Il ministro della giustizia Statunitense John Ashcroft ha detto che la risposta delle forze dell’ordine alla pirateria “deve essere vigorosa, aggressiva e vittoriosa come lo sono state le nostre risposte al terrorismo, al crimine violento, alle droghe e alla corruzione” [via Techdirt].
Qualcuno si aspetterebbe che Ashcroft stia parlando della pirateria che infesta gli Stretti di Malacca o le coste del Brasile, dove ancora oggi navi e barche vengono assalite, e gli equipaggi sono derubati e abbandonati in mare, quando non sono immediatamente uccisi. Questa pirateria è sicuramente degna di una risposta vigorosa e aggressiva.
Purtroppo, qualsiasi confusione è colpa mia, che ho fatto una traduzione troppo libera. Ashcroft infatti parlava di “intellectual property theft”, furto della proprietà intellettuale.
Mettiamo le cose a fuoco:
- I pirati di un tempo stupravano rapivano e uccidevano;
- I pirati di un tempo portavano via denaro e preziosi alle persone. Per la “pirateria” di cui si parla adesso è stato necessario inventare un nuovo significato di rubare, un significato che non necessariamente implica un portar via qualcosa;
- I “pirati” di adesso scaricano canzoni da Internet.
Possiamo essere d’accordo che coloro che vendono CD masterizzati per 2 euro all’angolo della strada vengano multati, o al più trattati come vengono trattati i borseggiatori, e che coloro che stampano CD pirata in quantità massiccie vengano arrestati. E che coloro che scaricano copie non autorizzate da Internet paghino qualcosa.
Ma nelle parole del signor Ashcroft sembra di vedere squadre d’assalto in passamontagna che buttano giù le porte dei dormitori delle università per catturare i pericolossimi “grandi condivisori”. Sembra di vedere centinaia di migliaia di file-sharers che si aggiungono alle centinaia di migliaia di giovani di colore che sono in prigione negli Stati Uniti per crimini di droga non violenti (prevalentemente consumo). Sembra di vedere agenti sotto copertura che sorvegliano loschi figuri con un PC portatile all’angolo della strada, a cui si attaccano ragazzini con hard disk portatili per la loro dose quotidiana di pirateria, dopo averla pagata con i soldi rubati dalla pensione della nonna.
Spero che siano pochi a condividere questa visione distopica del futuro della lotta alla pirateria. Le battaglie al crimine violento, alla droga e al terrorismo che Ashcroft porta ad esempio sono certo caratterizzate da vigore ed aggressività (qualche dubbio su questo rimane riguardo alla corruzione, anche negli USA…), ma parlare di successo non si avvicina neanche alla verità.
Due consigli per gli aspiranti emuli di Ashcroft in Italia: scegliere meglio gli esempi e stabilire una scala di priorità migliore.
Il problema del furto della proprietà intellettuale è meno urgente e pericoloso di terrorismo, crimine violento e droga. E va affrontato con strumenti diversi.