In forte crescita l’industria del Digital Rights Management. Si prevede che nei prossimi anni il fatturato dei produttori di sistemi DRM passerà dai 600 milioni di dollari del 2004 a 1,9 miliardi di dollari nel 2009. Una montagna di soldi sprecati, che non impedirà che una sola opera finisca sulle reti p2p o su DVD masterizzati nei mercatini rionali.
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Finirà mai la lotta contro la realtà dei produttori di protezioni anticopia ?
Macrovision annuncia con grande battere di tamburi un paio di denunce contro aziende che producono “image enhancers”, che permettono di aggirare le protezioni contro la copia analogica dei DVD.
Riporto il ragionamento fintamente ingenuo al riguardo di Mark Cuban:
L’amministratore delegato di Macrovision dice che “Sima e Interburn violano i brevetti di Macrovision offrendo prodotti che permettono agli utenti di fare copie non autorizzate di contenuti protetti da diritto d’autore, rimuovendo il nostro sistema di protezione dalla copia”.
Forse sto leggendo questa cosa nella maniera sbagliata, ma mi sembra che il CEO di Macrovision, una compagnia che vende sistemi di protezione anticopia, stia annunciando in giro che …. “Il nostro software non funziona. Fa schifo. Non riusciamo neanche a fermare un gruppetto di aziendine dallo scrivere software che fa a pezzi le nostre protezioni, protezioni che vendiamo a caro prezzi a chi produce DVD.”
Ma, se questo è il caso, come mai gli editotori di DVD pagano Macrovision ? Le protezioni non servono ad impedire la copia dei DVD e la produzione di DVD contraffatti.
La ragione è molto semplice, e la spiega Ernest Miller. Insieme, i produttori di DVD e Macrovision hanno ottenuto una legge che rendeva obbligatoria la presenza delle protezioni Macrovision all’interno di videoregistratori, DVD recorders e schede di acquisizione per PC. Adesso, l’industria cinematografica è costretta a far finta di niente, a far finta che il sistema Macrovision funzioni. Se per caso volesse smettere di pagare Macrovision per un sistema di protezione che non protegge da nulla, Hollywood dovrebbe affrontare l’imbarazzo di ammettere che i sistemi DRM non funzionano e che le leggi che le rendono obbligatorie servono solo a danneggiare i consumatori. La stessa ragione per cui si continuano a pagare le royalties il sistema CSS di protezione reso inutile ormai da anni.
Nel fantastico mondo del DRM, Macrovision può permettersi di affermare che il sistema “Macrovision ACP riduce drammaticamente la condivisione digitale di questi contenuti, compresa la condivisione tra PC, DVR e reti peer-to-peer”. Sono curioso di sapere quali opere protette da Macrovision ADP siano assenti dalle reti p2p. Immagino che ce ne siano, per il semplice motivo che sono protette anche opere che non interessano a nessuno …
Su Wikilab si è già parlato della perfetta inutilità delle protezioni anticopia dei CD: se un CD si può riprodurre, si può “rippare” su PC e se ne possono fare MP3.
Tentare di renderlo impossibile vuol dire buttar via soldi (per le case discografiche), rendere la vita più complicata per le persone oneste e creare (al più) un passeggero fastidio ai pirati.
Siccome le protezioni DRM servono a (tentare di) impedire il trasferimento dei brani in forma non protetta sul PC, molti CD protetti contengono una versione per ascolto su PC in formati protetti tipo Windows Media Audio, visto che finora si considerava legittimo il desiderio di ascoltare anche su PC la musica acquistata.
E qui, oltre al danno, arriva la beffa : i detentori del copyright sui brani sostengono di aver diritto a doppie royalties per i CD che contengono i brani in due formati. Affermano che il secondo set di brani è un opera derivata. Ennesima perversione del diritto d’autore.
Il problema non è limitato ai CD-DRM: le richieste di doppie royalties sono presenti anche nel caso dei supporti più recenti che contengono brani in diversi formati, come DualDisc (DVD + CD sullo stesso disco) e Super Audio CD.
Curioso, Apple userà davvero processori Intel.
Meno curiosa è la dichiarazione di un vice-presidente Apple riportata da ZDNet:
Non permetteremo mai che Mac OS X giri su qualsiasi computer che non sia un Mac di Apple.
Chissà se la querelle sulle nuove forme di protezioni DRM di Intel ha qualcosa a che fare con questo annuncio di Apple ?
Non mi stupirei affatto: per evitare di alzare troppo i suoi costi, Apple deve usare pezzi il più possibile standard. Per evitare di dover abbassare troppo i prezzi, Apple deve mantenere il controllo sull’hardware. La soluzione ? Il trusted computing, ovvero il “computer fidato“, che dovrebbe permettere a Apple di mettere in concorrenza i suoi fornitori, senza subire la concorrenza di produttori di cloni.
A scanso di equivoci, un computer fidato sarà un computer di cui Apple potrà fidarsi. Gli utenti, invece, dovranno fidarsi solo di Apple. Il computer fidato dovrebbe offrire un ambiente “sicuro”, che garantisca la provenienza DOC dell’hardware a Mac OS X, che si rifiuterà di partire se l’ambiente non risponde ai requisiti di autenticità.
Viceversa, Apple sostiene che i suoi Mac con CPU Intel potranno far girare Windows.
Il giorno dopo l’uscita del primo Mac Intel si scatenerà la gara a chi aggirerà per primo le protezioni “anti-clone”. Mi chiedo solo se sarà sufficiente un crack a Mac OS X, o se servirà un approccio con ROM/BIOS virtuali … Immagino che la curiosità sarà presto soddisfatta.
Il processore Intel Pentium D e il chipset Intel 945 Express non contengono alcuna tecnologia DRM non annunciata ufficialmente.
(vedere storia di settimana scorsa)
Mi fa molto piacere sapere che non ci siano tecnologie DRM (note anche come Digital Rights / Restrictions Management) non ufficialmente annunciate, in questa CPU e in questo chipset, così come mi fa molto piacere constatare che la questione delle tecnologie DRM sia diventata sufficientemente “calda” dal punto di vista delle public relations da richiedere smentite del genere.
Mi auguro che la questione DRM diventi ancora più calda in futuro, fino a che Intel non cambierà questa frase nella press release: “Intel continua a lavorare con l’inustria per supportare altre tecnologie di protezione dei contenuti …” (oltre a Macrovision, DTCP-IP, COPP, HDCP, ecc).
E’ importante non dimenticare che le tecnologie DRM all’interno dei PC riducono ciò che gli utenti possono fare con i propri computer. E oltre al danno, c’è la beffa di pagarne lo sviluppo attraverso costi maggiori per l’acquisto.
[Via ./, dove si può gradire molta dietrologia riguardo all'aggettivo unannounced]
La Broadcast Flag incontra una meritata morte: anche il suo più efferato sponsor (la Motion Picture Association of America) rinuncia a sostenerne una reincarnazione sotto forma di legge.
Breve ricapitolazione di cos’era la Broadcast Flag:
La FCC, omologa americana della nostra AGCom sembra essersi arrogata questo potere con la famigerata Broadcast Flag Rule, in cui decretava che tutti i sistemi che possono ricevere segnali televisivi ad alta definizione devono garantire il rispetto del volere dei produttori di contenuti in termini della possibilità di fare copie del segnale. Tra questi sistemi ci sono ovviamente i PC con schede per la ricezione televisiva.
Come detto in prcedenza, questo avrebbe comportato severe limitazioni per tutti gli apparecchi in grado di ricevere segnali HDTV. Fortunatamente, nel congresso americano si sono accorti di una cosa:
Il fine della broadcast flag non era di impedire ai consumatori di fare copie legalmente in casa, nè quello di impedire l’uso di Internet per inviare contenuti digitali broadcast nei casi in cui essi possano essere adeguatamente protetti.
Il problema era l’impossibilità di evitare che la Broadcast Flag avesse questi effetti, insieme ad altri, pesanti, effetti sull’innovazione nel campo della HDTV. Di conseguenza, il presidente della commissione parlamentare che si occupa di televisione, Joe Barton, ha rifiutato di inserire regole simili alla broadcast flag nelle prossime leggi sulla televisione digitale. Sicuramente, Barton è conscio di ciò che ha osservato Edward Felten riguardo alla BF: “Il posto più pericoloso a Washingon è quello tra gli americani e i loro televisori”.
Ogni tanto mi dimentico: le offerte di musica online su abbonamento sono basate sul corretto funzionamento delle tecnologie DRM (gestione delle restrizioni sui contenuti). Quindi, non solo sono poco bene accette dai consumatori (che preferiscono “possedere” la musica, anzichè affittarla), ma sono viste con preoccupazione dai discografici, che devono pregare nel perfetto funzionamento delle protezioni.
Ad esempio, Yahoo! Music Unlimited costa 5$ al mese se non si caricano i brani su un lettore. Il servizio costa qualche dollaro in più se si vuole ascoltare la musica non solo sul PC. Infine, “acquistare” un brano in maniera da poterlo trasferire su CD costa 0,79$.
Conoscendo la fallibilità delle tecnologie DRM, nessuno si stupirà del fatto che sia possibile aggirare le protezioni e scaricare i brani da Yahoo! Music senza protezioni e senza pagare i 0,79$.
Sarà, ma a me questo dei cd sterili di Sony pare uno sforzo sterile.
Complimenti alla First4Internet inglese, che si è inventata questo concetto dello “sterile burning”, che (in teoria) dovrebbe permettere ai CD protetti dalla propria tecnologia XCP di essere copiato un certo numero di volte. Queste copie dovrebbero essere “sterili”, ovvero incapaci di generare nuove copie.
Ripeto: sforzo sterile ovvero incapace di dar frutto. Si può ascoltare ? Si può copiare. Prima accetteranno la realtà, prima i discografici smetteranno di gettar soldi dietro alla chimera DRM. Prima accetteranno la realtà, prima presteranno più attenzione a far funzionare meglio i nuovi modelli di business che mostrano una qualche promessa (Yahoo! Music Unlimited, ecc).
In attesa di maggiori dettagli, mi chiedo anche come possa essere vero il vanto di compatibilità di XCP con lo standard Redbook dei CD audio. Un barlume di onestà in questa dichiarazione: [XCP offre] “un ragionevole livello di protezione con la pirateria casuale”. Appunto.
Per le persone che comprano sistemi anti-copia servono dei corsi di recupero tenuti dal professor Felten o dal professor Anderson, finchè non gli entra in testa che “i sistemi anti-copia non garantiscono alcuna protezione contro un attaccante informato e determinato”. E non c’è scarsità di attaccanti informati e determinati, per quanto riguarda i contenuti musicali.
Intel ha deciso di rendere decisamente meno interessante la propria offerta commerciale: i nuovi chip Pentium D e i nuovi chipset 945g includono il supporto per le tecnologie DRM di Microsoft.
La domanda che mi sorge spontanea è: perchè Intel spreca circuiti per aggiungere funzioni ai suoi chip e chipset che sottraggono valore per l’utente finale ? Come può aiutare le vendite, l’aggiunta di funzioni che permettono (in teoria) di avvicinarsi alla distopia del “computer fidato“, funzioni che sottraggono all’utente ancora più controllo sul proprio PC ?
[La domanda è retorica: è una mossa rischiosa, ma potenzialmente dai larghi benefici, predicata sull'ignoranza dei consumatori, sulla continuazione del monopolio MSFT sui sistemi operativi e sul fatto che le decisione di acquisto su microprocessori e chipset venogono prese per lo più dai responsabili acquisti dei produttori di PC, non dai consumatori finali]
Gli unici beneficiari delle funzionalità DRM in questi chip sono Microsoft e l’industria dei contenuti (musica, cinema, ecc.). Microsoft vede aumentare le proprie chance di perpetuare la propria presa soffocante sul mercato PC, l’industria dei contenuti vede aumentare le chance di realizzare il proprio sogno: decretare come e quando gli utenti possano consumare i loro contenuti, e quanto far pagare per ogni uso supplementare.
E gli utenti di PC ? Vedono aumentare le chance di finire come gli utenti di iPod/iTunes: comprare un apparecchio capace di infinite funzioni, poterne usare solo una parte per il capriccio dell’industria dei contenuti, e rischiare di vedersi progressivamente ridurre le funzioni “permesse”.
Intel Pentium D & 945g: officially not supported by this blog.
Sarei più ottimista se anche AMD non facesse parte della Trusted Computing Platform Alliance ….
DRM: se lo conosci lo eviti ….
Settimana scorsa è stato annunciata la specifica di AACS, il sistema di protezione per i DVD di prossima generazione. Il sempre prezioso Ed Felten ne analizza l’inutilità come strumento di protezione dal file-sharing, e la sua grande utilità come strumento di protezione dalla concorrenza.
AACS funzionerà meglio di CSS perchè permetterà una maggiore granularità nella revoca delle chiavi di decodifica dei lettori. Quando da un lettore viene estratta la chiave, è possibile revocarla, in maniera che non possa leggere i dischi di nuova commercializzazione, senza però impedire il funzionamento di un numero troppo grande di “lettori innocenti”.
Il sistema funziona molto bene, quindi, nel caso qualcuno abbia la faccia tosta di produrre un lettore senza chiedere il permesso al consorzio HD-DVD (in breve “monopolista”, o rappresentante del cartello): se il lettore non autorizzato viene commercializzato, basta inserirlo nella lista nera, e il gioco è fatto.
Per quanto riguarda il file-sharing, ovviamente, il gioco è più complicato. In questo caso, basta che l’aspirante pirata estragga la chiave di decodifica da un lettore, ma non dica in giro qual’è la chiave, e potrà crearsi un lettore software e usare la sua chiave per “rippare” tutti gli HD-DVD che vorrà.
E chi non avrà la capacità di estrarre la chiave da un lettore, potrà sempre usare il “buco analogico” (una scheda di acquisizione video con Macrovision disabilitato …).
Felten conclude:
Ancora una volta, DRM limiterà la competizione senza ridurre le violazioni del diritto d’autore. Le aziende possono tranquillamente provare ad usare tattiche come queste. Ma perchè devoo avere il supporto dello stato nel farlo ?
Già. Perchè ?
ESS ha patteggiato con la MPAA (ass. cinematografici americani) per evitare un processo. L’accusa era “aver venduto chip decodificatori per DVD ad aziende non autorizzate”.
Non si conoscono i dettagli economici dell’accordo, ma ESS ha dichiarato di essersi impegnata con la MPAA a
a combattere la pirateria ed a vendere i chip solo ai licenziatari della DVD Copy Control Association (DVD CCA).
Non si capisce bene come un produttore di chip per lettori DVD possa impegnarsi a combattere la pirateria. A meno che non sia uno dei maggiori produttori di chipset per lettori DVD compatibili DivX, molto usati per riprodurre filmati su schermo TV i filmati scaricati da Internet. ESS è anche uno dei partner di lancio per DivX 6 (formato che darà molto fastidio alla MPAA). Mi chiedo se nell’accordo extra-giudiziale sia contemplata qualche restrizione alla vendita di chipset DivX ….
E’ stata rilasciata una versione preliminare della specifica di AACS (Advanced Access Content System), l’erede di CSS (Content Scrambling System), il sistema di protezione dei contenuti dei DVD. La parte criptografica è realizzata meglio rispetto a CSS, la curiosità sta tutta nel sapere quanto tempo ci vorrà dopo la sua comparsa sul mercato prima venga “rotto” dall’erede di Jon Johansen.
La cosa più importante è che in caso di violazione, sarà possibile revocare le chiavi di accesso del lettore HD-DVD dal quale le chiavi sono state estratte. Provate a immaginare che piacere: spendete un po’ di soldi per comprare un lettore HD-DVD, dopo un po’ di tempo qualcuno riesce ad estrarre le chiavi di accesso da quel DVD, la MPA se ne accorge, e “revoca” le chiavi di quel lettore. Il vostro lettore non potrà più leggere i DVD prodotti da quel momento in poi. Che gioia.
Mi chiedo se i termini di licenza di AACS prevedano che il produttore di un lettore insicuro debba accollarsi i costi di sostituzione o se siano ca**i dei clienti.
In entrambi i casi: buone ragioni per non produrre/comprare lettori HD-DVD. Per l’alta definizione dovrebbero essere più che sufficienti Internet e DivX 6 …
[Via ./]
Continua a stupirmi l’incapacità di Sony di arrendersi al diffuso desiderio di lettori MP3.
I nuovi lettori flash di Sony sono “compatibili” con il formato MP3. Ma con un guizzo di orgoglio, Sony ha deciso di non arrendersi del tutto, e di obbligare gli utenti a caricare i brani MP3 nel lettore usando un programma che li “offusca”, rendendo impossibile usare il lettore come mezzo di scambio per MP3.
Alcuni messaggi di servizio per il Controllo di Missione Sony:
- Gli utenti che vogliono scambiare file hanno già gli MP3. Non offuscati. Se vogliono scambiarli, useranno un cd, useranno una penna USB, useranno eMule, useranno quello che #**%! gli pare. E probabilmente non compreranno un lettore Sony.
- Chi comprerà questo lettore e non lo vorrà usare per scambiare i file, verrà inutilmente irritato dal dover usare qualche stupido software di offuscamento, dalla sua inutile lentezza, dagli inevitabili problemi che ogni complicazione e ogni schema DRM comporta.
- Ciliegina sulla torta: gli schemi DRM aggiungono un costo. Chiedete ai vostri clienti di pagare di più per sottrarre funzioni desiderabili al lettore flash. Con uno schema di offuscazione che è già stato violato, dimostrando la legge prima del DRM (”non funziona”).
[Via Slashdot]
Clay Shirky si incazza perchè le stupide protezioni dei DVD gli hanno impedito di copiare e mettere online un video che riprende una sua presentazione a eTech dell’anno scorso.
La risposta ad Apple di Jon Johansen non si è fatta attendere: PyMusique permette di nuovo di acquistare brani senza DRM da iTunes Music Store. Come previsto.
Come dichiara Jon stesso (blog non risponde, slashdotting o lawyer-attack ?):
iTunes Music Store ha recentemente smesso di supportare le versioni pre-4.7 di iTunes, nel tentativo di chiuder fuori i programmi scritti da terzi. Ho fatto il reverse-engineering del sistema di crittografia di iTMS 4.7, che permetterà ancora una volta ai programmi esterni di comunicare con iTMS.
Il risultato è che PyMusique versione 0.4 aggira il blocco messo da Apple. Fino alla prossima iterazione. Certo, man mano che i clienti iTMS aumentano, diventerà più difficile costringerli a fare un upgrade in blocco ogni volta che qualcuno trova una falla in iTMS. Attesa impaziente per il prossimo round.
Certo, iTMS rimane vulnerabile, oltre che per l’implicita fragilità dei sistemi DRM, anche per la scelta fatta di usare Akamai per la distribuzione dei file: sono uguali e senza DRM per tutti, poi ci pensa il programma iTunes sul computer dell’utente ad aggiungere le le restrizioni. In questo c’è una lezione che hanno già imparato tutti i produttori di giochi online: never trust the client.
P.S. i lettori di Wikilab sono più veloci di quelli di Boing Boing a scoprire il legame So Sue Me - Sosumi … complimenti Antonio!
Apple ha già modificato iTunes per bloccare PyMusique. La soluzione ? Tutti devono usare la versione 4.7 di iTunes. Questo scomoderà “solo” il 15% degli utenti. Sono curioso di vedere la reazione del team PyMusique.
L’instancabile Jon Johansen questa volta sfida Apple in maniera piuttosto palese con PyMusique, una interfaccia “libera” a iTunes Music Store, che permette di accedere a iTMS, registrarsi, ascoltare i preview e acquistare musica, con alcune differenze cruciali rispetto ad iTunes: è possibile ri-scaricare la musica già acquistata (in caso di problemi con hard-disk, ecc) ma, soprattutto, PyMusique scarica i file AAC senza protezione FairPlay.
PyMusique sfrutta una debolezza di iTMS che non conoscevo: iTunes il music store trasmette i file audio senza protezioni DRM, che vengono poi aggiunte da iTunes il programma.
Prevedo che la provocazione nel nome del blog di Jon Johansen (So sue me, “e allora denunciami”) verrà accolta, con un assalto a tenaglia da parte di avvocati di Apple brandenti la EUCD e il DMCA (che proibiscono nella EU e negli USA l’aggiramento delle protezioni anticopia) e da parte degli sviluppatori di iTunes che cercheranno di chiudere la falla, costringendo tutti i clienti ad un upgrade.
[Via Boing Boing, cross-posted su Melablog.it]
E’ cominciato ieri il processo alla broadcast flag (di cui ho scritto fino alla nausea qui).
Diverse associazioni, tra cui la Electronic Frontier Foundation, chiedono che il tribunale stabilisca che la FCC (equivalente US della nostra AGCom) non avesse l’autorità per regolare la presenza di un meccanismo che permetta alle emittenti televisive di stabilire se, come e quando i propri programmi in alta definizione possano essere registrati.
Colgo l’occasione per ribadire la prima libertà digitale, che dovrebbe essere un diritto di tutti: Il diritto di usare come desidero i bit di cui sono entrato in possesso legittimamente. Non si capisce bene per quale ragione si debba dare forza di legge al desiderio delle emittenti di porre condizioni sulla la registrazione di un programma che non è a pagamento ed è trasmesso in chiaro via etere … o addirittura di impedirla.
Se la soluzione non ha funzionato le prime n volte, Macrovision non vede perchè non bisogni fare l’n+1esimo tentativo.
E allora, via con RipGuard, una tecnologia che codifica i dati sulla superficie dei DVD per sfruttare i bug dei programmi per fare il ripping, per rendere la vita più complicata a chi vuole estrarre i contenuti dei DVD.
Approcio già visto con le protezioni passive per i CD. E si è visto anche quanto è stato efficace. Immagino che passeranno pochi giorni prima di avere nuove versioni dei programmi di ripping che aggirino le protezioni.
Auguri a tutte le case cinematografiche che compreranno RipGuard da Macrovision. Spero che scelgano una formula “soddisfatti o rimborsati”.
Incredibile, dopo essersi accorti che forse i brevetti software non sono una così buona idea, a Bruxelles si sono accorti anche che le tecnologie DRM possono essere un rischio per la privacy. Chissà, magari un giorno la EU raggiungerà posizioni illuminate anche sulla questione della durata del diritto d’autore.