato invocare la depenalizzazione del file-sharing individuale senza scopi di lucro (Dépénaliser la musique téléchargée), parlando della riluttanza dei magistrati francesi a confermare le pene di reclusione previste dalla legge per alcuni giovani condannati per aver condiviso brani musicali in rete.
Il ragionamento espresso dal magistrato non differisce molto dagli argomenti già visti in molti blog negli ultimi anni (compreso questo):
«Quand une pratique infractionnelle devient généralisée pour toute une génération, c’est la preuve que l’application d’un texte à un domaine particulier est inepte.»
Provo a tradurre: “Quando un reato penale diventa generalizzato per tutta una generazione, è la prova della applicazione inetta di una legge ad un particolare problema”.
Prosegue, dicendo che è preferibile anticipare la piena espressione dell’incomprensione generazionale tra le generazioni pre-p2p e i giovani attuali, evitando di regolare penalmente ciò che deve essere regolato tecnicamente ed economicamente. E rincara, sostenendo che è più opportuno che lo stato utilizzi polizia e magistratura per dar la caccia e punire i delinquenti più pericolosi, piuttosto che “per proteggere alcune multinazionali del disco”.
L’industria discografica Francese si è (ovviamente) scagliata contro il giudice Barella, scrivendo una lettera al ministro della giustizia per protestare contro le sue parole, e ringraziandolo in anticipo per le “azioni disciplinari che riterrà opportuno prendere”.
Possiamo sperare che i magistrati Italiani seguano l’esempio dei colleghi transalpini, e che si possa sviluppare un dibattito che porti ad invertire il trend verso legislazioni inutilimente severe sul file-sharing.
[Via Wired]
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