Archive for the 'DRM' Category

Film da Oscar e pirateria

Quanti film da Oscar sono stati piratati quest’anno, nonostante le draconiane ed umilianti misure di sicurezza che circondano gli screener ?

Nessuno ? Il 10% ? Il 30% ? Siamo più vicini all’85% … secondo una rapida ricerca in rete di Waxy.org.

Dei 30 film candidati a vari oscar, le copie da screener di 25 di questi sono disponibili sulle reti peer-to-peer. Per quanto riguarda gli altri 5 ? Per alcuni i DVD sono arrivati in negozio (e quindi sulle reti p2p) prima che ci fosse bisogno degli screener ….

Alcuni degli screener sono stati diffusi in rete addirittura prima dell’arrivo in sala. Direi che la lotta di Hollywood al “nemico interno” non produce alcun risultato …

SunComm, sconfitta dal tasto “maiuscola”, torna all’assalto

Se ricordate, SunComm è quell’azienda che è riuscita a vendere all’industria discografica un sistema di protezione anti-copia per i CD che poteva essere sconfitto tenendo premuto il tasto “shift” all’inserimento del CD nel PC. E che aveva minacciato di denuncia Alex Halderman, lo studente che aveva giustamente esposto al pubblico ludibrio la pochezza del sistema DRM MediaMax CD3.

In qualsiasi mercato concorrenziale e non distorto da fattori esterni, se i venditori di SunComm si ripresentassero negli uffici delle aziende cui già una volta hanno venduto protezioni non funzionanti, sarebbero cacciati a pedate. Non aspettatevi che questo succeda nell’industria discografica, dove ancora si crede alla favola del DRM come “gobbette per rallentare il traffico”.

E infatti, ora SunComm torna all’assalto, con un nuovo sistema DRM “garantito 100% sicuro”. O almeno, più sicuro del precedente. O almeno, più sicuro del precedente, finchè qualche studente non ci mette le mani sopra e riesce a scoprirne le vulnerabilità. Insomma, un sistema DRM come tutti gli altri, che può impedire alcuni tipi di copia, ma che non ferma un attaccante determinato e non farà nulla per impedire la rapida diffusione del materiale sulle reti pirata e nel circuito della pirateria commerciale.

SunComm stessa ammette che la nuova versione non resisterà all’analisi di professionisti della sicurezza informatica. Ma sostiene che non è questo il punto. Per SunComm e per i suoi clienti non è importante se Ed Felten o un cracker Russo riescono a scoprire come si sconfiggono le protezioni. Ritengono che l’importante sia rendere la vita difficile a chi vuole fare copie in casa.

Dimenticandosi che la minaccia non sono i singoli clienti che comprano un cd e ne fanno un paio di copie per parenti o amici. La minaccia è il cracker Russo. La minaccia sono le persone che stanno in cima alla piramide della pirateria. Loro non pagano, e stanno in cima ad una efficentissima catena di distribuzione che risulterà in milioni di copie pirata venduti nei mercatini e in milioni di download sulle reti peer-to-peer. Nel frattempo, tutti i clienti paganti si ritrovano con prodotti tecnicamente inferiori.

Vedere le compagnie discografiche alle prese con i sistemi DRM fa venire in mente un cacciatore che spara bendato con un fucile caricato a salve. Non colpisce nessuna preda, ma in compenso fa scappare la selvaggina, e quando si toglierà la benda a caricherà a pallettoni non ci sarà più un animale in giro.

Michael Robertsone e il music store senza DRM

Michael Robertson ci riprova. Il fondatore di MP3.com, ora a capo di Linspire, vuole creare uno store online di musica senza DRM, chiamato MP3tunes. Lodevole intento.

Vedo molto grigio il prospetto di convincere le case discografiche a concedere in licenza i brani senza protezioni … e gli store online vivono e muoiono dell’ampiezza del catalogo.

[Via Boing Boing]

Il prossimo Windows sarà un pò più inutile

Microsoft aggiungerà le tecnologie Macrovision alle prossime versioni di Windows, per rendere più difficoltosa la registrazione di contenuti analogici.

Microsoft continua a fare confusione su chi siano i suoi clienti: chi paga i prodotti o qualcun altro ?

Ogni tanto è utile fare un passo indietro e chiedersi in che mondo siamo, se una grande azienda di software deve pagare un bel po’ di soldi ad una piccola azienda che fornisce tecnologie inutili, per poter offrire prodotti peggiori ai suoi clienti.

Microsoft sta facendo una gigantesca marchetta all’industria dei contenuti, nella speranza che scenda a più miti consigli e renda disponibili i propri contenuti sulle piattaforme di Microsoft.

Il ragionamento è: “dobbiamo implementare tutti i tipi di DRM, altrimenti nessuno venderà contenuti per le nostre piattaforme, nessuno comprerà le piattaforme e il progresso tecnologico si fermerà”.

Anzitutto, come molti hanno già affermato, quello dei fornitori di contenuti è un bluff clamoroso: che gli si diano le protezioni o meno, prima o poi si arrenderanno e metteranno i loro contenuti in vendita. E’ quindi perfettamente inutile chinare il capo e vendere prodotti inferiori agli utenti pur di ingraziarseli.

Ci vuole una bella facci tosta a mettere in pratica un regresso tecnologico (niente copie, niente elaborazione, niente flessibilità di utilizzo dei contenuti) e dire di farlo in nome del progresso tecnologico. Auguri per le vendite delle piattaforme azzoppate.

Crack per Windows Media Video 10 DRM ?

La voce che corre in rete è che un sito giapponese abbia pubblicato un modo per crackare le restrizioni DRM di Windows Media Video 10. Per ora in maniera limitata. Attendiamo le contromisure di Microsoft e il rilancio degli hacker.

La guida EFF al DVR HDTV

Dal 1° luglio tutti gli apparati capaci di ricevere un segnale televisivo ad alta definizione negli Stati Uniti dovranno rispettare la Broadcast Flag, un segnale inviato dai broadcaster che dovrebbe stabilire se e come i materiali trasmessi possono essere registrati.

La broadcast flag è un tipico esempio di misura DRM che non farà nulla per limitare la pirateria, ma farà moltissimo per introdurre frustrazioni nella vita degli utenti normali, che si ritroveranno con videoregistratori digitali completamente alla mercè della “generosità” broadcaster.

Quello che prima era un diritto sanzionato dalla Corte Suprema nella famosa decisione Betamax, ora diventa un privilegio.

La Electronic Frontier Foundation ha quindi raccomandato a tutti coloro che desiderassero un DVR HDTV pienamente funzionante di procurarselo prima del 1° luglio, o meglio ancora, di assemblarselo prima del 1° luglio seguendo questa semplice guida.

E dopo il primo luglio ? I pirati continueranno a registrare quello che vogliono, grazie ad apparati acquistati prima, o costruiti illegalmente, gli altri dovranno decidere se rispettare un regolamento stupido, e potranno scegliere nell’ampia gamma di strumenti azzoppati in commercio.

Intervista al mantainer di JHymn

[Questo post è pubblicato anche su Melablog.it]
Su OSDir una intervista a FutureProof, il mantainer di JHymn, una interfaccia in Java per Hymn, il software che consente di “liberare” i propri brani acquistati da iTunes.

Hymn sta per Hear Your Music aNywhere. E’ utile a tutti coloro che avendo acquistato un brano su iTunes desiderano gestirselo come meglio gli pare. O, come spiega meglio FutureProof:

Quello che dico è che sto cercando di ottenere la stessa flessibilità di usare la mia musica che si ottiene comprando un CD e “rippandolo”, e che i miei sforzi non aiutano la pirateria più di quanto l’esistenza dei CD aiuta la pirateria.
Si incontrano problemi quando si usano prodotti di terze parti come EyeHome e Squeezebox, e quando si perdono le autorizzazioni ogni volta che un computer va in crash oppure si rompe.
Tra gli schemi DRM, devo ammettere che quello di Apple è uno dei migliori per gli utenti. Ma è come dire “ahh, queste manette sono proprio comode.”

[Via Boing Boing]

Fairplay, correttezza e forza

Michele fa alcune acute osservazioni sul più importante non-evento del MacWorld: Apple non darà (ancora) in licenza il sistema FairPlay che sta dietro ad iTunes Music Store.

Devo ammettere che sono allergico all’approccio estremamente proprietario di Steve Jobs e Apple. Non dare nulla in licenza, tenere per se le tecnologie e essere ammiraglio in una pozzanghera piuttosto che capitano in un oceano.

Detto questo, in questo momento i fatti danno ragione ad Apple. Steve Jobs ha dichiarato che considererà la concessione di FairPlay in licenza quando la quota di mercato di iTunes / iPod scenderà sotto il 50%.

Attualmente Apple domina il mercato online della musica (70% la quota di iTMS). Gli spazi per la competizione sul prezzo sono spaventosament ristretti a causa dell’esosità delle royalty rispetto al prezzo finale.

La dominanza del mercato dei lettori MP3 è imbarazzante per gli altri produttori. Se gli altri si avvicinassero, Apple abbasserebbe i prezzi. Per ora la mind-share e il cool-factor dell’iPod è tale da consentire un grosso margine sul prezzo: Apple non riesce a star dietro alla domanda.

Microsoft avrà anche concesso in licenza WMA a chiunque lo voglia. Ma sono sicuro se Apple desse in licenza FairPlay, nelle aziende che avessero firmato accordi esclusivi il boia avrebbe molto da lavorare per sfoltire i ranghi dei manager incompetenti. Tutti farebbero la fila.

Conclusione: Jobs dovrebbe fare errori molto più grossi di quelli commessi negli anni ‘80-’90 per giocarsi la leadership attuale. Adesso sembra più saggio e il suo “reality distortion field” sembra rafforzato (probabilmente le mie considerazioni ne sono affette!). Basti vedere come sono stati accolti i nuovi prodotti. Un grosso successo di Mac Mini relativo a Windows Media Center lo confermerebbe.

Windows Media, DRM e Crackers

Comincia ad essere dimostrato empiricamente quanto gli esperti di sicurezza predicano da tempo:

  1. E’ impossibile far funzionare le tecnologie DRM come impedimento assoluto alla copia non autorizzata. Su questo ci sono tutte le prove empiriche che si desiderano;
  2. La sicurezza anti-copia è incompatibile con la sicurezza e la privacy degli utenti costretti ad utilizzare le tecnologie DRM. Questo è dimostrato dall’inserimento di spyware nei file Windows Media da parte di Overpeer, emulato ora da schiere di cracker.

Previsioni DRM

Non posso che essere completamente d’accordo con questa previsione di Edward Felten per il 2005: “Le tecnologie DRM continueranno a non impedire massicce violazioni del copyright. Analogamente, i maiali continueranno a non riuscire a volare”.

TiVoToGo e Prima Libertà Digitale

Un anno dopo l’annuncio arriva TiVoToGo, il sistema per trasferire le registrazioni fatte con un videoregistratore digitale TiVo sul proprio PC.

Il lungo ritardo è probabilmente dovuto al numero di forche caudine sotto cui TiVo è dovuta passare per realizzare un sistema DRM che soddisfacesse i fornitori di contenuti, dei cui attacchi legali TiVo deve essere particolarmente timorosa, come dimostra la seguente avvertenza:

Nota: Non tutti i programmi possono essere trasferiti dal vostro TiVo al vostro PC. I fornitori di contenuti potrebbero impedire o limitare la vostra capacità di registrare, visualizzare, riprodurre o trasferire qualsiasi programma usando una varietà di meccanismi di protezione dalla copia.

Ho alcune domande da fare ai produttori di apparecchi di elettronica di consumo, a legislatori assortiti e ai fornitori di contenuti.

Quando mai si è affermata questa idea che è cosa buona e giusta permettere ai fornitori di contenuto di decidere cosa noi utenti/clienti/consumatori/cittadini possiamo fare con i contenuti digitali in casa nostra ?

A chi mai è saltato in testa che è giusto impedirci di vedere sul nostro PC ciò che abbiamo pagato per vedere sulla tv a pagamento, o che gli inserzionisti hanno pagato per farci vedere gratuitamente ?

Dove si fermerà questa farsa ? Un casello daziario sul nervo ottico e quello acustico per bloccare i contenuti per cui non si è pagato ? Una neurotossina per far dimenticare i contenuti pay-per-view ?

Forse è ora di rivendicare alcune libertà digitali. La prima: Il diritto di usare come desidero i bit di cui sono entrato in possesso legittimamente. Se compro della musica, che io voglia sentirla su un PC di casa, su un PC portatile, su un iPod, su un autoradio o sul mio telefonino, non sono certo affari di chi me l’ha venduta. Ho comprato la musica e il diritto di ascoltarla, non uno stupido disco argentato, non una stringa di bit legata ad un singolo apparecchio.

Inno contro il DRM iTunes

Hymn (acronimo di Hear Your Music Everywhere), la tecnologia per liberare i brani acquistati su iTunes [Via Qix.it]

DRM, WindowsMedia e Spyware

Nuovo anno, nuovo rant contro il DRM. Prima un riassunto, poi le novità.

Industria discografica e cinematografica, con la complicità di Microsoft e Intel, sono alla ricerca di un modo per rendere obbligatori i sistemi DRM (Digital Rights Management) su tutti i PC e su tutti gli apparati di consumer electronics.

L’obbiettivo è avere in ogni computer un “nocciolo” al di fuori del controllo dell’utente, che stabilisca cosa gli utenti possono e non possono fare con il proprio computer, e stabilisca come e quando possono accedere ai propri file multimediali. E soprattutto, quali file non possano visualizzare perchè provenienti da fonti non legittime.

Il nocciolo del PC che garantisce il rispetto delle restrizioni sui contenuti deve essere implementato a bassissimo livello sia hardware (nel chipset) che software (nel sistema operativo). Perchè funzioni è necessario che l’utente non possa cambiare o aggiornare le parti che implementano le restrizioni del sistema operativo (altrimenti potrebbe aggirarle). E’ invece obbligatorio che il sistema operativo sia aggiornabile a comando dall’esterno, per tappare le falle che inevitabilmente verranno scoperte.

Abbiamo già visto che effetto ha questo tipo di meccanismo con l’iPod, con iTunes, con le console per videogiochi e con i decoder per la Pay-TV: gli aggiornamenti vengono effettuati senza necessitare del consenso dell’utente, e di solito servono a togliere funzioni che non sono più gradite a chi fornisce il servizio, anzichè aggiungere funzioni gradite agli utenti del servizio.

Come osserva Cory Doctorow nel suo ultimo rant, la funzione principale del DRM non è impedire la copia, ma impedire la concorrenza. Il vantaggio per Microsoft è che i sistemi operativi Open Source non potranno soddisfare i requisiti di non modificabilità necessari per far funzionare le restrizioni. Il vantaggio per Intel è che la certificazione DRM dell’hardware alza le barriere di ingresso al mercato. Il vantaggio per discografici e cinematografici è che potranno inventarsi nuovi modi di far pagare separatamente tutti i differenti usi possibili del materiale di cui possiedono i diritti, e soprattutto ostacolare l’accesso ai nuovi lettori da parte di produttori di contenuti alternativi.

Ogni prova di quanto siano nocivi i sistemi DRM è quindi benvenuta. E’ qui che entra in gioco Overpeer, una delle aziende incaricate della sorveglianza e delle contromisure anti-reti p2p. Si scopre (via Techdirt), che Overpeer è stata beccata ad inserire adware e spyware in file Windows Media poi immessi nelle reti peer-to-peer. Tipicamente contorta la logica con cui viene giustificata la mossa: chiunque scarica file dalle reti peer-to-peer si merita tutto ciò che può capitargli, visto che cercava materiali chiaramente illegali.

Lascio a voi le considerazioni sull’etica di chi, per scoraggiare un reato lieve (scaricare un brano pirata), ne commette uno ben più grave (intrusione e spionaggio informatici).

Questa azione mette però in luce uno degli aspetti più negativi del tanto desiderato mondo DRM. Overpeer ha potuto inserire il proprio spyware grazie ad una vulnerabilità delle tecnologie anti-copia di Microsoft. Ma il successo dei sistemi DRM è predicato sulla segretezza dei protocolli e delle loro implementazioni. E ultimamente i legislatori tendono a sanzionare per legge questa segretezza: si proibisce la discussione proprio delle vulnerabilità di queste funzioni.

Conoscendo il record sulla sicurezza di Microsoft, e che la sua recente prontezza nel tappare le falle è dovuta solo alla pubblicità che viene data dai ricercatori alle falle scoperte, è possibile immaginarsi quanto sarebbero al sicuro i dati e la privacy degli utenti dei futuri computer, se la discussione della loro sicurezza fosse proibita per legge.

Tagline:

DRM non protegge i contentui dai malintenzionati, in compenso rende più costosi i computer e i sistemi operativi, e mette a rischio la privacy e la sicurezza informatica degli utenti.

Nuovo round tra Real e Apple

L’ultimo update di Apple all’iPod disabilita l’ascolto dei brani acquistati dal music store di RealNetworks, che era possibile grazie all’aggiramento delle protezioni dell’iPod implementato da RealNetworks.

E’ inutile dire che penso tutto il male possibile delle aziende che aggiornano silenziosamente il software dei loro apparecchi per offrire meno funzionalità ai clienti e per mantenere la propria posizione dominante in un mercato.

E penso che c’è un fondo di verità nel pensiero di molti che Apple ha, quando può, comportamenti monopolistici peggiori di quelli di Microsoft. Spero che la sua dominazione del mercato della musica online non duri molto.

Windows Media Video su Linux

Jon Johansen è sempre al lavoro nella sua crociata per permettere di usare su Linux materiale protetto da schemi DRM.

Prima è stato il turno di DeCSS, per aggirare le protezioni dei DVD, poi il turno di FairPlay, il sistema di protezione dei brani venduti su iTunes. Adesso è il turno di Windows Media Video di ricevere il trattamento che permetterà di vedere i file WMV versione 9 con VLC su Linux (e mille altre piattaforme). Sperando che VLC resti legale e non venga trattato come un arma impropria …

Il trattato Broadcast

Cory Doctorow racconta da Ginevra il vertice WIPO (Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale) su Deep Links della EFF.

La proposta di un Trattato Broadcast (Broadcast Treaty) è il solito tentativo di aumentare le protezioni sulla proprietà intellettuale e ridurre i diritti di cittadini e consumatori tramite un trattati internazionali, in forum lontani dai processi di deliberazione democratica. In questo caso si vogliono aumentare le protezioni delle trasmissioni televisive broadcast in tutto il mondo, rendendo obbligatorie a livello internazionale misure come la Broadcast Flag Americana (di effetti e pericolosità della quale ho già scritto qui e qui).

Interessante il trattamento riservato da “ignoti sabotatori” al materiale distribuito dalle organizzazioni non governative che si oppongono al trattato: preso dai tavoli e cestinato nei bagni.

Cory Doctorow racconta delle forti obiezioni al trattato, soprattutto da parte dei paesi in via di sviluppo e di Brasile ed India, e di come presidente e segretario dell’assemblea fanno di tutto per spingere l’adozione del trattato.

Autorità e quel che va in un PC

Cosa pensereste se l’Autorità Garante delle Comunicazioni chiedesse il potere di decidere quale software e quale hardware può essere usato nei PC e in tutti gli apparecchi che possono ricevere un segnale televisivo ?

Probabilmente sareste piuttosto allarmati (giustamente!).

La FCC, omologa americana della nostra AGCom sembra essersi arrogata questo potere con la famigerata Broadcast Flag Rule, in cui decretava che tutti i sistemi che possono ricevere segnali televisivi ad alta definizione devono garantire il rispetto del volere dei produttori di contenuti in termini della possibilità di fare copie del segnale. Tra questi sistemi ci sono ovviamente i PC con schede per la ricezione televisiva.

Se si vuole garantire la protezione assoluta del segnale televisivo dalla copia (cosa che molti dei migliori esperti di sicurezza considerano impossibile), non è sufficiente proteggere il segnale nell’apparato di ricezione. Bisogna garantire che in tutto il suo percorso dall’antenna allo schermo non sia possibile prelevare il segnale e farne una copia.

Bisogna impedire che possa essere letto sul bus di sistema, bisogna impedire che possa essere letto nella memoria di sistema, bisogna garantire che possa essere inviato solo a interfacce connesse con sistemi che offrono le stesse protezioni. In pratica, tutto l’hardware, software e periferiche per PC dovrebbe essere soggetto ad un regime di autorizzazioni. Si rischierebbe di ingessare del tutto lo sviluppo di software e hardware informatico per garantire chi produce o trasmette contenuti video per l’alta definizione.

Visto il panorama politico attuale in Italia è lecito attendersi che anche qui succeda qualcosa del genere.

Negli Stati Uniti le maggiori associazioni che lottano per le libertà digitali hanno fatto causa alla FCC perchè venga stabilito che ha imposto la Broadcast Flag senza la necessaria autorità.

iPodDownload 1.1

Gli avvocati di Apple lo tirano giù dai siti su cui compare, gli sviluppatori di iTunes cercano di bloccarlo con il software, ma lui ritorna: iPodDownload 1.1.

Scaricare dall’iPod

Guida di Engadget su come scaricare la propria musica dal proprio iPod, cosa che Apple sembra essere decisa a rendere impossibile.

La lista nera di iTunes

Quando Apple aggiorna iTunes, a volte aggiunge funzionalità, altre volte disabilita applicazioni come iPod Download che gli utenti trovano molto utili.

Boing Boing mostra come è fatta la lista nera delle applicazioni che Apple non vuole funzionino con iTunes, e come rimettere a posto le funzioni che Apple non vuole che esistano.