Archive for November, 2005

One-handed blogging

L’uso di una piattaforma blog per attività micro-editoriali for-profit viene convenzionalmente chiamato “nanopublishing”.

Manca una definizione per il blogging esercitato per il solitario e peccaminoso piacere di scrivere pensieri velenosi per poi godersi le reazioni altrui.

Con una semplice inversione delle prime quattro lettere, da nano-publishing si ottiene onan-publishing.

Una definizione alternativa potrebbe essere “one-handed blogging”.

Per un esempio e una definizione ricorsiva di one-handed blogging, vedere qui.

E’ meglio essere Nani o essere Single ?

Una domanda su cui mi interrogo da un po’ di tempo: quando è meglio per un blogger essere nano (ovvero entrare in un network di nanopublishing) e quando è meglio essere single (tenere un proprio blog da solo).

Sicuramente, il giornalista/professionista affermato, che può puntare ad essere esperto di riferimento in un settore o in una nicchia, farà meglio come stand-alone blogger (salvo poi magari appoggiarsi ad una “entità federativa” per la pubblicità). Non avrà l’obbligo/incubo di scriver almeno un paio di post al giorno. Non avrà nessuno che gli dirà “non andava bene”, “non era interessante”, “qui non facciamo friday-cat-blogging”.

Questo vale a maggior ragione perchè l’essere uno dei blogger di riferimento può avere benefici che vanno al di là dei (pochi) denari che AdSense può portare ad un blog. La maggiore visibilità in rete, che può portare a nuove aperture in campo professionale, le opportunità di networking, il puro e semplice fattore “egoboo”, il vedersi magari nella Top 100 dei Blog italiani.

Non tutti hanno la voglia, il talento, l’energia o il tempo per percorrere una strada del genere.

Non siamo ancora in un mondo completamente disaggregato di creatori e consumatori di informazione, in cui tutto viene consumato tramite feed, e gli utenti con 200 feed nell’aggregatore sono la normalità.

Per chi consuma informazione, selezionare le fonti di informazione ha un costo, stabilirne l’autorevolezza e memorizzarla mentalmente ha un costo. Consuma attenzione, energia e tempo.

C’è ancora molto spazio per iniziative ombrello, che facciano “arbitraggio di informazione”, che prendano un settore di interesse comune (auto, tv, erotismo, cellulari, e chi più ne ha più ne metta), lo seguano ossessivamente, e si preoccupino di fare da filtro, di selezionare le notizie ritenute di maggiore importanza e segnalarle commentandole. Risparmiando agli utenti parte di quello sforzo di mantenere i bookmark/ l’aggregatore aggiornato, aiutandolo nella scoperta di nuove e rilevanti fonti di informazione.

Da qui i blog sull’auto, sulla tv, sull’ecologia e sul cinema. Da qui lo spazio e l’opportunità di guadagno per chi cerca di reclutare un certo numero di blogger che scrivano su questi argomenti, per coprirli in maniera esaustiva, divertente e con un ritmo sufficiente da soddisfare il più gran numero di appassionati possibile, liberandoli della parte relativa al supporto tecnico, alla raccolta pubblicitaria, ecc.

Non sempre si riesce a fare un prodotto soddisfacente. Non sempre il pubblico è numeroso quanto ci si aspetta e non sempre si riesce a raggiungere una fetta sufficiente del pubblico da rendere il blog remunerativo a sufficienza per tutti i partecipanti.

Sulla puzza di marcio dei Nani.

Questo blog è tornato ad essere una valvola di sfogo. Il meglio del blogging: poter trasformare la “great conversation” in una “giant flamewar”.

E come farne a meno, quando si leggono cose di questo tipo, che in parte è una risposta al post sui nani fastidiosi:

… ciò che del nanopublishing puzza di marcio da “new economy” è questo clima di ingiustificata esaltazione generale, di corsa all’oro. Per la legge dei grandi numeri un blog su mille - toh, facciamo due - può diventare un caso editoriale e una gallina dalle uova d’oro tanto da attirare investimenti pubblicitari o, addirittura, essere acquistato.

Parto dalla constatazione che la “giant flamewar”, e il conseguente doversi bardare di amianto e di pelo sullo stomaco, deriva principalmente dal partire da definizioni divergenti di Nanopublishing. A me piace (abbastanza) quella della Wikipedia:

Nanopublishing è un modello di editoria online che utilizza una struttura minima e poco costosa per raggiungere una audience specifica

Non ho miglior consiglio per chi sente puzza di marcio da new economy, se non quello di restare lì, seduto in riva al fiume, in attesa che passino i cadaveri dei nanopublisher che non ce l’hanno fatta, per godersi poi il grande piacere del poter dire “l’avevo detto”.

Per quanto ci riguarda, preferiamo il piacere di contribuire a costruire qualcosa che cambi il panorama stantio dei media in Italia. Temo che il clima da corsa all’oro non rientri nelle considerazioni. Siamo partiti a novembre scorso, prima che di oro ci fosse anche solo l’odore. Credevamo e crediamo fermamente che la componente critica del nanopublishing sia la “struttura minima e poco costosa”. E infatti i soci di Blogo non sono solo dei parassiti sanguisuga, che campano del lavoro dei blogger. Hanno dei day-jobs, e faticano ogni giorno a fianco ai blogger.

Due cose ci interessano: far crescere il traffico e le inserzioni. L’obiettivo è arrivare ad avere un business sostenibile che possa ricompensare adeguatamente i blogger. La crescita organica è più che sufficiente, grazie. Siamo però sempre alla ricerca di nuovi e bravi blogger, sempre che non siano insospettiti dalla mancanza di puzza di marcio da New Economy. Chissà, potrebbero essere attratti dal concretissimo fatto che Blogo offre condizioni più vantaggiose rispetto alla concorrenza (la differenza tra “fino al 50%” e “almeno il 50%”).

Blogo.it si ritiene comunque molto fortunato ad avere diversi blog 1/1.000 (secondo la definizione di Macchianera): Autoblog.it, Motoblog.it, Deluxeblog.it, TVBlog.it, Cineblog.it, Downloadblog.it e Gadgetblog.it. Tutti hanno ricevuto investimenti pubblicitari diretti. I primi tre anche una sponsorizzazione dell’intero blog. Per non parlare delle campagne pubblicitarie “run of the network”.

Intanto ne approfitto per ringraziare i lettori di Autoblog.it, che ci hanno permesso di superare il traguardo del milione di pagine viste in un mese a Novembre, e quelli di TVBlog, che ci si stanno avvicinando a grandi passi.

Una considerazione finale per chi pensa che in rete tutto sia già stato detto e fatto, che le pagine individuali su Geocities siano uguali ai blog, che il nanopublishismo sia uguale al portalismo: L’aforisma sulla storia che si ripete sempre, prima come tragedia, poi come farsa, non è una verità universale ed eterna. A volte, i precursori fanno le cazzate, e chi segue impara.

Video delle chiuse di Panama: 7 giorni in 11 minuti

Chiuse di Miraflores
Il commercio del mondo al lavoro: un video time-lapse delle chiuse di Miraflores nel canale di Panama. Una settimana è compressa in 11 minuti. Le chiuse si riempono e vuotano in un paio di secondi (anzichè in dieci minuti). Ipnotico: una danza di pachidermi che semprano passare nelle chiuse giusto per pochi centimetri.

Se avete (molto) tempo da perdere, guardatevi le live cameras delle chiuse (da cui proviene il video) … [Via Boing Boing]

Liberali ? Quali liberali ?

1. Una volta un liberale era qualcuno che traeva ispirazione dalla celebre frase di Voltaire:

“Non condivido le tue idee, ma darò anche la mia vita se necessario per difenderle”

.

2. Leggo sul Corriere di oggi che il presidente del consiglio, per dare la carica ai presidenti dei comitati elettorali del suo partito, a proposito dei cripto-comunisti mascherati da socialisti/liberali, non trova di meglio da dire che: “… No: sono da eliminare, se non fisicamente, politicamente”.

Sono l’unico che si chiede cosa ci sia nelle pillole di questo vasetto, per portare i “Riformatori Liberali” ad invitare la persona che ha pronunciato la frase in (2) a pronunciare le conclusioni finali alla loro assemblea nazionale, pubblicizzata lo stesso giorno sullo stesso giornale ? Spero una medicina per la memoria, per aiutarli a ricordare il loro passato da genuini liberali … Spero non si tratti di qualcosa per rinforzare la faccia tosta: ne hanno già abbastanza.

Radicali liberi

Sony rootkit - crollano le vendite

Oh! Che strano. Gli artisti che hanno avuto la fortuna di vedere i loro CD “protetti” dal rootkit Sony, ora hanno la fortuna di vedere le loro vendite crollare. Chissà, magari gli artisti si uniranno ai consumatori, nell’avviare cause legali per ottenere un risarcimento dei danni (mancate vendite e perdita di reputazione) …

La lezione per Sony e per le altre case discografiche ? Magari non trattare i propri clienti come ladri, e non installare sui loro PC un pezzo di software che permette a chiunque di intrufolarsi in quel PC [Via Techdirt].

Who’s afraid of the big bad G

Wired fa una rassegna di chi ha paura di Google. Interessante la dichiarazione del direttore vendite di Google (”Stiamo cercando di trovare modi per non essere visti come un gorilla”) e la battutina dell’autore del pezzo (”Viste le sue ambizioni smisurate, questa è una ricerca che neanche a Google potrebbe riuscire”).

E’ interessante vedere come Google si stia trasformando rapidamente nel “lupo cattivo”, nonostante non ci sia ancora (quasi) nulla che indichi una tendenza ad abusare delle sue posizioni dominanti.

Interessanti anche le considerazioni di Ludo su come Google possa dimostrarsi un potentissimo motore per scoprire violazioni di copyright, e come, incrociando i dati del “eternal cookie” con i dati che potrebbe raccogliere da Google Analytics, Google possa saperne ancora di più sulle abitudini degli utenti Internet. E in questo caso, ancora più di abusi da parte di Google, mi preoccupa ancora di più la potenzialità che gli apparati statali hanno di abusare di questi dati: basta un mandato dal giudice, e via tutte le mail su gmail, le ricerche effettuate, il click-trail …

Senza dimenticare la possibilità di abuso da parte dei privati: già mi immagino le cause di divorzio in cui gli avvocati chiedono al giudice il mandato per ottenere da Google i dati sulle ricerche e visite XXX effettuate dal marito, accusato di infedeltà virtuale …

P.S. Per chi rimanesse perplesso dal titolo: consiglio l’ascolto dell’mp3 che trovate su questa pagina.

Some days this blog feels like this

Wikilab.net

The blog & the desolation [Street sign generator, via The Generator Blog]

Il reality per miliardari

Deluxeblog segnala un nuovo reality (ce n’era bisogno!) della BBC: si cercano imprenditori che dovranno dimostrare di non aver perso il fiuto degli affari, avviando un attività con solo 7.500 € di capitale iniziale. Un consiglio: evitare il nanopublishing.

MSFT perde 126 $ per ogni XBox 360 venduta ?

Whoa. Che male! Secondo BusinessWeek, Microsoft perderebbe circa 126$ per ogni XBox 360 venduta. Chissà, magari un giorno le entrate da licensing permetteranno di fermare questa colossale emorragia di denaro. O, magari, un giorno gli azionisti MSFT si chiederanno se non era meglio ricevere un bel dividendo da (126$ * numero XBox 360 vendute) …. [Via /.]

Nano confluisce in nano

Chi compra chi, nel micropanorama del nano-publishing Italiano ? Dopo i velati hint di settimana scorsa, apprendiamo da un profilo dei nani Italiani su Nova, che Blogcenter di Luca Conti confluirà in Blogosfere di Marco Montemagno. Siamo curiosi: chi compra chi ? Chi paga cosa a chi ? O è un semplice scambio di quote ? Se si, come sono valutati i 5 blog di Blogcenter rispetto ai futuri 100 di Blogosfere ?

Due soli rammarichi rispetto a Nova. Primo: perchè Il Sole 24 Ore non gli dà un po’ di #*%$! risalto sul sito, e non mette gli articoli online ? Secondo: peccato non aver sentito la D’Agnino, autrice del pezzo. Si sarebbe potuto parlare del fatto che non esistono solo AdSense, Zanox e Tradedoubler, per i blog, ma anche le campagne dirette degli Inserzionisti, che richiedono maggiore fatica e numeri importanti di lettori.

E complimenti a Luca per i 5$ CPM di AdSense …

Sony: la “cause célèbre” contro il DRM ?

Eff e Stato del Texas denunciano Sony per il Rootkit. Rischio di risarcimenti milionari in caso di sconfitta. Una “cause célèbre” che potrebbe insegnare a tutti (produttori e consumatori) ad essere più diffidenti nei confronti dei consumatori ?

E chi si sarebbe mai aspettato di sentire una chicca del genere da Microsoft:

“Un personal computer si chiama personal computer perchè è vostro. E’ giusto che abbiate il controllo su tutto il software che ci gira sopra”.

Da incidere nella pietra. Sulle tavole delle “Libertà Digitali”.

Questo è un blog “democratico”

Rispondo alla “chiamata alle armi” di Ludo. Con una precisazione: questo è un . O liberal. Chiamatelo come volete. Non è un blog “di sinistra”. Sono “liberale” nel profondo. Credo nella libertà dell’individuo, politica ed economica. E se intervento dello stato ci dev’essere, che sia per far rispettare le libertà dei piccoli nei confronti dei potentati (politici o economici che siano).

Quindi, se c’è un progetto, una lista, un idea, un qualcosa cui possa partecipare, eccomi.

Trucchetti da Technorati Game

Una piccola aggiunta al post precedente. Trovo ridicolo che la presunta “grande conversazione” dei blog attorno al nano-publishing venga condotta senza mettere link ai vari network.

Cos’è, la Top 100 basata su Alexa brucia tanto che si vuole evitare a far salire troppo i nani in quella basata su Technorati ?

“Ohhh! I nani crescono troppo in fretta! Meglio non dargli troppo technorati-karma / google-juice!”.

Nani fastidiosi

Quando leggo cose di questo tipo mi ribolle il sangue:

Gestire un blog è impegnativo: servono stimoli, serve voglia. E la voglia (escludendo il primo naturale periodo di eccitazione) non può essere data dalla retribuzione, per un semplice motivo: che quel prodotto è nato non perché bello, non perché studiato o fortemente voluto, ma perché era “vendibile”. Quel blog non ha una storia di post scritti tra il sonno e il letto, o tra la scrivania e la pausa pranzo; non ha quattro anni di lotte con i troll e piccoli scandali, e grandi rivelazioni; non ha uno o più autori che sentono il marchio come “proprio”.

Macheccazzo. Elitismo da blogger d’antan. Ogni volta che comincia la commercializzazione di un nuovo mezzo di comunicazione, si levano le voci dei profeti nel deserto, che lamentano la presenza di mercanti nel tempio, la creazione di boutique dove una volta c’era un bazaar, il riarrangiare gli altarini di cricche auto-referenziali.

Questo blog è stato studiato, è stato fortemente voluto, ha una storia di post scritti tra il sonno e il letto, con sessioni di Skype alle 3 di notte, in pigiama e in accapatoio, al mare, in ufficio e a casa, con lo sfondo delle giustificatissime proteste della moglie. Se vanta solo un anno di lotte con troll e manca di piccoli scandali, non manca certo di cortesi lettere dagli uffici legali/uffici stampa che chiedono togliete questo, togliete quello, non potete dire quest’altro.

Il nanopublishing non è una bolla. Non siamo qui per i 25 milioni di $ di Calacanis. Abbiamo cominciato un anno fa, perchè crediamo che si possa far crescere un business sostenibile, aiutando i blogger a scrivere di ciò di cui sono appassionati.

Immagino che le aziende e le agenzie che hanno scelto di fare campagne su Blogo non sapessero che i numeri erano sconfortanti per loro. Dovevano essere nel periodo maniaco del ciclo maniaco-depressivo. Immagino che sia difficile accettare che ci sia qualcuno in Italia che sia disposto a sperimentare e a scommettere anche sui piccoli numeri. Se ci sono 1.000 nicchie nel mercato editoriale tradizionale, ci sono 1.0002 nicchie nel nanopublishing. C’è posto per Blogo, c’è posto per Blogcenter, c’è posto per Blogosfere. Alcuni ci guadagneranno (magari molto, se verrannon acquisiti), alcuni avranno buttato via del tempo, alcuni verranno assunti da aziende editoriali grazie all’esperienza. La differenza con Bubble 1.0 ? Nessuno è andato in giro per banche e venture capitalists a chiedere decine di milioni di €.

Ringrazio Mantellini per avere scritto alcune tra le (poche) parole sensate sull’argomento:
Se i nanocomunicatori saranno piacevoli, collegati, aggiornati ed intelligenti li leggeremo. Se no, pazienza.

Chiudo, scusandomi con il Mahatma Ghandi per l’ennesimo abuso di una sua bellissima frase: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono e poi vinci”.

Il G-Kombinat perde colpi

Cosa succede alla Grande G, in questi giorni ? Le sue un tempo mitiche beta non sembrano più dei prodotti finiti, ma delle buone vecchie Alpha malfunzionanti (e.g. problemi con Analytics e Site Flavored). Oggi GMail perde colpi, consegnando ora una mail di due minuti fa, ora una mail di due ore fa.

Problemi di crescita ? Passo più lungo della gamba ? Googlers disperati che lottano contro la singularity ?

Techno-rapture or mundane breakage ?

Sony rootkit: si fa fatica a crederci

Un epidemia di rootkit Sony diffusa ad almeno 1/2 milione di PC, denunce, poi la scoperta di codice LGPL proveniente da Lame ed infine la scoperta di codice GPL proveniente da VLC, scritto da Jon Johansen. E non codice qualsiasi. No! Il codice che serve per violare le protezioni DRM di Apple! Codice proscritto in mezzo mondo da leggi come EUCD e DMCA. Vedere applicate ai responsabili della diffusione del rootkit le leggi che vogliono pene detentive e pecuniarie per chi “traffica in codice che aggira le protezioni” sarebbe “poetic justice”. Preferirei però vedere queste leggi finire nel cestino della storia, che è il posto che meritano.

Update: e non basta, ora ci vuole anche un immunizzatore per proteggersi dall’uninstaller del rootkit … da far girare la testa.

Link riciclati: Promesse da Berlusconi

Link troppo gustoso per non riciclare. Repubblica compila una buona base di partenza per far entrare “promesse da berlusconi” nel parlare comune [Via Mantellini].

OSSblog.it: open source ad oltranza

Debutta OSSblog.it. Open Source / Software Libero / Creative Commons ad oltranza. Sono benvenuti tutti i contribuiti, le idee, le segnalazioni. Cerco protagonisti del mondo Open Source / Free Software per una serie di podcast.

Top100 e sull’essere blog

Preziose considerazioni di Enrica sul pavoneggiamento da Top 100 improvvisamente scoppiato (di cui ammetto di non essere innocente).

Preziose, ma non posso condividerle al 100%. Seguono pensieri sconessi al riguardo.

C’è chi si trastulla con il navel-gazing su Technorati e chi si trastulla con i numeri degli accessi e di AdSense. Che i numeri basati su Alexa siano imprecisi, che ci siano gravi buchi (mancano Kataweb/Repubblica, mancano MSN Spaces, ne mancano 1000 altri), ecc. è sacrosanto. Che servano a mettere in prospettiva il giochino degli inbound è altrettanto sacrosanto. Mi piacerebbe, e l’avevo accennato a Ludo, vedere una classifica incrociata tra gli inbound di Technorati, il traffic rank di Alexa e i LinkRank di PubSub (questi ultimi privilegiano i link ricevuti di recente e “pesano” i link). Sarebbe utile per dare un idea della “influenza” dei blog.

Il numero che più mi ha lasciato di stucco tra i risultati provvisori del sondaggio è la percentuale di blogger tra i lettori di blog. Elevatissima. Un dato positivo perchè segnala una grande esigenza di self-expression. Dall’altra parte, visti i numeri esigui di lettori è un sintomo di un mondo ristretto ed in larga parte autorefenziale. E che spesso vede come un corpo estraneo le incursioni “commerciali”.

In un commento, Enrica parla di blog commerciali che non sono veri e propri blog, ma solo degli e-journals. Mancherebbe l’interazione tra chi scrive e chi commenta. E qui non sono d’accordo. E prendo l’esempio dei due blog con maggior traffico. Quelli colpevoli di essere al numero 2 e 3 nella Top 100 secondo Alexa.

Autoblog.it non vive di articoli raffazzonati su press-release o sulla riscrittura di blog esteri. Vive di commenti (che a volte degenerano in colossali flame-fest) e vive di segnalazioni e di richieste di approfondimento da parte dei lettori. Vive dei lettori che ci ricordano che stiamo trascurando un argomento. Cerchiamo sempre di dare una risposta a richieste, segnalazioni e richiami.

TVBlog.it non vive solo di chi cerca notizie sulla Bambola Ramona o su Brigitta Bulgari. Vive di live-blogging con i commentatori su Rockpolitick, vive di ex-celebrità che rispondono alle critiche degli autori, si interroga assieme ad altri blog ed ai lettori sul successo dei blog che parlano di TV.

Altri blog, con numeri inferiori, stentano a far decollare la discussione, non certo per “colpa” degli autori: Melablog ha relativamente pochi commenti, ma gli autori non si fanno certo pregare per dialogare.

Se non credessi nel dialogo con i lettori e tra i lettori, non passerei parte delle mie giornate ad eliminare le progressive ondate di comment spam che si abbattono sui blog.

Sarà pur vero che Blogo vende qualcosa, ma i blog migliori non sono quelli che vanno avanti perchè qualcuno crede che, un giorno, AdSense lo renderà ricco. Sono quelli scritti da persone che hanno una passione e una gran voglia di scriverne. Che sia la TV, l’auto, la moto o i prodotti Apple. Sono scritti da persone che hanno più piacere a vedere un commento in più che 100 accessi in più.