Archive for the 'TLC' Category

Bersani, Vodafone e propaganda borsistica

Stefano Quintarelli ci fa notare la facilità con cui i giornalisti finanziari si sono bevute le giustificazioni di Vodafone per la massiccia svalutazione (5,1 miliardi di €) della partecipazione in Italia. Tutta, a dire di Vodafone, colpa di Bersani. Salvo che l’Italia rimane il paese più redditizio per Vodafone, e che il calo di redditività di Vodafone a livello europeo è stato tutto sommato in linea con quello italiano, soprattutto a causa di difficoltà in Germania. Dove Bersani non c’entra per niente…

E’ comprensibile che Vodafone cerchi di attribuire il più possibile a Bersani il calo di redditività in Italia, meno comprensibile che la stampa finanziaria accetti le spiegazioni del caso con così poco scetticismo.

Ah, ecco

Ci si chiedeva come mai gli spagnoli di Telefónica avessero pagato più dei soci Italiani le loro azioni nella nuova holding di Telecom (”Telco”) per finire poi per contare di meno nell’operatività della società (solo due consiglieri d’amministrazione su 19, senza deleghe). Dato per scontato che non fossero fessi, qualche contropartita per il sovraprezzo ci doveva pur essere.

L’ottimo Stefano Quintarelli ci segnala che le contropartite cominciano a saltare fuori. All’italiana, potremmo dire: i comunicati stampa italiani e spagnoli differiscono in alcuni punti, così come le comunicazioni effettuate alle autorità di controllo di borsa italiane e spagnole. A quanto pare, le prelazioni e i diritti di veto di Telefónica non sono poi così innoqui come Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Generali vogliono far credere al pubblico e all’establishment politico. Telefónica sembra essersi garantita un importante potere di interdizione nel gioco futuro delle alleanze/aggregazioni, mentre i soci italiani sembrano aver barattato un ingresso meno oneroso in Telecom con importanti limiti alla libertà che avranno nel massimizzare il valore delle rispettive partecipazioni.

D’altronde, si sapeva fin dall’inizio che per i nuovi padroni italiani di Telecom l’investimento in Telecom è solo secondariamente un investimento finanziario…

La storia si ripete…

Si prospetta una mostruosa commistione di Interessi come soluzione al caso Telecom.

Di solito si dice che:

La storia si ripete sempre due volte: la prima in tragedia la seconda in farsa

Nel caso Telecom la famosa citazione va cambiata un po’: “a storia si ripete almeno tre volte, la prima come farsa, la seconda come enorme farsa, la terza come farsa colossale”.

La cosa che più mi preme sapere in questo momento è: dove ca**o sono gli ululati di oltraggio delle vestali del conflitto di interessi, ora che si parla di Mediaset come cavaliere bianco per “salvare” Telecom da mani straniere ?

Da dove viene la malsana idea che garantire al duopolista della televisione una “stake” nel monopolista della rete fissa sia una meglio per il paese rispetto alla vendita ad investitori stranieri non impegolati nella politica italiana ?

Che il signore ci scampi dalla “soluzione italiana” per Telecom, se è quella che si prospetta in questi giorni…

Eternal Sunshine of the Spotless Mind

Ipse dixit: lo spacchettamento Telecom sarà un grande banco di prova della effettiva indipendenza dei mezzi di informazione nei confronti dei loro grandi inserzionisti.

E’ davvero curiosa la spaventosa amnesia che ha colpito i mass media italiani nel parlare dei risvolti delle decisioni prese ieri dal CDA Telecom Italia.

Come osserva il Financial Times, ancora a marzo 2004 l’AD sosteneva che l’acquisto della metà di TIM non posseduta da Telecom Italia non avrebbe avuto alcun senso dal punto di vista strategico. Per poi cambiare marcia pochi mesi dopo (dicembre 2004). Quello che mi chiederei se fossi azionista di Telecom Italia è: quanto cavolo è costata, in fee agli advisor, alle merchant bank, agli avvocati, ai consulenti e ai notai la OPA su TIM ? E quanto costerà, in fee agli operatori di cui sopra, lo spacchettamento di TIM e dell’ultimo miglio ?

Per non parlare di Telecom come media-company: come pretendere che qualcuno si ricordi che Telecom aveva creato un proprio operatore pay-tv, Stream, a lungo in comprorietà con News Corp, il ventilato partner per la media company che Telecom anela a diventare.

E ora, dopo la convergenza fisso-mobile, la divergenza.
Quello che è sicuro è che, per la salute dell’infrastruttura tecnologica del paese, prima entreranno altri azionisti nella società dell’ultimo miglio, e minore sarà la partecipazione di TI in questa società, meglio sarà: che Telecom Media Company abbia lo sprone ad esplorare tutti i canali per veicolare i propri contenuti (incluso, ad esempio, il Wi-Max,finora frenato), e che Telecom Ultimo Miglio abbia lo sprone ad aprire a pari condizioni i propri cavi a tutti gli operatori che vogliano fornire servizi ai clienti privati e business.

Liberi da Libero ?

Un ottima occasione per “votare con i piedi”: Libero giustifica le strozzature al traffico p2p con la necessità di garantire la qualità del servizio per gli altri utenti, poverini, che vedono il loro ” traffico conversazionale” rallentato dall’ingordigia di alcuni utenti “cattivi”.

Una domanda: Skype viene classificato nel ” traffico conversazionale”  (buono)  o nel traffico  p2p (cattivo) ?  Se Skype viene usato per trasferire un file passerebbe da VoIP (buono) a p2p  (cattivo) ? Sono curioso, perchè se Skype “conversazionale” toglie soldi a Wind (padrone di Libero), Skype p2p deteriora la qualità del servizio per gli altri utenti …

E’ una dura vita, quella degli operatori TLC che vogliono offrire connessioni a larga banda: gli utenti chiedono ai loro ISP solo tre cose (banda larga, always on, fuori dai piedi), ma questo concetto della network neutrality non piace molto agli operatori.
Ovviamente, chiedere a Libero di preoccuparsi di migliorare la connettività è ingenuo. Prima o poi sarà necessario un intervento delle autorità di tutela della concorrenza per evitare discriminazioni sempre più invadenti del traffico generato dagli utenti …

[Via Mantellini]

Decalogo per aspiranti ISP a larga banda

Ok, ok. Non è un decalogo, ha solo tre precetti. Enunciati da Tim Bray e ripresi da David Isenberg:

  1. Fat pipe
  2. Always on
  3. Get out of the way

Wi-Fi gratis nella città dell’MIT e di Harvard

Il Massachusetts Institute of Technology e l’università di Harvard collaboreranno per coprire l’intera città di Cambridge, Massachusetts con una rete Wi-Fi.

Certo, l’università di Harvard dispone di un “endowment” da 25,9 miliardi di dollari (quello dell’MIT si aggirà sui 7 miliardi di dollari). Difficilmente paragonabile alle dotazioni patrimoniali delle università di Milano. Certo, se Bocconi, Politecnico, le due Statali, la Cattolica e lo Iulm si mettessero assieme ed esercitassero un po’ di moral suasion, magari qualche finanziamento pubblico e privato potrebbe saltar fuori … sognare è facile.

Google e Skype investono in Fon

Google e Skype investono in FON, 21 milioni di dollari. Un piccolo investimento in una grande comunità per la condivisione degli accessi Wi-Fi. Un grosso avvertimento a chi vuole ergersi a casellante dei flussi di traffico della rete. Qualcosa tipo “lasciate in pace i nostri pacchetti o faremo terra bruciata attorno al vostro Internet access business” ?

Network Neutrality

Da Om Malik le dichiarazione al Financial Times di Mr. Whitacre, l’amministratore delegato di una compagnia di telecomunicazioni USA:

“Penso che i fornitori di contenuti dovrebbero pagare per l’uso che fanno della rete - ovviamente non per il tratto di rete dal consumatore alla rete, che è già stata pagata dal consumatore al suo provider - ma per avere accesso alla cosìdetta Internet cloud.”

Risposta di getto: Aaargh!

Risposta più ragionata: ah già! Perchè i fornitori di contenuti non pagano fior di quattrini per la connessione dei loro server ad Internet … Perchè dovrebbero pagare anche il provider del consumatore, come sembra volere Mr Whitacre
Sembra che qualcuno abbia nostalgia delle “termination fees”, quello che un operatore di telefonia deve pagare per la connessione ad un utente di un altro operatore. La regola su Internet è che ognuno si paga la sua connesione ad Internet, poi sono ca**acci degli operatori come si regolano per l’interconnessione.

Proviamo a rivoltare il punto di vista di Mr Whitacre: ci si collega ad Internet per comunicare con altre persone o per avere accesso ai contenuti forniti da qualcuno. Agli utenti non potrebbe fregare di meno di pagare per illuminare i tratti di fibra ottica dei vari operatori di telefonia. Forse-forse, quindi, gli operatori di TLC dovrebbero essere contenti che la rete è piena di utenti e fornitori di contenuti che non chiedono loro soldi per rendere Internet qualcosa a cui vale la pena collegarsi.

Purtroppo, il punto di vista di Mr Whitacre è condiviso da molti operatori che vedono le loro sorgenti tradizionali di proventi inaridirsi progressivamente. Nei prossimi mesi l’assalto alla network neutrality non potrà che intensificarsi (”pagate o il vostro traffico transiterà sui carri bestiame e non sulle fibre migliori”). Materia da Autorità Garante del Mercato / delle Comunicazioni ?

Mammiferi indifesi

Oh, mamma. Me pias minga, la predizione #9 di John Battelle per il 2006:

La gigantesca industria telefonica incomincerà a frantumare mammiferi indifesi a destra e a manca mentre il suo business model continua la sua lunga e dolorosa agonia. La definizione di “Mammiferi” è: chiunque si trovi in mezzo mentre l’industria tenta - in maniera allarmante ma senza successo - di forzare la sua visione di una Internet a due livelli su tutti noi.

Per Internet a due livelli, si intende una Internet in cui i fornitori di contenuti sono discriminati: quelli che hanno accordi con i fornitori di connettività e gli danno royalties di qualche tipo ricevono un trattamento di favore, gli altri vengono filtrati/rallentati.

Uno non può che sperare nelle varie autorità antitrust. Certo, che una legge che garantisca la “neutralità” delle connessioni Internet sarebbe una bella cosa da avere …

Milano partecipa ?

Milano non è che sia una città nota per essere “partecipativa”. Frenetica, magari. Egoista, certamente.

Epperò, il nome Milano Partecipa mi piace. Così come mi piace il manifesto per un Internet pubblico a Milano.

Please-please-please: Wi-fi a tappetto su tutta la città. E qualcuno raggranelli la decenza di sbatter via gli idioti ostacoli ad un programma del genere frapposti dai vari decreti Pisanu.

Faccio fatica ad accettare leggi che danno per scontato che l’anonimato nelle comunicazioni sia un rischio sempre e comunque per la società civile, soprattutto quando arrivano da un parlamento farcito da persone con conti cifrati in Svizzera e fiduciarie in Lichtenstein.

Chissà perchè sono sempre l’anonimato e la privacy altrui ad essere una minaccia …

Regole + Regolatori != inefficienza economica

Alcuni giorni fa, nel cercare di spiegare il mio “credo politico” ho scritto:

chi crede nella libertà in economia, spesso non crede nelle misure necessarie a tener viva questa libertà. Una economia di mercato per me non è uguale al “capitalismo di rapina” in cui si finisce in mancanza di forti leggi e autorità che tutelino la concorrenza. Di nuovo, è uno dei motivi per cui non mi piace la destra italiana.

Suggerisco, a chi non è d’accordo con quanto scritto, la lettura dello studio Jones Day / SPC Network, che evidenzia come, nel settore delle telecomunicazioni, i paesi Europei con regole di tutela della competizione più efficaci e regolatori indipendenti con forti poteri di intervento godano di maggiori investimenti nei servizi, di una maggiore varietà e qualità dei servizi stessi che hanno anche prezzi più bassi per gli utenti finali.

La risposta a chi dice che se si legano troppo le mani agli operatori di un settore essi non investiranno più si trova comparando paesi come la Gran Bretagna (regole e regolatori efficaci), dove si investono 184$ pro-capite nei servizi e nelle reti TLC, con Germania e Grecia (regolatore e legislatore clementi con gli ex-monopolisti), dove gli investimenti pro-capite scendono a 68$. Poco più di un terzo.

I paesi che hanno regole efficaci e regolatori indipendenti con forti poteri di interventi possono aspettarsi servizi migliori e meno costosi, con il relativo impatto sulla crescita economica e culturale.

E noi ? Noi abbiamo la legge Gasparri e il TAR.

[Via /.]

ADSL a basso prezzo: Italia e Francia

Continua ad evolversi con grande rapidità il mercato delle ADSL in Francia. Ora si è infranta la barriera dei 20€ per l’offerta base.

Quindi abbiamo una offerta da 640/256 kbps a 19,95€ e una 4 Mbps a 29,95€.

Segnali molto incoraggianti: gli Italiani che usano Internet spendono in media 15€ al mese. Quando l’ADSL flat arriverà a quella cifra, l’adozione di massa della larga banda dovrebbe diventare molto più veloce.

Purtroppo, rimaniamo piuttosto indietro, rispetto a mercati in cui la competizione è più feroce. In Francia le offerte di LibertySurf (acquistata di recente da Telecom) l’offerta base è da 14,95€ (fino a 8 Mbps), quella “veloce” è da 29,95€ (fino a 20 Mbps). Vedere listino.

Il prezzo dell’ADSL dipende da quanto il regolatore incoraggia la competizione. Telecom, giustamente, lavora per i propri azionisti. Ergo, cerca di ottenere il massimo guadagno dalla propria rete. Sia per le ADSL al dettaglio che per quelle all’ingrosso. Dai prezzi è semplice dedurre una mano meno severa del regolatore …

Quindi, un applauso a Telecom per le nuove offerte e uno a Tiscali per le offerte in unbundling che spingono verso prestazioni sempre più alte.

Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi, verso il basso (prezzi) e verso l’alto (prestazioni).

Oltre 100 milioni di linee DSL

Secondo Point-topic sono oltre 107 milioni le linee DSL nel mondo. Un grafico con i numeri (in migliaia) per i principali paesi:

Mi sorprende il gran numero di linee DSL in Cina. Il grafico mostra anche la Gran Bretagna che sorpassa l’Italia tra il quarto trimestre ‘04 e il primo trimestre ‘05.

[Via GigaOm]

Slegando il Wi-Fi

Oh, meraviglia!

Un ministro delle comunicazioni un po’ meno retrogrado del precedente. Insediato da poco, il ministro Landolfi ha messo (quasi) subito mano al pessimo regolamento sul Wi-Fi, che impediva lo sviluppo degli hotspot in Italia. Non avendo firmato lui il regolamento, non c’è alcun imbarazzo a modificarlo, ed è stato possibile constataree che “questa tecnologia mostra caratteristiche tali da essere utilizzata per fornire servizi di accesso alla rete Internet“. Wow! Sono bastati due anni. Meglio non commentare.

Rimangono lungaggini burocratiche tipo la richiesta di autorizzazione da parte degli operatori che vogliono (fortunatamente con il silenzio-assenso dopo 60 giorni), ma almeno sarà possibile offrire il servizio anche in luoghi “non circoscritti”, ovvero all’aperto. Sul sito del Ministero trovate il testo del decreto.

Chissà che qualche amministrazione comunale non si imbizzarrisca e non decida di offrire il servizio su tutto il territorio. Magari in qualche grande città ad alta densità abitativa (Ahem, Milano, ahem!), anche se sarà sicuramente più utile e benefica nei piccoli comuni non coperti dall’ADSL.

Speriamo solo che il “periodo di consultazione” prima della promulgazione definitiva non risulti in un decreto sventrato.

Per quanto riguarda l’inizio della sperimentazione Wi-Max, sono molto interessato di sapere come procederanno, e mi auguro che il ministero della difesa liberi rapidamente le frequenze necessarie al dispiegamento, nel caso la sperimentazione vada a buon fine.

Cresce veloce il consumo di banda

Oh! Che sorpresa! Il traffico Internet cresce velocemente, e il principale responsabile è lo scambio di file sulle reti p2p. Crescono le dimensioni dei file, cresce la percentuale di video sui file scambiati.

TI acquista LibertySurf da Tiscali

Telecom Italia ha acquistato LibertySurf, la succursale Francese di Tiscali per 266 milioni di €. Sviluppo positivo per la concorrenza in Italia: TI toglie le castagne dal fuoco a Tiscali che era in difficoltà piuttosto serie con i flussi di cassa.

Alla vendita di LibertySurf e al riuscito aumento di capitale di FastWeb manca solo la dismissione di Wind da parte di Enel, per dare una nuova botta di vita al mercato della larga in Italia: i tre maggiori concorrenti di TI dovrebbero tutti avere denaro a sufficienza per continuare lo sviluppo dell’offerta e mantenere le promesse fatte con le recenti offerte di ADSL da 4/6 megabit al secondo per 30€/mese.

E magari (magari!) arriveranno anche in Italia le ADSL da 15€/mese.

Tentazioni di blocco per gli ISP

Come era prevedibile, quando gli ISP si mettono a vendere non solo connettività, ma bundle di prodotti (tipo triple play, voce+dati+video), diventa forte la tentazione di impedire agli utenti di procurarsi gratuitamente i servizi che vendono.

Techdirt racconta di molti ISP negli Stati Uniti che vogliono la possibilità di bloccare/differenziare i flussi di traffico. La tentazione di bloccare Skype & similia è forte, quando si offrono servizi VoIP a pagamento …

Ci vorrebbe una semplice legge/un semplice regolamento: chi trasporta pacchetti IP può ispezionare solo lo header dei pacchetti (indirizzo IP, porta TCP/UDP, ecc) e al solo scopo di instradare i pacchetti. La scusa standard per usare questi dati per altri scopi è quella del garantire il QoS (quality of service), ma ho l’impressione che sotto la bandiera del QoS si nascondano troppe opportunità/tentazioni per discriminare flussi di traffico secondo gli interessi del provider. Se proprio ci deve essere QoS, che sia fatto agli end-point, su esplicita richiesta dell’utente. Il provider si occupi di trasportare i bit il più velocemente ed economicamente possibile da un capo all’altro della rete.

ICANN, una sovratassa anche sui domini .COM ?

E’ bello essere una burocrazia autoreferenziale. Visto che le proteste per la sovratassa da 0,75$ sui domini .net non sono state troppo rumorose, ora l’ICANN ne ha varata una sui domini .jobs e .travel (2$/anno) e si prepara ad una sovratassa anche sui domini .com.

Ovviamente, l’ICANN non spiega come mai ha bisogno di tutti questi soldi ….

Spiegatemi di nuovo perchè un maggiore coinvolgimento di ITU/ONU nella gestione della rete sarebbe una cosa tanto negativa ….

Delusione Tiscali

Alcune delusioni dalle offerte shared access di Tiscali (in particolare la 2 mbps).

  1. La connettività internazionale lascia molto a desiderare. Alcuni siti USA sono irraggiungibili un giorno su due.
  2. Non ho ancora visto velocità di download superiori ai 75 kilobyte/secondo.
  3. Adesso saltano fuori con questa ca**ata delle clausole sul traffico anomalo. Alcuni clienti genererebbero dati di traffico anomali: 2-5 gigabyte al mese, e andrebbero quindi scoraggiati perchè creerebbero danni agli altri utenti.

Letterina aperta a Tiscali:

Cari signori di Tiscali, non sono gli utenti che generano traffico anomalo a danneggiare gli altri utenti. E’ la vostra connettività carente. E’ la vostra (presumo) incapacità di fare i conti.

5 gigabyte al mese fanno 170 megabyte al giorno. Ovvero 7 megabyte all’ora. Ovvero 2 kilobyte/secondo. Hardly broadband. Se non siete in grado di dimensionare la rete in maniera da tollerare un traffico del genere, per favore, abbiate il coraggio di alzare i prezzi o almeno di abbassare le velocità che sbandierate nell’offerta commerciale.

Se davvero, come riporta Punto Informatico, 5 gigabyte/mese sono troppi per Voi, forse potreste provare un nuovo slogan: 3 megabit/secondo, per quasi 4 ore al mese!
(5 gigabyte = 40 gigabit = 40.960 megabit / 3 (megabit/secondo) = 13.653 secondi = 3 ore e 48 minuti).

Sinceri saluti, un futuro ex-cliente.