Archive for the 'Privacy' Category

DRM, WindowsMedia e Spyware

Nuovo anno, nuovo rant contro il DRM. Prima un riassunto, poi le novità.

Industria discografica e cinematografica, con la complicità di Microsoft e Intel, sono alla ricerca di un modo per rendere obbligatori i sistemi DRM (Digital Rights Management) su tutti i PC e su tutti gli apparati di consumer electronics.

L’obbiettivo è avere in ogni computer un “nocciolo” al di fuori del controllo dell’utente, che stabilisca cosa gli utenti possono e non possono fare con il proprio computer, e stabilisca come e quando possono accedere ai propri file multimediali. E soprattutto, quali file non possano visualizzare perchè provenienti da fonti non legittime.

Il nocciolo del PC che garantisce il rispetto delle restrizioni sui contenuti deve essere implementato a bassissimo livello sia hardware (nel chipset) che software (nel sistema operativo). Perchè funzioni è necessario che l’utente non possa cambiare o aggiornare le parti che implementano le restrizioni del sistema operativo (altrimenti potrebbe aggirarle). E’ invece obbligatorio che il sistema operativo sia aggiornabile a comando dall’esterno, per tappare le falle che inevitabilmente verranno scoperte.

Abbiamo già visto che effetto ha questo tipo di meccanismo con l’iPod, con iTunes, con le console per videogiochi e con i decoder per la Pay-TV: gli aggiornamenti vengono effettuati senza necessitare del consenso dell’utente, e di solito servono a togliere funzioni che non sono più gradite a chi fornisce il servizio, anzichè aggiungere funzioni gradite agli utenti del servizio.

Come osserva Cory Doctorow nel suo ultimo rant, la funzione principale del DRM non è impedire la copia, ma impedire la concorrenza. Il vantaggio per Microsoft è che i sistemi operativi Open Source non potranno soddisfare i requisiti di non modificabilità necessari per far funzionare le restrizioni. Il vantaggio per Intel è che la certificazione DRM dell’hardware alza le barriere di ingresso al mercato. Il vantaggio per discografici e cinematografici è che potranno inventarsi nuovi modi di far pagare separatamente tutti i differenti usi possibili del materiale di cui possiedono i diritti, e soprattutto ostacolare l’accesso ai nuovi lettori da parte di produttori di contenuti alternativi.

Ogni prova di quanto siano nocivi i sistemi DRM è quindi benvenuta. E’ qui che entra in gioco Overpeer, una delle aziende incaricate della sorveglianza e delle contromisure anti-reti p2p. Si scopre (via Techdirt), che Overpeer è stata beccata ad inserire adware e spyware in file Windows Media poi immessi nelle reti peer-to-peer. Tipicamente contorta la logica con cui viene giustificata la mossa: chiunque scarica file dalle reti peer-to-peer si merita tutto ciò che può capitargli, visto che cercava materiali chiaramente illegali.

Lascio a voi le considerazioni sull’etica di chi, per scoraggiare un reato lieve (scaricare un brano pirata), ne commette uno ben più grave (intrusione e spionaggio informatici).

Questa azione mette però in luce uno degli aspetti più negativi del tanto desiderato mondo DRM. Overpeer ha potuto inserire il proprio spyware grazie ad una vulnerabilità delle tecnologie anti-copia di Microsoft. Ma il successo dei sistemi DRM è predicato sulla segretezza dei protocolli e delle loro implementazioni. E ultimamente i legislatori tendono a sanzionare per legge questa segretezza: si proibisce la discussione proprio delle vulnerabilità di queste funzioni.

Conoscendo il record sulla sicurezza di Microsoft, e che la sua recente prontezza nel tappare le falle è dovuta solo alla pubblicità che viene data dai ricercatori alle falle scoperte, è possibile immaginarsi quanto sarebbero al sicuro i dati e la privacy degli utenti dei futuri computer, se la discussione della loro sicurezza fosse proibita per legge.

Tagline:

DRM non protegge i contentui dai malintenzionati, in compenso rende più costosi i computer e i sistemi operativi, e mette a rischio la privacy e la sicurezza informatica degli utenti.

Buone e cattive notizie su MSFT

Nello stesso giorno Microsoft annuncia l’acquisto di una azienda che produce software anti-spyware e compare la notizia di una nuova vulnerabilità che permette di falsificare l’indirizzo visualizzato da Internet Explorer.

Fortunatamente per le falle di IE è disponibile una soluzione da un bel pò di tempo: Firefox.

Teen Arrive Alive

Teen Arrive Alive (Giovane Arriva Vivo), l’ultimo incubo per ragazzi con genitori ansiosi. Il cellulare GPS usato per controllare se i figli guidanno troppo veloci.

L’urgenza dei passaporti biometrici

Il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea sta cercando di far approvare dall’Europarlamento con procedura d’urgenza, quindi senza dibattito, il passaporto biometrico, con obbligo di impronte digitali. La scusa è la solita: bisogna rispettare gli impegni internazionali. [via A Fistful of Euros].

Wherify GPS

Wherify GPS, il cellulare localizzatore, sogno di genitori ansiosi, incubo per adolescenti desiderosi di privacy.

L’identificativo delle stampanti laser a colori

Secondo Boing Boing, le stampanti laser a colori includono in ogni stampa il loro numero di serie (immagino nascosto in un watermark).

L’identificativo viene inserito in modo che possano essere identificate le stampanti usate per stampare banconote false. Lo svantaggio (piuttosto grosso) è che l’identificativo può essere usato anche per rintracciare la stampante usata per qualsiasi tipo di stampa.

Update: la presenza di un sistema di identificazione che stampa minuscoli punti gialli nel background della pagina è confermata da un ricercatore di Xerox. Ed Felten aggiunge alcune considerazioni sul fatto che il sistema usato potrebbe essere meno invasivo della privacy, e che funziona solo se esiste un database che tiene traccia di chi acquista le stampanti laser a colori.

Strumenti per rimuovere spyware

Prova comparativa degli strumenti per rimuovere Spyware su Ars Technica. Spybot + Ad Aware Personal Edition sembrano un ottima combinazione, con il grosso vantaggio della gratuità.

Lo Stato Spione

Repubblica sulle intercettazioni telefoniche: si stima che riguardino circa 400.000 utenze ogni anno. Un buon 10% degli utenti ha interessato a sufficienza la magistratura perchè venisse chiesta l’identificazione dei loro numeri telefonici ai gestori.

E da quest’anno i gestori di telefonia mobile devono attrezzarsi per intercettare fino allo 0,1 per cento di utenze in contemporanea. Uno su mille.

Raccolta di fondi per il p2p privato

Downhill Battle sta facendo una raccolta di fondi per finanziare la creazione di un plugin per GAIM che aggiunga funzioni di condivisione e ricerca di file su una rete peer-to-peer privata e criptata.

L’obbiettivo è creare reti di condivisione basate sulle buddy-list, tra utenti che si fidano gli uni degli altri, usando un protocollo di comunicazione indistinguibile da quelli utilizzati per la messaggistica istantanea, per rendere più difficile gli sforzi degli amministratori di rete, degli ISP e dei produttori di contenuti di sopprimere le reti peer-to-peer.

Lexmark: un altra blog debacle ?

Sembra che Lexmark abbia deciso di diventare il produttore di stampanti più odiato da tutti coloro che hanno a cuore le libertà digitali.

Prima la causa (respinta dai tribunali USA) per cercare di fermare un produttore di cartucce compatibili usando il DMCA.

Adesso è accusata di installare spyware assieme ai driver per le stampanti

In questo post, un partecipante del gruppo comp.periphs.printers racconta come ha scoperto un programma nella cartella c:\program_files\lexmark500 che raccoglie dati e li invia al sito web www.lxkcc1.com (che risulta registrato da Lexmark International).

Non si sa bene quali dati vengano raccolti e a che titolo vengano inviati. Il programma di installazione chiede di inserire numero di serie della stampante e nome dell’utente.

Contattata dall’utente, Lexmark ha inizialmente negato tutto, salvo poi ammettere che venivano raccolti dei dati sull’uso delle stampanti, quando gli è stato fatto notare che il sito era a loro intestato. Lexmark continua a negare che vengano raccolti dati personali.

Il post su Usenet è stato ripreso da Engadget e da ZDNet UK.

Spero che Lexmark chiarisca in fretta, o rischia una debacle di pubbliche relazioni. La ricerca su Lexmark di Feedster è già rovente…

Google Desktop, inquietante e interessante

Google arriva sul desktop.

Come tutte le cose che fa Google, GDS è efficace e un pò inquietante.

Una volta installata, l’applicazione fa una scansione totale dei dischi, poi si mette in background e tiene sotto monitoraggio continuo e indicizza il contenuto testuale di:

  • File di testo, documenti Word, Powerpoint ed Excel
  • Email gestita da Outlook, e Outlook Express
  • Conversazioni su AOL Instant Messenger
  • Browsing fatto tramite Internet Explorer

Ogni volta che queste applicazioni fanno qualcosa di interessante, Google Desktop aggiorna i suoi indici (su O’Reilly Network un esame più approfondito).

Le applicazioni e i formati supportati sono molto limitati. Il supporto per altre applicazioni e altri tipi di comunicazione dovrebbe arrivare in futuro (Mozilla, Firefox e Thunderbird? ICQ ? Openoffice ?). E, come osserva Dave Winer, Google dovrebbe fornire una interfaccia di programmazione in maniera che si possano scrivere plug-in che permettano a GDS di indicizzare tipi di file a lui sconosciuti.

La privacy policy e la privacy faq cercano di essere rassicuranti: niente comunicazioni con l’esterno sui dati delle ricerche, anche se vengono comunicati a Google alcuni dati “non personali” e ogni istanza di GDS possiede un numero identificativo unico. Molto meno rassicurante è il fatto che una corte federale degli Stati Uniti ha sentenziato di recente che le privacy policy valgono solo i bit che le compongono, perchè non sono vincolanti legalmente.

Per ora Google Desktop Search è in beta e funziona solo su Windows XP o Windows 2000 da SP3 in su.

Ulteriori informazioni e blog che menzionano GDS.

Keyforum

Keyforum: un programma peer-to-peer per gestire gruppi di discussione anonimi e criptati senza la necessità di un server. Come Freenet, ma per i forum [da Alessandro Capra].

Schneier e passaporti RFID

Finalmente Bruce Schneier ha un blog.

Schneier è uno dei maggiori esperti di sicurezza informatica (e tout-court) e di criptologia. Ha scritto diversi libri che dovrebbero essere obbligatori per tutti coloro che si occupano di sicurezza: Secrets & Lies, Beyond Fear e Practical Cryptography (o Applied Cryptograhy per chi vuole proprio approfondire). Da sette anni pubblica una interessantissima newsletter.

Ad esempio, questo post parla dei reali motivi per cui gli Stati Uniti stanno spingendo affinchè tutti i passaporti (nazionali e stranieri) di coloro che entrano negli Stati Uniti siano dotati di un chip che memorizzi i dati del titolare. Non solo questo: vogliono un chip RFID leggibile via radio. Tutti gli usi “accettabili” dei passaporti richiedono che il passaporto venga maneggiato dagli addetti alla sicurezza, quindi sarebbe suffciente che il passaporto abbia un chip che venga letto per contatto (come certe carte di credito).

L’unico “vantaggio” che avrebbe un passaporto con chip RFID sarebbe quello di poter essere letto a distanza, senza farsi notare, e in maniera completamente automatica (cosa che permette lo screening di massa). La cosa diventa più allarmante se si considera che in alcuni test la lettura dei chip RFID è riuscita da distanze fino a 20 metri. E più allarmante ancora se si considera cosa può succedere quando (e non se) la sicurezza di questi chip verrà compromessa: chi porterà in giro un passaporto trasmetterà continuamente i propri dati personali a chi volesse leggerli.

Ho trovato un pò della tua vita

Qual’è la cosa peggiore che succede quando qualcuno lascia una macchina fotografica digitale in un taxi ? Forse che sia trovata da una persona con abbastanza tempo libero da creare un blog con una foto al giorno e una narrativa inventata: I found some of your life.

A9: privacy o sconto ?

A9, il motore di ricerca di Amazon.com, offre già molti incentivi a farsi identificare (storia delle ricerche passate, raccomandazioni ed altro).

A queste si aggiunge lo sconto su Amazon.

Se avete un account con Amazon e fate ricerche con A9 senza aver fatto un log-out (che è una operazione piuttosto nascosta sul sito di Amazon, per dire la verità), A9 vi riconosce automaticamente e vi saluta per nome. Successivamente, se visitate Amazon.com compare il logo che vedete sotto, e vi viene automaticamente offerto uno sconto di π/2 (circa 1,57%).

Logo sconto A9

Amazon sostiene che lo sconto è una maniera di condividere con gli utenti le entrate pubblicitarie di A9 dovute alle Adwords di Google. Sicuramente non sono del tutto estranee considerazioni sulla miglior conoscenza che Amazon guadagna sui propri clienti e sul far sentire più tranquilli gli utenti che fanno ricerche sotto l’occhio vigile dei cookies di Amazon.

Non sembra che il programma funzioni su Amazon.co.uk.

[via Unofficial Google Weblog]

Nuova versione di A9

John Batelle esamina la nuova versione di A9, il motore di ricerca di Amazon.

Le funzioni di gestione e di esplorazione delle ricerche passate sembrano interessanti.

Essere salutati per nome se si è clienti di Amazon è un pò sconcertante e toglie la voglia di installare la toolbar visto che serve per tracciare il clickstream (il percorso seguito durante la navigazione in rete). La funzione discover è un pò tentatrice: permette di ottenere raccomandazioni sulla base della propria navigazione in rete e di quella di persone che visitano siti simili, e le raccomandazioni su Amazon sono una delle funzioni più interessanti …

Il minore dei due mali

Dilemma morale per la mattina: la diffusione di RFID sarebbe minacciata dalle richieste di royalties di molte aziende che sostengono di essere in possesso di brevetti software ad essa relativi.

La tecnologia di radio-identificazione, una delle tecnologie con maggiori potenzialità invasive per la privacy, si scontra con uno dei trend con maggiori potenzialità di ostacolare l’innovazione tecnologica.

Penso che alla fine preferisco l’innovazione: un jammer RFID per confondere i lettori delle etichette dovrebbe essere disponibile a basso costo prima che le etichette RFID si diffondano universalmente.

Ritenzione dei dati

Privacy International e European Digital Rights (EDRi) hanno pubblicato una risposta congiunta alla consultazione sulla ritenzione dei dati telematici nell’Unione Europea.

E’ inutile dire che non è necessario essere dei criminali o dei pornofili incalliti per preoccuparsi di una proposta che prevede la ritenzione indiscriminata di tutti i dati relativi al traffico Internet (esempio: query nei motori di ricerca, headers delle mail …) e quello di telefonia fissa e mobile per un periodo tra i 12 e i 36 mesi .

Nella lista delle associazioni che hanno aderito alle conclusioni di PI e EDRi non ho visto alcuna associazione Italiana.

[via Slashdot]

Stalking con GPS

A Los Angeles il primo caso di stalking con GPS: un imprenditore ha attaccato un telefonino con GPS alla macchina della sua ex, per poi presentarsi ogni tanto a minacciarla …

Gran Bretagna: leader mondiale della sorveglianza

La Gran Bretagna è il paese leader nel mondo nella sorveglianza video del pubblico ? Si stima che in media un cittadino britannico passi sotto l’occhio di 300 telecamere ogni giorno.