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Quanto ha a che fare con l’editoria personale

Più simile ad un blog, buono. Meno simile ad un blog, no buono

La Regola Di Pell:

La definitiva e segreta guida al design per ogni rivista o giornale su web: più simile ad un blog, buono. Meno simile ad un blog, no buono.

Esercizio per il lettore: come si applica la regola di Pell al design di un blog (professionale o meno) ?

Automattic liveblog plugin per WordPress

Automattic ha reso disponibile il plugin per i liveblog con WordPress.

Come tutto ciò che è WordPress, suscita in me due reazioni:

  1. Piacere, perché “democratizza” una funzione che fino a non molto tempo fa poteva richiedere un significativo dispendio di tempo e/o risorse
  2. Stupore per la maniera dispendiosa e un po’ pedestre in cui fa le cose. Per ogni utente collegato, una chiamata in polling ogni tre secondi, per dare risposta alla quale WordPress fa (almeno) 25 query, una delle quali è una select * ..." senza limit. Auguri quando il vostro liveblog supera qualche centinaio di aggiornamenti e/o di utenti collegati.

Bottom line: le persone che maggiormente potrebbero avvantaggiarsi di questo plugin sono anche quelle peggio equipaggiate per gestire l’eventuale fallout di questo plugin.

Blogger e direttore

Doveva arrivare, ed è arrivata: la sentenza che equipara il blogger ad un direttore responsabile (pdf) O meglio: colui che ha accesso all’account di amministrazione di un blog.

Paolo Valdemarin pone tre domande:

  1. Cosa sarebbe cambiato se il blogger non fosse stato equiparato al direttore responsabile di una testata?
  2. E’ giusto essere considerati responsabili per quello che scriviamo in rete?
  3. E’ giusto essere considerati responsabili per quello che altri scrivono sui nostri siti?

La 1. è interessante per chi gestisce blog collaborativi o professionalmente, e sono curioso anch’io di conoscere la risposta.

Mi auguro che la risposta alla 2. sia “si”. Ammesso e non concesso che le leggi sulla diffamazione siano eque e che le autorità preposte a farle rispettare non siano troppo solerti nei confronti dei potenti.

La risposta alla 3. è: si, ammesso che ci sia un qualche tipo di “safe harbor”. Ovvero, essere ritenuti responsabili di ciò che è scritto da altri solo laddove ci si rifiuti di correggere la situazione. Altrimenti, diventa necessario ergersi a censori preventivi, e il rischio di tenere i commenti aperti diventa troppo alto (soprattutto quando ci sono spambot così efficaci).

Podcast a pagamento da Sabina Guzzanti ?

Non mi convince molto, se corrisponde al vero, l’idea di Sabina Guzzanti di fare podcasting / videoblogging a pagamento. Come ampiamente dimostrato, nelle piccole transazioni (2-5 € al mese, in questo caso), ciò che domina nelle scelte di spesa non è tanto il peso sul portafoglio, quanto il “costo mentale” delle transazioni. Temo che converrebbe diffondere gratuitamente i podcast e i video (anche su Youtube e Google Video), puntare alla massima diffusione e vendere pubblicità al loro interno … via
P.S. Per mettere le cose in prospettiva: Yahoo! Music Unlimited per 4 € al mese permette di ascoltare tutta la musica in catalogo. Purtroppo solo negli States, visto che in Europa le Major sono ancora più miopi che oltre-oceano, come dimostrato dalla triste fine di Tiscali Jukebox.

E’ meglio essere Nani o essere Single ?

Una domanda su cui mi interrogo da un po’ di tempo: quando è meglio per un blogger essere nano (ovvero entrare in un network di nanopublishing) e quando è meglio essere single (tenere un proprio blog da solo).

Sicuramente, il giornalista/professionista affermato, che può puntare ad essere esperto di riferimento in un settore o in una nicchia, farà meglio come stand-alone blogger (salvo poi magari appoggiarsi ad una “entità federativa” per la pubblicità). Non avrà l’obbligo/incubo di scriver almeno un paio di post al giorno. Non avrà nessuno che gli dirà “non andava bene”, “non era interessante”, “qui non facciamo friday-cat-blogging”.

Questo vale a maggior ragione perchè l’essere uno dei blogger di riferimento può avere benefici che vanno al di là dei (pochi) denari che AdSense può portare ad un blog. La maggiore visibilità in rete, che può portare a nuove aperture in campo professionale, le opportunità di networking, il puro e semplice fattore “egoboo”, il vedersi magari nella Top 100 dei Blog italiani.

Non tutti hanno la voglia, il talento, l’energia o il tempo per percorrere una strada del genere.

Non siamo ancora in un mondo completamente disaggregato di creatori e consumatori di informazione, in cui tutto viene consumato tramite feed, e gli utenti con 200 feed nell’aggregatore sono la normalità.

Per chi consuma informazione, selezionare le fonti di informazione ha un costo, stabilirne l’autorevolezza e memorizzarla mentalmente ha un costo. Consuma attenzione, energia e tempo.

C’è ancora molto spazio per iniziative ombrello, che facciano “arbitraggio di informazione”, che prendano un settore di interesse comune (auto, tv, erotismo, cellulari, e chi più ne ha più ne metta), lo seguano ossessivamente, e si preoccupino di fare da filtro, di selezionare le notizie ritenute di maggiore importanza e segnalarle commentandole. Risparmiando agli utenti parte di quello sforzo di mantenere i bookmark/ l’aggregatore aggiornato, aiutandolo nella scoperta di nuove e rilevanti fonti di informazione.

Da qui i blog sull’auto, sulla tv, sull’ecologia e sul cinema. Da qui lo spazio e l’opportunità di guadagno per chi cerca di reclutare un certo numero di blogger che scrivano su questi argomenti, per coprirli in maniera esaustiva, divertente e con un ritmo sufficiente da soddisfare il più gran numero di appassionati possibile, liberandoli della parte relativa al supporto tecnico, alla raccolta pubblicitaria, ecc.

Non sempre si riesce a fare un prodotto soddisfacente. Non sempre il pubblico è numeroso quanto ci si aspetta e non sempre si riesce a raggiungere una fetta sufficiente del pubblico da rendere il blog remunerativo a sufficienza per tutti i partecipanti.

Nano confluisce in nano

Chi compra chi, nel micropanorama del nano-publishing Italiano ? Dopo i velati hint di settimana scorsa, apprendiamo da un profilo dei nani Italiani su Nova, che Blogcenter di Luca Conti confluirà in Blogosfere di Marco Montemagno. Siamo curiosi: chi compra chi ? Chi paga cosa a chi ? O è un semplice scambio di quote ? Se si, come sono valutati i 5 blog di Blogcenter rispetto ai futuri 100 di Blogosfere ?

Due soli rammarichi rispetto a Nova. Primo: perchè Il Sole 24 Ore non gli dà un po’ di #*%$! risalto sul sito, e non mette gli articoli online ? Secondo: peccato non aver sentito la D’Agnino, autrice del pezzo. Si sarebbe potuto parlare del fatto che non esistono solo AdSense, Zanox e Tradedoubler, per i blog, ma anche le campagne dirette degli Inserzionisti, che richiedono maggiore fatica e numeri importanti di lettori.

E complimenti a Luca per i 5$ CPM di AdSense …

Questo è un blog “democratico”

Rispondo alla “chiamata alle armi” di Ludo. Con una precisazione: questo è un . O liberal. Chiamatelo come volete. Non è un blog “di sinistra”. Sono “liberale” nel profondo. Credo nella libertà dell’individuo, politica ed economica. E se intervento dello stato ci dev’essere, che sia per far rispettare le libertà dei piccoli nei confronti dei potentati (politici o economici che siano).

Quindi, se c’è un progetto, una lista, un idea, un qualcosa cui possa partecipare, eccomi.

Nani fastidiosi

Quando leggo cose di questo tipo mi ribolle il sangue:

Gestire un blog è impegnativo: servono stimoli, serve voglia. E la voglia (escludendo il primo naturale periodo di eccitazione) non può essere data dalla retribuzione, per un semplice motivo: che quel prodotto è nato non perché bello, non perché studiato o fortemente voluto, ma perché era “vendibile”. Quel blog non ha una storia di post scritti tra il sonno e il letto, o tra la scrivania e la pausa pranzo; non ha quattro anni di lotte con i troll e piccoli scandali, e grandi rivelazioni; non ha uno o più autori che sentono il marchio come “proprio”.

Macheccazzo. Elitismo da blogger d’antan. Ogni volta che comincia la commercializzazione di un nuovo mezzo di comunicazione, si levano le voci dei profeti nel deserto, che lamentano la presenza di mercanti nel tempio, la creazione di boutique dove una volta c’era un bazaar, il riarrangiare gli altarini di cricche auto-referenziali.

Questo blog è stato studiato, è stato fortemente voluto, ha una storia di post scritti tra il sonno e il letto, con sessioni di Skype alle 3 di notte, in pigiama e in accapatoio, al mare, in ufficio e a casa, con lo sfondo delle giustificatissime proteste della moglie. Se vanta solo un anno di lotte con troll e manca di piccoli scandali, non manca certo di cortesi lettere dagli uffici legali/uffici stampa che chiedono togliete questo, togliete quello, non potete dire quest’altro.

Il nanopublishing non è una bolla. Non siamo qui per i 25 milioni di $ di Calacanis. Abbiamo cominciato un anno fa, perchè crediamo che si possa far crescere un business sostenibile, aiutando i blogger a scrivere di ciò di cui sono appassionati.

Immagino che le aziende e le agenzie che hanno scelto di fare campagne su Blogo non sapessero che i numeri erano sconfortanti per loro. Dovevano essere nel periodo maniaco del ciclo maniaco-depressivo. Immagino che sia difficile accettare che ci sia qualcuno in Italia che sia disposto a sperimentare e a scommettere anche sui piccoli numeri. Se ci sono 1.000 nicchie nel mercato editoriale tradizionale, ci sono 1.0002 nicchie nel nanopublishing. C’è posto per Blogo, c’è posto per Blogcenter, c’è posto per Blogosfere. Alcuni ci guadagneranno (magari molto, se verrannon acquisiti), alcuni avranno buttato via del tempo, alcuni verranno assunti da aziende editoriali grazie all’esperienza. La differenza con Bubble 1.0 ? Nessuno è andato in giro per banche e venture capitalists a chiedere decine di milioni di €.

Ringrazio Mantellini per avere scritto alcune tra le (poche) parole sensate sull’argomento:
Se i nanocomunicatori saranno piacevoli, collegati, aggiornati ed intelligenti li leggeremo. Se no, pazienza.

Chiudo, scusandomi con il Mahatma Ghandi per l’ennesimo abuso di una sua bellissima frase: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono e poi vinci”.

Top100 e sull’essere blog

Preziose considerazioni di Enrica sul pavoneggiamento da Top 100 improvvisamente scoppiato (di cui ammetto di non essere innocente).

Preziose, ma non posso condividerle al 100%. Seguono pensieri sconessi al riguardo.

C’è chi si trastulla con il navel-gazing su Technorati e chi si trastulla con i numeri degli accessi e di AdSense. Che i numeri basati su Alexa siano imprecisi, che ci siano gravi buchi (mancano Kataweb/Repubblica, mancano MSN Spaces, ne mancano 1000 altri), ecc. è sacrosanto. Che servano a mettere in prospettiva il giochino degli inbound è altrettanto sacrosanto. Mi piacerebbe, e l’avevo accennato a Ludo, vedere una classifica incrociata tra gli inbound di Technorati, il traffic rank di Alexa e i LinkRank di PubSub (questi ultimi privilegiano i link ricevuti di recente e “pesano” i link). Sarebbe utile per dare un idea della “influenza” dei blog.

Il numero che più mi ha lasciato di stucco tra i risultati provvisori del sondaggio è la percentuale di blogger tra i lettori di blog. Elevatissima. Un dato positivo perchè segnala una grande esigenza di self-expression. Dall’altra parte, visti i numeri esigui di lettori è un sintomo di un mondo ristretto ed in larga parte autorefenziale. E che spesso vede come un corpo estraneo le incursioni “commerciali”.

In un commento, Enrica parla di blog commerciali che non sono veri e propri blog, ma solo degli e-journals. Mancherebbe l’interazione tra chi scrive e chi commenta. E qui non sono d’accordo. E prendo l’esempio dei due blog con maggior traffico. Quelli colpevoli di essere al numero 2 e 3 nella Top 100 secondo Alexa.

Autoblog.it non vive di articoli raffazzonati su press-release o sulla riscrittura di blog esteri. Vive di commenti (che a volte degenerano in colossali flame-fest) e vive di segnalazioni e di richieste di approfondimento da parte dei lettori. Vive dei lettori che ci ricordano che stiamo trascurando un argomento. Cerchiamo sempre di dare una risposta a richieste, segnalazioni e richiami.

TVBlog.it non vive solo di chi cerca notizie sulla Bambola Ramona o su Brigitta Bulgari. Vive di live-blogging con i commentatori su Rockpolitick, vive di ex-celebrità che rispondono alle critiche degli autori, si interroga assieme ad altri blog ed ai lettori sul successo dei blog che parlano di TV.

Altri blog, con numeri inferiori, stentano a far decollare la discussione, non certo per “colpa” degli autori: Melablog ha relativamente pochi commenti, ma gli autori non si fanno certo pregare per dialogare.

Se non credessi nel dialogo con i lettori e tra i lettori, non passerei parte delle mie giornate ad eliminare le progressive ondate di comment spam che si abbattono sui blog.

Sarà pur vero che Blogo vende qualcosa, ma i blog migliori non sono quelli che vanno avanti perchè qualcuno crede che, un giorno, AdSense lo renderà ricco. Sono quelli scritti da persone che hanno una passione e una gran voglia di scriverne. Che sia la TV, l’auto, la moto o i prodotti Apple. Sono scritti da persone che hanno più piacere a vedere un commento in più che 100 accessi in più.

Kataweb e Typepad

Kataweb inaugura oggi la propria piattaforma per ospitare i blog degli utenti.

Userà la recentemente annunciata versione Italiana di Typepad.

Aprire un blog su Kataweb sarà gratuito per gli utenti, costerà invece (si dice) 3 € a Kataweb. Quello che non si dice è se siano 3€ per apertura o 3€ per un lasso di tempo stabilito (anno ?). In teoria, Kataweb dovrebbe rientrare dal costo grazie alla fidelizzazione degli utenti. Argomento familiare. Attendo di vedere se ci sarà pubblicità sui blog Kataweb.

Referrer spam

Negli ultimi due giorni ho notato dai log di accesso un esplosione di tentativi di referrer spam. Diversi grabber provenienti da indirizzi IP molto vari scaricano una gran quantità di pagine, impostando ad arte il campo referrer, nel tentativo di comparire tra le pagine che inviano il maggior numero di accessi.

Sono tentativi completamente alla cieca ed inutili (non pubblico una lista dei referrer), ma sono abbastanza numerosi da scocciare. Siccome non ho voglia di implementare un filtro dei referrer, preferisco dar fastidio agli spammer aumentando il ranking delle pagine di Wikipedia per i termini spammati:

Perfettamente inutile, più che altro uno sfogo.

Guida legale per blogger della EFF

La Electronic Frontier Foundation ha pubblicato una Legal Guide for Bloggers, indirizzata a tutti i blogger preoccupati per i modi in cui può essere protetto l’anonimato delle fonti di notizie, e per il il rischio di essere denunciati per diffamazione, per la violazione del copyright e per l’uso improprio dei marchi registrati.

EFF Legal Guide for Bloggers

Un progetto molto interessante. Purtroppo le differenza tra le leggi italiane e quelle USA e tra la cultura della libertà di parola Italiana (poca) e quella USA (molta, anche se in diminuizione), rendono quasi inutile la guida EFF in Italia. Forse è un progetto che merita di essere imitato.

[Via Boing Boing]

Les Blogs: Blog Aziendali

Halley
Tutti a mangiare, quindi c’è un pò di segnale e una presa libera. Il Senato Francese è un pò manchevole in termini di connettività wireless e prese elettriche.

Secondo panel del giorno, con Halley Suitt che modera. Argomento è il “corporate blogging”. Link utili sul suo blog.

Chiunque segua da un pò i blog sul tema, sarà familiare con molto di quello che viene detto: l’importanza di una “true voice”, l’importanza dei blog nel rapporto con il pubblico e così via.

Una cosa mi ha fatto riflettere un pò. Darren Barefoot ha detto: non coinvolgere la divisione PR nei blog aziendali. In seguito ha ritrattato parte del diktat.

Alcune note. I blogger Corporate diventeranno parte della divisione PR. Che lo vogliano o no, subiranno le stesse pressioni che che hanno causato la bassa (issima) statura che viene attribuita dai blogger a chi si occupa di PR. Si troveranno a cercare di mettere le cose sotto la migliore luce (spin). I corporate blogger bravi saranno quelli che riusciranno a dare il miglior spin, o a dare spin senza essere scoperti.

Immagino che i toni trionfalistici sul “trionfo della verità” grazie ai blog siano stati sentiti in mille altre occasioni, dall’invenzione della stampa in poi.

Certo, i blogger corporate dovranno riuscire ad ingannare o a convincere un maggior numero di persone, non più solo i media. Ci sarà più gente disposta a chiamarli bugiardi, gente che magari non avrà una voce molto forte, ma che avrà un pubblico gigantesco a due link di distanza. Basta attirare l’attenzione di un paio di “alfa-blogger”.

Quindi, sarà più facile scoprire le bugie delle aziende, ma ciò non vuol dire che le aziende smetteranno di provare a mentire. E i blogger aziendali non diventeranno strumenti della verità solo perchè sono blogger.