Archive for the 'General' Category

Dispositivo acustico a lungo raggio

Pare che la polizia di New York abbia dispiegato un dispositivo acustico a lungo raggio (LRAD, long range acoustic device) per il controllo dei dimostranti durante la convenzione repubblicana.

Lo LRAD è un sistema “non letale” per il controllo della folla, che permette di dirigere un segnale acustico ad elevatissima intensità (fino a 150 dB) in un fascio molto stretto (poche decine di centimetri) per un centinaio di metri.

Vantaggi ? Costa poco, è facilmente portatile (pesa una ventina di chili), chi è investito dal raggio prova un agonia indicibile, quindi è incentivato a lasciare il posto in cui è indesiderato. Meglio di un idrante ad alta pressione e meno pericoloso dei proiettili di gomma.

Svantaggi ? Chi è investito dal raggio prova un agonia indicibile, l’esposizione a suoni di intensità superiore a 120 dB per più di pochi istanti provoca danni permanenti all’udito, è un giocattolo per sole forze armate, quindi non è in commercio.

Interessante il fatto che New York sarebbe la terza città dopo Baghdad e Falluja in cui viene usato lo LRAD … Insurgenti iracheni, dimostranti anti-Bush, che differenza c’è ?

Fortunatamente la polizia di New York ha promesso che sarà utilizzato solo per comunicare con larghi assembramenti, non per assordare grandi quantità di persone.

Chissà se le cuffie da artigliere saranno de-rigeur per il corredo del dimostrante, in futuro ?

GOOG, le volpi e l’uva

Durante le vacanze mi sono perso un pò della saga della quotazione in borsa di Google.

Al ritorno, grazie a Kottke, trovo forse il commento migliore alla vicenda, dal Financial Times (abbonamento per leggere l’articolo, citato per esteso da Kottke).

All’annuncio, si stimava che Google avrebbe raggiunto una capitalizzazione di 15-25 miliardi di dollari. Al debutto in borsa era di 27 miliardi di dollari.

Nella lettera allegata al prospetto informativo i fondatori di Google sputavano in faccia all’establishment di Wall Street e alle banche d’investimento, dicendo di non avere bisogno di loro e dei loro (costosissimi) servizi.

Il risultato è stato quello di passare dall’essere la tech company più amata d’America all’essere la più vilipesa, passando per il ridicolo dell’episodio dell’intervista a Playboy. In parte, erano gestori di fondi a parlarne male, per poter acquistare più a buon mercato (ricordare: chi disprezza compra …). Si può immaginare chi altri incoraggiassero la stampa finanziaria e non ad accanirsi chiedendosi cui prodest. Sicuramente, avevano interesse ad una IPO imbarazzante per Google le banche di investimento che finora hanno avuto il controllo del processo, in maniera da dare una lezione a chi in futuro pensasse di fare a meno dei loro servizi.

Per quanto riguarda la supposta avarizia di Google, nel volersi appropriare della massima parte di ciò che gli aspiranti azionisti erano disposti a pagare, pensate di dover quotare una vostra azienda in borsa: preferireste che i soldi vadano a voi per intero, o che una grossa parte vada ai clienti privilegiati selezionati dalle banche di investimento ? Perchè è questo che succede quando ci sono IPO come quelle che si vedevano ai tempi della bolla: Se la quotazione passa da 27 a 100 $ nel primo giorno, vuol dire che qualcuno ha fatto un grosso errore in tempi di valutazione, non che la IPO è stata un successo. E la compagnia ci ha smenato quasi tre quarti del valore della IPO.

Il Financial Times parla anche del triste spettacolo di vedere gestori di fondi di investimento che parlano della pericolosità di lasciare che la valutazione sia stabilità da un asta anzichè da “professionisti”. Gli stessi gestori che magari acquistavano tranquillamente Amazon o Cisco quando avevano valutazioni tre volte superiori a quelle attuali (per non parlare di altri Internet Stocks …).

In conclusione, il primo che va contro l’establishment di Wall Street deve avere le spalle larghe. Speriamo che anche chi è un pò meno speciale di Google possa seguirne i passi.

Tecnologie di protesta e trasparenza

Via Gizmodo, una interessante rassegna di usi fantasiosi e innovativi di nuove tecnologie per la protesta a New York, in occasione della Convenzione Nazionale Repubblicana.

Un esempio è la bicicletta anti-Bush, che dipinge slogan in gesso sulla strada mentre si pedala. Purtroppo l’inventore è stato arrestato per vandalismo, mentre dava una dimostrazione a Ron Reagan per MSNBC. L’accusa è vandalismo (il gesso è lavabile …). Su indymedia c’è un .torrent dell’arresto.

Interessante l’uso di weblog e Bittorrent per pubblicizzare un arresto che probabilmente è motivato politicamente. La disponibilità di telecamere economiche, di videolog e di sistemi peer-to-peer incoraggia: forse anzichè finire nella società della sorveglianza, finiremo nella società trasparente di David Brin. Entrambe sono distopie, in entrambe la privacy è un sogno. Nella seconda anche i sorveglianti sono sorvegliati e tutti sono sullo stesso piano …

Ritorni

Ritorno dalle vacanze.

Lenta sincronizzazione con tutto quello che è successo nelle ultime due settimane.

Cinque inviti GMail da donare ai primi che li richiedono nei commenti.

Lo spirito delle olimpiadi

Il comitato olimpico è diventato un corpo di polizia al servizio dei propri sponsor.

Cosa succede se ci si presenta ad un evento olimpico con la bevanda sbagliata o con la t-shirt sbagliata (sbagliata = con marchio non dello sponsor) ? Confisca, o se si tratta di una maglietta, magari si verrà solo costretti ad indossarla dentro-fuori, in maniera che non si veda il logo.

Il comitato olimpico giustifica queste idiozie dicendo che “devono proteggere gli sponsor ufficiali, che hanno pagato perchè si potessero fare le olimpiadi”. Il compianto De Coubertin si rivolta nella tomba.

Bisogna ammirare la “onestà” del CIO: quando ci si vende, ci si vende per intero!

Drive-in da guerriglia

Negli Stati Uniti ha cominciato a diffondersi la moda dei cinema drive-in istantanei.

In maniera simile ai rave-party, ma più innocua, gli organizzatori scelgono una location (un parco pubblico, una area industriale dismessa oppure un parcheggio), diffondono la voce via Internet e creano un cinema istantaneo con un DVD, un proiettore e delle casse acustiche (costo totale 1.500 €).

C’è chi lo fa per far vedere il proprio film, chi lo fa per riportare un aspetto di comunità alla visione dei film d’arte ormai visibili solo sui canali pay specializzati.

Sarà interessante vedere cosa succederà se questo nuovo modo di concepire il cinema non resterà terreno per pochissimi appassionati.

L’inferno aiuta l’economia ?

Alcuni economisti della Federal Reserve Bank di San Louis hanno scoperto che le nazioni in cui la gente crede maggiormente all’esistenza dell’inferno sono più prosperose e meno corrotte. Lo studio, per gli scettici. La Fed è l’equivalente per gli Stati Uniti della Banca d’Italia. Sempre per gli scettici. Meglio però precisare che, anche se c’è correlazione, non necessariamente c’è un legame di causa (per i pignoli).

Orkut, inglese e Brasiliani

A quanto pare, su Orkut si è scatenata una guerra tra Americani e Brasiliani.

I Brasiliani hanno adottato Orkut molto più velocemente degli Americani (sono ormai quasi il doppio degli americani), e forse per la prima volta chi parla e scrive solo inglese si trova in minoranza in un importante servizio Internet.

Ora i brasiliani sono quasi il doppio degli americani, e affermano la propria predominanza utilizzando la propria lingua, anche in gruppi di discussione in cui sono presenti persone che non la parlano. A volte, però, arrivano al punto di accusare di xenofobia chi vuole gruppi di discussione in cui si parli solo inglese.

Come notato su 4Banalitatem, a prescindere da questioni di cortesia, e di etichetta, nelle reazione di protesta contro la marea di portoghese che si è riversata su un servizio in inglese, si nota una reazione un pò “provinciale”, nello scoprire che c’è gente che non sa o che non vuole parlare inglese su Internet, e alla quale, magari, non interessa sentuire la prospettiva “straniera”.

Infatti, una delle proteste che si sente è: “Orkut non è un servizio Brasiliano”. Clay Shirky su Many-2-Many dice che non sa neanche da dove cominciare a rispondere a questa frase: “non ha senso presumere che l’inglese rimanga in futuro il linguaggio dominante su Internet siccome lo è stato in passato”.

E si rivede anche un atteggiamento già notato nell’articolo di Samuel Huntington sulla minaccia ispanica agli Stati Uniti. La singola cosa che mi aveva colpito di più era il senso di spaesamento e (quasi) di indignazione, di fronte al fatto che in certe zone degli Stati Uniti chi parla sia spagnolo che inglese fosse un vantaggio rispetto al saper parlare solo inglese, che sapere più lingue permettesse di ottenere lavoro più facilmente o stipendi più alti.

Gli imprenditori boomerang

Ammirevole la scaltrezza imprenditoriale dei fondatori di Webshots, che sono riusciti a vendere due volte la propria società.

La prima volta l’hanno venduta nel 1999, per 82,5 milioni di dollari, a Excite@Home, fornitore di connettività a larga banda che è fallito due anni dopo. Grazie ad una clausola di ri-acquisto, si sono ripresi la società per 2,4 milioni di dollari. Adesso l’hanno venduta a CNET per 70 milioni di dollari (di cui 60 in contanti, per sicurezza).

Come dice Techdirt, viene da chiedersi se anche stavolta c’è una clausola di riacquisto.

I CD spartani di BMG

BMG comincerà a vendere i propri CD in più versioni. Notizia vista inizialmente sul blog MrReset, con informazioni aggiuntive provenienti dal Guardian.

Le versioni saranno:

  • Una versione spartana a 9,99 €, con solo il titolo stampato sul disco. Maarten Steinkamp, della BMG tedesca ha detto: “La versione spartana sarà uguale ad un disco masterizzato, sarà il nostro CD anti-pirateria”;
  • La versione normale costerà 12,99 € e avrà un libretto con i testi delle canzoni;
  • La versione lusso costerà 17,99 € e conterrà video delle canzoni e materiali addizionali.

Steinkamp ha aggiunto che non era sicuro che l’iniziativa avrebbe avuto successo, ma che “l’industria musicale se n’è stata per troppo tempo seduta sul proprio di dietro”, e che i cambiamenti indotti dalle nuove tecnologie significano che è assurdo mettere etichette tipo “Non rubare la musica” sui CD, concludendo con:

Sarebbe molto meglio per noi scrivere “Mille grazie per avere comprato da noi”

Tutto sommato, sviluppi molto positivi, anche se rendono ancora più difficile per il pubblico comprendere il valore aggiunto dato dall’industria, se offre un prodotto uguale a quello che si può creare a casa con un CD-R da 1€.

In più, offrire a 9,99 € l’intero album, mette in discussione la convenienza di acquistare l’album online allo stesso prezzo. La casa discografica non deve sostenere i costi di produzione e distribuzione “fisica” del CD, e offre un prodotto di qualità sonora inferiore perchè compresso con perdite.

Wikipedia e meta-collaborazione

E’ interessante esplorare come alcuni importanti progetti collaborativi utilizzano gli strumenti di collaborazione.

L’esempio più interessante e forse più estremo è Wikipedia, la gigantesca enciclopedia realizzata collaborativamente da migliaia di volontari con un Wiki.

Parallelamente ad ogni pagina della Wikipedia c’è un livello di discussione (Talk:ArticleName), dove gli autori dei contenuti possono discutere modifiche, correzioni ed eventuali disaccordi.

Poi c’è la sezione Wikipedia:ArticleName, un Wiki in cui si collabora su temi come gli schemi di categorizzazione di Wikipedia, le sezioni di aiuto, una reference desk dove si risponde a domande specifiche, si discute di problemi tecnici.

Ed infine si passa al livello meta, dove si collabora allo sviluppo di Mediawiki, la piattaforma software open source su cui gira l’intero progetto, si discute delle forme di collaborazione, si organizzano eventi per la comunità dei Wikimediani e di altri temi relativi alla gestione e allo sviluppo della Wikipedia.

Alibi distribuiti

Come ennesima dimostrazione che le tecnologie non sono buone o cattive, ma sono amorali. Sarebbe preferibile poter parlare sempre di software che aiuta un gruppo di volontari a fare cose meravigliose, ma lo stesso software può essere usato anche per i fini più squallidi. Un articolo del New York Times parla della nascita di gruppi di mutua assistenza nella fornitura di alibi e scuse.

Come notato su Many-2-Many, non c’è nulla di nuovo nel fatto che delle persone si aiutino tra di loro per dire bugie o trovare scuse. Quello che è nuovo è la facilità di trovare tra, perfetti sconosciuti, volontari che sono disposti ad aiutare negli inganni. I due fattori decisivi sono l’anonimità e il minor rischio posto dal coinvolgere sconosciuti anzichè amici nelle bugie.

Diversi “club dell’inganno” sono nati in Europa, Asia e Stati Uniti. Quando una persona ha bisogno di un aiuto, invia un messaggio alla comunità in cui si è registrato, e se qualcuna tra le migliaia di persone che partecipano si offre, si mette in contatto e concorda le bugie da dire.

Sono anche nati servizi che offrono falsi suoni per simulare situazioni (ingorgo nel traffico, cantiere, tosse catarrosa, ecc.) che possano aiutare nel fornire scuse o evitare imbarazzi.

Ancora Wiki e libri

Parlando ancora di WikiLibri, eccone un altro paio:

  • Free Culture, il libro di Larry Lessig, pubblicato da Penguin, ma rilasciato sotto una licenza Creative Commons: già sono stati creati diversi remix e alcune traduzioni. Se qualcuno vuole cimentarsi, posso metterlo su un Wiki (previa verifica della situazione dei diritti in Italia!);
  • Smart genes, un romanzo di fantascienza open source, scritto collaborativamente da Rick Heller e molti altri.
  • Neal Stephenson ha un Wiki per correzioni, approfondimenti e annotazioni sulla sua trilogia barocca.

Immagino che un giorno molti autori avranno un Wiki, dove i lettori potranno commentare, annotare e approfondire i temi.

I problemi dei weblog gratis

Il 13 giugno Dave Winer aveva annunciato che, dopo quattro anni, non sarebbe più risuscito ad ospitare gratuitamente i 3.000 weblog presenti su Weblogs.com, e che avrebbe terminato il servizio. Wired News fa una buona sintesi di cosa è accaduto in seguito.

Mentre una gigantesca flame-war imperversava tra i blog, Rogers Cadenhead ha comprato un PC da 500$, ha installato una copia del software Manila (lo stesso presente su Weblogs.com) e ha lavorato con Winer per migrare i weblog su un nuovo servizio, Buzzword.com. Questo servizio non sarà gratis, ma chi vorrà, potrà esportare i contenuti del proprio blog e Cadenhead conserverà un backup dei blog rimasti orfani e abbandonati.

A parte poche eccezioni, i weblog presenti su Weblogs.com erano letti da poche persone. Ironicamente per Winer, creatore di RSS, molta parte del traffico era generata da aggregatori RSS scritti male che continuavano a scaricare le feed RSS anche dove non c’erano aggiornamenti.

Una delle lezioni di questo evento, insieme ai problemi relativi ai termini di licenza di Movable Type 3.0, è quanto sia importante avere controllo sul software e sui contenuti del proprio Weblog. Qualsiasi sia la soluzione scelta (per me WordPress autogestito), la cosa fondamentale è avere la possibilità di esportare i contenuti del weblog verso un altra piattaforma e/o un altra soluzione di hosting.

Boing Boing!

Cory Doctorow ha pubblicato su Boing Boing un link al wiki con la traduzione del suo discorso su DRM!

Vediamo se il povero Wiki resiste o collasserà a terra …

Update: il wiki ha resistito senza problemi: un centinaio di visite da Boing Boing, finora …

Why Wikilab ?

Cos’è questo blog ? I milioni che c’erano non bastavano ? Volevo mettere un sottotitolo, Open Source Social Software, ma è limitante.

L’argomento sarà un pò di tutto ciò che è attinente alle due parti dell’ipotetico sottotitolo, sia il software Open Source, che il Social Software. In particolare, mi interessano le piattaforme di publishing personale (Weblog!) e le piattaforme di collaborazione in rete (Wiki!) e gli applicativi web e le possibili combinazioni tra questi.