Archive for the 'Libertà digitali' Category

Data retention e servitori infedeli dello stato

Tra ieri ed oggi, la lettura dei giornali mi ha fatto montare una rabbia come non me ne capitavano da tempo.

Candidati alle elezioni che (forse! ricordiamoci la presunzione d’innocenza!) pagavano investigatori privati, servitori infedeli dello stato e dell’industria privata per violare la privacy dei concorrenti politici e boicottare in ogni modo le loro candidature.

Agenti della guardia di finanza pagati per scoprire tutto sulla situazione economica dei rivali. All’interno di un grande gestore telefonico l’interfaccia dei criminali era addirittura la stessa persona che faceva da interfaccia con la magistratura per le intercettazioni. Alla faccia del doppiolavoro!
Dal Corriere: sapere dove una persona tiene un conto bancario costa una miseria. Sapere i movimenti bancari costa 600 €. Conoscere i tabulati telefonici di una persona costa 1.500 €!

Leggi su leggi attivano mostruose memorie di elefante nello stato e nell’industria privata che assorbono e “ritengono” informazioni su tutte le nostre azioni e le nostre relazioni, su cosa spendiamo, dove lo spendiamo, dove passiamo in autostrada, quali vie delle città percorriamo. Tutto in nome di una teorica protezione da indefinite.
E un sistema di garanzie che è di fatto un colabrodo lascia l’amaro dubbio: i benefici sono del tutto ipotetici, i malanni sono un dato di fatto, fin troppo reali.

Se quanto gli investigatori hanno scoperto verrà confermato, c’è da chiedersi: se uno, quando è candidato, paga investigatori privati, finanzieri e dipendenti della TIM per cercare di scoprire e creare fango sugli avversari, cosa potrà fare quando è, per ipotesi, ministro della sanità ? Quale burocrate sarà disposto ad opporsi al suo ministro se vorrà dati sensibili su qualche avversario ? E un burocrate senza scrupoli in cerca di avanzamento, cosa sarà disposto a fare, in un ambiente morale del genere ?

Oh si, sono piuttosto stufo di questa sorveglianza a senso unico. Se ha da essere panopticon, chi è in posizioni di responsabilità deve essere nel panopticon con la platea più grande. Servitori dello stato, forze dell’ordine, deputati, ministri, presidenti, tutti dovrebbero essere tenuti ad uno standard di trasparenza molto maggiore rispetto ai privati cittadini. Forse aveva ragione David Brin: la privacy è ormai solo una pia illusione, da dimenticare, e alla “società della sorveglianza” è meglio preferire la “società trasparente”.
Se il mio tabulato telefonico costa 1.500 €, quanto deve costare quello di un ministro ? Se sull’elenco delle mie operazioni bancarie c’è una trasparenza “de facto” (ottenerlo costa 600€!), con che faccia certi “rappresentanti del popolo”, pagati profumatamente per esserlo, si oppongono a che si faccia completa trasparenza sui loro movimenti bancari ?

Il brevetto su Ajax

Doveva arrivare: il brevetto su Ajax. Ora si attende l’inizio delle richieste di riscatto a metà delle start-up web 2.0 del mondo.

Samsung denunciata dagli studios

Samsung è stata denunciata dagli studios cinematografici negli USA per aver venduto lettori DVD che permettevano l’aggiramento delle protezioni dei DVD.

Continua la campagna di “normalizzazione” di tutte le aziende di consumer electronics che cercano di evitare di implementare in maniera foolproof funzioni che tolgono valore ai loro apparecchi.

Liberi da Libero ?

Un ottima occasione per “votare con i piedi”: Libero giustifica le strozzature al traffico p2p con la necessità di garantire la qualità del servizio per gli altri utenti, poverini, che vedono il loro ” traffico conversazionale” rallentato dall’ingordigia di alcuni utenti “cattivi”.

Una domanda: Skype viene classificato nel ” traffico conversazionale”  (buono)  o nel traffico  p2p (cattivo) ?  Se Skype viene usato per trasferire un file passerebbe da VoIP (buono) a p2p  (cattivo) ? Sono curioso, perchè se Skype “conversazionale” toglie soldi a Wind (padrone di Libero), Skype p2p deteriora la qualità del servizio per gli altri utenti …

E’ una dura vita, quella degli operatori TLC che vogliono offrire connessioni a larga banda: gli utenti chiedono ai loro ISP solo tre cose (banda larga, always on, fuori dai piedi), ma questo concetto della network neutrality non piace molto agli operatori.
Ovviamente, chiedere a Libero di preoccuparsi di migliorare la connettività è ingenuo. Prima o poi sarà necessario un intervento delle autorità di tutela della concorrenza per evitare discriminazioni sempre più invadenti del traffico generato dagli utenti …

[Via Mantellini]

EFF - no a Google Desktop

La Electronic Frontier Foundation sconsiglia l’uso di Google Desktop per i rischi che comporta per la privacy degli utenti:

Se un utente la abilita, la funzione “Search Across Computers” archivierà sui server di Google copie di documenti Word, PDF, fogli di calcolo e altri documenti di testo, per permettere all’utente di effettuare ricerche su questi documenti da qualsiasi PC. EFF consiglia caldamente ai consumatori di evitare questa funzione, perchè renderà i loro dati personali più vulnerabili a richieste di informazioni da parte del governo e potenzialmente da privati cittadini nel corso di cause legali.

Quando verrà offerto il tasto “purge all my data” ?

Quanti e perchè sono gli IP bloccati ?

Mi associo alla richiesta di de Andreis: quanti sono gli IP “bloccati” per decreto della magistratura, cui gli Italiani non possono avere accesso  ? E per quali ragioni ?

Sono curioso anche sui dettagli: se un indirizzo IP ospita più dominii, questi verranno tutti bloccati ? Mi darebbe molto fastidio se un mio dominio diventasse invisibile dall’Italia solo perchè, magari, qualche cialtrone o criminale è ospitato dallo stesso server di Dreamhost …

E poi: vista l’abilità che i criminali Internet hanno dimostrato nel passare da un indirizzo e/o da un dominio all’altro (basta vedere gli spammer …), quanto tempo passa prima che un indirizzo IP bloccato torna disponibile, una volta che il criminale se n’è andato ?

Il brevetto su :(

Direi che :( è l’emoticon più appropriato per commentare il brevetto su :(

Per pietà, di quante altre prove c’è bisogno prima di accettare il fatto che l’attuale sistema per brevetti sembra pensato per premiare gli avvocati che si occupano di IP (intellectual property) e gli IP-Squatter (o aspiranti tali).

E come non definire IP-Squatter un azienda (Cingular) che ha la faccia tosta di brevettare una combinazione di due simboli di punteggiatura in uso da anni in tutto il mondo.
E come non definire incompetente l’esaminatore che non ha riso per mezz’ora prima di stracciare la domanda di brevetto.

Improvvisamente il mondo sembra  un po’ più stupido.

RAI e Cina

Ohh, proprio quello di cui c’era bisogno: un altro incentivo per la RAI a fare peggio il proprio lavoro:

La RAI, titolare del servizio pubblico televisivo italiano e beneficiaria del canone tv pagato dagli italiani, ha annunciato che stringerà un’intesa con il regime di Pechino per infilare alcune ore della propria programmazione nel palinsesto della tv di stato cinese, rigidamente controllato dall’oligarchia politica di quel paese.

Perchè, come tutti i gruppi media e tecnologici che fanno affari ci insegnano, una volta che c’è uno stake economico, il regime cinese dispone di bastone e carota (ultimo esempio, la joint venture Skype-TOM).

La prova del fuoco: si continuerà a parlare di Falun Gong, Tibet e Dalai Lama nei TG ? O il Grande Firewall cinese farà un altro passo avanti ?

Il buco analogico …

Fare battute su chi cerca di “chiudere il buco analogico” è fin troppo facile, ma si rischia di scadere nel trivio. Cercherò di restare serio, quindi. E di non dire quello che penso dell’ennesima proposta di legge in proposito all’esame del congresso USA.

A quanto pare, “la possibilità di convertire un segnale video analogico in un formato digitale è una significativa debolezza nella protezione dei contenuti.”

No, no e no! “The analog hole is a feature, not a bug!!!!”.

La possibilità di convertire un segnale analogico in un segnale digitale è una scoperta geniale, che ha permesso la creazione del Compact Disc e del DVD. Ora, le due industrie che si sono salvate il c**o grazie a queste tecnologie, assieme a quel gran parassita dell’industria radio-televisiva broadcast(1), vogliono essere ben sicure di avere una presa da boa constrictor su tutti gli apparecchi che possono eseguire questo pericoloso e sovversivo atto della conversione analogico digitale.

E quindi, vai con l’aggiunta (a spese dell’utente, ovviamente) di apparati per rilevare un sistema di segnalazione per i materiali “intoccabili”. C’è il segnale di protezione ? Niente conversione!

Direi che gli USA possono, se vogliono, legislare piano-piano la propria progressiva irrilevanza tecnologica, se fossero numerosi anche in in Europa i legislatori con stimoli da techno-seppuku …

(1) negli USA funziona così: “le frequenze sono di tutti, ma noi le usiamo per il vostro bene, quindi non le paghiamo!”

Le scuse per i testi delle canzoni

La casa discografica che aveva mandato minacce di azioni legali allo sviluppatore di PearLyrics si è pubblicamente scusata.

pearLyrics è un piccolo programma che si integra con iTunes e permette di trovare in rete i testi delle canzoni della propria libreria musicale, ed è diventato immediatamente popolare tra gli utenti iTunes. Talmente popolare, che il suo autore ha ricevuto una lettera “minatoria” da Warners Chappel music, che paventava un destino à-la Grokster e Kazaa se non smetteva immediatamente di distribuire pearLyrics.

Nonostante le scuse, il risultato della storia è quello che ci si poteva aspettare: “Ritter ha dichiarato che ora ci penserà due volte prima di implementare la sua prossima grande idea”. Sic transit innovatio mundi … in nomine copyright.

Occhio ai libri che chiedete in prestito

Quando guardi nell’abisso, ricorda che l’abisso guarda dentro di te - Friedrich Nietzsche

Ma forse è troppo, aspettarsi che l’attuale presidente degli Stati Uniti abbia letto Nietzsche. E’ con tristezza che assisto alla rapidità con cui gli Stati Uniti sembrano voler abbandonare i principi che ne hanno guidato la nascita e la crescita, in nome della “guerra al terrorismo”.

La tortura dei prigionieri. La detenzione indefinita senza processo. Lo spiare sui propri cittadini senza il mandato di un giudice.

Può sembrare piccola cosa in questo contesto, quella successa ad uno studente universitario, che ha preso in prestito il “libretto rosso” di Mao Tse-Tung, per completare una ricerca sul comunismo assegnatagli dal professore in un corso su “fascismo e totalitarismo”, e qualche tempo dopo ha ricevuto una visita a casa da un paio di agenti del “Dipartimento per la Sicurezza della Patria” (trad. letterale e un po’ Orwelliana di Department of Homeland Security”).

La strada verso l’inferno è lastricata di buone intenzioni. Ma anche di incompetenza e di una classe dirigente che non studia la storia e non impara da essa.

Sony rootkit - crollano le vendite

Oh! Che strano. Gli artisti che hanno avuto la fortuna di vedere i loro CD “protetti” dal rootkit Sony, ora hanno la fortuna di vedere le loro vendite crollare. Chissà, magari gli artisti si uniranno ai consumatori, nell’avviare cause legali per ottenere un risarcimento dei danni (mancate vendite e perdita di reputazione) …

La lezione per Sony e per le altre case discografiche ? Magari non trattare i propri clienti come ladri, e non installare sui loro PC un pezzo di software che permette a chiunque di intrufolarsi in quel PC [Via Techdirt].

Who’s afraid of the big bad G

Wired fa una rassegna di chi ha paura di Google. Interessante la dichiarazione del direttore vendite di Google (”Stiamo cercando di trovare modi per non essere visti come un gorilla”) e la battutina dell’autore del pezzo (”Viste le sue ambizioni smisurate, questa è una ricerca che neanche a Google potrebbe riuscire”).

E’ interessante vedere come Google si stia trasformando rapidamente nel “lupo cattivo”, nonostante non ci sia ancora (quasi) nulla che indichi una tendenza ad abusare delle sue posizioni dominanti.

Interessanti anche le considerazioni di Ludo su come Google possa dimostrarsi un potentissimo motore per scoprire violazioni di copyright, e come, incrociando i dati del “eternal cookie” con i dati che potrebbe raccogliere da Google Analytics, Google possa saperne ancora di più sulle abitudini degli utenti Internet. E in questo caso, ancora più di abusi da parte di Google, mi preoccupa ancora di più la potenzialità che gli apparati statali hanno di abusare di questi dati: basta un mandato dal giudice, e via tutte le mail su gmail, le ricerche effettuate, il click-trail …

Senza dimenticare la possibilità di abuso da parte dei privati: già mi immagino le cause di divorzio in cui gli avvocati chiedono al giudice il mandato per ottenere da Google i dati sulle ricerche e visite XXX effettuate dal marito, accusato di infedeltà virtuale …

P.S. Per chi rimanesse perplesso dal titolo: consiglio l’ascolto dell’mp3 che trovate su questa pagina.

Sony: la “cause célèbre” contro il DRM ?

Eff e Stato del Texas denunciano Sony per il Rootkit. Rischio di risarcimenti milionari in caso di sconfitta. Una “cause célèbre” che potrebbe insegnare a tutti (produttori e consumatori) ad essere più diffidenti nei confronti dei consumatori ?

E chi si sarebbe mai aspettato di sentire una chicca del genere da Microsoft:

“Un personal computer si chiama personal computer perchè è vostro. E’ giusto che abbiate il controllo su tutto il software che ci gira sopra”.

Da incidere nella pietra. Sulle tavole delle “Libertà Digitali”.

Sony rootkit: si fa fatica a crederci

Un epidemia di rootkit Sony diffusa ad almeno 1/2 milione di PC, denunce, poi la scoperta di codice LGPL proveniente da Lame ed infine la scoperta di codice GPL proveniente da VLC, scritto da Jon Johansen. E non codice qualsiasi. No! Il codice che serve per violare le protezioni DRM di Apple! Codice proscritto in mezzo mondo da leggi come EUCD e DMCA. Vedere applicate ai responsabili della diffusione del rootkit le leggi che vogliono pene detentive e pecuniarie per chi “traffica in codice che aggira le protezioni” sarebbe “poetic justice”. Preferirei però vedere queste leggi finire nel cestino della storia, che è il posto che meritano.

Update: e non basta, ora ci vuole anche un immunizzatore per proteggersi dall’uninstaller del rootkit … da far girare la testa.

OSSblog.it: open source ad oltranza

Debutta OSSblog.it. Open Source / Software Libero / Creative Commons ad oltranza. Sono benvenuti tutti i contribuiti, le idee, le segnalazioni. Cerco protagonisti del mondo Open Source / Free Software per una serie di podcast.

Microsoft Windows Defender e il Sony rootkit

E’ appurato che il rootkit installato da alcuni CD Sony è una minaccia per la sicurezza dei PC che ne sono afflitti. Il problema è: Microsoft dovrebbe intervenire ?

Da una parte, la risposta è scontata: certo che dovrebbe intervenire. Il rootkit dovrebbe sicuramente essere classificato tra i candidati per la rimozione da parte dello strumento MSFT per la rimozione del malware, e Microsoft dovrebbe spingere attraverso Windows Update e i propri avvisi di sicurezza perchè questo avvenga. Dall’altra parte, la risposta non è così scontata: leggi farlocche come la EUCD minacciano gravi pene per chi fornisce strumenti per aggirare le protezioni dalla copia.

Fortunatamente, pare che Microsoft abbia deciso di fare la cosa giusta, e di aggiungere il rilevamento e l’eliminazione del rootkit Sony a Windows Defender.

Sony: usa pure codice LGPL nel rootkit

Non più solo intrusione e danneggiamenti. Alla lista di denunce che Sony rischia per il rootkit nei CD, potrebbe aggiungersi anche quella per violazione del copyright (il rootkit Sony conterrebbe codice LGPL proveniente da LAME, l’encoder MP3 open source).

Uova in faccia per Sony

Continuano le uova in faccia per Sony: via Bruce Schneier, la prima class-action negli USA, mentre attendiamo gli sviluppi della denuncia di ALCEI in Italia, e arriva il primo trojan che usa il rootkit.

Si può sperare che il rootkit Sony sarà la chiave da tanto attesa per spiegare al pubblico i problemi che sistemi DRM troppo aggressivi causano.

Citando Schneier:

Sony really overreached this time. I hope they get slapped down hard for it.

Lista dei CD “infetti” Sony DRM

La EFF ha pubblicato una lista dei CD “infetti” con il Rootkit Sony. Continuing coverage su Downloadblog.