Pare proprio che le case discografiche non abbiano mai sentito la Regola Aurea: “Tratta gli altri come vorresti essere trattato da loro”, cardine dell’insegnamento etico di molte religioni.
E’ comprensibile che le case discografiche lamentino la pirateria. E’ meno accettabile che la lamentino come un tentativo di affamare i poveri artisti, quando anno dopo anno si sentono nuovi esempi di tentativi di non pagare o sotto-pagare le royalties agli artisti da parte delle case discografiche.
L’ultimo esempio è Warner Music Group. Da una parte, permette a iTunes di vendere brani musicali solo sotto forma di una “licenza”: chi paga 0,99€ su iTunes non acquista un brano musicale, acquista solo una licenza per quel brano in quella particolare forma, con tutte le restrizioni del caso (solo x macchine, solo x copie, ecc).
Third Story, che pubblica le canzoni di Tom Waits ed altri, ha citato in giudizio Warner Music perchè calcola le royalties per le vendite online con le stesse percentuali di quelle per le vendite di CD (tra il 9% e il 13%), nonostante il contratto di Tom Waits preveda royalties tra il 25% e il 50% delle licenze vendute a terze parti.
Si può capire come mai WMG non voglia rinunciare alla metà degli 0,67$ che riceve per ogni brano venduto su iTunes (0,99$), ma sembra piuttosto disonesto vendere “licenze” ai consumatori online (danno meno diritti) e comportarsi come se si vendesse un prodotto fisico con gli artisti (meno royalties).
Resta la domanda: chi è il vero pirata ? Chi sottrae soldi agli artisti, giusto ?