Mininova festeggia in questi giorni i 3 miliardi di torrent scaricati complessivamente e procede ad una media di oltre 10 milioni di torrent al giorno. E’ uno dei 100 siti più visitati su Internet. Continua a stupirmi il fatto che discografici e cinematografici non si siano alleati per assoldare una compagnia di mercenari che facesse saltare i data-center in cui sono ospitati i server di Mininova (via).
Archive for the 'Pirateria' Category
Un sondaggio commissionato dalla Associated Press e da Rolling Stone dipinge un quadro piuttosto critico dell’apprezzamento della musica odierna da parte dei consumatori:
il 58% ritiene che la qualità della musica in commercio stia peggiorando, il 74% ritiene che sia venduta a prezzi troppo alti.
L’80% degli interpellati dichiara di considerare che il download non autorizzato di musica sia furto, mentre solo l’8% ammette di scaricare musica non autorizzata da Internet (il 15% sostiene di scaricare musica solo da siti autorizzati …).
Cielo. Chi se lo sarebbe mai aspettato. I PDF dei manifesti elettorali della cosidetta “operazione verità” del presidente del consiglio sono stati creati con una versione pirata di QuarkXPress. Che smacco, per un governo che tanto fieramente ha combattuto la pirateria, con Decreti Urbani, Equi Compensi, e con il recepimento celerissimo di direttive Europee (EUCD) di cui non avevamo bisogno.
Sarà un altra manovra per screditarlo ? Un fotomontaggio ? Un equivoco ? Un qualche grafico di sinistra che ha inserito ad arte questi indizi imbarazzanti ?
O sarà semplicemente un altro episodio di “così fan tutti … ma alcuni non devono preoccuparsi delle conseguenze del farlo”.
[Via Mantellini].
Sul NYTimes ci sono alcuni dati provenienti da uno studio Bigchampagne sui numeri delle reti p2p.
In termini di numero di file, i brani musicali sono di gran lunga vincenti (74% del totale dei file scaricati). Seguono “altri video” (immagino un misto di telefilm, sitcom, anime e video pornografici) con il 9%, poi le immagini (2,3%) e i film (2%).

Considerando che i brani mp3 hanno grandezze sui 5 MB, i film tipicamente sono distribuiti in tre tagli (700 MB, 1400 MB oppure 4,7 GB) mentre i telefilm vanno sui 350 MB, è facile immaginare che il traffico generato dai file video sia quello dominante (un film “vale” almeno 100 canzoni, come dimensioni).
Come è possibile vedere, il numero di file che contengono film sulle reti p2p continua a crescere, nonostante la campagna legale della MPAA: dai grafico si nota una crescita intorno al 30% nei primi mesi del 2005.

[Via Slyck.com]
Per ogni iPod venduto, iTunes ha venduto una media di 21 canzoni. E il restante 99,7% dello spazio sugli iPod come è stato riempito ?

[Via Boing Boing]
Ogni anno esce un nuovo studio sulla pirateria del software della BSA (Business Software Alliance). E ogni anno il rapporto si rivela più imbarazzante. E’ interessante vedere (finalmente!) su una rivista del livello dell’Economist gli stessi argomenti usati dai “copyfighter” (vedere ad es. la differenza tra perdite e “perdite“), ma con un twist tipicamente inglese: “BSA or just BS ?” è il titolo (per chi non lo sapesse, BS è acronimo per bullshit).
La risposta della BSA non si è fatta attendere, in una lettera piuttosto acida al direttore:
Signore - il vostro articolo sulla pirateria del software era estremo, ingannevole e irresponsabile (“BSA or just BS?”, 21 Maggio). Il titolo era particolarmente offensivo. L’accusa che una industria possa ingrandire di proposito il tasso di pirateria e il suo impatto per aiutare i propri fini politici è ridicola. Il problema è reale e non ha bisogno di esagerazione.
Peccato che anche chi è pagato per realizzare lo studio BSA si sia dissociato dal modo iperbolico in cui ne sono pubblicizzati i risultati …
[Via Copyfight]
Ci pensa l’autorità garante per la Privacy francese a controbilanciare i barlumi di moderazione rispetto alla pirateria che arrivavano dalla Francia.
La Commission National de l’Informatique et des Libertés ha infatti stabilito che gli editori di videogiochi possano ottenere in maniera automatica dati relativi alle persone che utilizzano un determinato indirizzo IP per commettere reati relativi alla proprietà intellettual.
Mi sembra sensato che questi dati possano essere utilizzati per mandare “avvertimenti”. La CNIL si sarebbe assicurata che i dati verranno utilizzati “solo per inviare messaggi di avvertimento” e che l’invio “non darà luogo ad alcuna conservazione di dati sugli utenti”. Le buone intenzioni ci sono. La segnalazione alle autorità è prevista solo per reati particolarmente gravi. Solo in questo caso è previsto che si possano ottenere dati anagrafici.
Trovo inopportuno, comunque, il trattamento “automatico” dei dati, soprattutto se gestito da privati. Poco è detto riguardo agli standard di prova (non ci vuole molto a creare false prove digitali sulla condivisione di file da un determinato IP), alla gestione di eventuali abusi, ecc.
Nel frattempo, il SELL (Syndicat des Editeurs de Logiciels de Loisirs) ha già inviato oltre 30.000 messaggi di avvertimento …
Non so bene cosa pensare di questa storia di Cucciolandia, il server OpenNap interno a FastWeb chiuso dalla Polizia Postale.
Da una parte, sulla stampa si parla di condivisione di gignatesche quantità di file, di danni all’erario per 35.000 € / ora (soliti buffi conti del “mancato guadagno” …). Si parla di attività di pirateria a scopo di lucro, che sarebbero le sole che giustificherebbero una operazione di polizia così massiccia. L’accusa di “associazione a delinquere finalizzata alla violazione del diritto d’autore” toglie comunque il fiato.
Dall’altra parte, in rete alcuni sostengono che Cucciolandia fosse un server attivo solo per la chat, che non permetteva agli utenti la condivisione di file, dopo una prima visita della PolPost un anno e mezzo fa.
Stupisce molto il fatto che Cucciolandia abbia continuato le operazioni dopo essere stato già preso di mira dalla polizia (vedere il thread su p2pforum.it).
Sono molto stupito anche dalla longevità dei server OpenNap su FastWeb: anni dopo la disponibilità di sistemi molto più sofisticati (DC++, eMule, ecc), il solo server di Cucciolandia continuava ad avere oltre 100.000 utenti nell’arco delle 24. Molti, soprattutto considerando che era un server disponibile solo ai clienti Fastweb …
Interessanti sviluppi sulle leggi anti-p2p in Francia. In marzo, il giudice Dominique Barella, presidente del maggiore sindacato dei magistrati francesi, aveva scritto un editoriale per Liberation in cui aveva osato invocare la depenalizzazione del file-sharing individuale senza scopi di lucro (Dépénaliser la musique téléchargée), parlando della riluttanza dei magistrati francesi a confermare le pene di reclusione previste dalla legge per alcuni giovani condannati per aver condiviso brani musicali in rete.
Il ragionamento espresso dal magistrato non differisce molto dagli argomenti già visti in molti blog negli ultimi anni (compreso questo):
«Quand une pratique infractionnelle devient généralisée pour toute une génération, c’est la preuve que l’application d’un texte à un domaine particulier est inepte.»
Provo a tradurre: “Quando un reato penale diventa generalizzato per tutta una generazione, è la prova della applicazione inetta di una legge ad un particolare problema”.
Prosegue, dicendo che è preferibile anticipare la piena espressione dell’incomprensione generazionale tra le generazioni pre-p2p e i giovani attuali, evitando di regolare penalmente ciò che deve essere regolato tecnicamente ed economicamente. E rincara, sostenendo che è più opportuno che lo stato utilizzi polizia e magistratura per dar la caccia e punire i delinquenti più pericolosi, piuttosto che “per proteggere alcune multinazionali del disco”.
L’industria discografica Francese si è (ovviamente) scagliata contro il giudice Barella, scrivendo una lettera al ministro della giustizia per protestare contro le sue parole, e ringraziandolo in anticipo per le “azioni disciplinari che riterrà opportuno prendere”.
Possiamo sperare che i magistrati Italiani seguano l’esempio dei colleghi transalpini, e che si possa sviluppare un dibattito che porti ad invertire il trend verso legislazioni inutilimente severe sul file-sharing.
[Via Wired]
Non notizia di oggi: è comparsa in rete una versione di Star Wars ep. 3 tratta da una work-print (copia di lavoro). Andy Baio ha un sample di qualche secondo.
Come ci si poteva immaginare (vedere qui il perchè), l’incentivo a far “scappare” una versione migliore delle mille tele-cine già disponibili era troppo alto. Poco importa che la copia di lavoro sia farcita di watermark che porteranno (probabilmente) all’arresto del responsabile tra qualche settimana (altra non-notizia che avrà molto risalto).
Come già osservato da altri in rete, è una non-notizia perchè:
- Era scontato che succedesse;
- DRM ? Quale DRM ?
- Conseguenze ? Quali conseguenze ? Ep. 3 sarà visto ugualmente da decine di milioni di persone, George Lucas diventerà ugualmente ancora più incomprensibilmente ricco, le copie vendute in DVD dell’ep. 3 saranno comunque un numero gigantesco;
- La reazione sarà prevedibile: richieste di pene più severe per il file-sharing, DRM più draconiani, ecc.
Il commento ? Il diritto d’autore deve essere protetto, in maniera che gli autori abbiano l’incentivo a produrre opere dell’ingegno. Non ho il minimo dubbio che Star Wars ep. 3 sarà proficuo per gli investitori che l’hanno finanziato e per chi ci ha lavorato, nonostante il fatto che sarà probabilmente uno dei film più piratati della storia. Morale: piangere miseria e chiedere (nuovamente) di azzoppare tutti i PC e le connessioni del mondo per evitare fatti simili è inutile e controproducente.
P.S. Non ho un link alla copia e non mi interessa particolarmente scaricarla, ma un giro su Isohunt, TorrentSpy e PirateBay non dà segni di una carestia di torrent.
Molti sono convinti che la guerra alla pirateria spesso causi più danni alla società rispetto ai benefici che dà ai detentori dei diritti delle opere piratate.
Sembra che i responsabili facciano di tutto per confermare questo modo di vedere le cose. Solo negli ultimi giorni:
- Alcuni poliziotti di New York sono accusati di aver preso mazzette dalla MPAA per arrestare venditori ambulanti di DVD pirata;
- Comcast (ISP via cavo americano) ha rivelato volontariamente e senza controlli giudiziari i dati di alcuni suoi utenti alla RIAA che ha poi dato i malcapitati in pasto ad agenzie di recupero crediti, per estorcere qualche migliaio di dollari sotto minaccia di denuncia/processo.
Two wrongs don’t make a right …
Oh! Che sorpresa! Il traffico Internet cresce velocemente, e il principale responsabile è lo scambio di file sulle reti p2p. Crescono le dimensioni dei file, cresce la percentuale di video sui file scambiati.
Denunciati quasi 1.000 “grandi condivisori” di musica in tutta Europa dalla IFPI. Commento della FIMI:
Sono stati colpiti duramente i pusher delle musica illegale.
La funzione di deterrente di queste azioni resta relativa. Nell’ultimo anno (circa) le denunce in Italia sono state 26 (ora) + 37 (marzo e ottobre 2004).
Dalla nostra ricerca (Febbraio 2005), risulta che per 500.000 famiglie (con 800.000 utenti Internet), scaricare video e musica è la motivazione principale per cui hanno preso una connessione a larga banda. Le famiglie per cui il download è una delle prime tre motivazioni di uso di Internet dovrebbero essere circa il doppio.
1.600.000 di utenti assidui di reti peer-to-peer. Meno di una chance su 30.000 di essere denunciati in un anno. Quelli che sono stati denunciati finora (grandi condivisori) hanno pagato un ammenda media di 3.000€, e sono in attesa (per quanti anni ?!?) di procedimento penale, che non si sa se arriverà prima della prescrizione, di un condono, di una amnistia.
Temo proprio che il sistema giudiziario Italiano non sia attrezzato per affrontare una massa di milioni di disobbedienti civili del diritto d’autore. Non dubito che qualcuno ne trarrà la conclusione che questo dimostra che sono necessarie pene più severe. La conclusione che ne traggo io è: è ora di venire a patti con la realtà. Vanno trovate altre soluzioni: schemi di compensazione alternativi, una flat, o modelli di business alternativi.
Non è possibile continuare a dare ai cittadini il segnale che l’illegalità è pane per tutti e (quasi) senza conseguenze.
Lokitorrents è morto. Al suo posto un avviso della MPAA allarmante per molti: “You can click but you can’t hide”. Si vede che i soldi raccolti per il fondo difesa legale non sono bastati …
Update: I dati importanti sono due:
- La MPAA ha ottenuto i log del server di Lokitorrents;
- Alla MPAA non è bastato ottenere la chiusura del server: ha rimpiazzato i propri contenuti a quelli esistenti. C’è da chiedersi se sia legale.
Quanti film da Oscar sono stati piratati quest’anno, nonostante le draconiane ed umilianti misure di sicurezza che circondano gli screener ?
Nessuno ? Il 10% ? Il 30% ? Siamo più vicini all’85% … secondo una rapida ricerca in rete di Waxy.org.
Dei 30 film candidati a vari oscar, le copie da screener di 25 di questi sono disponibili sulle reti peer-to-peer. Per quanto riguarda gli altri 5 ? Per alcuni i DVD sono arrivati in negozio (e quindi sulle reti p2p) prima che ci fosse bisogno degli screener ….
Alcuni degli screener sono stati diffusi in rete addirittura prima dell’arrivo in sala. Direi che la lotta di Hollywood al “nemico interno” non produce alcun risultato …
La cattiva notizia è che la MPAA (associazione dei cinematografici Americani) è partita con un altra serie di denunce negli Stati Uniti. Non si sa quante.
La “buona notizia” è che i genitori che hanno paura che i propri figli indulgano nella pirateria ora possono scaricare Parent File Scan™ e ficcare il naso nel PC dei figli, per vedere se hanno scaricato materiale protetto da copyright.
E qui arriva la seconda cattiva notizia. Parent File Scan non è esattamente il massimo del discernimento. Quasi tutti i file audio-video e i programmi con qualche funzione di comunicazione vengono segnalati come a rischio di violazione di copyright.
Pazienza. Tanto immagino che per la MPAA le denunce e i software di facciata come Parent File Scan servano a giustificare le quote associative e lo stipendio degli impiegati. Certamente non aiutano molto nella lotta alla pirateria.
L’anno scorso le vendite di CD sono cresciute negli Stati Uniti. Stranamente sono cresciuti anche gli utenti delle reti peer-to-peer e lo scambio di copie non autorizzate.
Questo fatto mina la posizione dei discografici (”è la pirateria che ha fatto scendere le vendite di CD”). Rende più probabile la spiegazione alternativa: le vendite di CD hanno sofferto in maniera particolarmente forte la crisi economica a causa di offerte di entertainment più “compelling” (DVD e videogiochi) e di una maggiore competizione per le tasche dei consumatori giovani (cellulari, ecc).
Si spiega come mai le denunce penali contro gli utenti delle reti p2p siano state tanto pubblicizzate: era necessario poter dire che le vendite sono cresciute grazie alle denunce che avrebbero ridotto la pirateria.
Invece, la crescita delle vendite di CD vuol dire semplicemente che la pirateria sulle reti peer-to-peer non è il principale problema dell’industria discografica. E’ (ed è sempre stata) solamente un comodo alibi per chi rende un servizio scadente ai propri clienti ed agli artisti.
[Via Techdirt]
Interessante articolo sulla piramide della pirateria su Wired di Gennaio.
L’autore naviga tra topsites e dumps, insider e corrieri, e cerca di spiegare come mai la visione classica della pirateria via Internet sia piuttosto distorta, e i rimedi tentati siano inefficaci.
La gerarchia della piramide della pirateria di cui parla l’autore è articolata su una infrastruttura tecnologica e sociale gerarchica.
L’organizzazione sociale è basata su una derivazione della classica etica Hacker. Si partecipa più per gratificazione personale che per il profitto (che raramente è una motivazione). La regola di massima è “più contribuisci, più avrai accesso”.
All’apice della piramide stanno i “topsites”, ben nascosti dietro multipli strati di sicurezza, con accessi strettamente controllati (solo IP fidati possono connettersi) e password che cambiano ogni giorno. Si ottiene accesso ad un topsite solo contribuendo materiale veramente “nuovo”: gli mp3 da un album non ancora in commercio, uno screener da un DVD non ancora rilasciato, una copia di qualità nettamente superiore rispetto a quelle finora disponibili. Il massimo dei “crediti” in questa scena sociale si ottiene, ovviamente, quando un gruppo di “releaser” contribuisce materiale molto atteso in ampio anticipo sulla commercializzazione. Ad esempio, come è successo di recente, “How to dismantle an atomic bomb degli U2″, oppure meno di recente, il rilascio di una copia di lavorazione di “The Hulk” prima ancora del suo arrivo nei cinema, o ancora il codice sorgente del gioco “Half Life 2″. Tipicamente il materiale proviene da qualcuno che lavora nell’industria dell’entertainment e desidera avere accesso ai server più esclusivi (la figura dello “insider”). Da qui il materiale passa per il packager (impacchettatore), che codifica il file, riducendone le dimensioni in maniera da farlo stare in un numero accettabile di CD.
Quando un nuovo file fa la sua comparsa su un topsite, comincia la corsa alla distribuzione. Anche qui la principale ricompensa sono i crediti: più si carica, più si può scaricare (3 kilobyte di download ogni kilobyte di upload). Dai topsites i file vengono copiati sui “dumps”, server più lenti, un pò meno esclusivi e di ampia capacità. I dump costituiscono l’ossatura di un sistema di distribuzione, nel quale i “corrieri” prendono un singolo file, e in poche ore lo rendono disponibile in migliaia o decine di migliaia di copie. Lo step finale di questa catena di distribuzione sono le reti peer-to-peer.
Bittorrent è particolare in questo ecosistema, perchè permette di saltare diversi passi di questa catena di seeding: è sufficiente comunicare ampiamente la posizione del tracker.
Due cose sono particolarmente sorprendenti di questo ecosistema underground della pirateria:
- Quanto il sistema sia “robusto” rispetto ai tentativi di attacco ed infiltrazione da parte di forze dell’ordine e industria dell’entertainment. Si continuano a chiudere server e ad arrestare partecipanti, ma il sistema di distribuzione subisce al più dei momentanei rallentamenti, poi torna ad essere un motore di pirateria brutalmente efficace. La metafora dell’Idra è piuttosto appropriata. Si taglia una testa, ne spuntano altre due;
- Quanto poco il denaro sia coinvolto. Accettare soldi da bootlegger commerciali, che siano asiatici o dell’est europeo, è considerato un faux-pas. Sono invece abbastanza tipiche le donazioni. Spesso pirati non più attivi donano equipaggiamento (hard disk, camcorder professionali, ecc.) per continuare ad avere accesso anche quando non contribuiscono più materiale. L’importante è permettere ad altri di continuare il “lavoro”.
La descrizione che l’articolo di Wired fa di questo underground della pirateria è rivelatrice di quanto l’attuale lotta alla pirateria sia combattuta o con incompetenza, o sotto false pretese. Centinaia (o migliaia) di persone dedicano gran parte delle loro giornate a distribuire materiale pirata, senza trarre profitto a parte l’accesso ad altro materiale pirata.
Quando si colpiscono le reti peer-to-peer, nessuna parte del sistema underground descritto ne viene colpito. A parte, forse, alcuni membri della parte più bassa della gerarchia, i corrieri che condividono sulle reti p2p, che sono i partecipanti più facilmente sostituibili. I sistemi DRM, poi, sono tipicamente irrilevanti in questo schema distributivo: spesso non vengono neanche incontrati, al più devono essere sconfitti una volta sola. Servono solo a mantenere onesti gli utenti che già sono onesti e poco competitivo un mercato che già è poco competitivo.
Ancora una volta in azione gli avvocati di Apple. Questa volta la denuncia contro ignoti riguarda la diffusione tramite BitTorrent della prossima versione di Mac OS X, Tiger. Potete immaginare il successo che avrà l’ingiunzione che chiede Apple per “impedire una ulteriore diffusione illegale del software” …
Antonio mi segnala che Suprnova è l’ultima vittima della attuale offensiva legale delle major hollywoodiane.
Cordoglio tra gli utenti delle reti peer-to-peer, per la vera e propria carneficina tra i maggiori siti che ospitavano link a materiale per BitTorrent e eDonkey/eMule:
- Suprnova
- Shareconnector
- Lokitorrents
- Youceff Torrents
- Torrentbits
- Finnreactor
Sarà interessante vedere quali nuove forme prenderà l’indicizzazione del materiale pirata. La comunità di SuprNova già stava lavorando a Exeem (BitTorrent con tracker distribuiti). Per la distribuzione di informazione sulle nuove release mi aspetto qualche sistema che sfrutti le potenzialità di RSS (http://feedstertv.com/, ecc.). O una ricreazione in chiave peer-to-peer di Usenet, o un suo ri-uso come overlay per la trasmissione di release e informazione sull’autenticità dei file, vista la riluttanza di molti ISP ad ospitare i newsgroup binari sui propri news server.