Archive for the 'Pirateria' Category

Denunce in quattro continenti

Come annunciato, le major hollywoodiane hanno fatto partire oltre 100 denunce in quattro continenti contro i gestori di tracker per BitTorrent, server per eDonkey/eMule e hub per Direct Connect.

Piccola previsione sui risultati: Alcuni server chiuderanno, altri andranno avanti, altri ne nasceranno.

Sarà invece interessante vedere dove andranno a finire eventuali processi: nessuno dei sistemi citati ospita materiale protetto da copyright sui server, che svolgono solo funzioni di coordinazione tra i client.

Se i processi non si concluderanno con condanne per gli operatori di server è prevedibile un nuovo assalto alla diligenza per ottenere leggi ancora più severe contro il peer-to-peer.

Update: raid della polizia in Finlandia contro un tracker per BitTorrent, mentre in Olanda la polizia ha chiuso ShareConnector e Release4u due dei siti più popolari per la condivisione di link con cui scaricare da eDonkey/eMule.

Nuove azioni legali contro il p2p

In settimana si attende l’annuncio di nuove azioni legali contro le reti peer-to-peer.

Negli Stati Uniti sarebbe il turno degli operatori di siti che ospitano tracker per BitTorrent (il punto centrale che permette lo scambio informazioni sugli indirizzi dei client da contattare per scaricare un dato torrent), mentre in Europa sarebbe il turno dei server eDonkey / eMule (Boing Boing parla di trackers eDonkey, presumo che sbagli).

Brain washing anti-pirateria

Iniziativa congiunta ministero dell’istruzione - associazioni anti-pirateria BSA - FPM - FAPAV, per sensibilizzare gli alunni nelle scuole superiori Italiane agli orrori della pirateria.

In una colossale orgia di perdite di tempo, gli alunni di 3.000 istituti dovranno fingere di essere interessati ad un cd educativo chiamato “Copy or Love ?” in cui un eroe chiamato “Copyright Angel” li accompagnerà in un percorso di scoperta delle meravigliose sorti e progressive del rispetto della proprietà intellettuale. E gli insegnanti dovranno cercare di inculcare agli alunni fervidi valori morali anti-copia.

Il messaggio non è per nulla ambiguo o subdolo: se lo studente risponde copy alla domanda “copy or love ?” il programma chiuderà la sessione e il menu multimediale. Ci si può aspettare che, nelle prossime edizioni, lo studente venga mandato in presidenza quando risponde “copy” ?

Deprimente che l’articolo di P-I non parli del compenso che le associazioni anti-pirateria daranno al MIUR per il disturbo. Il che vuol dire che, probabilmente, questa colossale marchetta sarà tutta pagata con gli euro delle nostre tasse.

Arrivano le denunce MPAA

La MPAA (associazione delle industrie cinematografiche americane) ha messo in pratica la tanto anticipata minaccia di denuciare i file-sharers.

La MPAA sembra aver cambiato idea sul modo di iniziare la “guerra legale”. Piuttosto che denunciare solo i grandi condivisori, come annunciato, la MPAA sceglie di sparare nel mucchio: in alcune delle denunce si parla della condivisione di un solo film.

Non si sa quante denunce siano state presentate, “ma se queste denunce non serviranno a fermare i download illegali, ne verranno presentate altre”. E gli avvocati si fregano le mani …

L’occhio anti-pirati

Meglio usare i propri soldi per migliorare il prodotto, per vendere il prodotto ad un prezzo più attraente, o per trovare nuovi modi, sempre più fantasiosi ed inquietanti per impedire che i “pirati” possano “rubare” il prodotto e potenzialmente causare un calo di vendite.

L’industria cinematografica ha deciso di spendere massicci quantitativi di denaro per dotare cinema e guardie di equipaggiamenti para-militari. Le guardie sono spesso dotate di visori ad infrarossi con cui possono individuare, catturare e denunciare i pirati. Che per qualche ragione continuano a tentare di fare copie CAM dei film, cioè di riprenderli con videocamere al cinema per diffondere copie con video di qualità singolarmente insoddisfacente e audio cavernoso.

Ma le guardie non bastano per fermare completamente l’allarmante fenomeno delle copie CAM che si diffondono sulle reti pirata e sui mercati asiatici.

E’ necessario passare al piano B: Wired scrive di un sistema automatico che cerca di stritolare i malvagi CAMMER con una manovra a tenaglia.

La prima parte della morsa è il PirateEye è un dispositivo telecontrollato che Wired dice somigliare alla testa di Darth Vader. Viene piazzato alla base dello schermo e ad intervalli illumina la platea con piccoli lampi “quasi impercettibili”. Il malvagio CAMMER verrà così tradito dalla lente della macchina fotografica o della cinepresa, che rifletterà la luce del PirateEye, il quale provvederà a scattare una fotografia della zona da cui proviene il riflesso e a chiamare le guardie e le forze dell’ordine.

Mi auguro che il PirateEye usi una luce al di fuori dello spettro visibile per fare questo giochino. E’ inutile dire cosa penso dell’idea di andare al cinema ed essere infastidito da periodici lampi di luce. Poche cose potrebbero convicermi con tanta rapidità che, forse, le copie CAM non sono poi così male rispetto agli avvisi anti-pirata e ai lampi del PirateEye.

La seconda parte della morsa è Trakstar TVS, un sistema di watermarking dell’audio, che consiste in uno scatolotto che se ne sta tra proiettore ed amplificatore ed inserisce nella colonna sonora “etichette sonore garantite inaudibili ma indelebili”, che permetteranno, data la copia CAM, di risalire alla sala e al momento in cui essa è stata ripresa (e presumibilmente al pirata, grazie alle foto di PirateEye).

La sicurezza del Trakstar TVS è di grado quasi militare: comprende un chip GPS che cancella dalla memoria l’algoritmo di Watermarking se lo scatolotto viene spostato.

Non si sa quanto questo sistema potrebbe costare come non si sa se i gestori delle sale saranno costretti a dotarsi a loro spese di sistemi di sicurezza simili per poter mostrare i film di cassetta.

Tasse, diritto naturale e pirateria

B-Pensiero sul limite imposto dal diritto naturale al prelievo fiscale:

Se lo Stato ti chiede di più, o molto di più [di un terzo dei tuoi guadagni], c’è una sopraffazione nei tuoi confronti e allora ti ingegni per trovare dei sistemi elusivi o addirittura evasivi, che senti in sintonia con il tuo intimo sentimento di moralità, e che non ti fanno sentire intimamente colpevole.

Possiamo essere tutti d’accordo sul fatto che lo Stato Italiano chieda un troppo in tasse, rispetto ai servizi che offre. Purtroppo, si parte su una discesa molto scivolosa, quando si comincia a giustificare l’evasione fiscale con gli “intimi sentimenti di moralità”.

Per non andare troppo fuori tema, e per praticare anche qui un pò di sana demagogia, mi limito ad estendere il ragionamento di principio alla pirateria. Se è la si pensa a questa maniera sulle tasse, che servono (anche) a pagare la salute e la sicurezza dei cittadini, perchè il governo guidato dalla persona che espone questa filosofia vuole punire con il carcere chi ha un intimo sentimento di moralità che lo spinge a trovare sistemi per scaricare musica, film, software e telefilm, magari perchè insoddisfatto dalla mediocrità dell’offerta e non desideroso di finanziare ulteriori produzioni mediocri ?

Escludendo che le sue partecipazioni in case editoriali, case di distribuzione/produzione cinematografica e televisiva c’entrino in qualche maniera, resta solo da pensare ad un errore, o ai soliti alleati riottosi/poteri forti. Resto fiducioso verrà rettificato più o meno con la stessa velocità con cui il prelievo fiscale tornerà sotto il fatidico terzo dei guadagni.

[Mantellini è un pò più feroce con il B-Pensiero]

Denunce e sequestri per pirateria

Weekend di lavoro per la Guardia di Finanza: siti sequestrati e gestori denunciati per pirateria. Immagino che adesso.

Immagino che i 4.500 utenti che hanno inserito dati per accedere ai forum, ora stiano sudando freddo, all’idea che la GdF si stia studiando i log di www.mp3webnetwork.com e www.emmerrdj.com.

Per l’ennesima volta, si dimostra che, quando si vuole, colpire la pirateria non è difficile per le forze dell’ordine, senza bisogno di nuove leggi che rendano illegali quelle tecnologie che possono essere usate tanto per la pirateria, quanto per scopi legittimi.

Monitoraggio di BitTorrent

L’MPAA da un pò cominciato da un pò di tempo ad inviare lettere di diffida anche a utenti di BitTorrent negli Stati Uniti, non solo a quelli che ospitano i tracker (il punto centrale di scambio informazioni per i client che stanno scaricando un torrent).

Era inevitabile che ciò avvenisse, vista la popolarità e la “trasparenza” di BitTorrent.

La sorveglianza è svolta dalla “solita” BayTSP, nella lettera di diffida citata da Ernest Miller. Si può immaginare che altri siano attivi nel campo (anche in Italia ?).

Continua la rincorsa. Si “scoprone” una rete p2p, cominciano ad usarla, quando il loro numero diventa massiccio, le majors “scoprono” la rete e cominciano ad attaccarla per vie legali (o inquinandola), allora gli utenti cominciano a migrare verso altre reti (più funzionali, più decentralizzate, più anonime). Quando queste diventano popolari, il gioco ricomincia.

P2P, denunce anche da Hollywood

Anche l’industria cinematografica si appresta a seguire la strada delle denunce come quella discografica. Per ora si parla degli Stati Uniti, dove il precedente presidente della MPAA, Jack Valenti, aveva l’acume politico di opporsi alle richieste degli associati di passare alle denunce.

Il nuovo presidente, Dan Glickman, non ha di questi problemi:

Glickman ha detto che è necessario un “approccio olistico” per combattere la pirateria, che includa uno sforzo educativo, denunce e procedimenti giudiziari. “C’è bisogno sia del bastone che della carota”, ha detto. “Non puoi avere l’uno senza avere l’altro”.

Queste parole rendono piuttosto imbarazzante il fatto che la MPAA abbia dimenticato a casa la carota, come osserva Ernest Miller.

Dove sono servizi online per l’acquisto di film facili e economici e facili da usare ? Perchè i servizi online hanno pochi film e sistemi DRM per le protezioni dei contenuti che li condannano ad una meritata oscurità ? Dove un iTunes per i film ? L’industria cinematografica ha avuto 4 anni di preavviso rispetto a quella musicale per affrontare la pirateria. Estrarre il bastone adesso sarà controproducente quanto lo è stato per l’industria musicale dal punto di vista delle PR. Forse ancora di più, visto che l’industria del cinema non è in stato di crisi come lo è stata per anni quella della musica.

Le 6.000 denunce finora fatte dalla RIAA per i grandi uploader di musica hanno avuto scarsissimo effetto sui volumi degli scambi. Nello scambio di film, la distinzione tra uploader e downloader è ancora più effimera: si usano molto di più sistemi come BitTorrent e eMule, che fanno di tutti i downloader anche uploader.

Fortunatamente, il ministro della giustizia John Ashcroft, pare in procinto di dare le dimissioni, e si spera, di portare con sè la bizzarra idea che la pirateria sia un problema alla pari di droga, prostituzione e (quasi), terrorismo.

Forse un giorno qualcuno capirà che per ridurre la pirateria è anche necessario rendere più attraente l’alternativa legale. E’ inutile inventarsi schemi barocchi del tipo “noleggio online”, con film visibile solo su un PC e con autodistruzione dopo tre giorni, per poi stupirsi se nessuno li usa e molti preferiscono l’alternativa pirata.

Nella vendita di musica online, l’acquisto è molto più popolare dello streaming. E’ necessario che i film si possano acquistare online a prezzi decenti. Acquistare vuol dire che l’acquirente paga e si tiene qualcosa. Lo può vedere sui display di sua scelta, e quando cambia PC / lettore, se lo può portare dietro. Altrimenti non c’è da stupirsi se molti si rivologono alle reti pirata, dove i contenuti oltre ad essere gratuiti sono anche utilizzabili in maniera flessibile.

Copiare senza PC

Ieri scrivevo dell’argomento che Neal Stephenson usava nella sua intervista per sostenere che non c’è più un particolare bisogno di un porto franco in rete per salvare i dati soggetti a censura: milioni di persone con flash drive, penne USB e iPod costituiscono un sistema di distribuzione abbastanza robusto.

Oggi su Gizmodo vedo il primo pen drive USB che permette la copia senza PC. Flashpoint è un pen drive con due prese USB, una maschio e una femmina. Quando si connette il Flashpoint ad un altro pen drive e si preme il bottone sul dorso, tutto i file che sono stati messi nella directory “share” vengono copiati sull’altro pen drive.

Già immagino i “pirate-party”, dove chi ha paura della sorveglianza in rete si ritrova e scambia musica e video con dischi di questo tipo. Oppure le “pirate flash mob“.

Modifiche Urbani, Cap. XXIX

Continua l’infinita saga delle modifiche alla legge Urbani. Ora è la Carlucci a caldeggiare la proposta di Cortiana di stralciare le modifiche alle norme anti-pirateria della legge, in maniera che le modifiche più urgenti non rimangano impantanate assieme alle modifiche del disegno di legge complessivo.

Modifiche Urbani, Cap. XXVIII

Da Punto Informatico: le modifiche alla legge Urbani sono ancora ferme in commissione. Ovviamente, ci sono un sacco di problemi non collegati alle modifiche che bloccherebbero tutto.

L’8 settembre Stanca aveva promesso che ci sarebbero voluti 2 mesi. Aspettiamo con decrescente fiducia che vengano rimediati i peggiori errori della legge (pene di reclusione per il file-sharing, il bollino per le opere diffuse in rete e le gabelle SIAE).

Paragoni azzardati

Il ministro della giustizia Statunitense John Ashcroft ha detto che la risposta delle forze dell’ordine alla pirateria “deve essere vigorosa, aggressiva e vittoriosa come lo sono state le nostre risposte al terrorismo, al crimine violento, alle droghe e alla corruzione” [via Techdirt].

Qualcuno si aspetterebbe che Ashcroft stia parlando della pirateria che infesta gli Stretti di Malacca o le coste del Brasile, dove ancora oggi navi e barche vengono assalite, e gli equipaggi sono derubati e abbandonati in mare, quando non sono immediatamente uccisi. Questa pirateria è sicuramente degna di una risposta vigorosa e aggressiva.

Purtroppo, qualsiasi confusione è colpa mia, che ho fatto una traduzione troppo libera. Ashcroft infatti parlava di “intellectual property theft”, furto della proprietà intellettuale.

Mettiamo le cose a fuoco:

  • I pirati di un tempo stupravano rapivano e uccidevano;
  • I pirati di un tempo portavano via denaro e preziosi alle persone. Per la “pirateria” di cui si parla adesso è stato necessario inventare un nuovo significato di rubare, un significato che non necessariamente implica un portar via qualcosa;
  • I “pirati” di adesso scaricano canzoni da Internet.

Possiamo essere d’accordo che coloro che vendono CD masterizzati per 2 euro all’angolo della strada vengano multati, o al più trattati come vengono trattati i borseggiatori, e che coloro che stampano CD pirata in quantità massiccie vengano arrestati. E che coloro che scaricano copie non autorizzate da Internet paghino qualcosa.

Ma nelle parole del signor Ashcroft sembra di vedere squadre d’assalto in passamontagna che buttano giù le porte dei dormitori delle università per catturare i pericolossimi “grandi condivisori”. Sembra di vedere centinaia di migliaia di file-sharers che si aggiungono alle centinaia di migliaia di giovani di colore che sono in prigione negli Stati Uniti per crimini di droga non violenti (prevalentemente consumo). Sembra di vedere agenti sotto copertura che sorvegliano loschi figuri con un PC portatile all’angolo della strada, a cui si attaccano ragazzini con hard disk portatili per la loro dose quotidiana di pirateria, dopo averla pagata con i soldi rubati dalla pensione della nonna.

Spero che siano pochi a condividere questa visione distopica del futuro della lotta alla pirateria. Le battaglie al crimine violento, alla droga e al terrorismo che Ashcroft porta ad esempio sono certo caratterizzate da vigore ed aggressività (qualche dubbio su questo rimane riguardo alla corruzione, anche negli USA…), ma parlare di successo non si avvicina neanche alla verità.

Due consigli per gli aspiranti emuli di Ashcroft in Italia: scegliere meglio gli esempi e stabilire una scala di priorità migliore.

Il problema del furto della proprietà intellettuale è meno urgente e pericoloso di terrorismo, crimine violento e droga. E va affrontato con strumenti diversi.

Le denunce dell’IFPI

La federazione internazionale delle industrie fonografiche ha cominciato la sua campagna Europea di denunce contro i pirati via Internet. Per ora 459 denunce di cui 7 in Italia.

Nella presentazione della campagna potete rifornirvi della dose quotidiana di esagerazioni (4 milioni di Italiani collegati contemporaneamente alle reti pirata ?!?!), distorsioni e minacce (”è solo il primo passo”).

Inasprimento

Continua negli Stati Uniti il giro di vite contro la pirateria.

Alla Camera dei Rappresentanti è passata una legge che criminalizza la condivisione di grandi quantità di materiale protetto da copyright, così come il riprendere con telecamere all’interno dei cinema.

Al Senato continua la discussione sul Induce Act, la legge che criminalizzerebbe l’induzione alla violazione del diritto d’autore e che molti vedono come un colossale disastro in fieri per l’industria della tecnologia. Infatti, nella sua formulazione attuale la legge introdurrebbe elementi di incertezza con rilevanza penale nello sviluppo di quasi tutte le tecnologie che hanno a che fare con la rete, i contenuti dell’entertainment e le reti di comunicazione.

Per gli interessati, The Importance Of è di gran lunga la miglior risorsa sul tema dell’Induce Act.

Nel caso l’Induce Act diventasse legge negli Stati Uniti, è molto probabile che ci sarà un tentativo di far adottare leggi simili in Italia e in Europa (come è successo in passato per tutte le estensioni del copyright e nel caso di DMCA e EUCD).

File sharing anonimo vietato in California

Il governatore della California, per restituire qualcosa all’industria cinematografica che tanto gli ha dato, ha appena firmato una legge che rende illegale la condivisione anonima di film o musica: è obbligatorio rendere noto il proprio indirizzo di posta elettronica.

Questa legge è stata preceduta settimana scorsa da un ordine esecutivo che vietava l’uso di programmi di file-sharing da parte di impiegati statali.

Nulla a che fare con la produzione legislativa, ma ho notato il fantastico il quiz sul sito di Schwarzenegger: “In cento anni come pensate che sarà ricordato Arnold ?”. Le opzioni sono: una star di film d’azione, un culturista, un uomo d’affari, un politico, un eroe.

Combattere la pirateria con la confusione

Grande evento a Verona contro la pirateria, dal titolo “Di chi è la musica nell’era digitale ?”.

Domanda semplice, risposta semplice: l’era digitale non cambia nulla riguardo alla proprietà della musica. Quindi nessun bisogno di tutta questa agitazione legislativa e congressistica. Prossima domanda ?

Rimangono da commentare alcune uscite curiose. Il Corriere ha fornito un spazio per un articolo di Celentano, riguardo al quale dice abbastanza Mantellini.

Forse impressionato dall’immagine dei “numeri binari dell’era digitale che barcollano”, Mazza della FIMI ha voluto rilanciare, ma nel proporre una concertazione anti-pirateria gli manca la prosa di Celentano:

[serve] un patto dove tutti i soggetti in gioco lavorino insieme per favorire lo sviluppo e la tutela dei contenuti, come risorsa strategica per il definitivo decollo dei contenitori in una proiezione congiunta ed omogenea e non disgiunta e conflittuale com’è oggi

.

Un paio di osservazioni:

  1. I contenitori (la rete, i collegamenti broadband) sono già decollati, nonostante tutto quello che i partecipanti al congresso hanno fatto per evitare che decollassero, quello che occore fare ora è evitare che politiche miopi di protezione dei contenuti riescano ad interromperne il volo
  2. Gli interessi dei soggetti in gioco (consumatori, industria discografica, industria delle telecomunicazioni) sono conflittuali. Sarebbe ora che i soggetti in gioco lo accettassero e si venissero incontro. Evitando magari accordi a danni dei consumatori tra gli altri soggetti …

Infine il ministro Gasparri dà ragione a Mazza usando le parole di Celentano: “se tutti rubassero il pane nessuno lo produrrebbe più perchè non avrebbe nessun valore”.

Usare l’immagine del furto di pane collettivo porta alla memoria una lunga storia di sommosse per il pane, in tempi in cui i fornai erano considerati incettatori ed affamatori del popolo (come quella rievocata da Manzoni nei Promessi Sposi). Fortunatamente per tutti noi, la musica non è realmente pane, e chi la trova troppo cara non imbraccia forconi e armi, ma si accontenta di ascoltarla senza pagare. Ma a quanto pare, la gravità del reato deve essere considerata la stessa, ora come allora.

Allarmismo sull’anti-pirateria

Punto Informatico prende spunto per un pò di sano allarmismo dall’intervista concessa a Il Giornale da Mauro Masi, il direttore del dipartimento per l’editoria della presidenza del consiglio, che è uno degli alfieri del massimalismo della proprietà intellettuale in Italia.

Per fine anno ci si possono aspettare iniziative di sensibilizzazione del pubblico sul fatto che la pirateria è un reato e che è legata alla criminalità organizzata.

D’altronde, criminalità è (Urbani dixit), organizzata lo è pure (sono o non sono i pirati organizzati in reti ?). Q.E.D.

Se solo questo governo riservasse alla pirateria lo stesso rigore e la stessa serietà che ha riservato ai problemi dell’evasione fiscale e a quelli dell’edilizia abusiva …

Se gli x milioni di pirati Italiani aderissero ad un bel concordato preventivo per tutti gli atti di pirateria che commetteranno nei prossimi due anni, forse si potrebbe dare una altra bella botta alla riduzione del deficit.

Zappa, vi presento i piedi

Gli Internet provider e i discografici francesi hanno firmato un documento comune in cui chiedono maggior rigore nella lotta alla pirateria.

In particolare gli ISP francesi chiedono all’industria musicale di avviare cause civili e penali contro i propri utenti che scambino musica. E promettono di terminare gli abbonamenti degli utenti pescati a scambiare.

Parrebbe che gli ISP francesi abbiano firmato il documento per evitare l’adozione anche in Francia di leggi anti-pirateria dagli effetti potenzialmente disastrosi.

Tuttavia, deve essere imbarazzante per una industria impegnarsi pubblicamente a trattar male il 30 per cento dei propri utenti che attualmente usa le reti peer-to-peer, e il 15 per cento che ha intenzione di farlo nel prossimo futuro (dati da questo studio).

Niente modifiche alla legge Urbani

A quanto pare, non ci saranno le modifiche promesse alla legge Urbani. Ora è troppo tardi per farle prima dell’estate. E dopo l’estate governo e parlamento dovranno trovare 24 miliardi di € per tappare il buco appena “trovato” nei conti pubblici…

Gli Italiani hanno avuto un altra lezione su quanto valga la parola di un ministro della Repubblica, e sul fatto che chi fa la voce abbastanza grossa e piange miseria abbastanza forte magari riuscirà ad avere una qualche legge su misura. E poco importa per le conseguenze.

Rimangono i fatti importanti: galera ai pirati, e poco importa se bisogna fare gli indulti perchè nelle carceri non c’è quasi più spazio neanche per stupratori e assassini.

E poi cosa ci interessa dello sviluppo del broadband: tanto abbiamo la televisione digitale terrestre!