Questo blog è tornato ad essere una valvola di sfogo. Il meglio del blogging: poter trasformare la “great conversation” in una “giant flamewar”.
E come farne a meno, quando si leggono cose di questo tipo, che in parte è una risposta al post sui nani fastidiosi:
… ciò che del nanopublishing puzza di marcio da “new economy” è questo clima di ingiustificata esaltazione generale, di corsa all’oro. Per la legge dei grandi numeri un blog su mille – toh, facciamo due – può diventare un caso editoriale e una gallina dalle uova d’oro tanto da attirare investimenti pubblicitari o, addirittura, essere acquistato.
Parto dalla constatazione che la “giant flamewar”, e il conseguente doversi bardare di amianto e di pelo sullo stomaco, deriva principalmente dal partire da definizioni divergenti di Nanopublishing. A me piace (abbastanza) quella della Wikipedia:
Nanopublishing è un modello di editoria online che utilizza una struttura minima e poco costosa per raggiungere una audience specifica
Non ho miglior consiglio per chi sente puzza di marcio da new economy, se non quello di restare lì, seduto in riva al fiume, in attesa che passino i cadaveri dei nanopublisher che non ce l’hanno fatta, per godersi poi il grande piacere del poter dire “l’avevo detto”.
Per quanto ci riguarda, preferiamo il piacere di contribuire a costruire qualcosa che cambi il panorama stantio dei media in Italia. Temo che il clima da corsa all’oro non rientri nelle considerazioni. Siamo partiti a novembre scorso, prima che di oro ci fosse anche solo l’odore. Credevamo e crediamo fermamente che la componente critica del nanopublishing sia la “struttura minima e poco costosa”. E infatti i soci di Blogo non sono solo dei parassiti sanguisuga, che campano del lavoro dei blogger. Hanno dei day-jobs, e faticano ogni giorno a fianco ai blogger.
Due cose ci interessano: far crescere il traffico e le inserzioni. L’obiettivo è arrivare ad avere un business sostenibile che possa ricompensare adeguatamente i blogger. La crescita organica è più che sufficiente, grazie. Siamo però sempre alla ricerca di nuovi e bravi blogger, sempre che non siano insospettiti dalla mancanza di puzza di marcio da New Economy. Chissà, potrebbero essere attratti dal concretissimo fatto che Blogo offre condizioni più vantaggiose rispetto alla concorrenza (la differenza tra “fino al 50%” e “almeno il 50%”).
Blogo.it si ritiene comunque molto fortunato ad avere diversi blog 1/1.000 (secondo la definizione di Macchianera): Autoblog.it, Motoblog.it, Deluxeblog.it, TVBlog.it, Cineblog.it, Downloadblog.it e Gadgetblog.it. Tutti hanno ricevuto investimenti pubblicitari diretti. I primi tre anche una sponsorizzazione dell’intero blog. Per non parlare delle campagne pubblicitarie “run of the network”.
Intanto ne approfitto per ringraziare i lettori di Autoblog.it, che ci hanno permesso di superare il traguardo del milione di pagine viste in un mese a Novembre, e quelli di TVBlog, che ci si stanno avvicinando a grandi passi.
Una considerazione finale per chi pensa che in rete tutto sia già stato detto e fatto, che le pagine individuali su Geocities siano uguali ai blog, che il nanopublishismo sia uguale al portalismo: L’aforisma sulla storia che si ripete sempre, prima come tragedia, poi come farsa, non è una verità universale ed eterna. A volte, i precursori fanno le cazzate, e chi segue impara.