Category Archives: Libertà digitali

La giuria confusa

La giuria del processo Apple-Samsung ha basato il suo verdetto su pre-concetti del jury foreman, che pare prima aver deciso un verdetto e poi convinto il resto della giuria usando interpretazioni sbagliate delle leggi USA sui brevetti, soprattutto per quanto riguarda il tema della prior art (invenzioni precedenti che invalidano un brevetto).

Questo è quanto emerge dal gran lavoro che, come suo solito, Pamela Jones di Groklaw sta facendo sul verdetto.

A quanto si legge, sarà difficile per Samsung ottenere un annullamento del verdetto sulla base delle dichiarazioni della giuria, ma più luce viene fatta su come la giuria ha raggiunto la sua decisione, più un annullamento sembra opportuno.

Victory for user freedom is not inevitable

Dice Clay Shirky:

“victory for user freedom is not inevitable, and is in fact only ever partial and rare.”

Non posso che essere pessimista riguardo alla libertà per gli utenti di smartphone, personal computer e piattaforme Internet.

Da una parte l’app-store Apple e i suoi emuli sottopongono ad approvazione preventiva i programmi disponibili. Questo dovrebbe darci grandi benefici in materia di sicurezza in cambio del sacrificio di una modica quantità di libertà sul tipo di programmi che possiamo sviluppare e/o usare. A questo proposito tocca scomodare il sempre attuale Benjamin Franklin:

chi è disposto a sacrificare la propria libertà per la sicurezza non merita né l’una né l’altra

Pensare che profit-maximising entities abbiano od avranno il minimo interesse a stimolare e consentire innovazione senza vincoli nel software da loro distribuito è segno di miopia. Tutto ciò che potrà creare problemi economici e/o politici e/o di immagine ai Tenutari dei Cancelli avrà vità breve (se avrà vita). E tutte le innovazioni veramente interessanti creano problemi economici e/o politici e/o politici ai Tenutari dei Cancelli.

E che dire delle piattaforme web usate ogni giorno da centinaia di milioni di utenti per le proprie comunicazioni pubbliche e private ? Anche qui la gamma di espressioni consentite rischia di venire progressivamente ristretta ad una uniforme brodaglia inoffensiva e non controversa, al minimo comune denominatore accettabile a tutti gli inserzionisti attivi sulla piattaforma. A questo proposito, chiunque abbia avuto a che fare con Google AdSense/AdWords in maniera non episodica sa di cosa parlo.

After the weekend

Notizie interessanti lette nel weekend:

“Qui giace DRM”

DRM - Brucia all’inferno

Il sentimento della lapide pubblicata da CrunchGear è condivisibile: “Qui giace DRM – brucia all’inferno – non ci mancherai”.

Eliminare le restrizioni DRM sta salvando la musica digitale, secondo il dettagliante inglese 7Digital. L’azienda dice che le vendite di musica libera da DRM sono di 4 volte superiori a quelle di musica “ingombrata” da DRM, e attribuisce il merito alla EMI per aver cominciato questo movimento.

Alcuni esperti prevedono che entro l’estate prossima le major vedranno la luce e rimuoveranno le restrizioni DRM dalla musica digitale che vendono.

The Reg via Crunch Gear via Isen Blog

La buffa rincorsa tra Apple e Hacker

Apple rilascia i suoi iPhone e iPod Touch deliberatamente “crippled”. Ad alcuni la cosa piace poco. Ad altri piace una sfida.

Quindi, da una parte del ring abbiamo Apple che continua ad aggiornare i firmware per frustrare gli sbloccatori. Dall’altra parte abbiamo gli sbloccatori che si divertono ad aggiornare i loro “hack” per continuare a frustrare Apple.

Molto divertente vedere come l’uscita del firmware 1.1.2 per iPhone e iTouch sia addirittura preceduta dal “jailbreak” per iPod Touch 1.1.2.

Attendiamo lo sblocco dell’iPhone 1.1.2 per cominciare a tracciare un grafico del tempo medio di sblocco delle varie release del firware.

Censura in nome dei monopoli

“Two wrongs don’t make a right” dicono gli americani. Mai come in questo caso, con la censura usata a protezione dei monopoli di stato sul gioco d’azzardo (“la tassa su chi non capisce la statistica”).

Possiamo dirlo ? Ci siamo proprio rotti i coglioni. Soprattutto dell’ipocrisia di chi protegge il suo orticello in rete e tollera evasioni fiscali per 98 miliardi di euro nei bar e negli esercizi pubblici.

Tracking per i brani di iTunes Plus

Sembra che Apple nasconda nei brani acquistati da iTunes Plus informazioni sull’acquirente

Ci sono diverse possibili ragioni: avere qualcuno con cui prendersela se questi brani finiscono su una rete P2P (“questo brano è disponibile in mille copie su eMule, ci devi 2,5 milioni di dollari di danni…”), riservarsi per il futuro la possibilità di disabilitare la riproduzione di questi brani su computer/ipod non “associati” all’utente in questione e così via.

Tutto sommato non vedo particolari problemi con l’inserimento di informazioni identificative, salvo il fatto che ne Apple ne Emi hanno accennato a questa forma di tracking. Sarebbe più onesto (e più efficace come deterrente) avvisare gli utenti del fatto che i brani da loro acquistati contengono questo tipo di informazioni.

Via | /.

Apple & EMI: goodbye DRM

Sono molto curioso di conoscere i primi dati di vendita per i brani senza protezione da DRM in vendita da ieri su iTunes Plus. Finalmente iTunes offre il prodotto che avrebbe dovuto essere in vendita fin dal primo giorno: AAC a 256 kbps, con una qualità audio più che soddisfacente (per la maggior parte delle orecchie) e, soprattutto, nessuno di quei lacci e lacciuoli che peggiorano l’esperienza per il cliente senza offrire alcun concreto beneficio/protezione agli artisti e alle case discografiche.

Peccato solo per il prezzo, superiore del 30% ai brani “azzoppati” (1,29 contro 0,99 €).

Wikipedia e il numero incriminato

Digg ha capitolato, in seguito alla rivolta degli utenti. Wikipedia invece ha chiuso la pagina relativa al numero incriminato (la chiave per decriptare i contenuti sugli HD-DVD)… Rimane una curiosità, visto che seguendo il link precedente si arriva su una pagina generata automaticamente che ripete per 6 volte la chiave (e una volta nella URL): Wikipedia sarà perseguibile lo stesso, visto che la chiave compare comunque sulle sue pagine ?

Via | Reddit

Digg Revolt

Gli utenti Digg si sono davvero incazzati, hanno messo in scena una specie di rivolta, e alla fine l’hanno avuta vinta…

La querelle riguardava un numero esadecimale (la chiave che permette di leggere praticamente tutti gli HD-DVD usciti finora). Un numero velenoso, virulento al punto che in pochissimi giorni sono già spuntati oltre 293.000 risultati su Google, nonostante il tentativo da parte dei “proprietari” del numero di impedirne la diffusione, chiedendo la cancellazione di post, la chiusura di blog e via ingiungendo.

Quando la storia ha cominciato ad essere postata su Digg i gestori si sono trovati di fronte ad un dilemma: lasciare il numero incriminato sulle pagine di Digg e fronteggiare la potenziale ira dell’industria cinematografica, oppure cancellarlo e fronteggiare la potenziale ira dei lettori ? Kevin Rose & Co hanno scelto la seconda strada, ma i “diggers” si sono rapidamente indignati per quella che hanno visto come una censura inaccettabile e hanno ingaggiato un braccio di ferro impressionante: ad un certo punto l’intera home page di Digg era composta di storie riguardo al pericoloso numero.

Alla fine Digg ha capitolato. Lezione importante per tutti gli aspiranti fornitori di servizi Web 2.0: prima o poi i tuoi utenti ti metteranno nei guai e allora dovrai scegliere se accettare i guai o alienare gli utenti.

Via | /.

Perdite di dati lubrificate

Astroglide, uno dei maggiori produttori di lubrificanti ad uso sessuale, ha sofferto una massiccia perdita di dati: le informazioni personali di un quarto di milione di clienti (nomi, indirizzi, prodotti acquistati) sono statu esposti su pagine accessibili ai motori di ricerca, probabilmente per mesi. Alcune di queste pagine sono ancora accessibili dalla cache di Google. Mitici.

Via | Boing Boing

Il paese degli spioni ossessivo-compulsivi

Capisco voler dare una sbirciatina alla posizione tributaria di Romano Prodi e della moglie… ma 128 accessi abusivi mi sembrano un po’ tanto. E per di più effettuati da 128 persone diverse.

Insieme alla notizia dei servizi segreti che preparavano contro-misure nei confronti di magistrati e politici presunti nemici del precedente governo e sommata a quelle dei mesi precedenti, si fa forte l’impressione che il paese faccia fatica a perdere vecchie abitudini, che i “servizi deviati” continuano a non essere solo una favola e che i veri nemici dell’Italia siano più dentro il paese che fuori.

Sognare un poco con 100 milioni di dollari

Interessante, questa mail di Jimmy Wales a wikipedia-l: “Jimbo” chiede alla lista di “sognare un poco” e di indicare alcuni esempi di opere d’ingegno per le quali la comunità non sta facendo un buon lavoro di generare rimpiazzi “liberi” e che sarebbe più efficiente acquistare e rendere liberi. Cose tipo archivi fotografici, libri di testo, archivi di giornali/riviste, ecc.

E chiede di sognare in grande, di immaginare cosa potrebbe essere acquistato per 100 milioni di dollari, perchè la domanda gli è stata fatta da qualcuno che sarebbe in grado di far accadere una cosa del genere.

Un potenziale mecenate delle libertà digitali. Speriamo che la cosa si avveri, e che sia solo il primo di una lunga serie.

DVD Jon – la carriera di un provocatore ?

Quando uno si chiama Jon Lech Johansen (“DVD Jon”), tiene un blog chiamato So Sue Me (“e allora denunciami”) e va a lavorare per uno dei serial-entrepreneur più denunciati dalla Copyrigh Industy degli ultimi anni (Michael Robertson), ci si aspetta che nel giro di pochi mesi scoppino scintille legali.

E invece nulla. Che succede, dunque ? DVD Jon cambia lavoro e va in una azienda dove si fa “il reverse engineering di sistemi proprietari che non sono disponibili su licenza o per i quali le licenze non sono praticabili”.

Lodevole intento, spero che abbiano dei benefattori che gli permettano di lavorare senza aspettarsi un ritorno pecuniario, e che l’azienda si costituisca un buon fondo di difesa legale.
Via | Techdirt

Blogger e direttore

Doveva arrivare, ed è arrivata: la sentenza che equipara il blogger ad un direttore responsabile (pdf) O meglio: colui che ha accesso all’account di amministrazione di un blog.

Paolo Valdemarin pone tre domande:

  1. Cosa sarebbe cambiato se il blogger non fosse stato equiparato al direttore responsabile di una testata?
  2. E’ giusto essere considerati responsabili per quello che scriviamo in rete?
  3. E’ giusto essere considerati responsabili per quello che altri scrivono sui nostri siti?

La 1. è interessante per chi gestisce blog collaborativi o professionalmente, e sono curioso anch’io di conoscere la risposta.

Mi auguro che la risposta alla 2. sia “si”. Ammesso e non concesso che le leggi sulla diffamazione siano eque e che le autorità preposte a farle rispettare non siano troppo solerti nei confronti dei potenti.

La risposta alla 3. è: si, ammesso che ci sia un qualche tipo di “safe harbor”. Ovvero, essere ritenuti responsabili di ciò che è scritto da altri solo laddove ci si rifiuti di correggere la situazione. Altrimenti, diventa necessario ergersi a censori preventivi, e il rischio di tenere i commenti aperti diventa troppo alto (soprattutto quando ci sono spambot così efficaci).