Mettere le cose in prospettiva.

Apple ha annunciato i risultati del quarto trimestre del 2004 (anno contabile, non solare): 2 milioni di iPod venduti in tre mesi, con un fatturato di 537 milioni di dollari (268$ l’uno).

In tutto l’anno Apple ha venduto oltre 4.400.000 iPod. L’anno scorso ne aveva venduti 939.000. Applicando gli stessi prezzi per unità, fanno quasi 930 milioni di dollari di crescita.

Nell’arco dell’anno passato l’IFPI ha lamentato una perdita di fatturato per le industrie discografiche di circa 200 milioni di dollari. A livello mondiale.

Spiegatemi di nuovo perchè bisognerebbe azzoppare nuove tecnologie come l’iPod, che generano davvero crescita economica, per proteggere i modelli di business delle case discografiche.

Spiegatemi di nuovo come mai bisognerebbe (di fatto) bloccare lo sviluppo di Internet a larga banda per fermare il file Sharing, quando nel 2003 l’industria della connettività Internet in Italia ha fatturato 1,9 miliardi di € e cresce, mentre l’industria musicale Italiana ha fatturato 314 milioni di € (dati AGCom).

Il problema vero della musica è come pagare i musicisti e stimolarli a produrre, non come pagare il grande circo che ruota loro intorno. Il primo è un problema di cui è giusto che ci preoccupiamo tutti. Il secondo è un problema di cui dovrebbero preoccuparsi solo le persone coinvolte, non la collettività, e non a scapito di nuove tecnologie che generano davvero grande crescita economica.

Creative Commons e disinformazione

Joi Ito è in Italia in questi giorni. Una conferenza a Milano, una testimonianza alla commissione sui contenuti digitali.

Anzitutto un ringraziamento ad Ito per aver pressato sulla distinzione tra pirateria commerciale e file-sharing sulle reti p2p, e sull’inopportunità dell’azione penale per contrastare le seconde.

Un pò di sbigottimento, invece, per questo fatto:

Sembrava che la gente avesse un concetto bruttissimo delle licenze Creative Commons. Per qualche ragione pensavano che CC servisse a forzare la gente a condividere, e che fosse contro il diritto d’autore. Ho spiegato che CC è stato costruito sul diritto d’autore, e che cercava di aiutare gli artisti a scegliere quali diritti avere come autori.

Pare che la spiegazione di Ito sia servita e sia finita nelle conclusioni della commissione:

Hanno concluso che CC non era una minaccia come pensavano inizialmente ma una cosa complementare e buona [per il diritto d'autore]. Il tono era molto pro-artisti e meno tollerante nei confronti dei distributori, l’idea di dare più controllo agli artisti sembrava che li attraesse molto.

La mala-interpretazione delle licenze Creative Commons indica che ci sarà molto lavoro da fare quando verranno completate le versioni Italiane. L’accoglienza che hanno avuto le spiegazioni di Ito sembra indicare che il problema è più che altro di Public Relations, non di opposizione culturale o di interesse alle licenze CC.

Danger Mouse sul futuro della musica digitale

DJ Danger Mouse è diventato famoso di recente per il suo Grey Album, un remix del White Album dei Beatles con il Black Album di Jay-Z, che gli ha procurato un pò di problemi legali.

Un paio di sue quotes di dalla discussione sulla musica digitale a Web 2.0.

Sulla legalità di usare la musica altrui per creare qualcosa di nuovo:

Il mashing è cos’ facile. Ci vogliono anni per imparare a suonare la chitarra e scrivere le tue canzoni. Ci vogliono un paio di settimane di esercizio con un giradischi per far ballare e sorridere la gente. Ci vuole un paio d’ore per sfornare qualcosa di buono con il software giusto. Quindi con una barriera all’ingresso così bassa, tutti si buttano e cominciano immediatamente ad essere creativi Non capisco perchè sia illegale.

Qualcuno dalla audience ha chiesto come mai nessuno stia provando a risolvere i problemi difficili della musica, dove è possibile fare o perdere molto denaro, e dove chi sta dietro agli artisti mette a rischio la tecnologia e la democrazia, e chi sia responsabile in ultima istanza di questa situazione. La risposta:

Gli artisti sono responsabile, perchè per qualche motivo pensiamo che dovremmo essere milionari perchè facciamo sorridere la gente. Ma non mi preoccupo troppo, perchè presto finirà. Non ci sarà un mercato per far sorridere la gente, perchè ci saranno ragazzini che lo faranno gratis.

Ogni tanto, un raggio di sole squarcia le nuvole.

[via Jeffrey Veen]

P.S. E’ possibile trovare il Grey Album su Banned Music, un progetto di Downhill Battle Labs per distribuire musica che le case discografiche cercano di “censurare” per vie legali.

L’induce act per ora è morto.

E’ molto probabile che si ripresenti come zombie nella prossima legislatura, e che, come tutti gli zombie, sarà ancora più stupido e ancora più pericoloso.

The Importance Of scrive che la versione dell’Induce Act proposto dalle industrie del copyright è stato il segnale che ha convinto le industrie della tecnologia e i rappresentanti che non era possibile raggiungere alcun compromesso. E’ molto positivo che questo tipo di leggi siano finalmente contrastate come meritano da chi ne sarebbe danneggiato. Ora, rimane da organizzarsi bene anche in Italia e in Europa.

Una vittoria alla WIPO

Wow.

L’assemblea generale dell’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale ha approvato un importantissimo cambio di direzione: d’ora in poi l’associazione non avrà più come unico scopo la protezione e l’espansione della proprietà intellettuale, ma dovrà anche favorire lo sviluppo e la promozione della creatività.

La decisione di adottare un agenda di sviluppo viene dopo anni in cui le deliberazioni erano dominate da massimalisti della proprietà intellettuale, da lobbyisti delle industrie discografiche e cinematografiche e dalle associazioni di settore degli avvocati che si occupano di proprietà intellettuale.

Cory Doctorow è molto ottimista e vede in questa decisione il punto in cui la marea cambia direzione. Vorrei esserlo anch’io, ma penso che aspetterò sviluppi concreti.

Jamie Love e il Consumer Project on Technology hanno il grande merito di aver cominciato la battaglia e di averci creduto fino in fondo: vedere la Dichiarazione di Ginevra.

[Via Boing Boing]

Inasprimento

Continua negli Stati Uniti il giro di vite contro la pirateria.

Alla Camera dei Rappresentanti è passata una legge che criminalizza la condivisione di grandi quantità di materiale protetto da copyright, così come il riprendere con telecamere all’interno dei cinema.

Al Senato continua la discussione sul Induce Act, la legge che criminalizzerebbe l’induzione alla violazione del diritto d’autore e che molti vedono come un colossale disastro in fieri per l’industria della tecnologia. Infatti, nella sua formulazione attuale la legge introdurrebbe elementi di incertezza con rilevanza penale nello sviluppo di quasi tutte le tecnologie che hanno a che fare con la rete, i contenuti dell’entertainment e le reti di comunicazione.

Per gli interessati, The Importance Of è di gran lunga la miglior risorsa sul tema dell’Induce Act.

Nel caso l’Induce Act diventasse legge negli Stati Uniti, è molto probabile che ci sarà un tentativo di far adottare leggi simili in Italia e in Europa (come è successo in passato per tutte le estensioni del copyright e nel caso di DMCA e EUCD).

Un martedì al World Economic Forum

David Weinberger racconta il suo martedì al World Economic Forum di NY, a parlare alle più importanti persone del mondo dei media. Ne esce molto pessimista.

Gli ho scritto per chiedere il permesso di tradurre il suo intervento, e mi ha risposto facendomi notare con garbo la licenza Creative Commons in fondo al suo blog. La licenza è non-commercial, attribution, share alike, quindi questo post segue la stessa licenza (e penso, in futuro, tutto il blog …). Seguono le parti salienti del post di Weinberger.

L’incontro:

Per prima cosa, queste persone si stanno dimenando. Stanno annegando. Cercano disperatamente di trovare un modo che permetta alle loro organizzazioni di continuare ad aggiungere valore. Sono in uno stato di negazione ma, mi è sembrato, che lo sappiano che non c’è quasi nulla che il mercato voglia da loro. Per esempio, a un certo punto qualcuno ha detto, “Il contenuto è Re” (content is king). Ho risposto che a giudicare dal contenuto che stanno producendo, è il marketing ad essere re; è lì che sta il loro vero valore. Per di più, ho detto, su Internet è la connettività ad essere re. Ma poi loro vogliono sapere come possono monetizzare la connettività. Non c’è nulla di sbagliato nel farlo, basta capire come monetizzarla può ucciderla. Il caso più convincente che ho sentito di valore reale è che solo Hollywood può permettersi di produrre film blockbuster. Ma oltre a questo… ?

Secondo, non capiscono quello di cui stiamo parlando. Non posso dire di aver fatto alcun passo avanti. Per loro Internet è un sistema di trasporto per distribuire bit di loro proprietà. La mancanza di DRM è un buco che riempiranno. Non hanno alcun dubbio che sistemi DRM forti siano dietro l’angolo e che questa sia una buona cosa. (Cory potrebbe dir loro qualcosa)

Terzo, credono che stanno rispondendo al mercato. Non capiscono che il mercato li ha abbandonati. Pensano che il file-sharing sia una aberrazione. In una qualche maniera non pensata, penso che loro credano davvero che le leggi che sostengono siano desiderate dal mercato. Tengono in vita questo pensiero non dicendolo mai ad alta voce.

Quarto, vinceranno. Controllano il Congresso, e nè il Congresso nè il cartello dell’intrattenimento vedono alcuna ragione per cercare un compromesso. Il loro modo di pensare [Lakoffian frame ?] gli dice che stanno impedendo un furto, fine della storia. Quindi finiranno per uccidere la rete, e non se ne accorgono neppure. Il peggiore degli incubi di Larry Lessig si sta avverando, almeno negli Stati Uniti. Certo, ci saranno dei trucchi sofisticati e dei buchi analogici e dei tizi in vicoli scuri con una saldatrice che toglieranno le restrizioni hardware, così che tua figlia possa includere uno spezzone di un film nel suo compito per gli studi sociali. Ma questo è esattamente ciò che significa perdere.
Sono depresso ? Ci puoi scommettere. Ma poi penso: Questo è il motivo per cui il Signore ha messo il Canada proprio qui a Nord.

Queste sono persone intelligenti, e mi è piaciuto parlare con loro. Erano disposti ad ascoltare. Alcuni, in realtà, erano anche più o meno d’accordo. Ma stanno cavalcando bestie agonizzanti, e Internet sarà solo una macchia appiccicosa sotto i loro giganteschi zoccoli.

Siamo spacciati.

Il discorso:

Alla fine ho fatto un discorso un pò diverso da quello che pensavo di fare inizialmente.
Ho detto che c’era un divario gigantesco tra il modo in cui questo gruppo pensa alla rete e il modo in cui i loro clienti ci pensano. (si, mi sono auto-nominato Rappresentante della Rete. Se non vi piace, fate pure una elezione per sostituirmi). Non diamo lo stesso significato a termini di base come comunità, contenuto, “consumatore” e qualcos’altro.

Poi ho descritto il principio End-to-End e come abbia permesso alla rete di dar vita ad un incredibile mercato dell’innovazione. Armeggiare con il centro della rete e le conseguenze inattese possono essere disastrose. Ad esempio, se tutti i pacchetti di dati avessero contenuto bit che identificano l’utente in maniera forte, la rete non sarebbe diventata altro che una libreria di ricerca (No, non sono sicuro che sia vero. Gli effetti emergenti sono troppo difficili da prevedere. Era solo un esempio, e almeno alcune persone hanno annuito. Per me basta).

Ho detto che capisco che la rete a loro sembra un mezzo attraverso cui passa contenuto, parte del quale la gente non paga. Ma (gli ho detto) i loro consumatori non stanno “consumando” contenuto. Non consumiamo niente. Ascoltiamo la musica, vediamo filmati video, parliamo con i nostri amici. Chiamare queste attività contenuto vuol dire perdere di vista il perchè interessano ai consumatori del Grande Contenuto.

Il Grande Contenuto, ho detto, è speciale. E’ pubblicato. Ciò significa che è dato al pubblico perchè ce ne appropriamo, lo facciamo nostro. Lo canticchiamo, lo citiamo, creiamo barzellete con esso come battuta finale, lo sbagliamo anche. Lo facciamo perchè ci interessa ed è così che i lavori della creatività hanno successo. Diventano nostri, in un certo senso.

Inoltre, la cultura avanza grazie al fatto che abbiamo abbastanza spazio di manovra per costruire sopra lavori già pubblicati ed incorporarli in altri lavori. Dall’inno nazionale, alla maggior parte dei film a cartoni animati di Disney, è questo ciò che facciamo.
Quindi, abbiamo bisogno dello spazio di manovra, sia perpoter continuare come una cultura, e – più importante dal loro punto di vista – per poter estrarre valore da ciò la gente del Grande Contenuto produce. E’ la nostra capacità di assorbire e riutilizzare che dà valore al loro prodotto.

Ho finito dicendo, forse con troppa forza, “Sono qui per sostenere l’uso di questa straordinaria connettività globale per permettere la fioritura della cultura che Internet sembra essere nata per rendere possibile … e voi chiamate me barbaro?”. Penso di averli soltanto alienati.

Sbattendo la testa sul muro

Il nuovo presidente dell’IFPI (ass. int. dei discografici) in sintesi grazie al fantastico resoconto della sua conferenza stampa di The Register:

  1. Combatterà duramente per estendere il copyright sulle incisioni in Europa (50 anni, attualmente)
  2. Combatterà duramente contro i pirati. Denunce anche in Europa.
  3. Gli artisti non si devono lamentare se ricevono così poche royalties rispetto alle case discografiche, visto che i successi sono dovuti alle spese di marketing (E il valore artistico delle canzoni, viene ingenuamente da chiedersi ?)
  4. Le case discografiche spendono più in ricerca e sviluppo delle aziende dell’alta tecnologia, a causa di tutte le spese di marketing necessarie per creare un successo (Marketing ? Marketing come ricerca & sviluppo ?!?)
  5. “La qualità delle canzoni che si acquistano da Internet ? Per 79 pence vi trovate un opera d’arte che è come un Picasso”
  6. “Anche su Internet c’è bisogno delle case discografiche perchè nessuna banda indipendente ha avuto successo grazie ad Internet. Le bande strillano nel vuoto su Internet”

Dichiarazione di Ginevra

La Dichiarazione di Ginevra del Consumer Project on Technology è un tentativo di intervento dalla parte del consumatore nel dibattito sul futuro della WIPO (Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale).

Come dice Copyfight, il dibattito verte sulla continuazione o meno della WIPO nel suo ruolo di protezione della proprietà intellettuale fine a se stessa (“massimalismo IP”), oppure, come richiesto da molti paesi in via di sviluppo, sulla adozione da parte della WIPO di un ruolo di mediazione, con un approccio alla proprietà intellettuale che rifletta anche nozioni come “bilanciamento”, “innovazione” e “accesso”.

Traduzione del preambolo:

L’umanità affronta una crisi globale nel controllo della conoscenza, della tecnologia e della cultura. La crisi è evidente in molti modi

  • Senza accesso a medicine essenziali, milioni di persone soffrono e muoiono;
  • Un ineguaglianza moralmente ripugnante nell’accesso all’educazione, alla conoscenza e alla tecnologia minaccia lo sviluppo e la coesione sociale;
  • Pratiche anticompetitive nell’economia della conoscenza impongono costi enormi sui consumatori e rallentano l’innovazione;
  • Autori, artisti e inventori affrontano barriere sempre più alte nell’innovazione “migliorativa”;
  • La concentrazione di proprietà e controllo della conoscenza, della tecnologia, delle risorse biologiche e della cultura nuociono allo sviluppo, alla diversità e alle istituzioni democratiche;
  • Misure tecnologiche progettate per far rispettare i diritti sulla proprietà intellettuale negli ambienti digitali minacciano eccezioni chiave nelle leggi sul diritto d’autore per persone disabili, librerie, educatori, autori e consumatori e insidiano privacy e libertà;
  • Meccanismi chiave per compensare la persone e comunità creative sono ingiusti sia verso le persone creative che i consumatori
  • Interessi privati si appropriano indebitamente di beni sociali e pubblici, e mettono un lucchetto sul pubblico dominio

La dichiarazione fa una domanda importantissima sul futuro della WIPO e sul ruolo che essa avrà nel facilitare o impedire le più promettenti innovazioni nella tecnologia e nella cultura:

L’umanità è a un bivio – un bivio nel nostro codice morale e una prova della nostra abilità di adattarci e crescere. Saremo capaci di valutare, imparare e di guadagnare dalle migliori di queste nuove idee o opportunità, oppure risponderemeo ai richiami di soppressione di tutto questo a favore di politiche intellettualmente deboli, ideologicamente rigide e a volte brutalmente ingiuste ed inefficienti ?

La dichiarazione conclude così:

Alle delegazioni dei paesi membri e al segretariato della WIPO è stato chiesto di scegliere un futuro. Vogliamo un cambio di direzione, nuove priorità e risultati migliori per l’umanità. Non possiamo aspettare un altra generazione. Bisogna cogliere l’attimo e mouverci in avanti.

Scrivere a geneva_declaration@cptech.org per firmare. Lista di firmatari.

I guadagni della musica digitale

Secondo un articolo dell’Independent le case discografiche riescono a prendersi una percentuale del prezzo finale quasi doppia per i brani venduti online rispetto a quelli venduti su CD.

Per un brano venduto da iTunes negli USA per 0,99$, Apple si tiene circa 4 centesimi, la casa discografica si prende 62 centesimi (o anche più), mentre l’editore del brano si prende circa 8 centesimi.

Il fatto di essersi riusciti ad appropriare quasi per intero del calo dei costi di distribuzione è una dimostrazione di forza contrattuale non indifferente.

Ovviamente, questo non è sufficiente per l’industria discografica: si sentono lamentele sulla “morte degli album” (dopo anni di lamentele sulla “morte dei single”), si vedono tentativi di introdurre una price discrimination (solo verso l’alto?) per i brani più popolari o in alternativa di ri-introdurre il bundling (se no come si vendono i filler, quelle canzoni che nessuno vuole ma che riempiono gli album ?).

Chi vende musica online vede i suoi margini ridotti all’osso. A parte Apple, che ha forti sinergie tra iTunes e iPod, le prospettive per gli altri store musicali online sono molto grige. E le prospettive per una genuina concorrenza sui prezzi per la musica online sono ancora più fosche.

Concerto Creative Commons / Wired

Questa sera alle 8 EST (penso alle 2 di notte Italiane …) ci sarà il webcast del concerto di beneficenza Creative Commons / Wired di New York, con Gilberto Gil, David Byrne ed altri. Lo show non sarà archiviato, ma solamente trasmesso live.

Come non provate invidia di un paese come il Brasile che ha un ministro della cultura come Gilberto Gil, che oltre ad essere un grande musicista è illuminato:

La sfida è di risolvere la questione dei diritti d’autore senza trattenere il processo di condivisione, scambio ed evoluzione artistica associato ai media digitali.

Quote di David Byrne:

Perchè tutti sanno che nulla proviene dal nulla. Tutto è costruito su qualcosa che esisteva già.

Una compilation su CD sarà distribuita durante il concerto e con l’edizione di novembre di Wired. Il titolo ? “The Wired CD. Rip. Sample. Mash. Share”. I contenuti:

  • Beastie Boys, ‘Now Get Busy’
  • David Byrne, My Fair Lady’
  • Zap Mama, ‘Wadidyusay?’
  • My Morning Jacket, ‘One Big Holiday’
  • Spoon, ‘Revenge!’
  • Gilberto Gil, ‘Oslodum’
  • Dan the Automator, ‘Relaxation Spa Treatment’
  • Le Tigre, ‘Fake French’
  • Paul Westerberg, ‘Looking Up in Heaven’
  • Cornelius, ‘Wataridori 2′
  • Matmos, ‘Action at a Distance’

Licenza Creative Commons, quindi i brani potranno essere ri-distribuiti, ri-elaborati o campionati liberamente.

Complimenti a Lessig, a Wired e a tutti gli artisti che partecipano.

Aggiornamenti se il concerto viene inserito in qualche rete peer-to-peer.

[via A Copyfighter's Musings]

Mazzate di Mantellini

Bella risposta di Mantellini all’intervento di Caterina Caselli al recente convegno di Verona ripubblicato sul forum della FIMI.

Il dibattito sul diritto d’autore continua a rimanere in mano ai discografici e ai loro pupazzetti da ventriloquo. Ma forse, piano piano, si riuscirà ad ampliarlo.

A quando qualche provvedimento che consenta di accedere al grande patrimonio culturale rappresentato dalle opere orfane, libri, film e dischi ancora protetti da diritto d’autore ma che non sono pubblicate dai detentori dei diritti e rimangono inaccessibili al pubblico ?

E come pensa, la Caselli, che si possa scatenare la creatività degli artisti, se si continua a mettere sotto chiave tutto il materiale da cui possono prendere ispirazione ?

La Caselli chiede altri aiuti dal Governo. Di quali altri aiuti ha bisogno ?

Chiede maggior sicurezza del copyright ? L’ha avuta non molto tempo fa, le incisioni sono protette per ben 50 anni. Vuole ancora qualche anno di più ?

Chiede maggior protezione del copyright ? Il parlamento l’ha concessa con la legge Urbani. Spero che la Caselli non chieda pene peggiori della prigione per chi viola il diritto d’autore.

Chiede il diritto ad un equo compenso ? Sbaglio o questo le è già stato dato, poco tempo fa, sui supporti CD e DVD vergini, sui masterizzatori e sulle memory cards. Spero che se chiede l’equo compenso anche per le connessioni di rete e i PC, sia disponibile a seguire il principio che enuncia nell’ultima riga del suo intervento, e al tanto chiedere sia disposta ad associare il qualcosa concedere: non si può continuare a pretendere un compenso e chiamarlo Orwellianamente “equo” quando il comportamento che copre resta criminalizzato. Neanche il più sfacciato dei governi si permette di tenere comportamenti del genere quando propone condoni e i concordati. Invece, se qualcuno compra un DVD-R e fa una copia personale di un DVD di sua proprietà non solo ha pagato l’equo compenso, ha anche commesso il reato di aggirare le protezioni del DVD.

La minaccia dei trasferimenti PC-cellulare

Secondo i maggiori operatori di telefonia mobile e l’industria discografica la possibilità di trasferire brani musicali da PC a cellulare sarebbe la maggiore minaccia allo sviluppo di un mercato della “musica mobile”.

E’ abbastanza comprensibile che i gestori di rete e i discografici vogliano fermare la commercializzazione di cellulari che permettano la gestione diretta di brani MP3, magari per usarli come suoneria.

Se un brano costa 0,99 € su iTunes, e può essere spostato sul cellulare, chi comprerà più suonerie polifoniche a costi molto superiori ?

Sarà anche comprensibile se i produttori di cellulari faranno spalluccie e offriranno ai clienti ciò che chiedono: ci sono troppi produttori per riuscire ad imporre loro di non aggiungere la funzione di gestione degli MP3.

Il mercato delle suonerie ha raggiunto fatturati da capogiro (si stima valga 2 miliardi di € in Europa), ma è un mercato distorto. E’ difficile pretendere di fermare lo sviluppo dei cellulari per tenerlo artificialmente in vita.

Prossima puntata: le reazioni apoplettiche quando saranno disponibili le prime reti p2p per cellulari (ci stanno lavorando ad es. Nokia e SK Telecom), o lo scambio di MP3 via Bluetooth …

[via Techdirt]

Guerra culturale, diritto d’autore e Marxismo

Dean Hunter della Wharton School dell’Università di Pennsylvania ha scritto Culture War, un lungo (31 pagine, PDF) interessante e provocatorio articolo in cui sostiene che il movimento per la riforma del diritto d’autore non è per sua natura Marxista, mentre sono presenti tendenze Marxiste nel movimento per la produzione e disseminazione di contenuto culturale Open Source.

Hunter conia anche il divertente termine Marxismo – Lessigismo, che non penso farà piacere a Lessig, l’anima del movimento Creative Commons e uno dei più attivi proponenti di una riforma del diritto d’autore negli Stati Uniti.

Notevole anche l’aneddoto dell’intellettuale libertario che sosteneva che l’inventore della ruota (o i suoi discendenti) dovesse ricevere royalties per ogni automobile venduta, e chiedeva a chi lo ascoltava di promettere di non usare le sue idee senza permesso. Come disse un commentatore, quella dev’essere la ragione per cui nessuno sente più parlare di lui.

Aggiornamenti quando avrò finito di leggere. L’articolo sta già provocando reazioni.

[via Boing Boing]

PVR su un chip

Il nuovo chip Theater Pro 550 di ATI integra in un solo chip tutti i circuiti necessari per la compressione sincronizzata di audio e video.

Nel giro di pochissimi anni dal suo arrivo sul mercato come apparato stand-alone, il videoregistratore digitale è diventato prima una funzionalità aggiuntiva di set-top box televisivi o lettori DVD, e ora diventa un singolo chip che permette di aggiungere per pochi dollari la funzionalità di videoregistrazione digitale a qualsiasi PC o apparato di consumer electronics con memorie di massa (console videogiochi, ecc).

Speriamo che la funzionalità non diventi inutile prima ancora di avere la possibilità di affermarsi sul mercato.

[via Om Malik]

SVP: un altra tecnologia anti-copia

STM , NDS e Thomson hanno annunciato lo sviluppo di SVP (secure video processor), una nuova tecnologia anti-copia per “soddisfare e sfruttare la domanda per contenuti ad alto valore … ” (via Slashdot)

Dalla FAQ il principio di sicurezza fondamentale: “Content X for Device Y in Time window Z”, ovvero il contenuto X può essere visto solo sull’apparato approvato Y nella finestra di tempo Z stabilita dal distributore del contenuto.

Sempre dalla FAQ, e in totale serietà, i consumatori vengono inseriti tra “Chi ha bisogno di SVP”, visto che “si aspettano di poter accedere a contenuti ad alto valore, quando vogliono e tramite apparati diversi”.

Il discorso sembra essere:

  • i consumatori “vogliono” le tecnologie anticopia perchè altrimenti i fornitori di contenuti non li renderebbero disponibili
  • i produttori di elettronica di consumo “vogliono” le tecnologie anticopia perchè altrimenti verrebbero rese obbligatorie o per legge o dai fornitori di contenuto

Il “volere” queste tecnologie anticopia è predicato abbastanza scopertamente sull’esistenza di un cartello che altrimenti negherebbe la fornitura di contenuti, e che farà di tutto per renderle obbligatorie per legge.

Il segreto di cui non si deve parlare è che ai consumatori non potrebbe interessare di meno dover pagare di più per farsi dettare da qualcuno dove e quando poter vedere il “contenuto ad alto valore” (che grazie alle tecnologie anti-copia sembra perdere valore a velocità vertiginose).

Ultime chicche: SVP è uno “standard aperto” ed è “future proof”. Buona fortuna a chi cerca di ottenere documentazione su come funziona questo standard aperto. Sarà anche interessante vedere per quanto tempo sarà “a prova di futuro”.

Videoregistratori sempre più potenti e meno utili

Da quando sono stati introdotti sul mercato, i videoregistratori digitali hanno cominciato a seguire curve di prezzo e funzionalità simili a quelle dei PC, diventando sempre più potenti con prezzi progressivamente più contenuti.

Gli ultimi DVR annunciati permettono di registrare quantità di video quasi inconcepibili: 709 ore. L’anno prossimo sarà il doppio del tempo, o lo stesso tempo, con qualità molto migliorata. L’anno dopo …

La risposta dei fornitori di contenuti a questi avanzamenti tecnologici è prevedibilmente luddista. Sotto la loro pressione Tivo e ReplayTV hanno accettato un accordo per limitare le funzionalità dei DVR. Sarà limitato il periodo di tempo nel quale un programma registrato da un canale Pay-per-view può rimanere nella memoria e sarà limitata la frequenza con cui i programmi registrati possono essere visti.

Il motivo ? Altrimenti chi ha un DVR e registra i programmi pay-per-view non comprerà nè noleggerà più i DVD quando usciranno!

Immaginatevi l’orrore: Disney non potrà più spremere i genitori che dopo aver portato i bimbi al cinema per vedere Alla Ricerca di Nemo, e aver pagato per vederlo in in pay-per-view non avrebbero più la necessità di comprare il DVD, grazie al videoregistratore digitale.

Evidentemente il pernicioso concetto della copia per uso personale è inaccettabile! Dà una pericolosa illusione che quando hai acquistato qualcosa una volta quel qualcosa sia diventato tuo. Non è e non può essere così, secondo i massimalisti della proprietà intellettuale: puoi comprare il biglietto del cinema, puoi comprare la visione pay-per-view, puoi comprare il DVD, ma non immaginarti che quello che hai comprato sia tuo.

Il concetto fondamentale è che con le leggi in vigore adesso, altri decideranno quello che si può fare con il proprio DVD e con il proprio videoregistratore, o con il proprio PC, o con il proprio iPod (e avanti ad nauseam).

Queste leggi permettono di limitare in maniera notevole le “libertà digitali” degli individui e delle famiglie, quello che possono fare con apparecchi di propria proprietà, nelle loro case, con contenuti che hanno acquistato.

Chi si oppone a queste leggi e a questi fenomeni viene spesso accusato di criptocomunismo, o di avanzare una agenda anarchica. O di voler togliere il pane dai denti agli artisti. Non è così.

E’ una questione di libertà. E’ una questione di evitare questa visione totalitaria della proprietà intellettuale. E’ una questione di distinguere tra la proprietà di Disney e quella mia. Nemo è di Disney, il videoregistratore è mio. Non dovrei essere io a decidere per quanto tempo Nemo resta sul videoregistratore, una volta che ho pagato ? O quanto spesso lo voglio guardare ?

A Disney (e agli altri fornitori di contenuto) resta comunque tutto il controllo necessario: decidere se consentire il passaggio in pay-per-view e privilegiare il DVD, oppure stabilire il prezzo relativo di DVD e pay-per-view nella maniera ottimale.

E’ anche una questione di non comprare videoregistratori digitali da chi, come Tivo e ReplayTV, accetta questo tipo di compromessi e di cercare alternative (fino a quando saranno permesse dalla legge).

Videoregistratore da 28 giorni

Nuovi registratori digitali da Panasonic. Il modello di punta offre una capacità di registrazione di 28 giorni, con un hard disk di 400 GB. Può copiare un programma televisivo di un ora su DVD-R in 56 secondi (?!). Interessanti macchine, questi DVR ad alta capacità. Il dubbio sul loro futuro è: diventeranno illegali oppure diventeranno inutili per restare legali (Macrovision ed altri sistemi DRM, broadcast flag, ecc.) ?

Modifiche Urbani, Cap. XXVII

La competenza sulle modifiche al decreto Urbani è passata al Ministero per l’Innovazione.

Il fatto che il ministro Stanca dia il proprio appoggio alle modifiche che ri-introdurrebbero un minimo di sensatezza nella legge è molto positivo (soprattutto sul “bollino”, sui denari per la SIAE e sulle pene carcerarie dove non ci sia scopo di lucro).

Ora sta al parlamento rimediare al danno fatto. “Tra un paio di mesi il problema dovrebbe essere risolto”, dice Stanca. Attendiamo, (poco) fiduciosi e senza trattenere il fiato.