Via The Importance Of, la notizia che a Londra pensano di estendere il copyright sulle incisioni sonore, dagli attuali 50 a 95 anni.
La stessa manovra che è fortunatamente fallita l’anno scorso a Bruxelles.
Ho già sproloquiato a fondo sul perchè queste estensioni retroattive sono dannose: vanno a beneficiare poche grandi star e poche case discografiche, facendo strage del pubblico dominio.
Il Ministro delle Industrie Creative inglese dà un nuovo spin alla stanca retorica sull’estensione del copyright: le entrate aggiuntive permetterebbero all’industria discografica di fare maggiori investimenti nel trovare e sviluppare nuovi talenti. Forse non ha letto il rapporto dell’anno scorso della Commissione Europea che argomentava contro l’estensione. Ri-cito:
Si teme che una estensione del periodo di protezione tenderebbe solamente a diminuire la scelta di musica sul mercato, vincolando il flusso di denaro da alcune incisioni molto popolari, senza allo stesso tempo fornire alcun nuovo incentivo concreto alla creazione di nuove incisioni, e senza motivare nuovi investimenti.
A me sembra abbastanza chiaro. Ammesso e non concesso che le case discografiche siano imprese ben condotte, l’investimento sui nuovi talenti viene fatto in base alla loro (presunta) redditività, non in base alla quantità di denaro che hanno in casa. Le entrate aggiuntive troverebbero rapidamente la tasca verso i portafogli del management e degli azionisti, non verso nuovi e promettenti artisti.
Per chiarire l’ultimo equivoco, una estensione del copyright da 50 a 95 anni ha pochissimo impatto sulla produzione di nuove opere dell’ingegno: le future entrate sono talmente lontane nel futuro e talmente incerte che il loro valore scontato al presente è quasi nullo. Basti vedere ad es. Boldrin e Levine, o il rapporto scritto da 17 grandi economisti (tra i quali 5 premi nobel) a supporto di Eldred vs Ashcroft.
In conclusione, le estensioni retroattive del copyright servono solamente a trasferire risorse dai consumatori in genere ai pochi detentori di diritti sulle opere ancora popolari dopo 50 anni (e.g. Beatles, Rolling Stones, ecc). Sostenere direttamente un trasferimento di ricchezza dal pubblico verso pochi artisti/case discografiche già molto ricchi sarebbe impopolare, quindi si usano argomenti fallaci per riguardo un presunto incentivo alla creazione di nuove opere.
Come diceva Deep Throat ai giornalisti sul caso Watergate, per scoprire i responsabili bisogna “seguire il denaro” (“Follow the money”). In questo caso, basta interrogarsi su quali siano i benefici certi (discografici & c) e quali i benefici solo presunti (per il pubblico).