Archive for the 'Nanopublishing' Category

Blogs Are Eating Tech Media Alive

Bello, questo titolo di /.

I periodici specialistici in high-tech sono i primi a sentire in maniera pesante lo spostamento degli investimenti pubblicitari dalla stampa settoriale alla pubblicità contestuale e tabellare su siti verticali (soprattutto blog, per ora). Grandi pubblicazioni tipo Business 2.0 e PC Magazine hanno perso rispettivamente il 21,8% e il 38,8% di entrate pubblicitarie nell’ultimo anno.

E, come dice l’articolo di Forbes da cui arriva la notizia, “Sta accadendo per primo nelle pubblicazioni tecnologiche, ma non c’è ragioneper cui la stessa cosa non succederà, prima o poi, in tutti i settori”.

Alura ?

Detto con accento milanese, sintomo di impazienza. Di tempo ne è passato. Di notizie non ce ne sono ancora. Che ne sarà di Blogcenter ? Confluisce ? Si affilia ? Si associa ? Resta solo-soletto ?

One-handed blogging

L’uso di una piattaforma blog per attività micro-editoriali for-profit viene convenzionalmente chiamato “nanopublishing”.

Manca una definizione per il blogging esercitato per il solitario e peccaminoso piacere di scrivere pensieri velenosi per poi godersi le reazioni altrui.

Con una semplice inversione delle prime quattro lettere, da nano-publishing si ottiene onan-publishing.

Una definizione alternativa potrebbe essere “one-handed blogging”.

Per un esempio e una definizione ricorsiva di one-handed blogging, vedere qui.

E’ meglio essere Nani o essere Single ?

Una domanda su cui mi interrogo da un po’ di tempo: quando è meglio per un blogger essere nano (ovvero entrare in un network di nanopublishing) e quando è meglio essere single (tenere un proprio blog da solo).

Sicuramente, il giornalista/professionista affermato, che può puntare ad essere esperto di riferimento in un settore o in una nicchia, farà meglio come stand-alone blogger (salvo poi magari appoggiarsi ad una “entità federativa” per la pubblicità). Non avrà l’obbligo/incubo di scriver almeno un paio di post al giorno. Non avrà nessuno che gli dirà “non andava bene”, “non era interessante”, “qui non facciamo friday-cat-blogging”.

Questo vale a maggior ragione perchè l’essere uno dei blogger di riferimento può avere benefici che vanno al di là dei (pochi) denari che AdSense può portare ad un blog. La maggiore visibilità in rete, che può portare a nuove aperture in campo professionale, le opportunità di networking, il puro e semplice fattore “egoboo”, il vedersi magari nella Top 100 dei Blog italiani.

Non tutti hanno la voglia, il talento, l’energia o il tempo per percorrere una strada del genere.

Non siamo ancora in un mondo completamente disaggregato di creatori e consumatori di informazione, in cui tutto viene consumato tramite feed, e gli utenti con 200 feed nell’aggregatore sono la normalità.

Per chi consuma informazione, selezionare le fonti di informazione ha un costo, stabilirne l’autorevolezza e memorizzarla mentalmente ha un costo. Consuma attenzione, energia e tempo.

C’è ancora molto spazio per iniziative ombrello, che facciano “arbitraggio di informazione”, che prendano un settore di interesse comune (auto, tv, erotismo, cellulari, e chi più ne ha più ne metta), lo seguano ossessivamente, e si preoccupino di fare da filtro, di selezionare le notizie ritenute di maggiore importanza e segnalarle commentandole. Risparmiando agli utenti parte di quello sforzo di mantenere i bookmark/ l’aggregatore aggiornato, aiutandolo nella scoperta di nuove e rilevanti fonti di informazione.

Da qui i blog sull’auto, sulla tv, sull’ecologia e sul cinema. Da qui lo spazio e l’opportunità di guadagno per chi cerca di reclutare un certo numero di blogger che scrivano su questi argomenti, per coprirli in maniera esaustiva, divertente e con un ritmo sufficiente da soddisfare il più gran numero di appassionati possibile, liberandoli della parte relativa al supporto tecnico, alla raccolta pubblicitaria, ecc.

Non sempre si riesce a fare un prodotto soddisfacente. Non sempre il pubblico è numeroso quanto ci si aspetta e non sempre si riesce a raggiungere una fetta sufficiente del pubblico da rendere il blog remunerativo a sufficienza per tutti i partecipanti.

Sulla puzza di marcio dei Nani.

Questo blog è tornato ad essere una valvola di sfogo. Il meglio del blogging: poter trasformare la “great conversation” in una “giant flamewar”.

E come farne a meno, quando si leggono cose di questo tipo, che in parte è una risposta al post sui nani fastidiosi:

… ciò che del nanopublishing puzza di marcio da “new economy” è questo clima di ingiustificata esaltazione generale, di corsa all’oro. Per la legge dei grandi numeri un blog su mille - toh, facciamo due - può diventare un caso editoriale e una gallina dalle uova d’oro tanto da attirare investimenti pubblicitari o, addirittura, essere acquistato.

Parto dalla constatazione che la “giant flamewar”, e il conseguente doversi bardare di amianto e di pelo sullo stomaco, deriva principalmente dal partire da definizioni divergenti di Nanopublishing. A me piace (abbastanza) quella della Wikipedia:

Nanopublishing è un modello di editoria online che utilizza una struttura minima e poco costosa per raggiungere una audience specifica

Non ho miglior consiglio per chi sente puzza di marcio da new economy, se non quello di restare lì, seduto in riva al fiume, in attesa che passino i cadaveri dei nanopublisher che non ce l’hanno fatta, per godersi poi il grande piacere del poter dire “l’avevo detto”.

Per quanto ci riguarda, preferiamo il piacere di contribuire a costruire qualcosa che cambi il panorama stantio dei media in Italia. Temo che il clima da corsa all’oro non rientri nelle considerazioni. Siamo partiti a novembre scorso, prima che di oro ci fosse anche solo l’odore. Credevamo e crediamo fermamente che la componente critica del nanopublishing sia la “struttura minima e poco costosa”. E infatti i soci di Blogo non sono solo dei parassiti sanguisuga, che campano del lavoro dei blogger. Hanno dei day-jobs, e faticano ogni giorno a fianco ai blogger.

Due cose ci interessano: far crescere il traffico e le inserzioni. L’obiettivo è arrivare ad avere un business sostenibile che possa ricompensare adeguatamente i blogger. La crescita organica è più che sufficiente, grazie. Siamo però sempre alla ricerca di nuovi e bravi blogger, sempre che non siano insospettiti dalla mancanza di puzza di marcio da New Economy. Chissà, potrebbero essere attratti dal concretissimo fatto che Blogo offre condizioni più vantaggiose rispetto alla concorrenza (la differenza tra “fino al 50%” e “almeno il 50%”).

Blogo.it si ritiene comunque molto fortunato ad avere diversi blog 1/1.000 (secondo la definizione di Macchianera): Autoblog.it, Motoblog.it, Deluxeblog.it, TVBlog.it, Cineblog.it, Downloadblog.it e Gadgetblog.it. Tutti hanno ricevuto investimenti pubblicitari diretti. I primi tre anche una sponsorizzazione dell’intero blog. Per non parlare delle campagne pubblicitarie “run of the network”.

Intanto ne approfitto per ringraziare i lettori di Autoblog.it, che ci hanno permesso di superare il traguardo del milione di pagine viste in un mese a Novembre, e quelli di TVBlog, che ci si stanno avvicinando a grandi passi.

Una considerazione finale per chi pensa che in rete tutto sia già stato detto e fatto, che le pagine individuali su Geocities siano uguali ai blog, che il nanopublishismo sia uguale al portalismo: L’aforisma sulla storia che si ripete sempre, prima come tragedia, poi come farsa, non è una verità universale ed eterna. A volte, i precursori fanno le cazzate, e chi segue impara.

Il reality per miliardari

Deluxeblog segnala un nuovo reality (ce n’era bisogno!) della BBC: si cercano imprenditori che dovranno dimostrare di non aver perso il fiuto degli affari, avviando un attività con solo 7.500 € di capitale iniziale. Un consiglio: evitare il nanopublishing.

Nano confluisce in nano

Chi compra chi, nel micropanorama del nano-publishing Italiano ? Dopo i velati hint di settimana scorsa, apprendiamo da un profilo dei nani Italiani su Nova, che Blogcenter di Luca Conti confluirà in Blogosfere di Marco Montemagno. Siamo curiosi: chi compra chi ? Chi paga cosa a chi ? O è un semplice scambio di quote ? Se si, come sono valutati i 5 blog di Blogcenter rispetto ai futuri 100 di Blogosfere ?

Due soli rammarichi rispetto a Nova. Primo: perchè Il Sole 24 Ore non gli dà un po’ di #*%$! risalto sul sito, e non mette gli articoli online ? Secondo: peccato non aver sentito la D’Agnino, autrice del pezzo. Si sarebbe potuto parlare del fatto che non esistono solo AdSense, Zanox e Tradedoubler, per i blog, ma anche le campagne dirette degli Inserzionisti, che richiedono maggiore fatica e numeri importanti di lettori.

E complimenti a Luca per i 5$ CPM di AdSense …

Trucchetti da Technorati Game

Una piccola aggiunta al post precedente. Trovo ridicolo che la presunta “grande conversazione” dei blog attorno al nano-publishing venga condotta senza mettere link ai vari network.

Cos’è, la Top 100 basata su Alexa brucia tanto che si vuole evitare a far salire troppo i nani in quella basata su Technorati ?

“Ohhh! I nani crescono troppo in fretta! Meglio non dargli troppo technorati-karma / google-juice!”.

Nani fastidiosi

Quando leggo cose di questo tipo mi ribolle il sangue:

Gestire un blog è impegnativo: servono stimoli, serve voglia. E la voglia (escludendo il primo naturale periodo di eccitazione) non può essere data dalla retribuzione, per un semplice motivo: che quel prodotto è nato non perché bello, non perché studiato o fortemente voluto, ma perché era “vendibile”. Quel blog non ha una storia di post scritti tra il sonno e il letto, o tra la scrivania e la pausa pranzo; non ha quattro anni di lotte con i troll e piccoli scandali, e grandi rivelazioni; non ha uno o più autori che sentono il marchio come “proprio”.

Macheccazzo. Elitismo da blogger d’antan. Ogni volta che comincia la commercializzazione di un nuovo mezzo di comunicazione, si levano le voci dei profeti nel deserto, che lamentano la presenza di mercanti nel tempio, la creazione di boutique dove una volta c’era un bazaar, il riarrangiare gli altarini di cricche auto-referenziali.

Questo blog è stato studiato, è stato fortemente voluto, ha una storia di post scritti tra il sonno e il letto, con sessioni di Skype alle 3 di notte, in pigiama e in accapatoio, al mare, in ufficio e a casa, con lo sfondo delle giustificatissime proteste della moglie. Se vanta solo un anno di lotte con troll e manca di piccoli scandali, non manca certo di cortesi lettere dagli uffici legali/uffici stampa che chiedono togliete questo, togliete quello, non potete dire quest’altro.

Il nanopublishing non è una bolla. Non siamo qui per i 25 milioni di $ di Calacanis. Abbiamo cominciato un anno fa, perchè crediamo che si possa far crescere un business sostenibile, aiutando i blogger a scrivere di ciò di cui sono appassionati.

Immagino che le aziende e le agenzie che hanno scelto di fare campagne su Blogo non sapessero che i numeri erano sconfortanti per loro. Dovevano essere nel periodo maniaco del ciclo maniaco-depressivo. Immagino che sia difficile accettare che ci sia qualcuno in Italia che sia disposto a sperimentare e a scommettere anche sui piccoli numeri. Se ci sono 1.000 nicchie nel mercato editoriale tradizionale, ci sono 1.0002 nicchie nel nanopublishing. C’è posto per Blogo, c’è posto per Blogcenter, c’è posto per Blogosfere. Alcuni ci guadagneranno (magari molto, se verrannon acquisiti), alcuni avranno buttato via del tempo, alcuni verranno assunti da aziende editoriali grazie all’esperienza. La differenza con Bubble 1.0 ? Nessuno è andato in giro per banche e venture capitalists a chiedere decine di milioni di €.

Ringrazio Mantellini per avere scritto alcune tra le (poche) parole sensate sull’argomento:
Se i nanocomunicatori saranno piacevoli, collegati, aggiornati ed intelligenti li leggeremo. Se no, pazienza.

Chiudo, scusandomi con il Mahatma Ghandi per l’ennesimo abuso di una sua bellissima frase: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono e poi vinci”.