Il disco rotto del p2p e della flat

Un po’ di discussione in rete sull’interessante rapporto OECD sulla musica digitale in rete (pdf, 132 pagine).

Oggi Punto Informatico riporta i punti di vista dell’IFPI e della FIMI al riguardo. Li ho letti ma avrei potuto sintetizzarli anche senza leggerli. Parafrasando: “Il rapporto dice alcune cose giuste dove ci dà ragione, tratta gli argomenti in maniera superficiale o sbagliata dove non ci dà ragione”.

Mi lasciano perplesso gli argomenti usati da Mazza per liquidare la proposta di un prelievo flat sulla connettività per compensare i titolari dei diritti d’autore. Il rapporto OECD sostiene che i sistemi di compensazione alternativa potrebbero essere non necessari (perchè il mercato online comincia a funzionare) o potrebbero violare alcuni trattati internazionali (tipo la convenzione di Berna, fortemente voluti dai detentori di copyright). Così Mazza:

EM: È infatti un sistema anacronistico, tenendo conto che oggi la tecnologia consente micropagamenti e micro royalty ai titolari dei diritti. Con il sistema del flat si sarebbe solo favorito l’artista più famoso o la casa discografica più grossa.

E’ un argomento capzioso per varie ragioni:

  • Non si affrontano i (possibili) meriti dei vari sistemi di compensazione alternativa,
  • si propone un sistema infinitamente più complicato predicato non su una ma su due tecnologie che devono ancora dimostrare di funzionare nel mondo reale (micropagamenti e DRM)
  • Si mette in piedi un uomo di paglia (un ipotetico sistema di compensazione alternativa che favorisce le grandi case discografiche e i grandi artisti) per poi definirlo inaccettabile a causa dei difetti che ci si è inventati.

Se si desidera un sistema di compensazione alternativa che favorisca i piccoli artisti, basterebbe inventarsene uno che pesi nella maniera giusta le rilevazioni statistiche dell’uso e dello scaricamento dei loro brani musicali.

E’ pacifico che una tariffa flat sulla connettività sarebbe ingiusta perchè colpirebbe in maniera indiscriminata chi consuma musica e chi non la consuma. Inoltre, sarebbe inefficiente economicamente. Ma il metro su cui bisogna misurarne i meriti è un altro. Bisogna chiedersi se una tariffa flat creerebbe maggiore danno all’economia rispetto a leggi e sistemi che limitano in maniera drastica l’innovazione nel mondo delle tecnologie di rete e di riproduzione della musica e limitano anche la competizione nella produzione e distribuzione di musica. Perchè sono questi gli effetti delle leggi anti-circonvenzione (DMCA e EUCD) e delle tecnologie DRM rese obbligatorie ed intoccabili per legge su cui si basa il funzionamento del sistema invocato dalle case discografiche (micropagamenti e microroyalty per ogni trasferimento, per ogni uso …).

Se poi siamo tutti d’accordo che i sistemi di compensazione alternativa sono obsoleti e ingiusti, cominciamo a toglierli dai supporti di riproduzione, dalle memorie di massa e audio e videocassette.

One thought on “Il disco rotto del p2p e della flat

  1. I sistemi complicati favorscono la tariffazione non controllata da chi paga…. Telecom, Enel, varie società multiservizi non insegnano niente?

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