Archive for the 'Televisione' Category

A cosa serve il canone RAI

E’ a questo che serve il canone RAI ?

Tenere occupati con aspiranti attricette i divani di politici, direttori generali e direttori di rete.

Consigliata l’obiezione fiscale.

RAI e Cina

Ohh, proprio quello di cui c’era bisogno: un altro incentivo per la RAI a fare peggio il proprio lavoro:

La RAI, titolare del servizio pubblico televisivo italiano e beneficiaria del canone tv pagato dagli italiani, ha annunciato che stringerà un’intesa con il regime di Pechino per infilare alcune ore della propria programmazione nel palinsesto della tv di stato cinese, rigidamente controllato dall’oligarchia politica di quel paese.

Perchè, come tutti i gruppi media e tecnologici che fanno affari ci insegnano, una volta che c’è uno stake economico, il regime cinese dispone di bastone e carota (ultimo esempio, la joint venture Skype-TOM).

La prova del fuoco: si continuerà a parlare di Falun Gong, Tibet e Dalai Lama nei TG ? O il Grande Firewall cinese farà un altro passo avanti ?

Il disastro di Microsoft IP-TV

The Register analizza i problemi di Microsoft IP-TV, spiegando come mai i trial assomiglino molto a disastri visti alla moviola:

  • Interfacce proprietarie per evitare qualsiasi forma di interoperabilità;
  • Un costo 6 volte superiore ad offerte concorrenti;
  • Uso obbligato di server Windows 2003 VoD (Video on Demand);
  • ecc. ecc.

Il risultato: sui mercati internazionali sono presenti molte offerte IP-TV (da FastWeb in Italia a Free in Francia, da Telenor in Scandinavia a Telefonica in Spagna), mentre le offerte basate sul sistema Microsoft rimangono in fase sperimentale e vengono rimandate.

Strano il caso di Swisscom, che è costretta a rimandare il lancio del servizio Bluewin, ma pubblicamente pare convinta di continuare con Microsoft, nonostante problemini tipo “il set-top box manca di un hard disk ed è disponibile un solo canale televisivo”.

La morte della broadcast flag

La Broadcast Flag incontra una meritata morte: anche il suo più efferato sponsor (la Motion Picture Association of America) rinuncia a sostenerne una reincarnazione sotto forma di legge.

Breve ricapitolazione di cos’era la Broadcast Flag:

La FCC, omologa americana della nostra AGCom sembra essersi arrogata questo potere con la famigerata Broadcast Flag Rule, in cui decretava che tutti i sistemi che possono ricevere segnali televisivi ad alta definizione devono garantire il rispetto del volere dei produttori di contenuti in termini della possibilità di fare copie del segnale. Tra questi sistemi ci sono ovviamente i PC con schede per la ricezione televisiva.

Come detto in prcedenza, questo avrebbe comportato severe limitazioni per tutti gli apparecchi in grado di ricevere segnali HDTV. Fortunatamente, nel congresso americano si sono accorti di una cosa:

Il fine della broadcast flag non era di impedire ai consumatori di fare copie legalmente in casa, nè quello di impedire l’uso di Internet per inviare contenuti digitali broadcast nei casi in cui essi possano essere adeguatamente protetti.

Il problema era l’impossibilità di evitare che la Broadcast Flag avesse questi effetti, insieme ad altri, pesanti, effetti sull’innovazione nel campo della HDTV. Di conseguenza, il presidente della commissione parlamentare che si occupa di televisione, Joe Barton, ha rifiutato di inserire regole simili alla broadcast flag nelle prossime leggi sulla televisione digitale. Sicuramente, Barton è conscio di ciò che ha osservato Edward Felten riguardo alla BF: “Il posto più pericoloso a Washingon è quello tra gli americani e i loro televisori”.

Participatory Culture, altra spallata alla TV

Un nuovo interessantissimo progetto di Downhill Battle: Participatory Culture.

Un set di programmi Open Source che rappresenta un approccio a tenaglia alla televisione via Internet:

  • DTV, un desktop video player che integra gestione dei “canali” (abbonamento a feed RSS), download (via BitTorrent), notifica dell’arrivo dei materiali;
  • Broadcast Machine (bel nome!), uno strumento per pubblicare video basato su Blog Torrent. Semplice da installare, semplice da usare.

Volete la vostra stazione televisiva via Internet ? E’ semplice:

  1. Digitalizzate i vostri file video;
  2. Installate Broadcast Machine;
  3. Create un “Canale” (basta scegliere un nome, impostate dei parametri);
  4. Pubblicate i video.

Ovviamente, mancano i due step più difficili:
0. Create del contenuto video interessante;
5. Fate conoscere il vostro “canale” agli interessati.

E’ interessante almeno quanto Google Video Upload, con dei grossi vantaggi: è Open Source, il processo è completamente sotto il vostro controllo e può innestarsi di default nel ricco ecosistema di filtraggio collaborativo della blogosfera.

Google Video Upload - si avvicina la fine della TV

Google Video Upload: un programma per caricare i propri filmati su Google Video.

La spiegazione che Google dà del suo funzionamento:

Google Video Uploader

A. Seleziona Login e immetti le informazioni sul tuo account.
B. Seleziona Add per caricare uno o più filmati.
C. Spunta il box per accettare le condizioni del servizio.
D. Seleziona Upload now per inviare i tuoi video a Google.

La FAQ spiega come funziona il servizio.

Particolarmente interessante:

7. Posso farmi pagare per la visione dei miei filmati ?

Si. Oppure può essere gratuita. Dipende solo da te e dai fini per cui distribuisci il tuo video. Come proprietario del contenuto, sei tu a decidere se distribuire gratuitamente il tuo video o far pagare quello che vuoi. Se ti fai pagare, Google prenderà una piccola fetta degli introiti per coprire parte dei nostri costi.

Questo. Cambia. Tutto. Parafrasando una famosa frase di Apocalypse Now: “Adoro l’odore di Business Model che bruciano alla mattina”.

Il potenziale dirompente di Google Video Upload non va sottostimato. E’ la realizzazione del concetto di Google Personal Video di cui si parlava poco tempo fa.

Seconda cosa:

6. [...] Ci sono limitazioni di dimensioni ?Un numero massimo di video che posso caricare ?

Puoi caricare quanti video vuoi, senza alcuna limitazione di dimensioni o di lunghezza.

Il costo upfront della distribuzione di video è appena sceso a zero.

In più, sarà possibile aggiungere meta-dati sul film. Google Video permette di cercare nel testo dei dialoghi dei video, se gli autori inviano anche i sottotitoli.

Se Google fornirà una interfaccia di accesso abbastanza ricca da permettere l’innesto di sistemi di filtraggio collaborativo, il potenziale dirompente si ingigantisce.

[Via Boing Boing]

Parte il Creative Archive della BBC

Parte il Creative Archive della BBC.

Licenza simil-Creative Commons. Purtroppo valida solo in UK. Molto materiale, senza DRM, libertà di ri-usare, remixare, ridistribuire.

Cara RAI, ecco un modo semplice per cominciare a dare agli Italiani qualcosa di tutto quello che è stato pagato con il canone in questi anni.

Google Personal Video e Current

Molta attenzione al video di questi tempi, per Google.

Da una parte, è in arrivo Google Personal Video, che permetterà l’upload di video personali e la loro indicizzazione da video.google.com. Pochi dettagli, anche perchè la questione è molto spinosa. Come evitare il copyright infringement ? Come evitare che vengano caricati contenuti vietati tipo pedo-pornografia ? Sono molto curioso di conoscere l’esatto funzionamento.

Un altro aspetto interessante è l’uso di una versione in tempo reale di Google Zeitgeist da parte di Current, il canale televisivo via cavo di Al Gore. L’idea, per dirla con Search Engine Journal, è:

Le notizie non sono quelle che la rete pensa dovreste sapere, ma quello che il mondo sta cercando di sapere.

Interessante e preoccupante al tempo stesso. Spero che usino i trend di crescita anzichè i numeri assoluti, altrimenti gli spettatori di Current si preparino ad infiniti approfondimenti su Madonna, Britney Spears e Paris Hilton …

[Via John Battelle]

Finzioni di oltraggio

Gli Stati Uniti della rinascita dei “Valori Morali” hanno visto una incredibile crescita delle lamentele per l’indecenza dei programmi televisivi: nel 2000 e nel 2001 erano 350, nel 2002 erano 14.000, nel 2003 erano cresciute a 240.000. Fin troppo incredibile, questa crescita della nerboruta fibra morale degli elettori di Bush.

Infatti, Mediaweek ha scoperto che il 99,8% delle lamentele ricevute dalla FCC (omologa USA della nostra AGCom) proviene dalla stessa fonte, una associazione chiamata Parents Television Council (tagline: Perchè i nostri bambini stanno guardando).

In totale, nel 2003 ci sono state 480 lamentele sull’indecenza da parte di persone normali, 23.500 generate da poche decine di infervorati del PTC grazie ad una semplice form (https://www.parentstv.org/ptc/action/lawki/main.asp) inviata ripetutamente con un click del mouse.

Il risultato di questo attivismo: multe milionarie alle emittenti radio-televisive che fanno anche solo allusioni ad argomenti sessuali, alcune emittenti che hanno paura di far passare “Salvate il soldato Ryan”, fino ad arrivare all’introduzione di ritardi di 15 secondi per tutti i programmi in diretta, in maniera da dare il tempo a squadre di autocensori di introdurre beep salva-decenza.

La ricetta è semplice, se quello che passa in televisione vi sembra spazzatura che mette a rischio i valori morali vostri e dei vostri bambini: fondate un associazione di genitori preoccupati, mettete su un sito web, programmate una form e un database che permetta di inviare lamentele all’AGCom su tutte le principali trasmissioni televisive. Poi fate molto rumore, mentre riuscite ad imporre i vostri canoni estetico/morali al resto della nazione.

[Via Jeff Jarvis]

Indecenza e la fabbrica delle lamentele

Gli Stati Uniti, sembrano volersi avvicinare rapidamente ad essere la ex-terra degli uomini liberi.

Ultima moda è l’uso delle “catene di montaggio per lamentele” per fingere ondate popolari di oltraggio per tutte le scene minimamente risquè che passano in televisione.

Un esempio è la trasmissione di Fox Married in America, che ha ricevuto una multa di 1,2 milioni di dollari dalla FCC (omologa americana della AGCom) per essere stata “sessualmente suggestiva”. L’ondata di oltraggio che ha portato la FCC a multare Fox era composta da ben 90 lettere di lamentela, provenienti da ben 23 individui. Su milioni di telespettatori. Ma il bello è che le lettere diverse tra di loro erano tre. Tutte le altre erano create dalla stessa lettera-tipo cambiando il mittente, e inviate in multiple copie.

La libertà di parola e di espressione non è tutelata quando il linguaggio che si può usare in televisione e i programmi che si possono vedere sono dettati da poche voci stridule.

Anche in Italia comincia a crescere questo fenomeno, tipo, con “movimenti di genitori” che cercano la ribalta anzichè usare il telecomando ogni volta che hanno obiezioni ai programmi che passano in televisione.

Più download che audience

Jon Stewart ha fatto una fantastica apparizione su Crossfire in cui dice molte cose sullo stato del giornalismo politico in televisione che vanno doppiamente bene per la situazione Italiana.

La cosa che rende straordinaria questa trasmissione è che forse si tratta della prima volta che la audience via Internet (in streaming su iFilm + vari download diretti + bittorrent) di una trasmissione televisiva “importante” supera quella televisiva originale.

[Via Future of Television]

BBC Creative Archive

Questo autunno la BBC comincerà ad aprire al pubblico il proprio archivio.

L’iniziativa si chiama Creative Archive, inizierà questo autunno con circa 2000 spezzoni video di tre minuti provenienti dall’archivio di storia naturale. Se l’iniziativa avrà successo, la BBC ha intenzione di aggiungere altri generi all’archivio (sport, musica, ecc.), ed eventualmente anche formati di maggior durata.

Il materiale sarà disponibile sotto una licenza derivata dalle licenze Creative Commons, che permetterà di scaricare, copiare, modificare e ri-distribuire i video (salvo scopi commerciali).

La BBC parla di una “logica estensione della propria missione di servizio pubblico”, e di uno sforzo per “fornire materiale per una nuova generazione di creativi digitali e per stimolare la crescita di una cultura creative nel Regno Unito”.

Viene da chiedersi quando altre aziende televisive di servizio pubblico seguiranno una strada di questo tipo.

Sempre nel quadro della propria missione di servizio pubblico, la BBC sta sviluppando un sistema Open Source di codifica per il video streaming via Internet chiamato Dirac, per poter servire la propria audience di milioni di utenti senza dover sopportare costi di licenza per utente, che renderebbero il servizio troppo costoso.

La versione alpha di Dirac è disponibile su Sourceforge.

1.500 Canali ad alta definizione

DirecTV ha intenzione di lanciare quattro satelliti nei prossimi anni che gli consentiranno di mettere in onda fino a 1.500 canali televisivi ad alta definizione per il mercato Americano. Chissà cosa faranno per riempire questi canali e trovare una audience superiore a 3 persone per il 1.500° canale: si guardano programmi, non canali

Permesso di innovare per TiVo

TiVo, che produce videoregistratori digitali, ha avuto dalla FCC (autorità delle comunicazioni USA) il permesso di implementare la funzione TiVoToGo, che consente la condivisione con altri utenti (fino a 10) degli show televisivi registrati da TV ad alta definizione. Per ora la funzione è limitata ad una rete locale, ma è possibile che in futuro si estenda anche ad utenti remoti.

Vedere questo post per capire come mai l’autorizzazione era necessaria. Sono felice che uno dei miei post più pessimisti sia stato in parte smentito, e che la FCC non sia stata completamente “catturata” dalle industrie che regola.

Rimango perplesso sulla necessità per TiVo di chiedere il permesso alla FCC per poter offrire nuove funzionalità ai propri utenti, soprattutto quand, per avere questo permesso, deve offrire ai propri clienti funzionalità limitate rispetto a quanto la tecnologia permetterebbe.

Le magnifiche sorti del digitale terrestre

Grande successo del digitale terrestre: 274.000 decoder venduti in da marzo a giugno. Di questo passo ci vorranno solo 25 anni perchè tutte le famiglie Italiane abbiano un decoder. Sempre che non si vada al passo di giugno: allora ci vorrano 45 anni …