Elvis di nuovo al numero 1

Curioso il fatto che Elvis sia tornato al numero 1 delle classifiche in Gran Bretagna. La ragione ?

La casa discografica sta piano-piano ripubblicando in “edizione limitata” facendo un blitz pubblicitario per venderne il più possibile, prima della scadenza dei 50 anni di protezione del copyright sulle incisioni.

Auguri a chi compra “edizioni limitate” di brani che presto saranno nel pubblico dominio.

[Via The Importance Of]

Compenso SIAE e inviti a piratare

Network Games riporta le dichiarazioni di Mauro Masi (direttore del dipartimento Editoria di Palazzo Chigi) alla radio, dove dice che sul

supporto vergine si paga un “compenso generale” perche’ poi si possa scaricare”

E allora come mai scaricare ad uso personale non è legale, anzi, lo si vuol far diventare perseguibile penalmente ?

Please, un minimo di buonsenso. O si paga un compenso e poi quello che si fa è lecito, o non si paga nulla sui supporti vergini, e sarà compito delle forze dell’ordine o delle parti lese fare affrontare le conseguenze del reato a chi lo commette.

Una Margherita per i discografici

Già la storia della legge Urbani e delle sue non-modifiche avrebbe dovuto far sospettare a tutti che la lobby dei forcaioli anti-copia non stesse solo nel centro-destra.

Il sospetto è confermato dalla proposta di legge presente sul sito dell’onorevole Franceschini della Margherita: riduzione dell’IVA per i dischi e galera per chi copia, con la solita maschera dell’equivoco dello scopo, tra “trarne profitto” (più restrittivo, presente nella proposta di legge”) e scopo di lucro, che colpirebbe solo chi vende copie non autorizzate, presente solo nella spiegazione della legge.

Altri hanno commentato, con maggiore tempestività e maggior dettaglio.

Trovo incoraggiante notare, come osserva Stefano, la discussione che si è sviluppata, sia sul blog di Franceschini che su altri blog. Incoraggiante perchè finalmente si comincia a comunicare a chi le porta avanti quanto siano sgradite queste proposte di legge.

Gli aspetti discutibili sono molti. Mi chiedo cosa renda i CD musicali più meritevoli di una riduzione IVA rispetto ad altri prodotti culturali (DVD ? videogiochi ? pay-tv ?). E perchè non si parla dei brani acquistati online ? Non sono il futuro della musica ? E perchè poter scaricare fiscalmente gli acquisti fino a 250€ ?

E infine il tormentone della galera per i pirati. E’ inutile cercare di procacciarsi la benevolenza della lobby dei discografici con la proposta di pene carcerarie che probabilmente non verranno mai applicate. Quante volte è necessario osservare quanto sia sproporzionata l’idea di mandare in galera centinaia di condivisori in rete, se non si fa prima neanche un tentativo di far funzionare lo strumento molto più ragionevole delle sanzioni amministrative ?

Una legge che crea un nuovo reato e dispone come pena la galera serve solo a instillare (ancora) maggior disprezzo della legge, se non viene applicata. E, visto lo stato della giustizia Italiana, è facile immaginare quanti pochi condivisori in rete sarebbero vittima di una ingiustizia del genere.

Crescono le vendite di CD, crescono gli scambi online

L’anno scorso le vendite di CD sono cresciute negli Stati Uniti. Stranamente sono cresciuti anche gli utenti delle reti peer-to-peer e lo scambio di copie non autorizzate.

Questo fatto mina la posizione dei discografici (“è la pirateria che ha fatto scendere le vendite di CD”). Rende più probabile la spiegazione alternativa: le vendite di CD hanno sofferto in maniera particolarmente forte la crisi economica a causa di offerte di entertainment più “compelling” (DVD e videogiochi) e di una maggiore competizione per le tasche dei consumatori giovani (cellulari, ecc).

Si spiega come mai le denunce penali contro gli utenti delle reti p2p siano state tanto pubblicizzate: era necessario poter dire che le vendite sono cresciute grazie alle denunce che avrebbero ridotto la pirateria.

Invece, la crescita delle vendite di CD vuol dire semplicemente che la pirateria sulle reti peer-to-peer non è il principale problema dell’industria discografica. E’ (ed è sempre stata) solamente un comodo alibi per chi rende un servizio scadente ai propri clienti ed agli artisti.

[Via Techdirt]

Gates: sostenitori della cultura libera=comunisti

Via Boing Boing, scopro che l’uomo più ricco del mondo non ha migliore argomento contro i sostenitori della “cultura libera” che chiamarli “una specie di comunisti del giorno d’oggi”.

Dall’intervista di News.com a Bill Gates:

News.com: Negli ultimi anni molte persone hanno cominciato a chiedere con forza che i diritti della proprietà intellettuale vengano riformati e ristretti. All’inizio erano poche persone, ma adesso ci sono molti sostenitori che dicono, “Dobbiamo ripensare i brevetti, dobbiamo ripensare il copyright”. Cos’è che incoraggia questo movimento, e pensa che le leggi sulla proprietà intellettuale debbano essere modificate ?
Bill Gates: No, direi oggi le tra le economie mondiali si crede nella proprietà intellettuale più che mai. Ci sono meno comunisiti nel mondo oggi di quanti ce ne fossero in precedenza. Ci sono alcuni esemplari di una sorta di comunisti del giorno d’oggi che in varie maniere vogliono sbarazzarsi degli incentivi per musicisti, creatori di film e creatori di software. Non pensano che quegli incentivi debbano esistere.
E questo dibattito continuerà per sempre. Sono il primo a dire che il sistema dei brevetti deve ricevere una registrata — compreso il sistema Americano dei brevetti. Ci sono alcuni obbiettivi per mettere un limite a certi elementi di riforma [trad. letterale ...]. Ma non c’è dubbio nella mia mente sul fatto che gli Stati Uniti sono stati leader nel creare aziende e creare lavoro perchè abbiamo avuto il miglior sistema di proprietà intellettuale, e quando la gente dice di voler essere l’economia più competitiva, devono avere un sistema di incentivi. La proprietà intellettuale è il sistema di incentivi del futuro.

Da dove cominciare ? Dal fatto che non credo che Bill Gates sia così ingenuo da credere davvero ad una caratterizzazione così riduttiva del “free-culture movement”.

Penso che creda fermamente che se riesce a proclamare queste falsità abbastanza a lungo e con un microfono abbastanza grosso, sarà creduto da abbastanza gente da rendere la verità irrilevante.

Alcune precisazioni: non ci si vuole “sbarazzare dell’incentivo per artisti e creatori di software”. Si vuole tornare ad una situazione in cui questo incentivo era meglio bilanciato con l’interesse del pubblico. E veniva creata tanta musica, tanto cinema e tanta letteratura. Si vogliono eliminare le distorsioni monopolistiche e oligopolistiche incoraggiate dalle eccessive protezioni date ai detentori di proprietà intellettuale. Si vuole evitare che in difesa di un assolutismo della proprietà intellettuale si faccia terra bruciata per tutta quella creatività e quella inventività che traggono ispirazione dal pubblico dominio.

TiVoToGo e Prima Libertà Digitale

Un anno dopo l’annuncio arriva TiVoToGo, il sistema per trasferire le registrazioni fatte con un videoregistratore digitale TiVo sul proprio PC.

Il lungo ritardo è probabilmente dovuto al numero di forche caudine sotto cui TiVo è dovuta passare per realizzare un sistema DRM che soddisfacesse i fornitori di contenuti, dei cui attacchi legali TiVo deve essere particolarmente timorosa, come dimostra la seguente avvertenza:

Nota: Non tutti i programmi possono essere trasferiti dal vostro TiVo al vostro PC. I fornitori di contenuti potrebbero impedire o limitare la vostra capacità di registrare, visualizzare, riprodurre o trasferire qualsiasi programma usando una varietà di meccanismi di protezione dalla copia.

Ho alcune domande da fare ai produttori di apparecchi di elettronica di consumo, a legislatori assortiti e ai fornitori di contenuti.

Quando mai si è affermata questa idea che è cosa buona e giusta permettere ai fornitori di contenuto di decidere cosa noi utenti/clienti/consumatori/cittadini possiamo fare con i contenuti digitali in casa nostra ?

A chi mai è saltato in testa che è giusto impedirci di vedere sul nostro PC ciò che abbiamo pagato per vedere sulla tv a pagamento, o che gli inserzionisti hanno pagato per farci vedere gratuitamente ?

Dove si fermerà questa farsa ? Un casello daziario sul nervo ottico e quello acustico per bloccare i contenuti per cui non si è pagato ? Una neurotossina per far dimenticare i contenuti pay-per-view ?

Forse è ora di rivendicare alcune libertà digitali. La prima: Il diritto di usare come desidero i bit di cui sono entrato in possesso legittimamente. Se compro della musica, che io voglia sentirla su un PC di casa, su un PC portatile, su un iPod, su un autoradio o sul mio telefonino, non sono certo affari di chi me l’ha venduta. Ho comprato la musica e il diritto di ascoltarla, non uno stupido disco argentato, non una stringa di bit legata ad un singolo apparecchio.

Tassa sui nuovi PC in Germania

Un tribunale Tedesco ha stabilito che su ogni nuovo PC venduto da Fujitsu Siemens (maggiore produttore in Germania) dovrà essere pagata una tassa di 12€, per ricompensare i detentori dei diritti delle copie che avvengono tramite PC.

Ovviamente, il tribunale non ha dato il permesso ai compratori di PC di fare tutte le copie che desiderano, visto che già pagano … non sia mai che ad un nuovo tributo corrisponda un nuovo diritto.

La riscossione del tributo è affidata all’equivalente tedesco della SIAE. Prepariamoci, in nome della “armonizzazione con l’Europa”, a pagare presto la nuova tassa anche in Italia.

[Via ./]

Discografici contro la Croce Rossa

Nulla ferma l’industria discografica nella sua battaglia contro quelli che percepisce come pirati. Neanche il rischio delle peggiori figure in pubblico.

Come contorno al processo contro Sharman Networks (gli operatori di Kazaa) in Australia, l’industria discografica minaccia una denuncia alla Croce Rossa se non verranno congelati i fondi donati da un fondo fiduciario di Sharman Networks, in attesa dell’esito del processo.

Il ragionamento dei discografici:

  1. Sharman Networks = pirateria
  2. Soldi di Sharman = soldi rubati a Noi
  3. Soldi donati alla Croce Rossa da Sharman = soldi nostri.

Nulla importa ai discografici che probabilmente la somma in gioco non vale certamente la pubblicità negativa che giustamente deriva da un gesto del genere. Allucinante la dichiarazione riguardo alla Croce Rossa di un membro della divisione investigativa dei discografici Australiani: “Sarebbe incredibilmente deludente se fossimo costretti a denunciarli”. Erano appunto le parole che cercavo per una iniziativa del genere: “incredibilmente deludente”.

Brain washing anti-pirateria

Iniziativa congiunta ministero dell’istruzione – associazioni anti-pirateria BSA – FPM – FAPAV, per sensibilizzare gli alunni nelle scuole superiori Italiane agli orrori della pirateria.

In una colossale orgia di perdite di tempo, gli alunni di 3.000 istituti dovranno fingere di essere interessati ad un cd educativo chiamato “Copy or Love ?” in cui un eroe chiamato “Copyright Angel” li accompagnerà in un percorso di scoperta delle meravigliose sorti e progressive del rispetto della proprietà intellettuale. E gli insegnanti dovranno cercare di inculcare agli alunni fervidi valori morali anti-copia.

Il messaggio non è per nulla ambiguo o subdolo: se lo studente risponde copy alla domanda “copy or love ?” il programma chiuderà la sessione e il menu multimediale. Ci si può aspettare che, nelle prossime edizioni, lo studente venga mandato in presidenza quando risponde “copy” ?

Deprimente che l’articolo di P-I non parli del compenso che le associazioni anti-pirateria daranno al MIUR per il disturbo. Il che vuol dire che, probabilmente, questa colossale marchetta sarà tutta pagata con gli euro delle nostre tasse.

Fiona Apple

Il Corriere di oggi (link introvabile sul sito) parla del caso di Extraordinary, il terzo album di Fiona Apple, che è pronto da un anno e mezzo, ma la cui pubblicazione è bloccata da Sony/Epic perchè “non c’è un single” e l’album non sarebbe abbastanza commerciale.

Per chi avesse bisogno di altri segnali per capire quanto funziona male l’industria discografica, questo mi sembra abbastanza evidente. L’album è pronto, su Internet c’è una forte comunità di fan che organizza petizioni, mette in piedi siti (Free Fiona) e forum di protesta.

C’è il prodotto, c’è la domanda, cosa manca ? Manca “singolo” che possa far da traino alla macchina promozionale, che altrimenti non si mette in moto. Ma di questo non c’è più bisogno.

Se l’album fosse messo in vendita su Amazon e iTunes, si vedrebbero subito le potenzialità di vendita, senza dover investire nell’invio di CD alla struttura distributiva tradizionale, e con qualche possibilità di poter recuperare gli investimenti già effettuati sull’album.

Evidentemente per Sony/Epic è più importante affermare il proprio controllo editoriale e sul processo di marketing che non recuperare l’investimento e mantenere un buon rapporto con la cantante.

Sembra ripetersi la storia di Yankee Hotel Foxtrot dei Wilco, che dopo aver registrato il disco si sono sentiti dire da Warner Music che non avrebbe pubbicato l’album senza grossi cambiamenti perchè nella forma originale l’album “gli avrebbe spezzato la carriera”.

I Wilco si sono rifiutati di cambiare una virgola e alla fine sono riusciti a ricomprare i diritti alla loro creazione da Warner Music. Hanno messo l’album sul loro sito e l’hanno lasciato ascoltare al pubblico per mesi, fino a che Nonesuch non ha proposto loro un contratto, e ha distribuito l’album. Due le grosse ironie della conclusione:

  1. L’album debuttò tra i 20 album più venduti (di gran lunga il migliore del grupppo)
  2. Nonesuch è una divisione di Warner Music, che aveva rifiutato inizialmente l’album.

Si può solo sperare in un lieto fine anche per Fiona. I curiosi possono scaricare dalle reti peer-to-peer due brani rilasciati da qualche talpa: Extraordinary Machine e Better Version of Me.

Il trattato Broadcast

Cory Doctorow racconta da Ginevra il vertice WIPO (Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale) su Deep Links della EFF.

La proposta di un Trattato Broadcast (Broadcast Treaty) è il solito tentativo di aumentare le protezioni sulla proprietà intellettuale e ridurre i diritti di cittadini e consumatori tramite un trattati internazionali, in forum lontani dai processi di deliberazione democratica. In questo caso si vogliono aumentare le protezioni delle trasmissioni televisive broadcast in tutto il mondo, rendendo obbligatorie a livello internazionale misure come la Broadcast Flag Americana (di effetti e pericolosità della quale ho già scritto qui e qui).

Interessante il trattamento riservato da “ignoti sabotatori” al materiale distribuito dalle organizzazioni non governative che si oppongono al trattato: preso dai tavoli e cestinato nei bagni.

Cory Doctorow racconta delle forti obiezioni al trattato, soprattutto da parte dei paesi in via di sviluppo e di Brasile ed India, e di come presidente e segretario dell’assemblea fanno di tutto per spingere l’adozione del trattato.

Copyright e leggi non-sense

Dalla terra degli uomini liberi, un esempio di (tentata) legislazione a doppia personalità sul copyright.

Oltre ai soliti (noia!) inasprimenti di pena per chi viola il diritto d’autore, la nuova proposta di legge sancisce il diritto per i consumatori di editare film e programmi televisivi per rimuovere scene violente/erotiche/in cui si dicono cose con cui non si è d’accordo (diritto già esistente, peraltro).

Si potrebbe pensare che si faccia finta di concedere un nuovo diritto, per poterne togliere un altro. La prima parte della legge è stata infatti stesa pensando ai grandi elettori della destra dei “valori morali”. La seconda parte invece toglie un diritto che tutte le persone di buon senso potrebbero avere caro, mettendo al bando la possibilità di usare “software o apparati” per saltare gli annunci pubblicitari presenti nelle trasmissioni.

Quindi, sarebbe lecito saltare il “contenuto” che si trova riprovevole, ma non la pubblicità che lo finanzia ?Ai bigotti estensori della legge pare non essere neanche passato per la testa che il contenuto pubblicitario possa essere farcito di scene violente/erotiche/ecc. O forse è un astuta mossa per portare un pò di sano rigore morale anche nel mondo della pubblicità ?

Infine, vengono proposte prigione e/o multe per chi porta una videocamera in un cinema. Lasciate a casa i videofonini, prima di andare al cinema, please …

I dazieri rallentano la musica digitale

Finalmente la Commissione Europea apre un indagine sugli accordi per riscuotere i diritti sulle vendite di musica online tra le società di raccolta Europee (SIAE e simili).

L’accusa di comportamento anti-competitivo è stata lanciata da alcuni grandi distributori (FNAC e Virgin), che si vedono costretti ad acquistare i diritti in ogni paese dal “daziere” locale, senza poter scegliere di acquistare i diritti dal miglior offerente, in base ad un accordo che violerebbe le regole del mercato unico Europeo.

L’inefficienza e l’esosità delle società di raccolta dei diritti discende direttamente dall’essere monopoliste sia sul lato offerta che sul lato domanda. Obbligarle ad un pò di concorrenza, almeno tra di loro, non guasterebbe affatto.

Autorità e quel che va in un PC

Cosa pensereste se l’Autorità Garante delle Comunicazioni chiedesse il potere di decidere quale software e quale hardware può essere usato nei PC e in tutti gli apparecchi che possono ricevere un segnale televisivo ?

Probabilmente sareste piuttosto allarmati (giustamente!).

La FCC, omologa americana della nostra AGCom sembra essersi arrogata questo potere con la famigerata Broadcast Flag Rule, in cui decretava che tutti i sistemi che possono ricevere segnali televisivi ad alta definizione devono garantire il rispetto del volere dei produttori di contenuti in termini della possibilità di fare copie del segnale. Tra questi sistemi ci sono ovviamente i PC con schede per la ricezione televisiva.

Se si vuole garantire la protezione assoluta del segnale televisivo dalla copia (cosa che molti dei migliori esperti di sicurezza considerano impossibile), non è sufficiente proteggere il segnale nell’apparato di ricezione. Bisogna garantire che in tutto il suo percorso dall’antenna allo schermo non sia possibile prelevare il segnale e farne una copia.

Bisogna impedire che possa essere letto sul bus di sistema, bisogna impedire che possa essere letto nella memoria di sistema, bisogna garantire che possa essere inviato solo a interfacce connesse con sistemi che offrono le stesse protezioni. In pratica, tutto l’hardware, software e periferiche per PC dovrebbe essere soggetto ad un regime di autorizzazioni. Si rischierebbe di ingessare del tutto lo sviluppo di software e hardware informatico per garantire chi produce o trasmette contenuti video per l’alta definizione.

Visto il panorama politico attuale in Italia è lecito attendersi che anche qui succeda qualcosa del genere.

Negli Stati Uniti le maggiori associazioni che lottano per le libertà digitali hanno fatto causa alla FCC perchè venga stabilito che ha imposto la Broadcast Flag senza la necessaria autorità.

Nuovo sito Creative Commons

Il sito Creative Commons è stato ridisegnato. Interfaccia pulitissima.

Da una mail di Lessig a Dave Winer, una breve spiegazione delle licenze CC:

Nessun autore rinuncia al proprio diritto d’autore quando pubblica un opera con una licenza CC. Una licenza CC è solo un permesso dato in anticipo. Si basa sul diritto d’autore (senza diritto d’autore, non si potrebbero imporre le condizioni della licenza). Ma il detentore del diritto d’autore continua a detenerlo, e dice solamente, “ecco quello che puoi fare liberamente con la mia opera”

Chi di lobby ferisce

Cosa succede quando il più famoso roditore del mondo si avvicina a quell’età in cui scade il diritto d’autore ? E’ semplice, con una abile azione di lobby, si chiede (e si ottiene) un prolungamento del termine.

E cosa succede quando l’azione di Lobby è pure fatta male ? Succede che lavori in precedenza già finiti nel pubblico dominio tornano ad essere protetti dal diritto d’autore (vedere Eldred vs Reno).

E prima o poi, una azienda come Disney, che tanto ha attinto al pubblico dominio senza nulla restituire, si trova a dover medicare il piede ferito dalla propria zappa.

Prima gli eredi impoveriti dell’autore di “The lion sleeps tonight” fanno causa per ottenere le royalties che loro spettano.

Adesso è la fondazione caritatevole che gestisce un ospedale per bambini malati a fare causa. Peter Barrie, l’autore di Peter Pan, aveva donato all’ospedale di Great Ormond Street tutte le royalties future relative a Peter Pan. Ora l’ospedale sostiene che la legge di estensione del copyright ottenuta da Disney nel 1998 ha esteso la protezione sui libri di Peter Pan fino al 2023 negli Stati Uniti, quindi chiede che vengano pagate le royalties relative ad una sequel pubblicata da una succursale di Walt Disney. Ovviamente Disney sostiene che la legge ottenuta per proteggere Topolino non vale per i libri di Peter Pan.

Prima una accusa di non voler dare le royalties agli eredi di un musicista che vivono in una bidonville. Poi una accusa di non volerle dare ad un ospedale per bambini.

Se la pirateria è prendere opere dell’ingegno senza ricompensare gli autori (o i loro eredi), questa cos’è ?

[via Boing Boing]

Modifiche Urbani, Cap. XXVIII

Da Punto Informatico: le modifiche alla legge Urbani sono ancora ferme in commissione. Ovviamente, ci sono un sacco di problemi non collegati alle modifiche che bloccherebbero tutto.

L’8 settembre Stanca aveva promesso che ci sarebbero voluti 2 mesi. Aspettiamo con decrescente fiducia che vengano rimediati i peggiori errori della legge (pene di reclusione per il file-sharing, il bollino per le opere diffuse in rete e le gabelle SIAE).