Archive for the 'Media' Category

Trucchetti da Technorati Game

Una piccola aggiunta al post precedente. Trovo ridicolo che la presunta “grande conversazione” dei blog attorno al nano-publishing venga condotta senza mettere link ai vari network.

Cos’è, la Top 100 basata su Alexa brucia tanto che si vuole evitare a far salire troppo i nani in quella basata su Technorati ?

“Ohhh! I nani crescono troppo in fretta! Meglio non dargli troppo technorati-karma / google-juice!”.

Nani fastidiosi

Quando leggo cose di questo tipo mi ribolle il sangue:

Gestire un blog è impegnativo: servono stimoli, serve voglia. E la voglia (escludendo il primo naturale periodo di eccitazione) non può essere data dalla retribuzione, per un semplice motivo: che quel prodotto è nato non perché bello, non perché studiato o fortemente voluto, ma perché era “vendibile”. Quel blog non ha una storia di post scritti tra il sonno e il letto, o tra la scrivania e la pausa pranzo; non ha quattro anni di lotte con i troll e piccoli scandali, e grandi rivelazioni; non ha uno o più autori che sentono il marchio come “proprio”.

Macheccazzo. Elitismo da blogger d’antan. Ogni volta che comincia la commercializzazione di un nuovo mezzo di comunicazione, si levano le voci dei profeti nel deserto, che lamentano la presenza di mercanti nel tempio, la creazione di boutique dove una volta c’era un bazaar, il riarrangiare gli altarini di cricche auto-referenziali.

Questo blog è stato studiato, è stato fortemente voluto, ha una storia di post scritti tra il sonno e il letto, con sessioni di Skype alle 3 di notte, in pigiama e in accapatoio, al mare, in ufficio e a casa, con lo sfondo delle giustificatissime proteste della moglie. Se vanta solo un anno di lotte con troll e manca di piccoli scandali, non manca certo di cortesi lettere dagli uffici legali/uffici stampa che chiedono togliete questo, togliete quello, non potete dire quest’altro.

Il nanopublishing non è una bolla. Non siamo qui per i 25 milioni di $ di Calacanis. Abbiamo cominciato un anno fa, perchè crediamo che si possa far crescere un business sostenibile, aiutando i blogger a scrivere di ciò di cui sono appassionati.

Immagino che le aziende e le agenzie che hanno scelto di fare campagne su Blogo non sapessero che i numeri erano sconfortanti per loro. Dovevano essere nel periodo maniaco del ciclo maniaco-depressivo. Immagino che sia difficile accettare che ci sia qualcuno in Italia che sia disposto a sperimentare e a scommettere anche sui piccoli numeri. Se ci sono 1.000 nicchie nel mercato editoriale tradizionale, ci sono 1.0002 nicchie nel nanopublishing. C’è posto per Blogo, c’è posto per Blogcenter, c’è posto per Blogosfere. Alcuni ci guadagneranno (magari molto, se verrannon acquisiti), alcuni avranno buttato via del tempo, alcuni verranno assunti da aziende editoriali grazie all’esperienza. La differenza con Bubble 1.0 ? Nessuno è andato in giro per banche e venture capitalists a chiedere decine di milioni di €.

Ringrazio Mantellini per avere scritto alcune tra le (poche) parole sensate sull’argomento:
Se i nanocomunicatori saranno piacevoli, collegati, aggiornati ed intelligenti li leggeremo. Se no, pazienza.

Chiudo, scusandomi con il Mahatma Ghandi per l’ennesimo abuso di una sua bellissima frase: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono e poi vinci”.

Jon Johansen “apre” il Google Video Player in 24 ore

Curioso: la versione di VLC usata in Google Video è modificata per leggere file solo dai server di Google.. Jon Johansen ha individuato la modifica e offre una patch per eliminare questa restrizione, che a prima vista è inutile, ma probabilmente è “giustificata” dal fatto che Google paga le royalties per alcuni codec MP4, e una limitazione dell’ambito di utilizzo del player forse consente a Google di pagare qualcosa di meno.

Poco importa: il sorgente è aperto e le modifiche necessarie sono pubbliche.

[Via Boing Boing]

Google Video e VLC

Oggi Google dovrebbe finalmente aprire la sezione dei video caricati tramite Google Video Upload, con una interessante funzione di playback in-browser dei video, realizzata usando il media player Open Source VLC.

La notizia interessante su più fronti, primo di tutti quello delle prospettive dirompenti di lungo periodo sull’esistenza stessa della televisione nella sua forma attuale.

Nel frattempo, Google Video sarà un enabler di nuovi business basati sul video per tutti coloro che hanno progetti ambiziosi e ai quali sono finora mancati l’accesso ad una infrastruttura distributiva o i fondi per crearne una nuova.

La notizia è eccezionalmente buona per l’involvement di Google nello sviluppo di VLC, che potrà finalmente diventare una alternativa credibile a Windows Media Player per il grande pubblico (si, lo so che VLC è già una eccellente alternativa, per il ristretto pubblico di noi zeloti del software libero).

Interessante la notizia che tutto il materiale video caricato nella categoria “free” su Google Video Upload è stato controllato da occhi “umani” per verificare l’assenza di materiale “adulto” o coperto da copyright di terzi.

Corriere Birichino sui segreti militari

Ieri , la questione dei “segreti militari” svelati da Google ha fatto rapidamente il giro della rete, in Italia.

Oggi, con grande tempestività se ne occupa il Corriere. Mutuando in gran parte i link presenti nell’articolo di approfondimento di Luca De Nardo, ma guardandosi bene dal citare Alessandro Ronchi, Luca Conti o De Nardo stesso.

No attribution = No follow. D’ora in poi tutti i link al Corriere su Wikilab saranno del tipo rel=”nofollow”, per evitare non dare pagerank a chi si comporta in maniera poco trasparente. Non c’è niente di cui vergognarsi nel citare le fonti, molto nel non farlo.

Update: Il Corriere ha aggiornato l’articolo, citando la fonte. Ottimi tempi di reazione, si cita una dimenticanza in buona fede. Spero che si diffonda in tutta la stampa Italiana, l’abitudine dell’attribution. Forse è vero quello che dice Ludo: l’attitudine ad Internet della “istituzione” Corriere sembra positiva.

Wikitorials uccisi da Goatse

Brevissima vita per il tentativo del LA Times di creare una pagina wiki degli editoriali.

La pagina wiki che permetteva di lavorare collaborativamente agli editoriali è stata aperta al pubblico la mattina di venerdì scorso, per essere improvvisamente chiusa la mattina di domenica. Il fattore scatenante per la chiusura è stata un ondata di wiki-vandalismo con l’inserzione di immagini oscene nei wikitorials. In particolare, l’immagine che ha fatto perdere il gusto per i wikitorials ai gestori (insieme all’appettito, probabilmente è stata la famigerata Goatse.cx [link a wikipedia, non l'originale].

Ernest Miller fa notare che la copertura di stampa si è concentrata interamente sul vandalismo (prevenibile adottando meccanismi tipo Wikipedia), piuttosto che sulla riuscita o meno dell’esperimento.

Ho l’impressione che l’editoriale è una forma poco adatta ad essere wikified. Un editoriale è interessante se esprime in maniera convincente un punto di vista “di parte”. Serve a proporre una certa interpretazione dei fatti. La Wikipedia funziona “socialmente” sugli argomenti sui quali ci sono opinioni largamente condivise.

Per portare un esempio dall’attualità Italiana, posso immaginare la rapidità con cui un editoriale sui temi della fecondazione artificiale verrebbe a svilupparsi in due o più versioni in netto conflitto tra di loro, se fosse aperto alle modifiche da parte del pubblico.

La mia opinione: se un giornale o un opinionista vogliono feedback sugli editoriali, che li aprano ai commenti e ai trackback …

Oltre 600.000 download di Beethoven dalla BBC

Sono state scaricate oltre 600.000 copie delle incisioni delle prime 5 sinfonie di Beethoven trasmesse dalla BBC e disponibili come mp3.

Purtroppo, in questo momento sul sito dei download le prime 5 sinfonie non sono più disponibili, mentre le sinfonie 6-9 saranno disponibili solo tra una decina di giorni.

Se qualcuno le desiderasse, si metta in contatto tramite i commenti. Immagino che renderle disponibili non sia un reato troppo grave, visto che lo sono state finora (gratuitamente).Purtroppo, noto ora che la licenza BBC è molto restrittiva riguardo alla ritrasmissione. Sorry.

Un commento del direttore d’orchestra Gianandrea Noseda dalla press release BBC:

“Sono felicissimo che le nostre esecuzioni abbiano raggiunto una nuova audience così grande e spero che questa prova incoraggi più persone a provare ad ascoltare la musica orchestrale dal vivo”.

Complimenti alla BBC e grazie per un ottima esecuzione di Beethoven al maestro Noseda. Spero che molti altri seguano il loro esempio.

[Via Plasticbag.org]

DivX 6

Ho un po’ trascurato DivX 6, ma vedo che molti cercano notizie al riguardo. Novità:

  • Possibilità di creare menu, tracce audio multiple, sottotitoli, ecc;
  • Miglioramenti di qualità e di rapporto di compressione;
  • DivX Converter, una semplice interfaccia grafica drag & drop per la conversione di file video;
  • In arrivo nel prossimo futuro un nuovo codec (Helium, ora in beta) e supporto per surround sound.

Nel forum di Doom9.org maggiori particolari e commenti su DivX 6.

Misteri dell’iPod

Per ogni iPod venduto, iTunes ha venduto una media di 21 canzoni. E il restante 99,7% dello spazio sugli iPod come è stato riempito ?
iTunes per iPod chart
[Via Boing Boing]

Slashdot e WSJ

Fino a poco tempo fa, il Wall Street Journal era molto restrittivo con i propri contenuti. Era praticamente tutto era a pagamento. Ora, qualche vocina deve aver bisbigliato le parole giuste negli orecchi giusti. Tra quelle parole doveva esserci “muro del pagamento”, motori di ricerca, blog e RSS.

Adesso il WSJ pubblica diversi articoli free al giorno, con permalink e relativo feed RSS. E non si ferma lì: ci deve essere qualcuno che è incaricato di segnalare gli articoli ai blog e siti di notizie più importanti. L’esempio che ho visto oggi è l’articolo su una prova comparativa di refill per inkjet su Slashdot, che rimanda ad un articolo del wsj segnalato da “Carl Bialik from the WSJ”.

Complimenti al WSJ: è una delle poche pubblicazioni mainstream la cui divisione Internet è in utile. Con questa operazione dimostra di aver capito qual’è il più grosso problema delle pubblicazioni a pagamento: l’incapacità di attrarre link esterni e la decrescente rilevanza nei motori di ricerca.

Warner Music e vendita online di musica

Crescono molto velocemente le vendite di musica online. Warner Music Group ha appena annunciato i risultati del secondo trimestre 2005: le vendite online sono state di 35 milioni di $, il 4,6% del totale delle vendite. Più delle vendite online dell’intero anno passato. Considerando che i margini sulle vendite online sono molto più elevati che non quelli per le vendite di CD (soprattutto quando WMG ne detiene tutti i diritti), sembra che non tutto sia perduto per le case discografiche, nonostante la pirateria. Vedremo se riusciranno a rovinare il mercato grazie alla loro avidità.

[Via Eurotelcoblog]

Il disastro di Microsoft IP-TV

The Register analizza i problemi di Microsoft IP-TV, spiegando come mai i trial assomiglino molto a disastri visti alla moviola:

  • Interfacce proprietarie per evitare qualsiasi forma di interoperabilità;
  • Un costo 6 volte superiore ad offerte concorrenti;
  • Uso obbligato di server Windows 2003 VoD (Video on Demand);
  • ecc. ecc.

Il risultato: sui mercati internazionali sono presenti molte offerte IP-TV (da FastWeb in Italia a Free in Francia, da Telenor in Scandinavia a Telefonica in Spagna), mentre le offerte basate sul sistema Microsoft rimangono in fase sperimentale e vengono rimandate.

Strano il caso di Swisscom, che è costretta a rimandare il lancio del servizio Bluewin, ma pubblicamente pare convinta di continuare con Microsoft, nonostante problemini tipo “il set-top box manca di un hard disk ed è disponibile un solo canale televisivo”.

La morte della broadcast flag

La Broadcast Flag incontra una meritata morte: anche il suo più efferato sponsor (la Motion Picture Association of America) rinuncia a sostenerne una reincarnazione sotto forma di legge.

Breve ricapitolazione di cos’era la Broadcast Flag:

La FCC, omologa americana della nostra AGCom sembra essersi arrogata questo potere con la famigerata Broadcast Flag Rule, in cui decretava che tutti i sistemi che possono ricevere segnali televisivi ad alta definizione devono garantire il rispetto del volere dei produttori di contenuti in termini della possibilità di fare copie del segnale. Tra questi sistemi ci sono ovviamente i PC con schede per la ricezione televisiva.

Come detto in prcedenza, questo avrebbe comportato severe limitazioni per tutti gli apparecchi in grado di ricevere segnali HDTV. Fortunatamente, nel congresso americano si sono accorti di una cosa:

Il fine della broadcast flag non era di impedire ai consumatori di fare copie legalmente in casa, nè quello di impedire l’uso di Internet per inviare contenuti digitali broadcast nei casi in cui essi possano essere adeguatamente protetti.

Il problema era l’impossibilità di evitare che la Broadcast Flag avesse questi effetti, insieme ad altri, pesanti, effetti sull’innovazione nel campo della HDTV. Di conseguenza, il presidente della commissione parlamentare che si occupa di televisione, Joe Barton, ha rifiutato di inserire regole simili alla broadcast flag nelle prossime leggi sulla televisione digitale. Sicuramente, Barton è conscio di ciò che ha osservato Edward Felten riguardo alla BF: “Il posto più pericoloso a Washingon è quello tra gli americani e i loro televisori”.

Yahoo! Music: ancora più unlimited

Ogni tanto mi dimentico: le offerte di musica online su abbonamento sono basate sul corretto funzionamento delle tecnologie DRM (gestione delle restrizioni sui contenuti). Quindi, non solo sono poco bene accette dai consumatori (che preferiscono “possedere” la musica, anzichè affittarla), ma sono viste con preoccupazione dai discografici, che devono pregare nel perfetto funzionamento delle protezioni.

Ad esempio, Yahoo! Music Unlimited costa 5$ al mese se non si caricano i brani su un lettore. Il servizio costa qualche dollaro in più se si vuole ascoltare la musica non solo sul PC. Infine, “acquistare” un brano in maniera da poterlo trasferire su CD costa 0,79$.

Conoscendo la fallibilità delle tecnologie DRM, nessuno si stupirà del fatto che sia possibile aggirare le protezioni e scaricare i brani da Yahoo! Music senza protezioni e senza pagare i 0,79$.

Yahoo! Music e il valore della musica

Uno non può neanche starsene via un paio di settimane senza che succedano cose (quasi) epocali: Yahoo! lancia Yahoo! Music, un servizio ad abbonamento che permette di ascoltare tutta la musica che si vuole a 4,99$/mese.

Questo lancio ispira una provocazione di Mark Cuban: come può l’industria discografica sostenere che un pirata debba pagare danni per migliaia di €, quando è disposta a mettere un valore commerciale di 5$/mese sulla possibilità di ascoltare musica senza limite ?

Un prezzo di questo genere potrebbe quasi convicermi ad usare un servizio ad abbonamento, anche se la “proprietà” della musica continua ad avere enormi vantaggi …

Indy di Ian Clarke

Indy è il nuovo progetto di Ian Clarke (autore di FreeNet), un programma per ascoltare e scoprire musica.

Il funzionamento è semplice (in teoria): si scarica Indy, si comincia ad ascoltare musica e si dà un punteggio alla musica che si ascolta. Più si ascolta musica e si danno punteggi, più Indy dovrebbe essere in grado di fare raccomandazioni azzeccate, soprattutto se un numero sufficiente di persone usa il sistema di filtraggio collaborativo.

Purtroppo, solo Windows, per ora. Comincio a provarlo.

[Via Boing Boing]

Participatory Culture, altra spallata alla TV

Un nuovo interessantissimo progetto di Downhill Battle: Participatory Culture.

Un set di programmi Open Source che rappresenta un approccio a tenaglia alla televisione via Internet:

  • DTV, un desktop video player che integra gestione dei “canali” (abbonamento a feed RSS), download (via BitTorrent), notifica dell’arrivo dei materiali;
  • Broadcast Machine (bel nome!), uno strumento per pubblicare video basato su Blog Torrent. Semplice da installare, semplice da usare.

Volete la vostra stazione televisiva via Internet ? E’ semplice:

  1. Digitalizzate i vostri file video;
  2. Installate Broadcast Machine;
  3. Create un “Canale” (basta scegliere un nome, impostate dei parametri);
  4. Pubblicate i video.

Ovviamente, mancano i due step più difficili:
0. Create del contenuto video interessante;
5. Fate conoscere il vostro “canale” agli interessati.

E’ interessante almeno quanto Google Video Upload, con dei grossi vantaggi: è Open Source, il processo è completamente sotto il vostro controllo e può innestarsi di default nel ricco ecosistema di filtraggio collaborativo della blogosfera.

Google Video Upload - si avvicina la fine della TV

Google Video Upload: un programma per caricare i propri filmati su Google Video.

La spiegazione che Google dà del suo funzionamento:

Google Video Uploader

A. Seleziona Login e immetti le informazioni sul tuo account.
B. Seleziona Add per caricare uno o più filmati.
C. Spunta il box per accettare le condizioni del servizio.
D. Seleziona Upload now per inviare i tuoi video a Google.

La FAQ spiega come funziona il servizio.

Particolarmente interessante:

7. Posso farmi pagare per la visione dei miei filmati ?

Si. Oppure può essere gratuita. Dipende solo da te e dai fini per cui distribuisci il tuo video. Come proprietario del contenuto, sei tu a decidere se distribuire gratuitamente il tuo video o far pagare quello che vuoi. Se ti fai pagare, Google prenderà una piccola fetta degli introiti per coprire parte dei nostri costi.

Questo. Cambia. Tutto. Parafrasando una famosa frase di Apocalypse Now: “Adoro l’odore di Business Model che bruciano alla mattina”.

Il potenziale dirompente di Google Video Upload non va sottostimato. E’ la realizzazione del concetto di Google Personal Video di cui si parlava poco tempo fa.

Seconda cosa:

6. [...] Ci sono limitazioni di dimensioni ?Un numero massimo di video che posso caricare ?

Puoi caricare quanti video vuoi, senza alcuna limitazione di dimensioni o di lunghezza.

Il costo upfront della distribuzione di video è appena sceso a zero.

In più, sarà possibile aggiungere meta-dati sul film. Google Video permette di cercare nel testo dei dialoghi dei video, se gli autori inviano anche i sottotitoli.

Se Google fornirà una interfaccia di accesso abbastanza ricca da permettere l’innesto di sistemi di filtraggio collaborativo, il potenziale dirompente si ingigantisce.

[Via Boing Boing]

Continua il rapporto difficile tra Sony e MP3

Continua a stupirmi l’incapacità di Sony di arrendersi al diffuso desiderio di lettori MP3.

I nuovi lettori flash di Sony sono “compatibili” con il formato MP3. Ma con un guizzo di orgoglio, Sony ha deciso di non arrendersi del tutto, e di obbligare gli utenti a caricare i brani MP3 nel lettore usando un programma che li “offusca”, rendendo impossibile usare il lettore come mezzo di scambio per MP3.

Alcuni messaggi di servizio per il Controllo di Missione Sony:

  • Gli utenti che vogliono scambiare file hanno già gli MP3. Non offuscati. Se vogliono scambiarli, useranno un cd, useranno una penna USB, useranno eMule, useranno quello che #**%! gli pare. E probabilmente non compreranno un lettore Sony.
  • Chi comprerà questo lettore e non lo vorrà usare per scambiare i file, verrà inutilmente irritato dal dover usare qualche stupido software di offuscamento, dalla sua inutile lentezza, dagli inevitabili problemi che ogni complicazione e ogni schema DRM comporta.
  • Ciliegina sulla torta: gli schemi DRM aggiungono un costo. Chiedete ai vostri clienti di pagare di più per sottrarre funzioni desiderabili al lettore flash. Con uno schema di offuscazione che è già stato violato, dimostrando la legge prima del DRM (”non funziona”).

[Via Slashdot]

Parte il Creative Archive della BBC

Parte il Creative Archive della BBC.

Licenza simil-Creative Commons. Purtroppo valida solo in UK. Molto materiale, senza DRM, libertà di ri-usare, remixare, ridistribuire.

Cara RAI, ecco un modo semplice per cominciare a dare agli Italiani qualcosa di tutto quello che è stato pagato con il canone in questi anni.